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pubblicato il 10 dicembre 2008 alle 11:38 dallo stesso autore - torna alla home

Nel loro ultimo libro, Tito Boeri e Pietro Garibaldi affrontano molti aspetti dolorosi ma fondamentali del mercato del lavoro: il precariato, la recessione, le disparità, l’inattività dello Stato.

Gli argomenti dolorosi nel libro di Tito Boeri e Pietro Garibaldi, Un nuovo contratto per tutti (Chiarelettere, 2008, Milano) sono davvero molti: dai giovani al precariato (oltre ai numeri del precariato bisogna considerare l’evoluzione del fenomeno), dalla scelta obbligata per moltissime donne tra l’essere titoboeri600x480uf9 Un nuovo contratto per tutti   Intervista a Tito Boerimadre o lavoratrice al divario tra le Italie. Argomenti che rischiano di diventare tormentoni senza soluzione. Ripetuti come una cantilena alla quale si finisce per adattarsi – proprio come le “emergenze” che durano decenni. Boeri e Garibaldi disegnano una spietata analisi delle magagne italiane, ma indicano anche alcune proposte di soluzione. Un paragrafo si intitola, significativamente, “tasse svedesi, stipendi greci”: gli ingredienti principali di questo ossimoro tutto italiano sono la bassa crescita della produttività e lo scarso investimento su ricerca, innovazione e capitale umano.

AMMORTIZZATORI SOCIALI - “Il nostro Paese sta entrando in una recessione. Sono periodi in cui vengono distrutti molti posti di lavoro.  Soprattutto tra chi ha contratti temporanei, dato che non costa nulla al datore di lavoro non rinnovarli alla scadenza. In queste condizioni ci vogliono buoni ammortizzatori sociali e buoni servizi di collocamento che facilitino il compito di chi cerca un impiego alternativo. Sedici anni dopo l’ultima grave recessione, stiamo arrivando a questa crisi una volta di più impreparati. E stranamente il governo pensa a come dare più soldi all’industria dell’auto piuttosto che a riformare ammortizzatori sociali e collocamento”. E quando il lavoro non c’è servirebbe una rete di ammortizzatori sociali. Ma “da noi gli ammortizzatori sociali esistono solo per chi ha santi in paradiso”, si legge nel libro. E, verrebbe da aggiungere, chi ha i santi in paradiso o in terra non ha bisogno di ammortizzatori, o ne ha molto menobisogno di chi non ne ha. Questi disoccupati maltrattati e ignorati sono poi gli stessi precari… Qualche numero chiarisce la situazione anomala dell’Italia: in Francia il 75% dei disoccupati percepisce un qualche sussidio; in Germania si arriva all’80 e nei Paesi scandinavi al 90. In Italia si fatica a raggiungere il 20%.

CORSIE PREFERENZIALI - “Esistono trattamenti molto diversi concessi alle diverse categorie di disoccupati. Ci sono disoccupati di serie A e disoccupati di serie B. Conta il loro peso contrattuale. Ed è il Governo a decidere con chi essere più o meno generoso in base a calcoli di convenienza elettorale. Ogni volta che si profila la crisi di una grande impresa, vengono introdotti ammortizzatori sociali ad-hoc spesso varando nuove leggi. Pensiamo al caso Alitalia. Il Governo ha varato un provvedimento ad hoc garantendo ai lavoratori di Alitalia in esubero un sostegno al reddito per 7 anni, quando i sussidi ordinari dicontrattopertutti Un nuovo contratto per tutti   Intervista a Tito Boeridisoccupazione durano mediamente 6 mesi. I dettagli del provvedimento non si conoscono ancora, ma i costi potrebbero essere superiori a 1,5 miliardi di euro, tremila miliardi delle vecchie lire. Cifre da rabbrividire. A carico del contribuente”. Situazione ben paradossale: il sistema degli ammortizzatori sociali italiano, insomma, prevede una corsia preferenziale per i grandi rispetto ai piccoli, protegge molto più gli occupati stabili, già ipertutelati contro il licenziamento; i veri bisognosi, cioè i lavoratori a tempo o i parasubordinati, sono quasi abbandonati al loro destino. Si invocano sempre i tagli necessari e la scarsità di risorse economiche dello Stato: secondo Boeri e Garibaldi sono invece pretesti, scuse per non avviare una riforma seria sul lavoro.

IL COLLOCAMENTO - Il nostro Paese non ha neanche servizi pubblici che facilitino l’incontro fra domanda e offerta di lavoro. Anche di questo sono anni che se ne parla. E da anni non cambia niente. Altro esempio: “Fin quando le retribuzioni saranno principalmente legate all’anzianità aziendale, anziché alla produttività, ogni cambiamento di lavoro comporterà una perdita di reddito”. Il tempo non sembra poter essere il criterio fondamentale per valutare la “qualità” del lavoro e la performance del singolo lavoratore e dell’azienda. Fino al 1997 il collocamento è stato interamente pubblico ed ha funzionato malissimo. Poi è stato istituito il “Sistema informativo lavoro”. “Questo “Sil” – continua Boeri – doveva essere il collegamento in rete di chiunque svolga servizi di collocamento, pubblico e privato, con obbligo di comunicazione di tutte le informazioni su domanda e offerta in tempo reale. Questa norma non è mai stata attuata. Oggi gli impiegati del collocamento pubblico svolgono soprattutto mansioni burocratiche e di certificazione: sono assolutamente inadatti a trovare un lavoro ai disoccupati”.

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