Immigrazione clandestina: il business del diritto d’asilo
10/07/2008 - La testimonianza di un cittadino congolese apre scenari inquietanti sulla pratica della richiesta di asilo politico nel nostro Paese. Un vaso di Pandora che ha l’odore dei soldi e del malaffare. Pochi e difficili i controlli. Fin dal paese di
La testimonianza di un cittadino congolese apre scenari inquietanti sulla pratica della richiesta di asilo politico nel nostro Paese. Un vaso di Pandora che ha l’odore dei soldi e del malaffare. Pochi e difficili i controlli. Fin dal paese di origine.
Una truffa preparata nei minimi dettagli e messa in atto da un gruppo di extracomunitari per ottenere il rilascio dei visti di asilo politico per i propri connazionali e non. E’ quanto è accaduto e accade a Torino, fin dal 2007. Raccolgo, infatti, una testimonianza diretta, che ha la veemenza di una denuncia da parte di chi di solito le denunce è costretto a subirle. Jean, congolese di origine, immigrato regolare in Italia da oltre venti anni. Non usa mezzi termini per quello che lui stesso definisce “un raggiro ai danni dello Stato Italiano”. E’ il gennaio dello scorso anno: Jean invita suo cognato a trascorrere un periodo di vacanza a
Torino. L’uomo studia a Mosca da due anni, ma versa in difficili condizioni economiche poiché non percepisce alcun sussidio né borsa di studio. Jean prepara e invia i documenti necessari all’ambasciata italiana a Mosca: a marzo 2007 il cognato giunge a Torino via Milano. L’uomo resta talmente folgorato dal fascino del Belpaese che decide di restarci. Ma come? Tramite la sorella, moglie di Jean, riesce a stringere dei contatti con alcuni connazionali residenti in città per organizzare un piano che gli permetta di restare come rifugiato politico.
COME SI FA - Il meccanismo è semplice: in città opera un gruppo di extracomunitari, esperti in tema di immigrazione, asilo politico, ricongiungimento familiare, che, sotto pagamento, prepara la richiesta di asilo per coloro che vi si rivolgono. In fin dei conti falsare i dati anagrafici in Africa è un gioco da ragazzi. Perché la pratica di registrare le nascite non è poi così diffusa: l’ho ben imparato durante un periodo svolto alla sezione consolare dell’Ambasciata Italiana in Ghana - quella che si gestisce i visti d’ingresso – dove mi sono occupato di assistere e collaborare alle interviste del personale consolare relative al rilascio del nulla osta per il visto di ingresso. E così, quando si vuole espatriare o attuare un ricongiungimento familiare, si va all’anagrafe del paese di origine e si predispone l’atto di nascita. Ho visto con i miei occhi donne fatte dichiarare un’età di dieci, undici o dodici anni o parentele molto dubbie. I controlli delle autorità locali non ci sono. Mentre quelli delle autorità estere nei paesi terzi possono fare ben poco contro questo fenomeno: tutto registrato, tutto regolare.
PROVA D’ATTORE - Me ne da conferma anche Jean: “Per i dati personali, è sufficiente dare dei nomi di persone viventi in Africa, oppure quelli dei fratelli o ancora di persone sconosciute (è la cosa più facile). Nel caso di mio cognato, ad esempio, lui è entrato con l’identità del fratello, di cui
ha acquisito nome e anno di nascita e con il cui nome è oggi conosciuto e registrato in Italia”. Una volta risolto il problema dei dati, la banda pensa a fare il resto: acquisiscono informazioni sulle condizioni politiche di diversi paesi africani colpiti dalle guerre o che versano in condizioni di estrema instabilità istituzionale, come nel caso della Repubblica Democratica del Congo, e inventano una storia struggente da sottoporre alle autorità italiane. “Il tutto viene studiato a tavolino, coadiuvati da Internet. Viene costruita una storia credibile tesa a dimostrare che il soggetto in questione sia stato implicato in prima persona in combattimenti, azioni, atti che lo hanno condotto ad essere ricercato nel proprio Paese e dunque costretto a fuggire. Ma di solito la verità è che provengono da città in cui la guerra non c’è oppure direttamente da altri Paesi europei dove non sono stati accolte le loro richieste d’asilo”. La banda dice poi all’interessato di studiare la montatura nei minimi dettagli per evitare contraddizioni e, allo stesso tempo, di fare sparire tutti i veri documenti d’identità: “Se c’è una guerra in Congo ed è un ivoriano a volere presentare la domanda, lui si spaccia per congolese, anche con dati anagrafici inventati sul momento”.
