“Bersani? E’ come Fantozzi”

Il Giornale e Libero reclutano Paolo Villaggio in prima pagina.

Allarme generale: qualcuno ha parlato male di Pierluigi Bersani. Presto, mettiamolo in prima pagina, fuori tutti i grandi temi di politica nazionale ed internazionale, spazio alle parole di Paolo Villaggio che ieri, ad un Giorno da Pecora, ha paragonato il segretario del Pd al suo più noto personaggio, il ragionier Fantozzi. “Noioso, grigio, lecchino e inconsistente”, è il giudizio dell’attore genovese sul segretario del principale partito dell’opposizione italiana. Ovviamente, al Giornale non pare vero.

Si può paragonare Pier Luigi Bersani a Fantozzi ragionier Ugo? Lo fa, nel suo immaginario sempre paradossale e negli ultimi tempi un po’ confuso, l’attore Paolo Villaggio, che sta al mitico Fantozzi come mastro Geppetto a Pinocchio. Così da poterne disporre a piacimento, una volta attribuendogli la volontà di voto per la Lega (recente intervista al Riformista), un’altra l’ammirazione indefessa per Berlusconi, «che gliha dato la televisione gratis e il Milan campione d’Italia». A ispirargli la similitudine con il leaderdel Pd, invece, una serie di caratteristiche comuni. «Il Fantozzi della politica italiana -ha detto ieri alla radio – è senz’altro Bersani: nasce come un lecchino ed è di una noia mortale». Inoltre, secondo Villaggio, il segretario del Pd avrebbe dello sfortunato impiegatuccio anche l’aspetto, «molto simile»

A partire dalle affermazioni di Villaggio parte un ricamo del tutto personale del quotidiano di Alessandro Sallusti che, avendo d’altronde il piatto servito in questa maniera così esplicita, non può davvero lasciarsi scappare l’occasione di un giudizio politico.

Il Pierlenin Bersani capo del maggior partito d’opposizione. Senza di lui, il cabarettista Crozza sarebbe un po’ più povero e la sinistra un po’ più felice. Regge la baracca come può, senza grandi qualità, ma è anche il meglio che passa quel convento di vanagloriosi privi di gloria. Effettivamente, la forza bersaniana non può definirsi neppure tranquilla: sta del tutto «ferma, immobile» (un po’ com’era Prodi). Per lui l’importante è mandare avanti l’ordinaria amministrazione, la pratica del giorno, e per farlo non ci vuole granché. Un sonnolento timbro, una frase smozzicata della nonna piacentina, due note di contorno, l’incapacità d’inventarsi una soluzione. Una noia mortale, appunto.

Anche su Libero il paragone antropologico non si fa attendere.

Al netto dell’ironia, però, l’antropologia bersaniana in parte l’ha colta: la condanna di chi è destinato a perdere, sempre e comunque. A farsi schiacciare dai colleghi dell’Ufficio Sinistri, a farsi trascinare dal Filini di turno (Franceschini, Veltroni eccetera) in improbabili competizioni, le partite scapoli- ammogliati, la coppa Cobram di ciclismo (dovrebbero istituire la Coppa Dalemam di vela)… tutte irrimediabili sconfitte. Anche se il Pdl perde, Bersani non trionfa. Quando nei giorni scorsi, gongolante, ha dichiarato che alle Amministrative «abbiamo vinto noi e hanno perso loro», aveva la stessa credibilità di Fantozzi a Cortina che, in delirio da semi-congelamento, spara: «Sono stato azzurro di sci». Dove ha vinto, il Pd lo ha fatto per il rotto della cuffia o grazie a candidati altrui.