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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 8 luglio 2008 alle 09:16 dallo stesso autore - torna alla home

Innanzitutto, sgomberiamo il campo dalle ipotesi. Harlot, il gestore di Laprivatarepubblica che ieri ha quasi innescato l’emergenza democratica nel paese, è vivo è sta bene. Dove l’hanno rinchiuso il rancio è ottimo e abbondante, e i sequestratori ci hanno mandato una sua foto nella quale sorrideva leggendo l’ultimo post di 7yearwinter. Domenica, come da tradizione, durante l’Angelus papa Ratzinger lancerà un appello a liberarlo “semplicemente, senza condizioni“. (Nota per i lettori di Dagospia che dovessero trovarsi a passare di qui per caso: sto scherzando; nota per Dagospia: se dico che scherzo, significa che quanto scritto sopra non è vero. Ripeto: non è vero).

Nel momento in cui scrivo, il sito che ha ospitato le famose “intercettazioni-bufala”, non è ancora on line. Pare che sia semplicemente caduto per troppi visitatori (ce n’erano 15mila, nel pomeriggio, dice Harlot alias Leonardo). Non era quindi vero che “ci aveva pensato la polizia postale“, come vaneggiava con tono bullesco il ti2646699309 3f7c02957c o Dagospia e il bullismo mediatico tolista di Dagospia ieri sera. Dopo aver respinto l’assalto mediatico – nel quale si è distinto un quotidiano arancione del quale non voglio fare il nome, che ha anche chiesto ad Harlot se per caso apparteneva ai “servizi segreti deviati” (sic) – ha un po’ smanettato sul sito: oltre all’ipotesi dell’eccesso di accessi, non è da escludere che sia stato l’hosting Aruba a metterci una manina, se non altro perché l’affaire si andava facendo sempre più grosso. A incicciottirlo ci aveva infatti pensato nientepopodimenoché Niccolò Ghedini, l’avvocato di Silvio Berlusconi : “Trattasi di un testo con ogni evidenza gravemente diffamatorio e per il quale saranno esperite tutte le azioni giudiziarie del caso, diffidando chiunque nel contempo a pubblicarlo o a riprenderne anche parzialmente il contenuto”. Ora, il principe del foro dovrebbe magari spiegare a degli ignoranti di legge come noi perché è diffamatorio il testo pubblicato su internet, e invece non lo sono tutti gli articoli che descrivevano quelle telefonate come già trascritte nei giorni precedenti. Ne han parlato il Riformista, Libero, il Corriere e Repubblica. Secondariamente, il legale dovrebbe spiegarci in nome di quale legge poteva arrogarsi il diritto di diffidare dal pubblicare chicchesia, quando chiunque ormai sapeva che trattavasi di falso. In altre parole, perché questa sospensione arbitraria del diritto di cronaca (“narrazione dei fatti senza sistemazione scientifica degli stessi, basata sul mero criterio temporale“, secondo il Giuffré) e di critica (“dissenso razionale e motivato dalle opinioni altrui“, sempre secondo la stessa fonte), che appartiene a tutti i cittadini e non solo ai giornalisti?

E adesso veniamo a Dagospia. Splendida recita, davvero. D’altronde, dal regista di Mutande pazze non potevamo certo aspettarci cose di poco livello. Peccato che qua nessuno è così fesso: mettere un articolo in apertura nel quale si annuncia che un sito internet ha pubblicato le intercettazioni (che fossero false si vedeva lontano un miglio: bastava leggerle) equivale a lanciare un’esca assai cicciottella, e non mi venite a dire che avete salvato l’etica non mettendo il link. Il collegamento non l’avete messo perché sapevate che, se fossero state vere, si sarebbe trattato di un documento illegale, e sareste andati incontro a sanzioni pubblicandolo. Il resto è fuffa. E sparare all’Adn Kronos che “con l’intervento di Dagospia, abbiamo sgonfiato nel giro di pochi minuti una bufala che impazzava sul web e via passaparola” è, se possibile, ancora più ridicolo. Perché se volevate davvero farlo, avreste dovuto segnalare il tutto alla PolCom, senza pubblicare un abbocco con tanto di parole chiave per appassionati di Google. E poi, spiegatemi una cosa: se davvero non volevate sguazzare sul tema intercettazioni, perché è da circa due settimane che copiate e incollate gli articoli usciti sul tema (D’Esposito sul Riformista, Feltri su Libero, Roncone sul Corriere, D’Avanzo su Repubblica) nel vostro sito?

