Uolterino, Matrix e la piazza pazza
10/07/2008 - Mancava la ciliegina sulla torta nella demenzialità dell’attuale situazione. E a mettercela ci ha giustamente pensato Walter Veltroni, ospite ieri sera a Matrix. Enrico Mentana comincia subito a percularlo, chiamandolo leader dell’”opposizione riformista” – il che, fino a prova contraria,
Mancava la ciliegina sulla torta nella demenzialità dell’attuale situazione. E a mettercela ci ha giustamente pensato Walter Veltroni, ospite ieri sera a Matrix. Enrico Mentana comincia subito a percularlo, chiamandolo leader dell’”opposizione riformista” – il che, fino a prova contraria, almeno secondo gli schemi di pensiero mutuati dall’Ottocento, presuppone l’esistenza di un’opposizione “rivoluzionaria” – e lui, ovviamente, non ha saputo fare di meglio che assentire. E’ il fischio d’inizio di una lunga sequela di botta e risposta nei quali Walter occupa una delle poche occasioni per parlare senza mediazione a una platea televisiva soltanto per dissociarsi dalla manifestazione di piazza Navona, dimenticando che la demenzialità della situazione ci ha messo del suo a crearla, inventandosi la fantastica storiella della “manifestazione differita” a settembre (per problemi di ordine pubblico, o interno?).
Un’abiura che non serviva, perché dice bene Cundari: “A quanto pare, nemmeno era finita la manifestazione che già tre quarti dei promotori se ne dissociavano. Antonio Di Pietro, per esempio, si
dissocia dagli attacchi “al Quirinale, al Papa e al Pd”. Furio Colombo pure. Come se Beppe Grillo e Marco Travaglio avessero detto alcunché di diverso da quello che hanno sempre detto. Come se il problema fosse Sabina Guzzanti, che ha invece il merito di avere messo tutti gli astanti dinanzi allo specchio, di fronte alla conclusione ultima e inevitabile delle loro premesse ideologiche e culturali: l’isterismo politico“. Oggi, su Repubblica, Curzio Maltese (che del tema si intende, visto che ha scritto i testi di alcuni spettacoli di Sabina Guzzanti), dice anche altro: “Manifestazioni come quella di Piazza Navona dell’altro giorno sono show business. Servono a sfogare i sentimenti di un pubblico di spettatori, servono ai protagonisti a vendere merci sul mercato: libri, dvd, spettacoli teatrali. Non servono a cambiare le cose. Quindi non sono politica. [...] Quando Beppe Grillo o Sabina Guzzanti o altri comici sanno di dover intervenire a una manifestazione pubblica, riuniscono i loro autori e chiedono un “pezzo” efficace. Un testo per una riunione politica è diverso da un testo comico per il teatro, ma segue regole rigide. Non dev’essere serio ma neppure troppo divertente: sarebbe un errore. Si bruciano belle battute del repertorio, che è giusto riservare al pubblico pagante dei teatri e dei palazzetti. Oltretutto, se la gente ride troppo, pensa. E se pensa non si scalda abbastanza, non urla. Bisogna dunque tenere alto il livello dell’emozione e “spararle grosse”. Contro un bersaglio non scontato. Altrimenti non si fa notizia“. Frasi pesanti, e non del tutto condivisibili visto che, per alcuni (e sottolineo alcuni) dei partecipanti, non si può ridurre tutto a una questione dii show business. Ma un fondo di verità c’è. E, volendo, si potrebbe continuare con i politici nuovi idoli della sinistra e le loro contraddizioni. E’ Antonio Di Pietro quello mostrato dalle telecamere di Matrix mentre faceva amabilmente a torte in faccia con Renato Schifani, oggi presidente del Senato (ma quest’ultimo non era un mafioso, secondo quelli in piazza l’altroieri?). E’ Di Pietro che ha stracciato l’impegno preso davanti agli elettori a formare un gruppo unico con il Partito Democratico. E’ sempre Di Pietro quello che nella scorsa legislatura aveva detto No alla Commissione d’inchiesta sul G8, trovandosi in perfetto accordo con l’arcinemico Clemente Mastella, e pentendosene pelosamente tre giorni dopo, quando il voto (oh, come gli dispiacque) non si poteva ripetere.
Ma spargere sale sulla ferita, invece che dipingerti come “quello responsabile“, il bravo ragazzo che tutti i padri vorrebbero come sposo delle proprie figlie, non fa altro che danneggiare ancora di più una situazione già tragicomica di per sé. Specialmente quando tutto questo viene condito dall’autoincensamento per un’opposizione parlamentare che è difficile sostenere essere stata incisiva finora. E uscirsene ancora con la storia del “meno peggio“, come quando ha criticato la Guzzanti per non aver votato Rutelli al ballottaggio a Roma, contribuendo a far vincere Alemanno, è francamente patetico. Un po’ perché, seguendo questa logica, allora anche lui avrebbe dovuto imbarcare la sinistra radicale in nome dell’antiberlusconismo. Un po’ perché è normale che la gente, se deve decidere tra il saluto romano e il segno della croce, dopo un po’ si scopre a pensare “Tutta qui la scelta?”, e guai a dargli torto.
