La via stretta del referendum sul nucleare

25/05/2011 - Approvato il decreto-omnibus che contiene, fra le altre, le disposizioni che paralizzerebbero la consultazione sull’atomo. Ma è davvero così? E’ legge: mediante una pratica che la Corte Costituzionale ha più volte criticato – quella dei decreti “omnibus” – il governo

     
 

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Approvato il decreto-omnibus che contiene, fra le altre, le disposizioni che paralizzerebbero la consultazione sull’atomo. Ma è davvero così?

E’ legge: mediante una pratica che la Corte Costituzionale ha più volte criticato – quella dei decreti “omnibus” – il governo tenta di dare la spallata al quesito più importante che porterebbe di certo i cittadini italiani in massa a votare per i referendum del 12 e 13 giugno prossimo, quello sul nucleare. Un diluvio di modifiche, quelle che sono state approvate oggi in sede di conversione dell’atto del governo da parte della Camera: un diluvio di modifiche tendenzialmente mirate a paralizzare la celebrazione del quesito sul nucleare. Ora, la parola definitiva sarà data dall’Ufficio Centrale del Referendum presso la Corte di Cassazione.

LA NORMA – Bene: ma il governo riuscirà, davvero, a cassare il referendum? Certo, se il testo non fosse stato modificato dalla Camera, non ci sarebbe stata alcuna speranza per il decreto dell’esecutivo, quello che puntava, come dichiarava il precedente articolato, a “sospendere” l’esperimento nucleare italiano.

Allo scopo di acquisire ulteriori evidenze scientifiche sui parametri di sicurezza, anche in ambito comunitario, in relazione alla localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, per un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto resta sospesa l’efficacia delle disposizioni degli articoli da 3 a 24, 30, comma 2, 31 e 32 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31.

Ma una sospensione legislativa – figura giuridica del tutto innovativa, e che il governo Berlusconi ha avuto il merito di introdurre al centro del dibattito politico – non sarebbe certo stata sufficiente a fermare i comitati, perchè la norma abrogata non era, e la Corte di Cassazione non avrebbe avuto problemi a dare il via al referendum: così, la maggioranza alla Camera ha, sostanzialmente, preso il quesito referendario e deciso di copincollare sulla legge tutti i punti controversi, come a dire: “Volete abrogare questo? Lo abroghiamo prima noi”.

“Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?”.

Così il quesito.

L’articolo 7 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è abrogato.

Così l’abrogazione, pura e semplice.

CASSAZIONE – Ma cosa succede adesso? La fine dell’esperimento referendario è automatica, e i comitati sono sconfitti? No: tutto dipende, e anche questo è noto e l’abbiamo ricordato, dall’Ufficio centrale per i Referendum presso la Corte di Cassazione. E in molti sono stati a chiedersi, in questi giorni, se la Suprema Corte Italiana giudicherà l’azione del governo sufficiente a far cadere il referendum. Il concetto giuridico è quello di abrogazione sufficiente, ed è contenuto nella legge istitutiva dello strumento referendario.

Se prima della data dello svolgimento del referendum, la legge, o l’atto avente forza di legge, o le singole disposizioni di essi cui il referendum si riferisce, siano stati abrogati, l’Ufficio centrale per il referendum dichiara che le operazioni relative non hanno più corso

La legge del 1970 dispone con chiarezza che le operazioni referendarie non hanno più luogo se la legge è “sufficientemente abrogata dal governo”; e, visto il taglia-e-incolla che la maggioranza berlusconiana ha promosso in Parlamento, il quesito referendario sembra condannato.

