L’Osservatore Romano ha a cuore la Thyssen Krupp?
10/12/2008 - Forse è il caso che i parenti degli operai morti e loro sodali mettano da parte indignazione, richieste di risarcimenti e voglia di giustizia (tanto quella vera secondo i cattolici è irraggiungibile in vita). Potrebbero avere qualcosina in cambio nell’Aldilà
Forse è il caso che i parenti degli operai morti e loro sodali mettano da parte indignazione, richieste di risarcimenti e voglia di giustizia (tanto quella vera secondo i cattolici è irraggiungibile in vita). Potrebbero avere qualcosina in cambio nell’Aldilà per i defunti.
Oddone Camerana lamentava, non più di due mesi fa, le “tendenze della giustizia attuale, orientate più a risarcire Abele che a correggere Caino” e “l’amplificazione data [dai media] al presunto desiderio di rivalsa
da parte dei congiunti delle vittime“. Giacché pigliava spunto dai fatti della Thyssen Krupp, il lamento poteva dar adito a qualche sospetto, forse malizioso. Oddone Camerana, infatti, è figlio di Laura Nasi, nipote di Gianni Agnelli, e di Gian Carlo Camerana, già vicepresidente della Fiat; e la Fiat ha sempre avuto stretti legami commerciali con la Thyssen Krupp; e la Thyssen Krupp è oggi in buona parte nelle mani di Federico Falck, segretario dell’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti; e questa associazione è assai cara al cardinal Bagnasco e al cardinal Bertone; e il giornale dal quale si levava il lamento di Oddone Camerana era L’Osservatore Romano (16.10.2008).
QUELLO STRISCIONE – “Non va dimenticato – scriveva allora – il ruolo che emerge dai travestimenti, dalle deformazioni, dagli abusi, dagli eccessi, dagli zeli, dalle forme di compassione obbligatoria ispirate dal discorso della difesa delle vittime, misura e nuova religione globalizzata che giustifica la creazione di nuove, ulteriori vittime. È un fatto che l’aureola di cui gode la figura della vittima spinge molti a volerla indossare a loro volta, in questo caso abusivamente, e a brandirne la difesa“. Nessun parente di Abele lo attese sotto casa, probabilmente Caino gli fu grato, e tutto finì lì. Ieri, sempre su L’Osservatore Romano, Oddone Camerana è tornato sull’argomento dell’”abuso della pietà” nella “difesa della vittima“, lamentando che, “in presenza di un’ingiustizia, l’ostilità scatenata non si plachi fino a che non ha trovato qualcuno da mettere sotto accusa e subito“. Lo spunto era pigliato anche stavolta dalla cronaca, stavolta dallo “striscione comparso di recente all’esterno del liceo Darwin di Rivoli: «Come possiamo crepare in fabbrica se rischiamo di venire ammazzati prima?», una domanda nel porre la quale è fuor di dubbio che gli autori aspirassero a stabilire tra studenti e operai un tragico collegamento“.
A PENSAR MALE SI FA PECCATO, MA… – Anche senza sapere se a costruire il liceo Darwin sia stata qualche impresa edile in qualche modo amica di amici, il sospetto malizioso si ripresenta: ancora una volta
la Thyssen Krupp, ancora una volta Oddone Camerana. Ma coi sospetti maliziosi non si arriva a niente, e converrà considerare in buona fede chi lamenta, anche stavolta, che “la ricerca della giustizia deve spesso fare i conti con le influenze suscitate da un’orchestrazione laterale autonoma, un concerto a cui prendono parte i più diversi attori sociali. A proposito dei quali non mancherà di apparire come questi ultimi siano molte volte mossi da motivazioni allo stesso tempo arcaiche, per ciò che riguarda le aspettative, e modernissime per ciò che riguarda gli strumenti di pressione messi in campo, motivazioni caratterizzate dal porsi al servizio del raggiungimento di obbiettivi diversi da quelli istituzionali della giustizia e alternativi a quelli della solidarietà, del sostegno e della partecipazione umana“. Eccoci al punto che ci consente di allontanare il sospetto malizioso che Oddone Camerana faccia l’avvocato della Thyssen Krupp: egli lamenta che “motivazioni arcaiche” come il desiderio di vendetta e la ricerca di un capro espiatorio possano prendere il posto “della solidarietà, del sostegno e della partecipazione umana“.
GUAI A CHI SI INDIGNA – Siamo al topos cristiano per eccellenza: la vera giustizia non è di questo mondo. Così come “la speranza cristiana va oltre la legittima attesa di una liberazione sociale e politica” (Benedetto XVI, 7.12.2008), la speranza di avere un giusto risarcimento per il danno subìto non
deve essere a detrimento della speranza di andare in paradiso in quanto vittima. Chissà, se i parenti dei poveretti bruciati vivi alla Thyssen Krupp moderassero le loro richieste, risparmierebbero il purgatorio ai loro cari. Potremmo considerarla una fattispecie di indulgenza. “Un certo genere di ambientalisti, di rivendicazionisti patentati, di pubblici accusatori a tempo pieno, di soccorritori e tutori mediatici, di indignati di professione sono il tipo di anime belle per le quali si può dire che le anime belle non sono poi così belle“. Prede della “rabbia“, di “quel bisogno di rivalsa e di soddisfazione inseguito in nome del bene e di una ipotetica armonia […]“. Ma di quale armonia si parla? Fermiamoci qui e cerchiamo la risposta in Dostoevskji, là dove nel testo del Grande Inquisitore l’autore dichiara: «Non voglio l’armonia, non la voglio, per l’amore dell’universo. Preferisco rimanere con le mie sofferenze invendicate. Preferisco rimanere con la mia indignazione insoddisfatta»“. Speriamo che gli avvocati delle vittime della Thyssen Krupp abbiano letto I fratelli Karamazov.












Da quello che ho saputo, la Tyssen era in profondo rosso da diverso tempo, tanto che la società voleva chiudere lo stabilimento in questione. Ma sindacati e politici di zona hanno insistito affinché la Tyssen continuasse a tenere aperta “pro tempore” la fabbrica, per non trovarsi con gli operai licenziati. Sotto effetto della pressione politico sindacale, la Tyssen ha accettato. Nel frattempo però, per limitare i danni e sicura dell’appoggio sindacale e politico, ha cominciato a diminuire le spese e a smettere di revisionare l’impianto che di lì a breve avrebbe dovuto comunque esser chiuso.
“ma la volante era ripartita,lasciando Sabbath immerso fino alle caviglie in quella poltiglia di fango primaverile, asserragliato in quei boschi di terra(…) e più nessuno che poteva ucciderlo, tranne lui stessso.
E lui non poteva. Non riusciva a morire. Come faceva a rinunciare? Ad andarsene? Tutto ciò che detestava era qui”
(p.roth, il teatro di sabbath, explicit)
scusa liberty, quindi le colpe andrebbero attribuite anche agli operai che hanno insistito per recarsi in fabbrica? Poi non è nemmeno l’argomento dell’articolo.
(estinzione unica via)
“Oddone Camerana, infatti, è figlio di Laura Nasi, nipote di Gianni Agnelli, e di Gian Carlo Camerana, già vicepresidente della Fiat; e la Fiat ha sempre avuto stretti legami commerciali con la Thyssen Krupp; e la Thyssen Krupp è oggi in buona parte nelle mani di Federico Falck, segretario dell’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti; e questa associazione è assai cara al cardinal Bagnasco e al cardinal Bertone; e il giornale dal quale si levava il lamento di Oddone Camerana era L’Osservatore Romano (16.10.2008).”
…aaaaaaaahhhhh!!!
[gran sospiro di sollievo, vie respiratorie che si liberano, aria fresca di giornal(ett)istmo che invade la stanza...]
scusate, dimenticavo.
http://www.youtube.com/watch?v=Z_KXFQOY0C4
[per chi l'ha persa, come me.
A volte anche Floris (scusate il termine forte) riesce ad avere una qualche utilità.]
A me fa inorridire chi usa impropriamente le chiavi d’un pensiero forte e per certi versi rivelatorio (come quello girardiano: mi pare che l’Oddone sia appunto un lettore di Girard) per ritorcelo a vantaggio dei propri interessi di bottega. Vedere delle “motivazioni arcaiche” nelle richieste di giustizia dei parenti delle vittime è un pensiero completamente meschino.
I Falck non controllano la ThyssenKrupp. Mai successo. Il gruppo Falck era proprietario di alcune acciaierie chesono statevendutea Thyssen, punto.
In secondo luogo, sì, quello che è accaduto è anche colpa di certi sindacalisti , che dovrebbero fungere da cane da guardia anche per cosucce come la sicurezza sul lavoro, ma evidentemente sono troppo occupati a discettare di alta politica.
Buona parte degli impianti TKA in Italia sono in profondo rosso da prima dell’inizio della crisi; la società non ha trovato nessuno che li volesse rilevare, i sindacati si sono sempre opposti ad un consolidamento in un solo impianto, quello di Terni, moderno e considerato sicuro. Non esistono pasti gratis, ma per difendere i sacrosanti diritti dei lavoratori bisogna riconoscere la realtà e accettare dei compromessi.
I dirigenti ThyssenKrupp vanno processati e nel caso condannati, ma molti altri dovrebbero avere il buon gusto di non costruirsi una carriera piangendo morti in una disgrazia di cui hanno contribuito a creare le condizioni.