Il vostro sito è visitatissimo, soprattuto tra politici con molto tempo libero e addetti ai livori. Una volta, in pubblico, Francesco Giorgino ha detto che ogni giornalista della Rai ha sul desktop la pagina di accesso rapido a Dagospia. Il sito è la prima lettura dei lavoratori dell’azienda del servizio pubblico radiotelevisivo pagata con il nostro canone. Poi, tutti sanno che quello che scrive Dago bisogna prenderlo con le molle. Un po’ perché, ad esempio, i reportage che vogliono mettere alla berlina “Roma godona” in realtà sono commissionati da quelli che vengono ritratti, i quali pregano quasi al telefono fotografi geniali come Umberto Pizzi di “fare un salto” da loro. Alcune delle cosiddette “indiscrezioni” (lo metto tra virgolette per rispetto della parola) vengono dalle fonti che sono oggetto delle stesse, le quali mettono qualche frase irrispettosa su di loro qua e là per fare finta, e poi giù a vendicarsi di qualche inconfessabile sgarbo attraverso la rivelazione del colore delle mutande della marchesa al party (o del direttore in difficoltà perché qualcuno si è licenziato e il giornale non vende abbastanza copie). Per non parlare delle “fughe di notizie” scappate durante improbabili cene conviviali: per capire chi le passa – e quindi quanto sono attendibili – basta scorrere l’elenco dei commensali: bellissima l’ultima, che raccontava di uno screzio tra due ministri del governo avvenuto a casa di Giuseppe Cossiga, figlio del senatore a vita. Chi ha rubato la marmellata? Chi lo sa!

Drudgereport de’ noantri? Ma mi faccia il piacere. Matt ha mandato sull’orlo dell’impeachment un presidente degli Stati Uniti, voi al massimo avrete causato qualche separazione non tanto consensuale. C’è differenza, a voi magari non sembra ma c’è. E allora, il vostro atto di “bullismo mediatico” via internet, con tanto di “fervida indignazione“, fa davvero ridere: “la spia delle degenerazioni che stanno avvenendo nel mondo dell’informazione“, come dite, non è il fatto che un ragazzo di vent’anni o poco più scriva per riderne con gli amici delle pseudo-intercettazioni, ma che degli adulti vaccinati con tanto di (inventato) pedigree come voi ci caschino con tutte le scarpe. Voi, che vorreste disvelare gli “arcana” della politica, nemmeno riconoscete una cosa che puzza di falso lontano un miglio. Siete voi, lo specchio di quella “degenerazione mediatica che preferisce, in mancanza dei fatti reali, di buttarsi sul reality“. Voi, che “infilate merda nel ventilatore”. Voi, che dite che “quelle conversazioni non appariranno su Dagospia” quando avete fatto di tutto per metterle in giro. Se la mattina avete ancora voglia “di guardare la nostra faccia allo specchio senza vergognarsi” è perché probabilmente non sapete più dov’è che si trova. L’avete persa. Da un pezzo.

Vignetta di Diddi

Edit: La privata Repubblica, che nelle ore di ieri sembrava caduta per le troppe visite, è invece stato oscurato. A darne notizia al povero Harlot è stata la polizia questa mattina. Ci riserviamo ulteriori considerazioni.

Edit/2: La privata repubblica è ora raggiungibile. I post di luglio non sono però visibili e stando alla testimonianza di Harlot che ne è gestore, sono stati sequestrati due post. La Polcom, però, in altri casi si è comportata diversamente (sempre per querele dello studio Ghedini peraltro)

Un altro blog posto sotto sequestro preventivo con tanto di sigilli della polizia postale. Assurdo. Il sequestro preventivo su querela per diffamazione, che pure è un provvedimento discutibile, dev’essere circoscritto al post incriminato. Altrimenti sarebbe come chiudere un giornale per far sparire un articolo in attesa del processo o una libreria per impedire il presunto effetto diffamatorio di un libro.

Edit 3: Questa mattina, come da commenti, Harlot ha dichiarato di essere stato informato da una chiamata della polizia delle comunicazioni circa l’oscuramento del sito prima e il sequestro di due articoli del blog poi. Interrogato in merito l’ufficio stampa della polizia, la dichiarazione è stata la seguente: “Conosco la vicenda ma non ho notizia di una nostra operazione ufficiale al riguardo”

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