Unabomber e il significato della parola giustizia
04/12/2008 - La testimonianza dell’ingegnere di Azzano Decimo, a lungo sospettato di essere il tristemente noto Unabomber in seguito ad una perizia manomessa. La prima volta nel 1994 a Sacile, in provincia di Pordenone, un tubo-bomba che esplodendo ferisce quattro persone alla
La testimonianza dell’ingegnere di Azzano Decimo, a lungo sospettato di essere il tristemente noto Unabomber in seguito ad una perizia manomessa.
La prima volta nel 1994 a Sacile, in provincia di Pordenone, un tubo-bomba che esplodendo ferisce quattro persone alla “Sagra dei Osei”. Nel ’95 il primo ferito grave, un’anziana, e l’anno dopo lo scoppio arriva sotto l’ombrellone, con un altro tubo-bomba, a Lignano Sabbiadoro (Udine). Riprende con il nuovo millennio, e i giornali sono pronti a chiamarlo Unabomber, ispirandosi all’America. Ancora in spiaggia, poi un esplosivo dentro un uovo in vendita al supermercato, poi tocca ai pomodori, alla maionese, ai ceri da cimiteri, alle bolle di sapone. Nel 2003, il 25 aprile, “in occasione della Festa di San Marco numerosi trevigiani si recano, come da tradizione, sulle rive del fiume Livenza. L’ordigno viene posto dentro un pennarello colorato lasciato in prossimità di un pilone del ponte della strada provinciale Postumia. Francesca G., 9 anni, di Fratta di Oderzo, perde uno occhio e tre dita della mano”. E’ psicosi Unabomber, mentre un giornale locale – “Il Gazzettino” – comincia invece a chiamarlo Monabomber. Scoppiano un ovetto di cioccolato, una candela votiva, la sella di una bicicletta. L’ultima è a Caorle, 2006: “Il 28enne Massimiliano Bozzo, di Mestre, trova una bottiglia che apparentemente contiene un messaggio tra gli scogli vicino alla foce del Livenza. La bottiglia esplode ferendogli gravemente il pollice”.
L’INDAGATO - E c’è anche, dal 2004, un sospettato. Si chiama Elvo Zornitta, il suo nome esce nel settembre 2006: “L’ esame della Scientifica conferma il «verdetto»: le forbici trovate a casa di Elvo Zornitta sono quelle usate da Unabomber per confezionare l’ ordigno inesploso trovato nel luglio dello scorso anno a Portogruaro”. A ottobre arriva l’incidente probatorio: “Dunque, l’ ingegnere quarantanovenne di Azzano Decimo, iscritto nel registro degli indagati dal maggio del 2004, potrebbe essere «inchiodato» da un paio di forbici, sequestrate a casa sua, durante l’ ultima perquisizione. Secondo i risultati di tre perizie, le microimpronte rilevate sulle lame sono altamente compatibili con le tracce incise nel lamierino di ferro, che componeva un ordigno (inesploso) trovato (aprile 2004) nell’imbottitura di un inginocchiatoio della chiesa di Sant’Agnese di Portogruaro”. Il 12 gennaio in aula arriva la superperizia che accusa Zornitta. Cinque giorni dopo, il colpo di scena: gli esami della difesa dimostrano che non solo le forbici, ma anche il lamierino sequestrato nella chiesa di Sant’Agnese di Portogruaro è stato manomesso. Nei giorni successivi, una foto – non depositata dalla prima perizia ma ritrovata nel computer di Ezio Zernar, responsabile del Laboratorio Indagini Criminalistiche della Procura veneziana, dimostra l’avvenuta manomissione. Oggi il Pubblico Ministero considera ancora indagato Elvo Zornitta, ma non si è ancora arrivati all’Udienza Preliminare, mentre è partito un processo civile di risarcimento danni nei confronti di Zernar da parte di Zornitta, per 2,5 milioni di euro di danni.
Oggi “l’ingegnere cattolico dagli occhi di ghiaccio”, come la chiamavano i giornali quando le prove contro di lei sembravano schiaccianti, crede ancora nella giustizia?
“E’ una domanda imbarazzante, ho dei problemi a dare una risposta netta. Diciamo che credo ad alcuni magistrati, a quelli che fanno il loro lavoro a costo della vita. Basta così, ecco”.
Che effetto le ha fatto finire all’interno di un processo che è stato anche, giocoforza, mediatico? L’attenzione di giornali e tv, alle quali lei non si è mai sottratto, come l’ha vissuta?
