Persone normali catapultate nell’incubo della gogna pubblica per i delitti più atroci. Senza prove né sentenze, viaggio in un paese politically scorrect anche nel garantismo
Controcorrente è la rubrica periodica – piaccia o meno – di riflessioni abr-asive su argomento a piacere del noto “pessimo elemento” Abr. Lettura raccomandata dai migliori specialisti in disintossicazione dal pensiero predigerito e rigurgitato dal mainstream “progressive”. Può causare allergia, sonnolenza e dare assuefazione.
La storia di Elvo Zornitta, ai tempi sospetto Unabomber e intervistato su queste colonne, puo’ purtroppo essere elevata storia paradigmatica italica, oltre l’in-giustizia: qualcosa di prodromico, di ancora piu’ opprimente e inquientante. Stiamo parlando di un cittadino qualsiasi che passa un guaio per essersi trovato
nel posto sbagliato al momento sbagliato e con la faccia sbagliata – sintomatica la descrizione del soggetto Zornitta come lo definivano i giornali: “”l’ingegnere cattolico dagli occhi di ghiaccio”, che contiene guarda caos ben tre fattori di distinzione dall’uomo comune (professionista, religioso, freddo) e quindi dalla sua “pietas”.
IL MOSTRO COLLETTIVO - Uno che la pensi come Antonio di Pietro direbbe:” Qual’e’ il problema? Si lasci giudicare dai magistrati, e se e’ innocente verra’ assolto”. Male non fare, apura non avere: Torquemada sarebbe felice, al cittadino e’ richiesto di dimostrare la propria innocenza on demand dell’Autorita’ e nel caso poi ci riuscisse allora vada pure, gli inquirenti han solo fatto il loro dovere e continuasse a rigare diritto. Su questo e su molto altro siamo poco d’accordo con la visione del questurino molisano prestato prima alla magisatratura e poi alla politica. Siamo al classico rovesciamento dell’onere della prova, alla concezione di uno Stato in cui il “bene” della Collettivita’, salvaguardato da apposita Casta, ha un valore etico infinitamente superiore a quello del singolo cittadino. A incrinare la visione giustizialista aldila’ della filosofia ci sono anche aspetti pratici: si fa presto a dire “si faccia giudicare”, oggi passano anni prima di uscire dalle cosiddette fasi istruttorie e arrivare al giudizio. In tali frangenti quando va bene sono grossi fastidi e costi – come se gia’ la vita normale non fosse complicata e cara di suo; in alcuni casi e’ a repentaglio la salute (caso Tortora, certi suicidi anche recenti), la reputazione e le relazioni umane.
CASUALITA’? - Il solito giustizialista potrebbe dire: “evabbe’, dopotutto se c’e’ finito in mezzo un motivo ci sara’ no?”. Trascura il fatto che la macchina inquisitoria non molla il “sospetto” tanto facilmente quando ha certe caratteristiche; non occorre ricordare molti degli infiniti casi giudiziari del Cavaliere, lo dimostra la storia dell’ing. Zornitta. Gli e’ che, in un posto come l’Italia laicizzata nei comportamenti e nelle mentalita’, dove furbizia e diffidenza (lo notava gia’ Stendhal ai primi dell’Ottocento) sovente sostituiscono gli afflati morali – alla faccia o con la complicita’ di Santa Madre Chiesa e del suo clero ignorante? – concetti come “Il trionfo della giustizia” fanno sorridere i polli, son favolette da bambini. Sull’osso rappresentato da un colpevole designato si applica non certo il desiderio di Giustizia del Missionario, si scatenano piuttosto i sogni diciamo cosi’ “professionali” (soldi fama e carriera) del poliziotto, del giudice istruttore e giudicante, del perito chiamato a validare la tesi accusatoria, del politico di turno etc.etc. Eh si, fanno carriera e vengono giudicati anche loro, non sapevate? Avete letto la storia di Zornitta, un perito ha falsificato le prove! In una Magistratura adusa a sfruttare il pentitismo peloso di rei confessi e spacciarlo per “prova”, con una Polizia
che estrae i sovversivi sara’ un caso isolato?
BENE COMUNE – Lui da bravo ingegnere non s’e’ arreso e diciamolo ha avuto anche “fortuna” (come si direbbe a uno rimasto sciancato ma non morto in un incidente stradale), ma gli altri finiti nel tritacarne, condannati sulla base non di prove certe ma di assenza di altre piste? La memoria torna a Scattone e Ferraro, presunti “killer” diMarta Russo, a.d. 1997, senza che si sia mai trovata l’arma e nemmeno un movente degno di tale nome? Che dire di Alberto Stasi, progressivamente incastrato nell’omicidio della fidanzata a Garlasco, o della stessa mamma di Cogne? Attenzione, capiamoci bene: qui non si sostiene l’innocenza di tutti i signori sopra citati, va ben oltre: si afferma che il vero garantismo in una societa’ veramente centrata sull’individuo (l’Uomo) e i suoi dirittie non sull’oppressione statalista orientata al “bene comune” sarebbe quello di mandare assolto chiunque ogniqualvolta non si riesca a trovare la “smoking gun”, indipendentemente dagli indizi e da quella cosa meravigliosa e pazzesca definita “il libero convincimento del Giudice”. Che strano eh? Oggi i gantisti stanno titpicamente sul lato liberal-libertario dell’equalzione politica, mentre le posizioni piu’ conservatrici sono appannaggio della “sinistra” (qualunque cosa significhi il termine).



