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La strana storia delle bombe atomiche sudafricane

La storia della bomba atomica sudafricana è a suo modo unica, ma anche per questo offre scorci interessanti su un lungo periodo storico e sulla storia del regime dell’apartheid e dei suoi rapporti con il resto del mondo.

peres-signatureUN CASO UNICO – Il Sudafrica è stato l’unico paese nella storia a rinunciare a un arsenale atomico dopo aver tanto penato e speso per metterlo insieme. La rinuncia è stata presentata come una decisione virtuosa ed è passata alla storia come parte del ravvedimento del governo dell’epoca, anche se in realtà la sequenza degli eventi dimostra semplicemente che il regime sudafricano al tramonto ha semplicemente fatto tutto quanto in suo potere per privare dell’atomica il futuro Sudafrica governato dai neri. La rinuncia all’arsenale atomico e il suo smantellamento ebbero infatti luogo pochi mesi prima della liberazione di Mandela nel 1990. Di seguito il Sudafrica firmò il Trattato di Non Proliferazione con l’AIEA, collaborando con l’agenzia anche oltre il richiesto. In meno di tre anni i sudafricani bianchi distrussero i missili balistici, smantellarono le sei atomiche prodotte e anche i motori per missili rimanenti. Il regime inoltre varò una delle leggi più rigorose al mondo, che impone il controllo all’export anche dei materiali dual-use, che possono cioè essere usate per un programma nucleare come per altro.

LA COLLABORAZIONE CON TEL AVIV – Il programma nucleare sudafricano nasce grazie all’apporto israeliano, nel quadro di una serie di accordi siglati fin dal 1974 tra Pretoria e Tel Aviv: Agli atti c’è una lettera firmata da Shimon Peres nella quale s’esprime vicinanza al regime dell’apartheid e si dice che i due governi condividono l’essere minacciati e l’essere vittima d’ingiustizie. Il programma nucleare sudafricano nasce in realtà nel 1948 e dal 1969 abbandona l’idea di produrre plutonio con i reattori e opta per l’arricchimento aerodinamico di uranio estratto nel paese. Sarà Israele a fornire le cariche nucleari e gli inneschi a Pretoria, mentre nel frattempo USA e URSS  collaboravano per controllare gli sforzi del regime sudafricano, anche in un periodo nel quale le tensioni tra i due blocchi rimanevano altissime. È anche a causa di questa pesante eredità che Netanyahu non ha presenziato ai funerali di Mandela dicendo che costava troppo andarci e che il presidente Peres che firmò quelle lettere e quegli accordi si è dato malato temendo contestazioni, solo all’ultimo minuto Israele ha evitato la figuraccia mondiale inviando lo speaker del parlamento a un paio di figure istituzionali minori.

I TEST – Nel 1977 ad esempio Leonid Brezhnev comunica a Jimmy Carter che i satelliti russi hanno notato i preparativi per un test nucleare nel deserto del Kalahari. Da documenti americani declassificati di recente sappiamo che l’U.S. National Reconnaissance Office (NRO) diresse immediatamente i suoi satelliti-spia sulla zona e che gli esperti americani convalidarono le conclusioni di quelli sovietici. Due test furono effettivamente condotti nel sito nel 1976 e nel ’77, mentre i satelliti americani coglieranno il bagliore di un’esplosione atomica nel 1979, in prossimità dell’isola del Principe Edoardo, un arcipelago australe poi dichiarato riserva naturale, nel quale risiedono a turno solo i tecnici di una stazione meteo e radio. Durante gli anni ‘8o Israele assisterà il Sudafrica anche nello sviluppo dei missili balistici RSA-3 e RSA-4 simili agli israeliani Shavit e Jericho. Sul test registrato dal satellite Vela, le amministrazioni americane hanno lasciato le tracce di un’evidente copertura, anche se negli archivi c’erano i documenti e le conclusioni che lo confermavano come un test atomico, probabilmente portato a termine nel quadro dell’accordo con Israele. A partire dai primi anni ’80 il regime sudafricano comincerà la costruzione del piccolo deterrente poi smantellato, al momento del ripensamento c’era anche una settima bomba in costruzione.