È ancora fresca l’uscita di Berlusconi sulla necessità, a quanto pare inderogabile, di regolamentare internet. Che però, in realtà, è regolamentata già fin troppo.
Una Commissione parlamentare dei “Trasporti, poste e telecomunicazioni” ha svolto recentemente una “Indagine conoscitiva sull’assetto e sulle prospettive delle nuove reti del sistema delle comunicazioni
elettroniche”. Si legge a pagina 10 di questa indagine: “Internet, per l’enorme quantità di dati e informazioni che può veicolare e per la possibilità di accesso a una gamma estremamente vasta di servizi, sia di carattere commerciale che a rilevanza sociale, dovrebbe configurarsi come un servizio universale, di cui possa avvalersi la generalità dei cittadini. […] Obiettivo che può essere realisticamente perseguito solo sul presupposto di un superamento, sia pure graduale, degli ostacoli e dei ritardi, strutturali, sociali e culturali, che attualmente caratterizzano la diffusione delle nuove reti di comunicazione”. Insomma, il Parlamento studia la Rete per capirla e per cercare di capire il motivo del sensibile ritardo che sta scontando il nostro Paese nel sistema delle comunicazioni elettroniche.
ULTIMI, COME AL SOLITO – Mi sembra giusto. Nessuno scandalo. È tra i suoi compiti istituzionali web-alfabetizzare la popolazione e garantire un fattore essenziale di sviluppo e di crescita sociale, anche attraverso una maggiore diffusione dei sistemi di comunicazione e l’implementazione di settori strategici per l’economia nazionale. Specie se scopri che l’Italia, nonostante gli investimenti e il fatturato delle aziende di telecomunicazioni (44,2 miliardi di euro – dati 2007 – fonte: Rapporto Assinform 2008), è all’ultimo posto in Europa (per non parlare del Giappone, dove il fatturato è di 95 miliardi euro o degli Stai Uniti, ove si registra un totale di 243 miliardi di euro), essendo ancora
ancorata alla banda larga di prima generazione (ADSL) e molto indietro quanto ad evoluzione tecnologica wireless o a diffusione di reti in fibra ottica. D’altra parte, è interessante leggere alcuni dati che emergono da questa indagine. Per quanto riguarda le quote di mercato della banda larga, Telecom (ex azienda monopolista che continua a utilizzare una rete in rame) continua a detenere il 62,2% degli accessi, mentre Fastweb (che utilizza una rete in fibra ottica) detiene solo l’11,9%, Wind il 10,7, Tele2 il 5,3% e Tiscali (azienda sarda che ha 8.000 chilometri di cavi sottomarini) solo il 5,2%.
UN PAESE DI CHIACCHIERONI – Nel 2007, si è registrato, per la prima volta, una stasi del tasso di crescita del settore della telefonia mobile (cellulari), nonostante l’aumento complessivo del traffico. Il tasso di penetrazione dei servizi mobili è ormai prossimo alla saturazione, avendo ormai superato il 150%: “ogni cittadino italiano possiede più di una linea telefonica mobile a testa”. Mentre, al contrario, per quanto riguarda Internet: “L’Italia registra attualmente 17 connessioni ogni 100 abitanti, contro una media europea di 20 (Danimarca 34, Paesi Bassi 33, Svizzera 30)”. Sono dati importanti. Vanno capiti e studiati. Va trovata una soluzione. Certo, un po’ la preoccupazione ti viene quando, in questa relazione, leggi di una “terza opzione”, secondo il modello denominato “One Network” che prevede l’unione e la condivisione delle reti esistenti, pubbliche e private, che ne affidi la gestione ad un soggetto terzo, sotto il controllo del Governo (c’è scritto alla fine di pagina 4 dell’indagine parlamentare), “in modo da assicurare l’accesso di tutti gli operatori a condizioni eque”. I timori aumentano
quando senti parlare di “censimento generale delle reti” oppure leggi della proposta (impraticabile) del Ministro degli Interni, Maroni, che vuole attribuire un “numero di targa” (un indirizzo IP) ad ogni singolo navigatore di internet. Poi, alla fine, arriva Berlusconi e finalmente capisci di che cosa si sta parlando (o dove si vuole arrivare): il Governo vuole “regolamentare” la Rete.
MA IL WEB S’INCAZZA – Dice il nostro Presidente del Consiglio, in visita al polo tecnologico delle Poste Italiane: “Porteremo sul tavolo una proposta internazionale, essendo internet un forum aperto a tutto il mondo“. L’argomento secondo il premier deve essere affrontato, ma non dalle Nazioni Unite (definite dal premier “pletoriche“). Nel G8 “invece si discute, ci si interfaccia e si arriva a soluzioni concrete che poi tutti i Paesi si impegnano ad accettare“. Secondo il premier “l’Italia potrebbe rappresentare l’avanguardia per un intervento nel settore. Queste tecnologie – ha concluso – sono il futuro per tutto il mondo”. Di fronte a queste dichiarazioni, la Rete (che generalmente è “leggera” ma che scema non è affatto), come sempre, si ribella e insorge. Con commenti preoccupati o molto preoccupati.









te pensa che nei dati che avevo guardato io un paio di mesi fa eravamo penultimi. Siamo retrocessi ancora dunque…
Evidentemente la parola LIBERTA’ da fastidio ai troppi furbi italiani, ma che in realtà sono imbecilli perché rovinano l’ITALIA.
Desidero che l’ITALIA diventi uno Stato degli Stati Uniti d’America.
SECONDO ME vogliono guadagnarci e privatizzarlo(internet)e manovrare il pensiero come fanno già con i mediA!!!
E BASTA!!!Spero che nn ci facciamo ancor prendere x i fondelli da questi 4 ciarlatani del governo e gli altri politici vecchi e ammuffiti….in primis il capobanda del nano che nn capisce un c… solo gli affaracci suoi e dei suoi seguaci delinquenti come lui……….VIA LE MANI DALLA RETE L’UNICO MEZZO ANCORA DEMOCRATICO E NN CORROTTO……Si stà passando ogni limite ebbene!! che si ricordino cosa vuol dire la parola DEMOCRAZIA…..altrimenti penso che le persone che trà un pò avranno la pancia vuota gli rammenteranno loro cosa vuol dire….grazie
quello che spaventa il padrone come lo schiavo è l’ ignoto
l’ ignoranza è la max fonte di ogni restrizione
ciò che non si conosce non si governa
ma se conoscessero la verità sarebbe anche peggio
perchè allora strapperebbero le spine dei computer
l’ homus telematicus che governerà il mondo sta crescendo, sta superando la fase adoloscenziale………………………..
il video non lo vedo…ndò si clicca?
“Temo che, in realtà, con il pretesto di voler “sviluppare” e “regolare” la Rete, si voglia soltanto, ancora una volta, tentare di imbavagliarla, controllando chi-dice-cosa su Internet”
E’ quello che penso anch’io! internet è il mezzo che comunica senza confini…il pianeta di tutti, quindi, il premier vorrà probabilmente porre dei paletti…è nel suo stile!paletti che furono messi ad esempio in passato al giornalista Santoro..ricordate?
…quindi possiamo aspettarci di tutto..e di più!
REGOLAMENTIAMO LE RETI TV E LE TESTATE GIORNALISTICHE…
ART. 1 – NESSUN CITTADINO ITALIANO O DI ALTRO STATO IN ITALIA PUO’ ESSERE PROPRIETARIO, SOCIO, COMPROPRIETARIO, AZIONISTA PER DUE O PIU’ RETE TELEVISIVE O TESTATE GIORNALISTICHE ED EDITORIALI E NEL CASO IL SOGGETTO HA RILEVANZA POLITICA NON PUO’ PARTECIPARE AD AZIONI NELLE STESSE PER UNA QUOTA MAGGIORE DEL 5%.
ART. 2 – NEL CASO IL SOGGETTO IN ITALIA VIENE ELETTO DAL POPOLO A RIVESTIRE UNA CARICA POLITICA, IL SOGGETTO PER ACCETTAZIONE DI INCARICO NON POTRà PARTECIPARE AD ALCUNA DECISIONE IN MERITO AL SUO CAPITALE AZIONARIO.
risposta al commento di Strababaus del 10/10/08:
“il video non lo vedo…ndò si clicca?”
Hai ragione Strababaus, credo che siano saltati tutti i collegamenti link che avevo messo.
per questo, rimedio qui:
http://it.youtube.com/watch?v=4T4XgbeIWys&eurl=http://punto-informatico.it/b.aspx?i=2495539