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«Io, picchiato da don Luigi Ciotti»

Qualcuno vorrebbe offuscare l’immagine del prete antimafia don Luigi Ciotti. Su quella stampa a volte scettica rispetto all’operato di certi movimenti antimafia spunta infatti oggi la denuncia di un lavoratore siciliano che sarebbe stato vittima di uno scontro fisico con il sacerdote fondatore dell’associazione Libera. Si tratta di Filippo Adriano Lazzara, descritto come un giovane volenteroso impegnato in prima persona nella lotta alle infiltrazioni della criminalità organizzata, al quale don Ciotti avrebbe promesso in un primo momento (senza però mantenere l’impegno) un impiego stabile nella sua associazione antimafia, e a quanto pare colpito dal sacerdote nel corso di un incontro con pedate e sberle. Il caso può far certamente discutere e di conseguenza dividere i commentatori tra chi considera la storia un vero e proprio ritratto di un personaggio violento e chi invece, alla luce del fatto che la denuncia non ha avuto esito e alle accuse è seguita una lettera di scuse, la considera invece un modo per infangare attraverso un episodio circoscritto immeritatamente il nome di un uomo impegnato con merito dai decenni nella lotta per la legalità.

 

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LA DENUNCIA DELL’ATTIVISTA ANTIMAFIA – L’esposto contro il sacerdote, presentato da Lazzara ai Carabinieri nel 2011, ma successivamente ritirato, è stato pubblicato nei giorni scorsi su Facebook, e poi stamane ripreso dal quotidiano Libero. I fatti risalgono al 2010, quando Filippo lavorava con contratto a tempo determinato in un supermercato di Partinico, in provincia di Palermo. Ricostruisce Libero:

Conosce don Ciotti e dopo un confronto col prete si convince a denunciare per infiltrazioni mafiose l’impresa per cui lavora, pesantemente collusa con alcune cupole. È un gesto di per sè coraggioso, addirittura incredibile se si pensa che un contratto di lavoro a tempo indeterminato, per di più in Sicilia e di questi tempi, è una fortuna della quale ben pochi sarebbero in grado di privarsi. Eppure Lazzara si espone, anche perché una promessa di don Ciotti lo ha convinto che può esserci anche per lui un altro tipo di futuro. La proposta è trasferirsi in Piemonte e lavorare per don Ciotti stesso. L’uomo denuncia il malaffare e nel settembre 2010 si trasferisce al nord. «Don Ciotti mi fa lavorare per alcuni mesi presso la Certosa», scrive nella denuncia e «precisamente presso l’associazione 15-15». Di seguito viene trasferito all’associazione «Filo d’erba» del gruppo Abele, che fa sempre capo a don Ciotti. Non è in regola e tenta ripetutamente di incontrare il fondatore di Libera per avere un contratto ed essere finalmente a norma come promesso. Nel marzo del 2011, nella sede del gruppo Abele di Torino, dopo tanti tentativi riesce a ottenere un confronto diretto, ma lo scambio verbale presto degenera. Don Ciotti passa alle mani e – stando alla ricostruzione dello stesso Lazzara – lo colpisce con pugni e calci.

LA LETTERA DI SCUSE – Lazzara sarebbe dunque stato subito allontanato dalla scorta del prete, finendo però al pronto soccorso con una prognosi di 10 giorni. A dimostrazione di quanto affermato, sulla propria bacheca Facebook (in questo momento visibile a tutti gli utenti) Lazzara ha pubblicato una lettera firmata proprio da don Ciotti nella quale il sacerdote si scusa per le «sberle», le «pedate» e i «nervi saltati un po’ per la stanchezza e un po’ per il suo modo di fare».

 

 

«MA CHI È? IL PAPA?» – Parlando con Libero, Filippo ha infine aggiunto:

«Oltre a essere stato picchiato, mi hanno fatto terreno bruciato intorno. Non avevo un lavoro e non sapevo dove sbattere la testa. Lui è un intoccabile».

E ancora:

«Denunciare lui è come denunciare Nelson Mandela. Chi mi crede? Chi starà dalla mia parte? Per me tutte le porte si sono chiuse. Per il peso che ha, in certi ambienti, don Ciotti è come il Papa. Ma ricevere dei cazzotti dal Papa è una cosa che ti lascia scosso. Se questa è l’antimafia…».

(Fonte immagini: archivio LaPresse / bacheca Facebook di Filippo Adriano Lazzara)