In fuga dal Congo

10/12/2008 - BAMBINI SOLDATO - Accanto al dramma degli stupri sistematici, il conflitto che sta insanguinando il Congo presenta anche un’altra caratteristica tristemente nota delle guerre della regione dei Grandi Laghi. Quella dei bambini soldato è infatti ormai una piaga endemica nelle

     
 

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BAMBINI SOLDATO - Accanto al dramma degli stupri sistematici, il conflitto che sta insanguinando il Congo presenta anche un’altra caratteristica tristemente nota delle guerre della regione dei Grandi Laghi. Quella dei bambini soldato è infatti ormai una piaga endemica nelle province del Nord Kivu, dell’Ituri e del Katanga. Un fenomeno latente dal 1994, quando il genocidio ruandese produsse una generazione di orfani traumatizzati e psicologicamente labili, diventati facili prede dell’ideologia assassina dei militari e dei miliziani attivi nel Congo orientale. Un fenomeno, però, tornato tragicamente in evidenza dallo scorso agosto con l’apertura di una nuova stagione di combattimenti e violenze. «Purtroppo è evidente il collegamento esistente tra la ripresa delle ostilità e il riaffiorare di violenze e arruolamento di minori», afferma un rapporto delle Nazioni Unite relativo al periodo giugno 2007 – settembre 2008. Di qui l’appello lanciato nello scorso novembre dal segretario generale dell’Onu, il coreano Ban Ki-Moon, affinché tutte le parti in lotta «rispettino gli impegni presi riguardo la protezione e il rilascio dei bambini rapiti e costretti a combattere o a pratiche di sfruttamento sessuale o di altro genere». Poche settimane prima, i peacekeeper della Monuc avevano liberato 13 bambini rapiti e assoldati con la forza da parte dei ribelli, mentre l’Unicef aveva accusato l’ugandese Esercito di Liberazione del Signore di aver sottratto dalla scuola e reclutato 90 bambini nel distretto di Ituri.

LA SITUAZIONE - Secondo i dati presentati dal direttore generale dell’Unicef Ann M. Veneman nel febbraio 2007 alla Conferenza mondiale sui bambini soldato di Parigi, almeno 250mila minori nel mondo sarebbero coinvolti in conflitti armati, tra cui le guerre del Nord Kivu e della regione dei Grandi Laghi. Soltanto in Congo, sono stati censiti 27.346 bambini soldato smobilitati. Di questi, circa 1.500 hanno ricevuto il sostegno della Caritas Italiana, che ha coordinato nelle aree di Kindu e Goma un progetto volto al reinserimento di questi minori nella società civile, operazione che va a toccare le delicatissime questioni del ricongiungimento dei bambini con i familiari, della possibile organizzazione in bande di strada degli ex bambini soldato e delle altre forme di devianza generate dal trauma vissuto. Proprio su un documento della Caritas viene spiegato in maniera esauriente il triste destino cui sono condannati i bambini soldato: «Sono utilizzati come assistenti o soldati, costretti a perpetrare uccisioni e massacri o ad assistervi, a violentare e torturare (e a subire violenze e torture), a incendiare e saccheggiare villaggi. Sono usati come combattenti, messaggeri, spie, facchini, cuochi; le bambine, in particolare, sono costrette a subire abusi sessuali».

I REPORT - Del perdurante stato di emergenza riguardante i bambini soldato, fornisce un’ulteriore, affidabile testimonianza il rapporto pubblicato il 29 settembre scorso da Amnesty International, in cui si afferma che per ogni due bambini rilasciati, ne vengono reclutati forzosamente altri cinque. Nel 50% dei casi, per giunta, i bambini liberati sono destinati a essere nuovamente arruolati. Anche per contrastare la recrudescenza di una pratica disumana come quella della tratta dei bambini soldato, in occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia celebrata lo scorso 20 novembre il Jesuit Refugee Serviceha esternato il forte «timore che la guerra in corso nel Congo orientale stia privando un’intera generazione dell’istruzione», a ragione reputato un «fattore essenziale per la ricostruzione di questa zona martoriata dalla guerra». In effetti, dai report delle Nazioni Unite si evince che l’85% delle scuole congolesi è attualmente chiuso e che circa 150mila bambini non le possono frequentare.

PRIORITA’ ALLA PROTEZIONE DEI MINORI - Tra le priorità che devono guidare l’azione non solo della comunità internazionale, ma anche del governo congolese e dei gruppi ribelli, deve dunque essere inclusa la «protezione» dei minori, che si può coniugare soltanto assicurandosi che «il reclutamento dei bambini soldato sia arrestato» e che «l’istruzione riprenda in condizioni di sicurezza, il prima possibile». «Ricordo di aver visto dei graffiti, disegnati da un bimbo, di un uomo che ne uccideva un altro – ha riferito un membro del Jrs di Goma, Juan Josè AguadoMentre le scuole sono chiuse, i bambini sperimentano la violenza in prima persona. Abbiamo il dovere di aiutare questi bambini a sentirsi in pace con sè stessi e di sostenere il loro sviluppo umano. Il compito dell’istruzione è evitare che essi diventino strumenti di violenza e distruzione. Anche se di solito l’istruzione non è parte integrante delle risposte umanitarie di emergenza (soltanto il 3% dei fondi di emergenza indirizzati al Congo dalle organizzazioni internazionali è stato destinato alla scuola, ndr), qui e ora è più urgente che mai».

Questo articolo sarà pubblicato sul prossimo numero di Gentes.

     
 

2 Commenti

  1. Nuvola Rossa scrive:

    Ti aspettavo, Michele con quest’articolo:D Un abbraccio forte a te e al sempre coraggioso Gavin.

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