Ovviamente, alla fin fine qualcosa contro il Cav. ha dovuto pur dirlo: “Ci ha messo 48 ore Berlusconi a preparare il lodo Alfano, perché non ci mette lo stesso tempo anche per risolvere i problemi concreti, gli stipendi e le pensioni?“. E lì sarebbe stato giusto chiedergli come mai Prodi in due anni di problemi del genere non ne ha risolto nemmeno uno. Intendiamoci: fa bene Veltroni a dire che il governo Berlusconi ha in programma di non diminuire la pressione fiscale e di tagliare gli investimenti (qualcuno l’aveva notato) e di tagliare gli investimenti (qualcuno l’aveva notato); che il provvedimento di rinegoziazione dei mutui è un’operazione di marketing (molti l’avevano notato) non priva di danni collaterali (qualcuno l’aveva notato); che la Robin Tax è quello che è (molti l’avevano notato e sottolineato). Ma perché tutto questo, che sta accadendo da un bel po’, lo vieni a dire soltanto oggi? Solo per rimarcare la differenza con Di Pietro? Possibile che si agisca soltanto per re-azione, in questo paese, e soltanto quando si è con l’acqua alla gola? Riportare al centro del dibattito la questione-Berlusconi (nelle sue varie e più variegate – e a volte patetiche – accezioni: Berlusconi e i giudici, Berlusconi e la Carfagna, Berlusconi e le gaffes internazionali) equivale a compiere un atto di “depistaggio informativo“, gettando il paese nell’inconsapevolezza della sua situazione. E così tocca scoprire che l’unica “opposizione” credibile – in quanto culturalmente preparata ad analizzare correttamente la situazione economica e, quindi, a discutere il merito dei provvedimenti – in Italia, è quella della Banca d’Italia .
Poi, dal punto di vista comunicativo, nulla da dire. La sua porca figura Walter la fa sempre. E’ un sacco caruccio quando si infervora e si impegna; specialmente se arriva preparato, la lezioncina la ripete assai bene. Ma è difficile che l’osservatore più smaliziato non cominci a strasfigurare in lui la figura che nessun personaggio pubblico dovrebbe mai farsi cucire addosso: quella del perdente di successo.
Vignetta di Artefatti













“Il tuo è un post di politica o di critica teatrale?”
vedi tu.
“Se è critica teatrale, ti dirò che a me lo spettacolino di Piazza Navona è parso persino divertente[...] Se invece intendi parlare di politica, non vedo che c’entri quello spettacolino.”
http://www.giornalettismo.com/archives/1273/di-pietro-nocav-guzzanti-piazza/
“Francamente non sono sicuro che per togliersi dalle scatole un ricco vecchietto un po’ tamarro, riempire Piazza Navona serve a qualcosa”
E dove, nel testo, hai trovato sostenuta la tesi opposta?
(grazie per la lezione sulla politica come potere. Ne avevo un gran bisogno)
Gregorj, a me Veltroni fa una tristezza colossale…
Matrix ed i vari programmi televisivi italiani sono demenziali. Mentana e’ un dipendente del Presidente del consiglio, come lo sono indirettamente tutti coloro che lavorano in RAI, e questo va’ avanti da quindici anni. Anche quando al governo ci sono stati quelli del centro-sinistra, mai si e’ messo mano al conflitto di interessi e riportare l’Italia nell’occidente.
Si continua a blaterare su presunti insulti e attacchi di comici avvenuti in piazza navona, dimenticando che in paesi come gli USA, Francia ed Inghilterra i capi di stato e gli uomini di potere vengono criticati ed attaccati con altrettanta severita’, ma forse non siamo neppure piu’ un paese occidentale, lo sguardo e’ rivolto ad oriente: oltre la Turchia puntando la Birmania.
Di vergognoso c’e’ una maggioranza di italiani culturalmente e moralmente degradata da anni di lavaggio del cervello televisivo che vota un magnate dei media miliardario, la cui unica preoccupazione e’ di salvarsi dalla galera.
Vergognoso e’ il Vaticano che ogni giorno entra nel merito delle vicende politiche italiane, nelle questioni che riguardano l’Italia per dare la sua posizione di parte repressive e retrograda.
Vergognosa e’ la stampa italiana ufficiale, che continua a mantenere in vita un sistema politico incapace e corrotto.
Queste sono le vergogne e non le dimostrazioni di piazza. Ma nello Stato orwelliano italiano, la pace e’ guerra e due piu’ due fa’ cinque.
http://www.fascino.splinder.com