“E’ stato un trauma. La prima volta sotto i riflettori, per me, nella vita, non la dimenticherò più. E’ stato pesante anche l’aspetto della carta stampata, perché – come si immagina – non sempre si gioca in maniera pulita. Mi ricordo di una frase che io ho detto una volta a una persona, una cosa del tipo: “Chi ha provato una volta la nitroglicerina non torna alla polvere da sparo”, buttata lì per scherzare con un amico; me la sono ritrovata scritta sul giornale, in un senso che mi sembrava stravolto, quasi come fosse una specie di confessione”.
E poi?
“Dopo che il mio nome è diventato pubblico, i giornali non mi hanno lasciato più in pace; in tv sono andato dopo, quando è stata presentata la controperizia. Io mi sono esposto prima, però, perché tutti sapevano chi ero. Volevo dare un messaggio forte, perché l’aria intorno a me stava diventando pesante. Leggevo su internet che si diceva: “Trovato il mostro”, o cose del genere”.
Ha mai avuto paura di non uscirne più?
“Ho avuto la sensazione di portarmi un peso enorme sulle spalle. Questo sì”.
E i rapporti umani? Ci sono state persone che hanno chiuso i rapporti con lei perché la credevano un pericoloso criminale?
“In effetti, ci sono stati colleghi di lavoro che mi hanno detto di averci creduto fino a gennaio 2007. Sembra incredibile, per lo meno a me”.
Se il risarcimento arrivasse, sarebbe un uomo felice?
“Non è una questione di cifre, nessuno mi ripagherà di quanto accaduto a mia figlia, a mia moglie, ai miei genitori. Deciderà il giudice. Io sono tranquillo”.
Qualche anno fa, alla fine di un dibattito, abbiamo scambiato due chiacchiere. Lei, prima di andare, ha rassicurato scherzosamente me e la persona che parlava con noi dicendoci: “State tranquilli, non ho lasciato nulla sotto la sedia dove ero seduto”. Noi ci siamo messi a ridere, ma oggi le capita ancora di essere guardato con sospetto, a distanza di anni?
“Con sospetto no, sinceramente mi sono trovato in poche occasioni in difficoltà; anzi: ora si preferisce raccontare altro. Mi sono trovato però a discuterne, qualche volta, e mi è sembrato non fosse un tabù persino scherzarci su. L’ironia continuo ad averla. E’ la mia forma di salvezza”.
(articolo apparso anche su Liberal)











faccio presente che Caorle potrebbe essere un indizio
Penso che l’Ing. Zornitta sia effettivamente una bomber; solo lui poteva informare i suoi legali che la prova a suo carico era falsa.
pensi male. La prova era stata fotografata in stato di integrità prima di essere depositata, come scritto nell’articolo. E sempre nell’articolo c’è scritto che le foto della prova “integra” sono state rinvenute nel pc dell’esperto.
Forse sarebbe il caso, prima di accusare qualcuno di gravissimi delitti nei commenti di un sito sparando parole in libertà, di leggere con attenzione quanto viene scritto. Qui non siamo a “La signora in giallo”, e questa è la realtà.
Domanda: il fatto che il procedimento penale contro Zormitta sia ancora in piedi (da quel che ho capito dall’articolo) a cosa è dovuto?
A “normali” lungaggini burocratiche oppure l’accusa ha altre prove significative oltre a quella (presumibilmente? ma è stato provato il taroccamento o è stato solo avviato il processo?) alterata per cui può essere sostenuta a prescindere?
@ rado: sì, il procedimento è ancora in piedi, ma non è stato chiesto il rinvio a giudizio né, a quanto si capisce, si procederà a breve.
Riguardo il computo totale degli “indizi” (se così si possono chiamare) a carico di Zornitta, trovi tutto nell’archivio on line del Corriere (questa dovrebbe essere la giusta query, se non funziona puoi impostare da gennaio 2007 http://archiviostorico.corriere.it/searchresultsArchivio.jsp ).
Riguardo il taroccamento provato, come scritto nell’articolo, è in atto un processo civile di risarcimento danni.
(scusa l’asetticità del commento, ma spero che tu ne comprenda i motivi
)
ricordate il delitto di livorno?il DNA corrispondeva ad un barista inglese che venne arrestato e poi si scipri che non era mai stato in italia.
il deitto di cogne quanti pasticci fece la scentifica,uno per tutti le macchie di sangue nel garage che altro non era che cacca di caneio non mi fiderei molto della scentifica …………….
capisco, gregorj.
Grazie per il link.
mimmo: personalmente non mi ricordo nulla di quanto da te citato (anzi, nemmeno cosa sia il delitto di Livorno). Di Cogne ho solo il ricordo di una tragicomica figura di Taormina e dei suoi esperti svizzeri.
vedi caorle e poi esplodi
tutto sommato è fortunato. Ad altri capita di restare “colpevoli” fino alla morte