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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 4 dicembre 2008 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

Si può tranquillamente ammettere che nella questione dell’iva su Sky il governo abbia ragione, nel merito. Dopo una legittima azione di lobbying di Mediaset - che faceva i suoi interessi, come è normale che sia, l’Ue ci ha chiesto di definire e terminare le sperrquazioni tra tv satellitare e pay per view. Non ci ha chiesto 2cf2ute Berlusconi, Sky e la vignetta del Corrierealtro, non ci ha ordinato per forza di alzarla. Se avessero abbassate quelle di Mediaset, ciò avrebbe costituito un favore alle tv di Berlusconi, e allora apriti cielo. Ne sarebbero successe di ogni. Meglio lasciar stare. Si è deciso di alzare quelle di Sky. In un momento di recessione, una mossa “pesante“, non da governo di centrodestra, ma ci può stare. Sky ha un pubblico non di ricconi, dovuto soprattutto al calcio. E in parte – se non in tutto – l’aumento di sicuro si rivarrà su di loro. Anche perché di alternative non ce ne sono tante. Sky potrebbe limitare i profitti, oppure ridurre un budget alto in un settore come il calcio. Che così riscoprirebbe l’austerity, e potrebbe non essere del tutto un male.

E allora di che parliamo, come direbbe Battisti? Parliamo della vignetta di Giannelli sul Corriere, che ha fatto davvero infuriare Berlusconi. Il quale ha detto qualche stupidaggine quando ha dichiarato che le tv di Murdoch non sono sue concorrenti, ma nel merito ha ragione di ironizzare quando dice che “se la sinistra insiste, allora potrei tagliarmi le tasse per farla contenta”, visto che deve comunque adempiere alla richiesta della Ue, in un modo (alzando) o nell’altro (tagliando). Certo, si è obiettato – anzi, esortato, “dopo questa prova di sollecitudine, ad adempiere a disposizioni europee, potrà dare seguito alla pronuncia della Corte di Giustizia europea sul caso di Europa7. Sempre che la poveretta non muoia prima del riordino della materia” (l’ultima battuta è pesante, ma ci può stare). Difficilmente, da oggi, faremo la corsa ad adempiere alle normative europee, è vero. Però, quella del governo è una scelta politica, che indirettamente – mettendo in difficoltà un suo concorrente – favorisce Mediaset, ma che comunque un esecutivo è legittimato a fare. Il problema è che Berlusconi si è arrabbiato – al punto di chiedere le dimissioni del direttore del Corriere della Sera (e anche di quello della Stampa) – per la vignetta: quella che mostra un Berlusconi travestito da Babbo Natale che porta un regalo “da parte di Tremonti a un altro Berlusconi, il quale risponde che presenterà il tutto a Confalonieri.

E si è incavolato a ragione, Berlusconi, visto che è stato punto sul vivo. Anche se – per assurdo – fosse vero che lui non sapeva niente della norma varata da Giulio Tremonti, quella di Giannelli non è satira, ma pura cronaca. Un ministro scelto da Berlusconi si è trovato – non si sa quanto obbligatoriamente, di certo un po’ ma non del tutto – a dover prendere un provvedimento “contro” una televisione concorrente del suo presidente del Consiglio. Facendo così un favore sempre alla stessa persona, visto che si mette in difficoltà un’azienda guidata da Confalonieri, e di proprietà della stessa persona. Questa è comunque la realtà. E a molte persone – non necessariamente nate a Wimbledon o a Berkeley - questa sembra comunque un’anomalia. Pur riconoscendo la legittimità della vittoria alle elezioni di Berlusconi, quando si vedono cose del genere si rimane un pochino straniati. Si avverte la sensazione che c’è qualcosa che non torna, soprattutto nella testa della gente “semplice“, e di tutti quelli che saranno colpiti dalla nuova norma (Sky a parte, che però la sceneggiata vittimistica se la poteva anche risparmiare). Per questo Berlusconi s’è incazzato. Perché questa è una situazione dalla quale ha soltanto da perdere, dal punto di vista del consenso. Magari non molto, anche perché siamo ad inizio legislatura, anche se il momento economico è difficile (in futuro peggiorerà). Però un po’ sì.

Andrea Gilli su Epistemes scrive la “seconda puntata” (la prima è qui) sul cosiddetto “pericolo islamico”:L’Islam, per espandersi, ha sempre avuto bisogno di forti imperi. Nessuno, nella storia, ha contato sulla sfera ideale per poter conquistare il mondo. Una religione, senza una base territoriale, un esercito e un buon governo, non rappresenta minaccia alcuna. La storia della religione cattolica sembra abbastanza indicativa. Finito il potere temporale, il Vaticano e’ stato limitato alla predicazione, da allora anche la minaccia che esso rappresentava all’autorità degli altri stati o alle altre religioni è venuta improvvisamente meno. La minaccia è rappresentata dalle dotazioni materiali, non dalle idee. L’Occidente attua da decenni una sapiente strategia volta a prevenire la crescita di Grandi Potenze, in primis in Medio Oriente. Quando il terrorismo islamico ci colpisce, non facciamo altro che pagare un costo delle nostre politiche. Dall’altra parte, dobbiamo anche essere consci che l’alternativa sarebbe molto più costosa”. Vorremmo leggere parole così sensate su ogni giornale italiano, e sentirle ripetere in tv in luogo di quelle del saltimbanco di turno. Purtroppo sarà difficile.

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