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L’Unità, il Fatto e «la strategia del fango quotidiano»

«Un tempo i quotidiani si facevano con il piombo, oggi qualcuno prova a farli con il fango». Così il direttore dell’Unità Luca Landò ha replicato al Fatto Quotidiano, accusando il giornale di Padellaro e Travaglio di utilizzare una sorta di “metodo Boffo” per screditare la concorrenza. Una polemica infinita, nata pochi giorni fa quando il giornalista Marco Lillo ha sottolineato in un suo articolo la presenza nella nuova proprietà del quotidiano fondato da Antonio Gramsci dell’avvocato Maria Claudia Ioannucci, ex senatrice di Forza Italia considerata vicina a Valter Lavitola. Un pezzo che aveva scatenato le proteste dello stesso comitato di redazione dell’Unità e le richieste di chiarimenti all’amministratore delegato e socio di maggioranza Matteo Fago. E, allo stesso tempo, innescato la protesta tra i vertici del giornale del Pd e i giornalisti del Fatto.

Fatto Unità catfight

IL CATFIGHT INFINITO TRA IL FATTO E L’UNITA’ – Nei giorni scorsi era stato il vice-direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio a tornare sulla vicenda, con un editoriale satirico intitolato “L’Unitola”. L’opinionista aveva scritto:

«Dopo un secolo di vite separate infatti si prospetta una possibile fusione fra le due storiche testate della sinistra italiana: l’Avanti!, fondato nel 1896 e passato da Bissolati a Mussolini a Craxi giù giù fino ai prestigiosi Cicchitto & Brunetta e agli autorevoli De Gregorio & Lavitola; e l’Unità, creata nel 1924 da Antonio Gramsci e ora appunto appartenente per il 14% a lady Ioannucci. Già c’è chi immagina, per celebrare degnamente la storica saldatura 92 anni dopo la scissione del Congresso di Livorno, la nuova testata: “AvantiUnità! – Giornale fondato da Antonio Gramsci, ma solo da Lavitola in su».

All’articolo di Travaglio ha replicato così Landò, con il direttore de L’Unità che ha etichettato come “diffamatoria” la “campagna” del quotidiano concorrente: «È il metodo Boffo de’ noantri, quello che il Fatto quotidiano ha provato a mettere in piedi contro l’Unità negli ultimi giorni del 2013 accusandola di essere passata da Gramsci e Lavitola». Smentendo poi i numeri riportati dal Fatto Quotidiano per quanto riguarda le quote azionarie:

«Nell’articolo di Marco Lillo, con tanto di numeri e percentuali, si affermava che Maria Claudia Ioannucci, ex avvocato di Lavitola, aveva preso il 20% de l’Unità. Passano un paio di giorni e al Fatto si accorgono che nessuno se li fila, nemmeno Libero e il Giornale che pure di metodo Boffo se ne intendono. Gli viene allora un dubbio, fanno qualche controllo e scoprono due cosucce: la prima, che la signora non ha il 20% de l’Unità, ma il 10% di una società che ha il 14% del giornale e anche alle elementari sanno che fa l’1,4%. Non solo, ma quell’1,4% non è nemmeno l’ago di Craxi, quel quid in più (Alfano perdoni) che permette a una bilancia di pendere da una parte o dall’altra. No, perché il piatto più grosso del giornale, il 51%, è nelle mani di un signore che si chiama Fago e hai voglia a spiegare alla fisica e all’economia che «l’uno e dispari» pesa più della maggioranza assoluta».

Landò ha poi criticato il Fatto anche per l’accostamento con Lavitola: «Difficile sostenere che se un avvocato diventa socio di una società, lo diventano anche i clienti che ha avuto in passato. Perché oltre a quello di Lavitola, assistito quando era ancora lo sconosciuto editore dell’Avanti, spuntano i nomi di Anas, Rai, Italia Nostra, Autostrade, tutti seguiti dallo studio della signora. Leggendo su Internet si scopre che è stata anche consulente del Vaticano. Un dubbio s’aggira subito tra le stanze del Fatto: bisogna scrivere che il Papa si è preso il giornale di Gramsci?», ha ironizzato il direttore. Eppure Maria Claudia Ioannucci è stata comunque una ex senatrice di Forza Italia e già in passato si era parlato del possibile legame con il faccendiere più volte finito in manette. E lo stesso Fatto aveva ipotizzato come sarebbe divenuta consigliere di amministrazione di Poste Italiane, dopo l’elezione in Parlamento, proprio per intercessione di Lavitola. Un’ipotesi poi smentita dalla diretta interessata. Si leggeva pochi giorni fa sul Fatto Quotidiano:

