Un geniale aforisma

16/05/2011 - Considerazioni sul piacevole bighellonare in libreria L’altro giorno ero in libreria. Ci vado spesso. Acquisto libri per compulsione, ma sempre dopo aver piacevolmente bighellonato in lungo ed in largo per i locali della libreria. Sottolineo: piacevolmente bighellonato. C’è gente, che

     
 

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Considerazioni sul piacevole bighellonare in libreria

L’altro giorno ero in libreria. Ci vado spesso. Acquisto libri per compulsione, ma sempre dopo aver piacevolmente bighellonato in lungo ed in largo per i locali della libreria. Sottolineo: piacevolmente bighellonato. C’è gente, che non ha mai imparato a vivere, che va in libreria come va in giro per il mondo, o come va in bicicletta: con un obbiettivo e con spirito agonistico, trasformando una passione che già la tiranneggia in un lavoro forzato. Io invece controllo stupendamente la mia. Acquisto sempre un libro alla volta, e sempre in edizione economica. Capita che lo legga subito ma più spesso che lo depositi assieme ai suoi confratelli nella mia libreria, dove sono schierati con ordine militaresco e dove, dopo l’acquisto, dormono di solito per un bel pezzo; anche anni; qualcheduno per sempre, pace all’anima sua. Questa mania è uno dei pochi lussi che mi permetto. Per il resto son tirchio con me stesso. Frugale, come lo sono i veri epicurei, quelli che mettono in pratica la vera filosofia, che sanno ubbidire alla natura, che disprezzano le vane fatiche, e che pagano il loro tributo al decoro esteriore quel tanto che basta per dimostrare di appartenere alla civiltà.

SCELTA –
Ciò detto, ritorno all’altro giorno, quando dopo il giro turistico fra gli scaffali arrivo col volumetto di prammatica alla cassa intorno alla quale in quel momento svolazzano come farfalle tutte e due le commesse ed una signora che sta per tirar fuori i sette euro necessari all’acquisto di un romanzo italiano del novecento, rigirandoselo tra le mani piacevolissimamente sorpresa, quasi avesse trovato una gemma nascosta: “Ma da quanto è che non lo ristampavano? Com’è che adesso l’hanno ristampato?” Non è vero: è da una vita che lo ristampano, date retta al grande perlustratore, ma non ci penso nemmeno per un secondo a correggere un esemplare non disgraziato del bel bel sesso con una pedante ed indegna osservazione. Piuttosto l’harem – sapete, ho l’immaginazione fervida, come quella di Strauss-Kahn, o di Berlusconi, ma sono molto più fine del primo e un po’ più del secondo – stimola il mio genio creativo: “L’autore è morto di recente” dico allora forte e chiaro, preparando l’affondo, ma senza asprezze tali da riuscire importuno; e dopo una magistrale breve pausa calcolata al decimo di secondo per far convergere su di me sei occhi di femmina, ecco che infilo la stoccata vincente: “Uno scrittore dovrebbe avere sempre l’accortezza di sopravvivere a se stesso per almeno un anno: il tempo di assaporare la propria riscoperta, e di curare le ferite di un animo esacerbato” E qui mi apro in un sorriso che vorrebbe essere accattivante, conquistatore, superiore, magnanimo, virile. Me ne basta uno di sottecchi in risposta per lusingarmi del trionfo, il trionfo di chi sa dire con grazia leggiadra un’amara verità.

L’ANIMA DELL’AFORISMA - E’ solo dopo aver camminato sulle nuvole per mezz’ora, ed aver sbollito l’esaltazione, che il sospetto di essere stato preso per uno strano soggetto privo di qualche rotella, cosa niente affatto rara tra la fauna dei frequentatori di librerie, come ben sanno gli esperti, cominciò ad insinuarsi velenosamente dentro di me; tanto più che la sera stessa un destino cinico più che baro volle che m’imbattessi in una delle solite micidiali proposizioni di Flaiano, che suonava altrettanto vera della mia, anche se diceva il contrario: “Quando un autore muore, i suoi libri e sua moglie non interessano più, per un po’ di tempo”. Anche se è vero che per chi si esercita nell’arte di dire cazzate porsi certi vani quesiti è peggio che un crimine; è altrettanto vero che le anime più sensibili, specie quelle non insensibili alla religione, non potranno mai sfuggire a certi scrupoli di coscienza e alle manifeste rampogne della Provvidenza. E così continuavo a chiedermi chi avesse ragione, fra lo strano soggetto e Flaiano. Forse che questi si riferiva ad un autore di successo mentre quello si riferiva ad un autore d’insuccesso? Ne conclusi che l’anima dell’aforisma è l’improntitudine, che i fessi, io compreso, scambiano per spirito di verità. Ma anche questo è un aforisma.

     
 

1 Commento

  1. pietro scrive:

    L’aforisma è per sua natura parziale, quando non è paradossale ( nel letterale senzo di para-doxa ) più che essere geniale sfocia nel luogocomune ( in questo caso il rischio di scadere nell ‘idea che dei morti si possa solo parlare bene ).
    Chi poi si esercita nell’arte di dire cazzate deve stare prudentemente lontano da certi scrupoli, l’essere presi sul serio mentre si dicono stupidaggini è un rischio che si può tranquillamente correre con perfetti estranei della cui opinione poi alla fine non ci importa assolutamente nulla.
    Che poi Flaiano sia stato l’autore della più feroce derisione dei “nasi turati” che abbia mai visto forse è solo una coincidenza.
    “se ti danno un piatto di letame a colazione e tu dimostri di gradirlo a pranzo ne riceverai razione doppia”

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