Cultura

L’ebreo cattolico

4 dicembre 2008

Vita contenta di Israel Zoller, al (nuovo) secolo Eugenio Zolli. Non cercava qualcosa. Cercava qualcuno.

Roma, Città del Vaticano, da qualche parte del ’45

Cara mamma, che liberazione dalle mitzvah (o come accidenti si chiamano)! E non mi prendere per il culo come l’altra volta che hai detto che te sembro er povero piccolo Mortara. Mannò, so’grande e grosso pure per questo. E pazienza se non m’ameranno dall’una come dall’altra parte. Preferisco amare: è più facile.
Esulti ancora alla maniera chassidica? Sì? Beata te che fai ginnastica. Qui da quando certi entusiasmi li devo trattenere ho messo pancia. Ho lievitato, come il pane che ora posso mangiare, ahahaha. Ma sono contento di essere frenato. Uno, perché devo studiare. Due, perché i mistici specie se convertiti somigliano a dei pazzi inaffidabili. Anche se la mia lo sai non è una conversione piuttosto un’adesione.
Una cosa che mi ha rotto la carriera, vero. Rabbino capo a Roma l’avrei fatto a vita, ora che quei presuntuosi caporioni laici dei Foà l’han capita che avevo ragione. L’han capita contando i morti, ‘st’imbecilli. Ora devo studiare perché innanzitutto fa segno d’umiltà dell’ultimo arrivato. E poi perché ci hanno promesso (scusa il plurale ma da ‘ste parti usa, sarà la Trinità) la cattedra. Scusa se è poco. Qui è tutto bello aperto. Sarà per lo stare alla luce del sole, avrò aderito per questo mi sa (dovrei studiarmela con Freud). M’han preso per fame e asma. Non che si respiri perfettamente, non credere, come voi vecchi ebrei terrorizzati dalla potenza del Vaticano (che ti rapisce la notte quando dormi, ma chittivuole brutta ahahah), che sia tutt’oro quel che riluce. Pure qui c’è polvere. Al confronto della sinagoga, è tutta un’altra polvere: questa vie’ giù dal cielo, a ma’, è di stelle.
Chi sono io? Sono sempre quel giudìo che ha comandato la Giudea di Roma nel periodo buio. Dal ’38 alle deportazioni. Sono rimasto uguale a me come sempre, in bilico tra nevrosi e due risate. Non dovrei dirtelo perché ti suonerà come bestemmia il paradosso che alla fine, uomo di sottoveste da Mosé a Gesù, usi più la psicanalisi che la Torah, volevo dire, la parola del Signore. Che poi pure quella, la scuola di Vienna, l’ha inventata il popolo eletto del Salvatore (visto che macello ‘sto ecumenico linguaggio? come i bastardi che avendo avuto più padroni, come gli fischi saltano ma solo per metà). E ai bastardi è il vostro Deuteronomio che impedisce di prendere moglie: qui a noi invece fan prendere, dipendere, tutto.
Non credo di essere l’unico, o speciale per qualcuno qui in terra. E’ per questo che cerchiamo Dio, no ma’? Per trovare uno, almeno uno, che ci voglia bene veramente e per farlo si prenda tutto il tempo che tanto dentro di noi c’è tanto e tutto e lui è eterno, s’è fatto eterno apposta.
Non ho abbandonato. Lo sai come funziona in questi casi. Ci sono entrato in quell’acqua, l’acqua battesimale, come san paolo, come gesù, da ebreo. A “ravvivare il dono” e lo sai come si dice dalle mie nuove parti, a rabbin donato non si guarda in bocca. E poi in fondo è veramente cosa buona e giusta. Il Cristianesimo rispetto ai mille precetti e le mille teste di noi altri cioè voi altri è una pacchia, una vacanza: la circoncisione non conta, e si è superiori alla legge, almeno, a quella scritta fuori da me.
E si, ho detto pure che l’avevo visto, quell’eretico figlio di putta…volevo dire, di Maria, quel rabbi imbroglione figlio di Dio, in sinagoga come tornato lì dove l’avevamo, pardòn, avevate perfidi giudei scacciato, ritornato sul luogo del delitto seduto comodo per me come a una prima visione. Massì che non l’ho visto, non starti a preoccupare se ho mangiato troppo tanto più che è logico, la banalità del bene chi la vede mai. Non ho visto Gesù. In compenso ho visto i tedeschi, un’altra verità, quella di quell’altra di banalità. Il Male: oh, fosse una volta che quando dici al Lupo al Lupo sul pericolo negli altri, qualcuno che ti creda senza vedere. E poi tutti a dire si d’istinto se la cattiveria la vedi dentro loro.
A Trieste li avevo visti, se mi avessero ascoltato chiudendo il tempio quanti se ne sarebbero salvati e non lo fecero per coraggio. Ma cos’è sto coraggio, poi se non l’anticamera di ogni schiavitù dei sensi. Non Dio ma l’uomo (in noi) che ci ha abbandonato.
Vili coraggiosi, avete condannato a morte chi nemmeno se l’era posto il dilemma di ogni essere che viene al mondo: starci o farci aria fritta alla coscienza dei (più) forti, starci o starci da morti.

Un commento a L’ebreo cattolico

  1. Nuvola Rossa

    E se Dio fosse mamma? Perderebbe tempo non sull’essenziale? E sarebbe più Dio perché tutto ciò che non è veramente essenziale è bellezza:-) Grande pezzo, Vincenzo!!!

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