INCOSTITUZIONALE – Però: c’è un però. Un recente intervento della Corte Costituzionale ha paralizzato proprio questa norma, quella sull’abrogazione sufficiente: un ragionamento meccanicistico, un banale confronto fra il prima e il dopo in maniera asettica non può bastare, perchè ne va di mezzo la dignità costituzionale del comitato referendario che, una volta legittimato dalla raccolta di firme è, appunto, organo costituzionale, come tale meritevole di una tutela rafforzata. La Corte Costituzionale l’ha scritto chiaro: una modifica “matematica” non basta. Secondo la Corte, infatti, tale norma non è legittima interamente perché è

“incontrasto con l’art. 75 cost., nella misura in cui non tutela sufficientemente i firmatari della richiesta di referendum. Infatti la sopravvenienza di una normativa, modificativa della fonte sottoposta a referendum, può importare il blocco delle operazioni referendarie se i principi della normativa sono diversi rispetto a quelli introdotti con la fonte oggetto di referendum. Se la modifica non si accompagna ad un mutamento di principi, la iniziativa referendaria si trasferisce alla fonte sopravvenuta”.

E davvero non si può dire che l’intento del Governo sia quello di “cambiare i principi della disciplina”, visto che più volte il presidente del Consiglio ha dichiarato che il nucleare, in Italia, è solo rimandato.

SERVE CORAGGIO – Così, la sentenza finale spetta all’Ufficio Centrale del Referendum, dove il comitato per il nucleare di cui fa parte anche l’Italia dei Valori di Antonio di Pietro sarà difeso da Alessandro Pace, già grande accusatore di Silvio Berlusconi in Corte Costituzionale ai tempi del Lodo Alfano. Ma fra i Costituzionalisti si fa strada un’altra ipotesi: se l’ufficio della Cassazione avesse coraggio, ci sarebbe un modo per celebrare comunque il referendum. Parla Gaetano Azzariti, professore a Roma e di casa su Costituzionalismo.it.

Nel primo comma si legge che “non si procede alla definizione e attuazione del programma” nucleare solo momentaneamente, in attesa di “acquisire ulteriori evidenze scientifiche” e “delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea”. È questo che appare incompatibile con la richiesta dei promotori del referendum che invece prospettano l’abbandono definitivo di ogni politica nucleare in Italia. Sulla successiva abrogazione delle norme sul nucleare oggetto dei quesiti referendari, prevista dai commi successivi, non vi è invece nessuna questione di conflitto né tra i promotori del referendum, che proprio quest’obiettivo vogliono raggiungere, né con il Governo che prospetta il loro momentaneo congelamento. La particolare struttura della disposizione normativa permetterebbe allora un “trasferimento del quesito” rispettoso dei diversi principi ispiratori. Basterebbe operare il trasferimento solo sul primo comma. In tal modo, il corpo elettorale sarebbe chiamato a scegliere tra la sospensione momentanea delle politiche nucleari (così come ritenuto necessario dal Governo e dalla maggioranza parlamentare) e il definitivo abbandono di ogni politica nucleare (così come richiesto dai promotori del referendum).

Sotto accusa dunque il primo comma della norma approvata oggi dal parlamento, quella che sospende solo una parte del programma nucleare mentre il resto della normativa viene abrogato.

Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare.

Basterebbe, dunque, votare solo sulla sospensiva disposta dal governo lasciando salva l’abrogazione voluta da Berlusconi. Un vero e proprio grimaldello giuridico che consentirebbe al comitato di urlare: “Silvio, ti abbiamo fregato”. Ma i giudici della Cassazione si incammineranno su questa via?

     
 

11 Commenti

  1. Satana scrive:

    Finalmente ho capito qualcosa di tutta sta faccenda del decreto Omnibus. Ottimo articolo. Una domanda, potrebbe il Presidente della Repubblica rimandare la firma del decreto a dopo il 13 giugno? Se non sbaglio il PdR ha 60 giorni di tempo per la firma, in questo modo la legge non verrebbe abrogata e il referendum semplicemente sarebbe ancora valido. E’ possibile teoricamente?