Non vorrei essere io quello che trasforma il tema in una bega politica (però, senza offesa… è un po’ inevitabile rispondendo a certi assunti) ma ho l’impressione generale che le persone di “area liberal-libertaria” (cito l’articolo!) si pongano in maniera piuttosto diversa quando non si parla di casi esemplari di cronaca nera ma di criminalità comune (anche violenta e grave, ma meno fancy della parente di Prodi o degli erasmus in vena di follie a Perugia).
Io mi considero un garantista. Ma sono anche un realista, e so che nella pratica spesso le prove inoppugnabili non ci sono e la differenza la fa l’esperienza del magistrato che agirà anche con un certo grado di arbitrio. Sostituiamo alla Franzoni una ragazza tossicodipendente o una zingara. La polizia la trova in una casa isolata con il proprio figlio ucciso a botte in testa… l’avvocato (di ufficio) vuole farla assolvere perchè non c’è la smoking gun (la donna non confessa, e potrebbe sempre essere stato un alieno o un fantasma). Naturalmente allora tutti a gridare contro l’avvocato comunista e la toga rossa che assolve il reietto per correttezza politica…
Il grosso problema è quando si parla non di omicidio, ma di reati più difficilmente dimostrabili quali concussione, corruzione, abuso d’ufficio, associazione mafiosa… la verità è che, garantismo o non garantismo, sono tutti fenomeni che si combattono con la politica (e il giornalismo indipendente) e non con la giustizia.
Non sposterei una virgola da quanto detto sopra.
Comodo fare i garantisti con quelli con gli sghei e fare la tolleranza zero con i poveracci. Poi si arriva a OJ Simpson che non è proprio proprio il massimo della giustizia neanche qualla eh?
“Il grosso problema è quando si parla non di omicidio, ma di reati più difficilmente dimostrabili quali concussione, corruzione, abuso d’ufficio, associazione mafiosa… la verità è che, garantismo o non garantismo, sono tutti fenomeni che si combattono con la politica (e il giornalismo indipendente) e non con la giustizia”.
Traduco: la verità (su corruzione concussione etc.) è politica, quindi è giusotlo siano le sentenze?
Beh, è esattamente quelloche fa paura a me: la giustizia “del popolo”. In tanti, troppi si dimentica che le forche e i roghi di streghe erano graditissimi proprio dal popolino.
Trovo la storia di OJ SImpson estremamente significativa, nel bene e nel male.
Nel bene: nonostante gran parte dell’opinione pubbblica fosse certa della sua colpevolezza, l’assenza della smoking gun l’ha mandato asoslto (poi è stato arrestato anni dpo recentemente per altro).
Nel male: grandi i mezzi dell’imputato, difeso dai migliori avvocati d’America. So che queste cose “indignano” la mentalità corrente nazional popolare, secondo la quale tutti dovrebbero poter usufruire del principe del foro e del megaprof. della Clinica, ma guardiamo in facci la realtà, non è cosi’ nemmeno dove dicevano fosse cosi’. Fact of life. Del resto so (frequentazioni familiari) di processi con difensori (parlamentari) “di grido” finiti con la condanna del malcapitato …
Altro aspetto “male” del caso OJ: la pressione “politically correct” sollevata in suo favore: un nero e una bella bionda bianca assassinata … l’ideale per far scoppiare una rivolta nel ghetto di L.A in caos di sentenza “razzista”…
Il problema è che la verità non c’è, non ho ragione io, non ha ragione l giustizialista, non ha ragione quello del garantismo semaforico (ora passi ora no) d icui soffriamo tutti.
Il problema ancor più grosso è che chiunque, nelle sue preghierine serali, dovrebbe chiedere di non avere mai in vita la sfortuna di finire nelle fauci di un procuratore pe run motivo qualsiasi (omonimia, caso, errore …). Meglio un incidente stradale.
Uno dei più bei film di Sordi, l’unico che si veda molto di rado (chisà perchè?): “IMPUTATO IN ATTESA DI GIUDIZIO”. Visionate e meditate gente, meditate. Perchè nun capita, masseccapita …
è “Detenuto in attesa di giudizio”, non imputato
Tnxs harlot
davvero un gran bel pezzo. E non credo che necessariamente quanto dice Cachorro e quanto afferma ABR siano così incompatibili (forse un po’ sì). Non sono un fan del giusto mezzo, ma forse qualcosina se po’ ffa’. Speriamo di riparlarne.
Grazie Greg, se non m’aveste “tappato” le permission sull’editor, avrei pure corretto i tre o quattro mistype classici miei ….
Hai ragione sul “giusto mezzo” altrimenti detto tradeoff, tra libertarismo assoluto e “anelito alla giustizia”. Pensiamo alle vittime ad esempio (anche se sono convinto che nessun risposta alle loro ansie sia più corretta di una risposta qualsiasi, di un capro espiatorio). La vera giustizia non è certo di questa Terra …
Quanto al pensiero di Cachorro, se lo interpreto bene (esistono reati “gravi”, quelli economici tipo corruzione etc. che è giusto e doveroso perseguire duramente e “anti-garantisticamente” a prescindere), esso si è inconcilibale col mio. In realtà il post in questione parla del rapporto tra individuo e Burosauro Statale, e forse anche lui …