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Culturadi Vincenzo Ricchiuti
pubblicato il 10 luglio 2008 alle 10:55 dallo stesso autore - torna alla home

Fuori quell’ospedale, ogni sabato pomeriggio. Sempre uguale, d’altronde. Fuori e dentro. Prima fuori e poi dentro. A volte veniva voglia di scherzarci su. Questo dal quarto o quinto anno in poi, chè per i primi mesi è dura. Veramente dura averla persa. Poi ci si abitua. Poi ti fa rabbia. Specie se quel sabato italiano te lo deve una promessa. Una promessa assurda, maledetta. Vigliacca. EutanasiaTipo, quelle monate impossibili da realizzare, cose che si giurano tra vivi e in salute, tra un giuri tu e un giuro anch’io magari davanti la tele o il fatto tragico degli altri. Che tu in quel momento dici si ma tanto per dire. Una di quelle scemenze che passano. Una di quelle. Poi, boh, passi il resto della vita ad aspettare che quell’impossibile, cui non credevi neanche tu, diventi reale anche per chi comanda. Passi ore. Notti. Non tutte, ripeto. I primi anni, forse. Poi ti abitui anche al rifiuto costante, altissimo, un muro. E ci fai le storie di te su quel muro, la mia di tenacia a scalar controvento. Che poi, sono tutte fregnacce.

La verità è che è passato tanto di quel tempo inutilmente. Sia per me che lei, quel coso lì impagliato.

Non ha più neanche forma, brutta troia. Non sarà mica questo tutto quanto: no, dico, non la mummia di là, dico noi mummie in attesa di qua. Che poi loro, scommetto, una volta son morte, ma vieni. C’è pace e giustizia. Mentre invece noi altri qui, poveri scemi. A chi ce l’ha più lungo dell’altro. Il dolore, mi spiego. Il rimorso, anche se poi manchi tu. Te che ti odio oramai, maledetta streghetta. Sapessi le rime con il tuo nome, la volta che perdi i tuoi nervi. Poi cerchi qualcuno per ritornare qui, in me. E da te. E questo qualcosa è andato oramai al di là sia di me che di te. Questo sabato qualunque è il sabato italiano. C’è la solita storia. Medici deontologici che danno sui denti, politici, lettere del cuore, impresari pietosi. C’è anche un prete che veglia. La mia, dice lui, stronza follia.

Sei un impaziente omicida, mi dice.

Un aspirante suicida con il culo degli altri. Ma una vita se attaccata a un filo è poi vita ? La mia, di certo, vita non è. E poi ho promesso. E poi ho detto lo giuro. E questo è quanto. 2653340225 4c350cc37c o E non finisce mica il cieloE ci sarà uno di questi sabati la domenica per me. Un giorno alla settimana di riposo. Un posto dove finalmente andarti a piangere, ma viva per Dio. Pianger la viva, non deglutire una smorfia di schifo per uno zombie.

E ci sarà, un sabato, un giudice (va bene anche un complice) a Berlino. Qualcuno che rida amaro con me. Uno che tracci una linea, spezzi le catene, rompa tutti i fili, asciughi la bavetta del disgusto così che risalga in lacrime dal cuore. Uno che mi ridia rispetto verso mia figlia. Che ora finalmente muore.

Io sono il Signor Englaro. Ed alla fine ho vinto, facendo Bene come una maledizione.

Luana è andata. Si. Chissà se poi avrò paura.

Ma non finisce mica il cielo.

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