L’ebreo cattolico
04/12/2008 - DIO (CHE SPRECO) - A dio ci credo perché non l’ho mai visto in faccia. Se ci avessi dato un’occhiata e ci avessi trovato che so del sugo o una ruga buffa o uno sbaffo di cellulite (metti sia anche
DIO (CHE SPRECO) - A dio ci credo perché non l’ho mai visto in faccia. Se ci avessi dato un’occhiata e ci avessi trovato che so del sugo o una ruga buffa o uno sbaffo di cellulite (metti sia anche femmina), mi sarebbe venuto da ridere.
Meglio essere secondi in paradiso che primi all’inferno. Il primo all’inferno, l’essere primi anche nella peggiore e più infima delle situazioni, significa solo una cosa: significa rimanere da soli per sempre. Perché quello è l’unico primato che il diavolo e silenziosamente l’avallo di Dio ti possono garantire. Meglio su in fila ma bene accompagnati. Io poi le vere file le ho viste.
Qualche anno fa, a casa mia, la vecchia Roma. La mia ex gente portata all’ammasso da quattro laicissimi e impavidi eroi. Prima, tutto l’oro. Poi portati sui treni a chiudere il cerchio dell’aria. Dall’aria nobile di pecorelle che non si nascondono all’aria viziata degli scompartimenti a quella che usciva dai puliti camini. Che schifo, tutto sangue buttato, carne sprecata, fiato trattenuto invano. Avrebbero dovuto starmi a sentire. Ascoltare ‘sto vecchio pazzo, già in odore di santità, volevo dire, di tradimento per avere studiato Gesù. Che a loro diceva, chiudiamo tutto, templi, elenchi, registri. Bruciamo l’onore e la nostra presenza prima che brucino i corpi. Chiediamo aiuto come possono darcelo. A gruppi, a persone, coi soldi, coi bimbi. Nascondiamoci, paghiamo subito e bene, sulla testa dei figli promettiamo invano. Facciamo promesse diventino cristiani, aiutiamo coloro che possono fare ad aiutarci, non pretendiamo, non agogniamo, non cerchiamo diritti, come dice quel cristiano furbissimo di Don Bosco stiamo zitti chè possiamo. E invece. E allora. Viene il momento per tutti di prendere atto. Di accettare la carità senza mordere mani.
Come diceva nietzsche, la donna ma anche l’uomo è un padrone col cuore da schiavo. Ossia un arrogante senza speranza dato che nel profondo è un miserabile. Anche fatto di bene ma pur sempre una misera cosa.
La verità vera è che sono stanco. Di tutto, dio compreso. Stanco di fare l’ebreo errante, stanco di essere
perseguitato, stanco di essere vittimizzato. Stanco di essere gasato, salvato, aiutato. Stanco di avere successo e fama, notorietà e fame. Voglio essere un pover’uomo come tutti gli altri. Un buon cristiano, che significa solamente un uomo.
Non sono un illuso.
Conservo la stella di davide al collo e non il crocefisso.
E mi chiamo Eugenio come Pacelli, non certo perché m’abbia lui convertito. Figurati un Papa e un poro rabbino (dove gli arrivi). Ma per ringraziarlo. E’ il mio grazie per la profonda lezione di senso storico, pratico. E di altissima umanità (nel vivere bene la vita). Che si legge praticabilità, ed è la lezione dei veri cristiani, fa quel che puoi. Ringrazio lui e a nome suo e al nome suo se me la sono scampata, se continuo da ebreo a stare tra i miti miei, se continuo da figlio di Giuda a stare al mondo come un uomo qualsiasi, lo ringrazio e lo bacio. Di più, lo capisco. Non invoco come i laici di oggi e domani scomuniche in nome dell’agire aperto e senza dubbi. Del si-si ennò-no che è roba da martiri, non da pecore o da mortali ma da immortali e divini pastori. Quelli che combattono solo perché non sono mai combattuti. Io che ho visto la morte in faccia conosco ‘sta roba, ‘sti senza, soltanto in un modo: come senza scampo. E allora, mamma mia, viva Pacelli, viva i grati, i vigliacchi, i prudenti, gli ancora vivi, quelli che studiano (prima), quelli che studiano (soluzioni), i liberi da ogni remora, orgoglio e i comprensivi della natura nostra di genere umano. Dico grazie, da uomo, piegato, carponi, in ginocchio al Papa come una mamma che m’ha rimesso al mondo. Come a un Salvatore, ora che ho capito e ne ho colto tutta la importanza di averne sul serio bisogno di uno. Ringrazio lascivo, sbracato, senza stolto e offensivo pudore a labbro umido, sguardo riempito e cuore contento anche come una donna. Una donna che ha ceduto a un amore forse e fosse pure rubato. Le donne sono uomini che perdono tempo ma non sull’essenziale, la parte di natura in loro. E chiudo il cerchio, mia prima madre, quel cerchio dell’aria che mi dà respiro, capendo quanta bestia ci sia nel mio grazie. Sincero e sciamannato, onesto, profondo, animalesco e bestiale. Come prima dell’alba un animale d’istinto che non immaginava pure quello fosse l’amore? come un vero uomo che sia riuscito a saltare.











E se Dio fosse mamma? Perderebbe tempo non sull’essenziale? E sarebbe più Dio perché tutto ciò che non è veramente essenziale è bellezza:-) Grande pezzo, Vincenzo!!!