Chiedere è lecito, rispondere cortesia

07/07/2008 - Dal quotidiano del Vaticano il Giudice Unico oltreteverino rigetta le accuse di insabbiamento del caso Orlandi, dichiarando che il Vaticano avrebbe collaborato fattivamente per la minorenne scomparsa. Vediamo se è vero. “[...]Posso personalmente assicurare, perché moltissime volte sono stato parte

     
 

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Dal quotidiano del Vaticano il Giudice Unico oltreteverino rigetta le accuse di insabbiamento del caso Orlandi, dichiarando che il Vaticano avrebbe collaborato fattivamente per la minorenne scomparsa. Vediamo se è vero.

“[...]Posso personalmente assicurare, perché moltissime volte sono stato parte in causa, che il Vaticano non ha mai risposto negativamente a una richiesta di rogatoria. Ciò anche nel penoso fatto di cronaca tornato prepotentemente alla ribalta in questi giorni:  mi riferisco alla vicenda Orlandi. Per giorni e giorni in passato si è ripetuto e scritto che il Vaticano non ha mai risposto alla magistratura:  le posso assicurare che questo non è assolutamente vero. Tutte le rogatorie arrivate sino al tribunale hanno avuto regolare risposta. Sono stato coinvolto spesso nella preparazione di queste rogatorie e, per quel che mi compete, le assicuro che tutte hanno avuto regolare risposta.”
A dirlo è Gianluigi Marrone, Giudice unico dei Tribunali dello Stato della Città del Vaticano, che in un’intervista all’Osservatore Romano parla del caso Orlandi, tornato agli altari della cronaca dopo le dichiarazioni di Sabrina Minardi, donna del boss della Magliana Renatino De Pedis. Con sdegno, il Giudice rigetta le accuse di insabbiamento rivolte al Vaticano, dichiarando appunto che Oltretevere si è fatto di tutto per la Orlandi, ma soprattutto si è risposto sempre, a tutte le rogatorie italiane. Questo è vero: il problema è come

FRESCHE PER FRASCHE - Le rogatorie chieste dalla Magistratura italiana nei confronti del Vaticano per quanto concerne il rapimento di Emanuela Orlandi sono state più d’una. La prima, datata 13 Novembre 1986, vede come mittente il giudice istruttore Ilario Martella, ed è inoltrata per venire a conoscenza di eventuali “messaggi telefonici o scritti” sulla scomparsa della ragazza “pervenuti” alle Autorità Vaticane o a queste indirizzati.Il Vaticano risponde, sì, ma così: a) la Magistratura Vaticana non si occupa del caso; b) tutto ciò che casualmente il Vaticano ha avuto, lo ha girato al sostituto procuratore. La ricerca di queste informazioni “girate” agli inquirenti italiani, misteriosamente, non ha dato nessun risultato. Dal Vaticano, insomma, non è arrivato niente.
Otto anni dopo, precisamente il 2 marzo 1994, una seconda rogatoria viene inoltrata alle autorità oltreteverine, firmata dal secondo giudice istruttore Adele Rando. Il giudice chiedeva di acquisire documenti riguardanti la Orlandi ma, soprattutto, di ottenere la deposizione di quattro alti prelati in sua presenza. Anche questa volta il Vaticano rispose, sì, ma dicendo che non era possibile assistere all’audizione per “accordi concordatari“, tanto più che nella rogatoria non erano presenti le domande che il giudice intendeva fare ai prelati. Quanto ai documenti, venne inviata una cassetta audio “del tutto irrilevante” che conteneva semplicemente un “pronto?“. La terza rogatoria è del 1995, sempre a firma Rando, con tanto di quesiti precisi da formulare (sempre in presenza del giudice) ai prelati di cui alla rogatoria precedente, concernenti soprattutto attività d’indagine vaticana sul caso Orlandi e documenti sui contatti telefonici occorsi fra il Vaticano e i sedicenti sequestratori. Questa volta, almeno, le domande furono fatte (non alla presenza dell’autorità italiana), ma le risposte furono ampliamente insoddisfacenti tanto che lo stesso giudice scriverà “L’apporto istruttorio delle rogatorie all’Autorità giudiziaria della Città del Vaticano, lungi dal soddisfare i quesiti [...] si traduce nella conferma di alcuni interrogativi”

INSABBIAMENTO SI O NO? - “Molti [...] interrogativi di questa inchiesta avrebbero avuto necessità dell’ausilio di Città del Vaticano,ma di fronte [al loro ndR] atteggiamento si è soprasseduto all’invio di ulteriori rogatorie”. Così scriverà il giudice Priore circa il caso Orlandi, denunciando l’intendo oltreteverino – a suo dire – “di chiudere ogni indagine sul delitto e porre una pietra tombale sulla ricerca della verità”. Di certo non c’è nulla, ad oggi. Tranne un’intercettazione che riguarda Raoul Bonarelli (sovrastante maggiore della Vigilanza vaticana) e un suo superiore, registrata prima dell’interrogatorio dello stesso Bonarelli, e così trascritta agli atti: [...]

B: “Sì, dica…”
Capo: “… Che ne sai di Orlandi? Niente!... Noi non sappiamo niente!… Sappiamo dai giornali, dalle notizie che sono state portate fuori!… Del fatto che è venuto fuori di competenza…dell’ordine italiano”
B: “ah, è così che devo dire?”
Capo: “Ebbeh eh… che ne sappiamo noi? Se te dici: <<Io non ho mai indagato>>… L’Ufficio ha indagato all’interno, questa è una cosa che è andata poi… Non dirlo che è andata alla Segreteria di Stato [del Vaticano Ndr]…”
B: “No, no… Noi…io all’interno non devo dire niente. Niente“.


Nb: i virgolettati presenti nel pezzo sono tratti dagli atti ufficiali del processo. L’intercettazione è ripresa da atti riportati nel libro “Mistero Vaticano” del giornalista Pino Nicotri

     
 

5 Commenti

  1. cocci scrive:

    brava Loska!

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  5. gregorj scrive:

    bravo Nicotri, più che altro

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