C’eravamo quasi scordati che “le famiglie italiane non arrivano più alla fine del mese”, prima delle elezioni si ripeteva ovunque. Proprio quando forse lo si stava per dimenticare arriva come un fulmine a ciel “sereno” l’Indicatore dei Consumi di Confcommercio (ICC) di maggio.
L’ICC è calato rispetto allo stesso mese del 2007 del 2,7 per cento. La flessione dei consumi degli italiani fotografata dall’indice della Confcommercio è dovuta soprattutto ad un pesante calo dei consumi di beni e servizi legati alla mobilità (-13,5 per cento),
segue il calo dei consumi di alimentari (-3,3 per cento), capi di abbigliamento e calzature (-2,3 per cento) e spese per il tempo libero (- 4,9 per cento).
C’È CHI SCENDE E C’È CHI SALE - Se si scende nel dettaglio del dato di maggio, per quanto riguarda i beni il calo è stato del 3,8 per cento, stabili invece i servizi (+0,1 per cento). Suddividendo ulteriormente i beni e i servizi vediamo che ci sono stati anche incrementi dei consumi, ad esempio per le comunicazioni (+6,9 per cento) e per la cura della persona (+2,8 per cento). Stabili i servizi di ristorazione e di alloggio (+0,4 per cento). Altri beni e servizi invece sono evidentemente considerati meno necessari, scende così la domanda di beni e servizi ricreativi (-4,9 per cento), anche se occorre precisare che sono state escluse da questo insieme alcune tipologie di concorsi a pronostico (del tipo lotterie istantanee e scommesse) che invece hanno registrato una crescita. Non stupisca quest’ultimo dato. La percezione di povertà e di futuro incerto incrementano generalmente la domanda di giochi e scommesse. Fortissimo il calo di beni e servizi per la mobilità (-13,5 per cento), scendono anche articoli di abbigliamento e calzature (-2,3 per cento) e beni e servizi per la casa (-1,6 per cento) anche se all’interno di questa classe cresce la domanda di elettrodomestici. Negativo il dato sui tabacchi e i prodotti alimentari (-3,3 per cento). Il dato congiunturale evidenzia per l’ICC una riduzione delle quantità acquistate rispetto ad Aprile dello 0,9 per cento, pesante per beni ed servizi per la mobilità
(-4 per cento) e per alberghi e pubblici esercizi (-2 per cento).
L’EFFETTO DELLA CRISI - La crisi si sente. Il prezzo del petrolio si riflette direttamente sui consumi di beni e servizi per la mobilità, rientrano tra questi gli acquisti di auto, benzina, biglietti aerei, ecc. È qui infatti che si registra il calo più pesante, del 13,5 per cento rispetto a maggio 2007 e dell’8,1 per cento dall’inizio dell’anno. Il calo non è uniforme, mentre resta pesante sugli acquisti di auto (-20 per cento) e moto (-13 per cento), per gli acquisti di carburanti il calo è stato solo dell’1 per cento, bisogna considerare la quasi assenza di alternative all’uso della propria auto. L’effetto petrolio si riflette indirettamente anche su altri beni, soprattutto quelli la cui produzione, lavorazione e/o il cui trasporto è inevitabilmente gravato dall’incremento del prezzo del petrolio. Beni che hanno visto maggiormente incrementare i loro prezzi, per cui energia, alimentari e tabacchi. Quindi di fronte all’aumento dei prezzi di prodotti alimentari del 5 per cento, i consumatori riducono gli acquisti del 3,3 per cento (del 3,1 nei primi cinque mesi dell’anno). Cala l’acquisto di beni e servizi per la casa, anche se l’acquisto di elettrodomestici aumenta. Gli aumenti dei prezzi spingono quindi a ridurre le spese tagliando sui beni e servizi considerati superflui. Ovviamente ciò che è superfluo oggi è diverso da quello che era superfluo ieri. Televisori, registratori, computer, telefonini, spese per la cura della persona (anche se dovute in gran parte alla domanda per prodotti farmaceutici e terapeutici), sono ad esempio considerati non superflui, tanto che il consumo di questi beni e servizi è salito, anche se con parziali segniali di rallentamento. Scendono invece le spese in cinema, eventi sportivi, libri e cd, evidentemente considerati superflui.
