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Tecnologiadi Raffaele Rossi
pubblicato il 10 dicembre 2008 alle 15:04 dallo stesso autore - torna alla home

SILVIO NON È BARACK – Che Berlusconi non sia Obama e non capisca nulla di internet, non sono io a sostenerlo. È lui stesso ad ammetterlo. Basta guardare questo video, per “scoprirlo”. Insomma, uno che 3095869403 e3c46e4f67 Il Governo e la Rete o il governo della Rete?non capisce nulla di Internet, vuole regolamentarla? Che strano… Esiste nel nostro Paese, da parte di chi ci governa, una imperante fissazione bipartizan (a destra e a sinistra); quella di volere, a tutti i costi, mettere “regole” e “paletti” a forma di bavaglio a chi usa internet. Sembra una specie di fissazione paranoica. Oppure è uno sforzo lobbistico? A voler essere più maliziosi, infatti, viene il sospetto che c’è qualcuno in Italia che, oltre a voler monopolizzare l’informazione attraverso i giornali e le televisioni (anche satellitari), ha interesse a “controllare” anche la Rete che è l’ultima (e l’unica) isola di libertà (del pensiero) che ci rimane. E se questo interesse non è per una forma di garanzia di mantenimento del potere, potrebbe esserlo per tutelare altri interessi economici, come potrebbero essere quelli di Mediaset. Se non è conflitto di interessi questo, allora dove?

PEGGIO DEI SINGOLONI ESTIVI DI RAF - È come un tormentone. Ogni tanto, ritorna. internet è già ampiamente e specificamente regolamentata. Lo dice anche il Parlamento nella sua indagine conoscitiva (si veda a pag. 6). C’è la direttiva 2002/21/CE, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica (c.d. “direttiva quadro”). “Nell’ordinamento italiano il pacchetto è stato 3095869415 27745dcc45 Il Governo e la Rete o il governo della Rete?recepito con il decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, recante il Codice delle comunicazioni elettroniche”. Quindi, le “regolegià ci sono. A che serve metterne delle altre? O dobbiamo forse chiederci: “Cui prodest?” (a chi giova?). Per ciò che non è specificamente regolato, valgono le leggi generali (codice civile e codice penale). In un clima collettivo condiviso e in un orientamento generale politico nel quale tutti sembrano essere d’accordo a voler limitare le intercettazioni telefoniche oppure a tutelare la privacy e la riservatezza dei propri redditi, pare strano che si voglia sapere di più e spiare dal buco della serratura solo gli utenti di internet. La mia opinione è che internet non abbia bisogno di una nuova regolamentazione di nuova introduzione. Temo che, in realtà, con il pretesto di voler “sviluppare” e “regolare” la Rete, si voglia soltanto, ancora una volta, tentare di imbavagliarla, controllando chi-dice-cosa su Internet. La scusa dei pedofili e della pornografia, questa volta, non serve.

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