«Ho fatto il senatore di Forza Italia, ma mi piace sentire le voci di tutti. Ho acquistato una società per contribuire al salvataggio di un giornale». I lettori dell’Unità potrebbero essere preoccupati nel vedere il 20% del quotidiano fondato da Gramsci che finisce a una ex senatrice di Forza Italia, diventata famosa perché è amica di Lavitola ed è stata con Martinelli a Villa Certosa? «Vorrei evitare di chiederle i danni», azzanna lei, «sono famosa perché sono un bravo avvocato e un professore universitario. Lavitola non è uno dei miei più cari amici. Non ricordo la frase del verbale che mi sta leggendo. Era un mio cliente e poi è nato un rapporto con la sua famiglia. Ero stata nominata già nel Cda delle Poste una volta durante il governo Prodi. Se anche fosse vero che Valter mi ha raccomandata, vuol dire che ha apprezzato l’avvocato. Ai lettori del giornale fondato da Gramsci dica che le ragioni non sono mai tutte da un lato».

LE POLEMICHE E LE PROTESTE – L’articolo del Fatto aveva anche scatenato le proteste del comitato di redazione dell’Unità, che aveva chiesto al socio di maggioranza Matteo Fago chiarezza sul caso alla nuova proprietà, oltre a censurare il comportamento dell’amministratore delegato. In particolare, i giornalisti del quotidiano vicino al Partito Democratico avevano definito «inconciliabile con la storia e le battaglie della testata la presenza nell’azionariato» della dottoressa Ioannucci, denunciando “un danno arrecato all’immagine della testata”. Ma non solo. Il cdr aveva detto di considerare l’atteggiamento assunto dalla proprietà una «pesante ipoteca su corrette relazioni sindacali». A sua volta, la società Nie spa editrice dell’Unità aveva annunciato di aver conferito mandato ai propri legali per la tutelarsi sia in sede civile (per una richiesta di risarcimento) che penale contro il Fatto Quotidiano, considerato responsabile di diffamazione e danno all’immagine. Fago, in particolare, aveva sottolineato come il Fatto avesse riportato cifre inesatte riguardanti la sua quota di proprietà della società editrice dell’Unità e aveva poi definito «del tutto inaccettabile» il titolo ‘L’Unità da Gramsci a Lavitola’ perché – aveva precisato – «non esiste alcuna ipotesi di un passaggio del controllo della società a Lavitola o ad altri». Poi la polemica è proseguita con l’editoriale di Travaglio e la risposta piccata del direttore Landò, che si è difeso parlando di numeri sballati sulle quote societarie e attaccando quella che è stata bollata come “diffamazione ripetuta e insistita”. Landò ha infine precisato sulla minaccia di sciopero all’Unità:

«Il pacchetto di cinque giorni di sciopero di cui Travaglio parla nel suo numero da bagaglino non sono ovviamente legati al «caso Lavitola» (che per l’appunto è una invenzione del Fatto e di cui il Fatto risponderà in opportuna sede) ma alle modalità che hanno portato la signora Ioannucci, ex senatrice di Forza Italia, a rilevare quote di una società della compagine azionaria dell’Unità senza che né il direttore né il cdr venissero informati».

LA RICOSTRUZIONE DI MARIA CLAUDIA IOANNUCCI –L’ultima pagina, fino alla prossima replica. Anche Maria Claudia Ioannucci ha poi spiegato che querelerà il Fatto, cercando poi di chiarire i motivi del suo ingresso nel capitale de L’Unità e i rapporti con Lavitola: «Ogni giornale in difficoltà o che rischia di morire significa una ferita per la democrazia. L’iniziativa è nata dalla volontà di salvare un pezzo di democrazia, persino per “Il Fatto Quotidiano” lo avrei fatto», ha spiegato l’avvocato di diritto amministrativo, interpellata dall’agenzia Adnkronos. Sulla protesta del Cdr dell’Unità ha spiegato: «Penso che si sia fatto fuorviare dall’articolo del ‘Fatto Quotidiano». Sui rapporti con Lavitola, ha invece sottolineato come il faccendiere sia stato «un suo cliente e che l’assioma che vede legato un avvocato con la persona che difende non è corretto». Per questo ha concluso affermando che intraprenderà azioni legali contro il quotidiano diretto da Antonio Padellaro.