    • Pasha scrive:

      Possibile costituzionalmente, ma diverrebbe un forte atto politico contro la maggioranza parlamentare, (a favore di una democrazia diretta naturalmente) e per questo tipo si atti occorre coraggio, siamo sicuri che questa vitù sia nel nostro PdR? Io non credo…

      • Satana scrive:

        L’esecutivo ha aperto la strada agli sgarbi istituzionali come pratica politica, forse il PdR dovrebbe prendere il coraggio di restituire la pariglia e questo sarebbe un modo elegante. Inoltre agirebbe nell’interesse costituzionale dei comitati referendari e del popolo sovrano che si vede privato di uno strumento legislativo de facto. In effetti dovrebbe solo ritardare di qualche giorno la firma senza addurre particolari motivazioni credo a meno che non ci sia un obbligo o una qualche prassi.

  2. Davide scrive:

    Nuclearizziamo silvio

  3. Pier Angelo soorbole scrive:

    Che presidente del consiglio è Berlusconi che si mette contro il volere del popolo sovrano ? Quale altro paese al mondo a un pazzo come lui come premier ? Come è possibile che sia lui ha decidere per me che sono contrario al nucleare ? Perchè le opposizioni, non lo contrastano come si deve nelle piazze bloccando tutto il paese se tocca il referendum ?
    Con gente così infame questo paese non avra mai un futuro svegliamoci e protestiamo fin che siamo ancora in tempo!!!!Indignamoci , basta con questo pazzo pervertito.

    • Enrico C. scrive:

      Le opposizioni hanno protestato fuori e dentro il Parlamento, ma purtroppo con i “Responsabili-escort” Silvio può far passare quello che vuole……

    • paola scrive:

      il popolo??? berluscane non sa manco cosa e’ un popolo non lo ha mai considerato!!!

  4. cristian scrive:

    è veramente un essere diabolco, è una battaglia tra lui(loro) e la vita dei cittadini.

  5. jena scrive:

    Ipotesi di accordo ( a N/S Insaputa ) ! Chiamalo pure INCIUCIO !
    Alla Politica non piace quando le cose si potrebbero sistemare facilmente e senza colpo ferire il Popolo Sovrano ( ? ).
    Si ipotizza , ma come dice una famosa massima : pensa al peggio e spesso ci azzecchi ! E’ inutile che Napolitano cerchi di fare il furbo , dietro le minacce di Bossi ( cui l’accordo ) e del Capo Raiss Berlusconi . Sappiamo tutti ed è palese la semplicità per far andare a votare i Referendum che nessuno osa menzionare, perchè la Politica ha deciso e vuole complicare questo appuntamento Plebiscitario, chiesto a gran voce da tutta l’Italia ! Basterebbe che chi di dovere analizzasse attentamente l’ OMNIBUS – PORCELLUM entro i termini stabiliti dalla Carta Costituzionale per non arrivare in tempo alla firma di questo D.L.- Porcata – che non passerebbe nemmeno sotto la forca Caudina della Corte Costituzionale.
    Io di Questo Presidente della Repubblica che ignora i sacri principi del Suo Mandato e della Carta Costituzionale, non me ne faccio nemmeno Carta Igienica !

  6. Taliesin scrive:

    Tommaso Caldarelli è uno di queli autori per cui vale la pena di leggere Giornalettismo, cya

  7. jena scrive:

    L’anno dei Miracolanti !
    Dopo Papa Wojtyla e Berlusconi, ecco affacciarsi un’altro uomo dei miracoli : Giorgio Napolitano. Che in men che non si dica e ai tempi supplementari,sta ultimando l’ultimo miracolo ( dopo l’ultimo schiaffo preso dalla Corte Costituzionale sul Lodo Alfano )sta elaborando la firma sull’ OMNIBUS – PORCELLUM non sapendo cosa fare e non caricarsi della responsabilità che gli si accredita . Il miracolo consiste nel promulgare firmandola . . senza analisi il D.L. Omnibus , senza prestare le dovute e opportune attenzioni ad una Norma che lede i Diritti del Popolo della Repubblica Italiana.
    Certo che la figura di cioccolattaio gli si addice a pieno merito, inseguendo come un cagnolino con in bocca la Carta Costituzionale il Suo Padrone Silvio Berlusconi che gli ha ordinato di seguirlo senza abbaiare ! Questa è la figura dell’oggi Napolitano ! Alias Presidente della Pseudo-Repubblica Italiana !

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