TARIFFARIO - Quanto si paga per questi servizi? “Per studiare e presentare la domanda, solitamente si paga sulle 500,00 € all’inizio e qualora la domanda venga accolta e venga accordato il titolo di rifugiato politico, si paga a lungo termine la cifra di 4.000,00 €. Se, invece, viene riconosciuto lo statuto di aiuto umanitario la cifra ammonta a 3.000,00 €”. Una volta presentata la pratica si viene accolti nel Centro di Permanenza Temporanea in cui vengono assegnati dei buoni mensili per il vitto, la spesa e l’abbonamento al trasporto pubblico. Lì si resta per un periodo che va dai sei a nove mesi prima della decisione finale. Una volta ottenuto lo status di rifugiato politico, il Comune dà 4 mesi per trovare casa e presentare un regolare contratto di affitto al fine d
i accedere a ulteriori sussidi economici. Jean mi spiega che il drenaggio avviene attraverso la falsificazione di questi contratti di locazione: “E’ un gioco da ragazzi basta fotocopiare il contratto cambiando il nome ed applicando una marca da bollo nuova. Nel caso di mio cognato, lui ha trascorso 7 mesi nel CPT. Mesi in cui gli ospiti sono stati indirizzati ad apprendere la lingua e frequentare le scuole professionalizzanti con una paga di 400,00 € mensili. Quando arrivò l’esito, delle otto domande per l’asilo politico, tutte furono bocciate. Eppure in sei di questi casi fu riconosciuto la congruità delle misure di aiuto umanitario, mentre le altre due richieste furono bocciate. In caso di respingimento, si viene avvisati per tempo in modo da poter fuggire dai CPT per non essere rimpatriati o finire nel Paese di cui affermano avere la nazionalità”. Jean chiarisce inoltre che suo cognato è in fase di contrattazione con alcuni suoi amici in Russia per spedir loro, dietro lauto compenso, il passaporto con cui ha viaggiato, dato che lui, avendo ormai un visto italiano, può essere considerato come persona che esce ed entra dalla Russia , ma che non ha intenzione di stabilirsi in Italia.
E GLI ITALIANI…- Jean li chiama “preparatori o inventori di storie”; dice che sono molto popolari nel circuito africano ed afferma di conoscerne uno personalmente. Dice anche che sono sempre in cerca di italiani disposti, chissà sotto quale ricompensa, a redigere le lettere di invito da presentare alle autorità per le pratiche di ingresso. E afferma anche che c’è qualcuno che suona in anticipo il campanello di allarme in caso di rigetto delle domande di asilo, di modo da poter avvisare per tempo gli interessati. Che razza di gioco è mai questo?












tutta questa storia è una offesa ai cittadini italiani che lavorano e pagano le tasse.
é una vera schifezza ecco le ragioni perchè per altri 10 anni la sinistra non vincerà le elezioni.
Non hanno tutelato i cittadini in nessun modo.
Dai sindacati, anitrust, privacy, banche, assicurazioni, magistratura stessa.
In Italia oramai ci si vergogna di essere italiani e di essere amministrati da delinquenti; sia di sx che di dx.
Troppo nepotismo, corruzione arrogante della sx, magistratura servile, giornalisti che non valgono un beato CAZZOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO