Sugnu sicilianu

20/05/2011 - di

Con voto unanime, l’Assemblea regionale siciliana ha approvato una Legge che inserisce il siciliano tra le materie da studiare nelle scuole elementari, medie e superiori, preservando così “l’ immenso patrimonio storico e letterario della Sicilia”. Non è ancora chiaro come questa norma si applicherà e quanto costerà. Non si sa per esempio se siano già disponibili docenti qualificati, come verranno organizzati i corsi all’interno dell’orario scolastico, ecc.

Valorizzare il ricco patrimonio culturale dei mille campanili italiani è bellissimo, ma forse la vita è fatta anche di altre priorità. Per uno studente, futuro cittadino del mondo, dell’Italia e della Sicilia è altrettanto importante – forse, osando un po’, persino più essenziale – la conoscenza della matematica e delle scienze, la capacità di leggere e di comprendere un testo. Cose che si misurano con test internazionali e nazionali, come i PISA e l’INVALSI.

Questi test dicono, tra l’altro, che gli studenti siciliani hanno uno dei peggiori rendimenti scolastici d’Italia. Ma pare che di questo l’assemblea regionale siciliana non si sia mai occupata.

4 Commenti

  1. momin scrive:

    Spesso non mi comprendono quando dico che qui in Sicilia è difficile votare il PD di Anna Finocchiaro anche turandosi il naso…

  2. Ezio- scrive:

    “Le priorità sono altre” è la giustificazione di centinaia di immobilismi della politica italiana. Sono anni, per esempio, che nessuno muove un dito per la legalizzazione delle coppie di fatto perché “le priorità sono altre”.
    Non ho approfondito e non conosco nei dettagli questa trovata della lingua siciliana da studiare a scuola, ma in teoria mi sembra ottima. Le due famiglie linguistiche del Sud (napoletano e siciliano) sono forse l’ultima caratteristica identitaria scampata alla cultura del minoritarismo che ha martoriato il meridione dal cosiddetto risorgimento in poi, e sono un patrimonio di valore inestimabile. Se questo tentativo di salvaguardare questo patrimonio si dovesse rivelare valido, la Sicilia non potrebbe che trarne giovamento. Magari si prendessero misure del genere anche per il napoletano.
    Poi sui dubbi circa la formazione e le qualifiche di chi dovrebbe insegnare il siciliano, concordo pienamente.

  3. Anubi scrive:

    Considerando per assurdo la necessità e la possibilità di mettere in atto questa legge, quindi non considerando gli immensi problemi che abbiamo in Sicilia, QUAL E’ il dialetto siciliano?!?!?!
    Non esiste un “dialetto siciliano” unico! Ogni città ne ha uno! Ogni paesino ne ha uno! Un catanese non capisce il dialetto di Trapani come un palermitano non capisce quello di Messina!! Quindi quale sarebbe questo dialetto da insegnare??
    Mi sa che i nostri amici politici all’Ars non conoscono “l’ immenso patrimonio storico e letterario della Sicilia”.

  4. Vincenzo scrive:

    Non si tratta di insegnare i dialetti, ma la lingua siciliana. Lingua riconosciuta tale dall’Unione Europea ma non ancora dall’Italia.
    Probabilmente sarebbe stato più utile l’insegnamento del cinese.

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