Altri beni e servizi anche se non calano sono fermi, come alberghi, pasti e consumazioni fuori casa che hanno registrato nel mese di maggio uno 0,4 per cento. Ma la Confcommercio si spinge oltre nelle sue considerazioni.
PANICO STRUTTURALE - Il calo dell’ICC di maggio è l’ultimo di una lunga serie (altri cinque) di segni negativi registrati negli ultimi sette mesi. Il calo nei primi cinque mesi dell’anno è stato dell’1,9 per cento. Dunque secondo l’Ufficio Studi Confcommercio questi dati fanno “sfumare definitivamente l’ipotesi di uscire entro breve da una crisi ormai strutturale, profonda e non legata a fenomeni stagionali, rafforzando la previsione di una crescita dell’economia italiana prossima allo zero nel 2008″. Certo, le difficoltà esistono, tuttavia questo pessimismo è in parziale contrasto con l’ultimo dato rilasciato dall’Istat, relativo al consumo delle famiglie per il primo trimestre 2008, che, sebbene in flessione, era del +0,1 per cento. Differenza facilmente spiegabile. Infatti il campione di riferimento non è lo stesso. Il campione esaminato dall’Istat è molto più ampio rispetto a quello esaminato dal Centro Studi di Confcommercio che fa riferimento solo ai suoi associati.
VIA D’USCITA - Il calo (in certi casi la stagnazione) dei consumi va letto nelle sue due componenti, una congiunturale, dovuta all’aumento dei prezzi e una strutturale, le cui cause sono molteplici. Da un lato una concorrenza deficitaria, un mercato energetico e dei trasporti troppo dipendente dal petrolio, un sistema distributivo inefficiente, una bassissima produttività. Tutti fattori che concorrono all’incremento dei prezzi e ai bassi salari. Dall’altro una situazione demografica che vede l’Italia sempre più vecchia, con una popolazione che ristagna. Questa situazione non aiuta certo i consumi né i produttori. Ora occorrerà attendere i dati Istat, ben più affidabili di quelli della Confcommercio (con tutto il rispetto), per cercare di capire capire se il calo è strutturale.
Tuttavia fin d’ora si può fare qualcosa, forse non sarà possibile uscire da questa situazione a breve, ma per lo meno si possono attenuare gli effetti negativi ed evitare pericolosissimi (ulteriori) errori. Innanzitutto quando si ha bassa crescita e aumento dei prezzi è forte la riduzione del potere d’acquisto degli individui e delle famiglie, ed altrettanto forte è la tentazione di incrementare i salari. È invece importante attuare politiche che: favoriscano la concorrenza soprattutto nella distribuzione e nei servizi pubblici locali; agevolino (o almeno non ostacolino) l‘inserimento lavorativo giovanile e femminile; aiutino gli investimenti; incrementino efficienza e produttività nella pubblica amministrazione. Ma soprattutto che riducano gli sprechi nella spesa pubblica e la pressione fiscale. Ovviamente queste misure vanno indirizzate in modo preciso, non sparse a pioggia, o dove attira maggiormente i favori dell’opinione pubblica (vedi “È ufficialmente finita la campagna elettorale”, “La finanziaria di Tremonti tra effetti speciali e poca sostanza”, “Tremonti e la sua Robin Hood Tax su misura, ma per chi?”). Il vero problema è che gran parte di queste misure necessarie sono strutturali, hanno effetti nel lungo periodo (anche se qualche effetto positivo lo hanno anche nell’immediato) e in Italia (soprattutto la politica) non siamo abituati a guardare oltre il brevissimo periodo.



























Crisi dei consumi o italiani “cicale”? Si spende meno per alimentari e trasporti. Salgono cellulari e lotterie istantane…
C’eravamo quasi scordati che “le famiglie italiane non arrivano più alla fine del mese”, prima delle elezioni si ripeteva ovunque. Proprio quando forse lo si stava per dimenticare arriva come un fulmine a ciel “sereno” l’Indicatore dei Consumi d…
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C’eravamo quasi scordati che "le famiglie italiane non arrivano più alla fine del mese", prima delle elezioni si ripeteva ovunque. Proprio quando forse lo si stava per dimenticare arriva come un fulmine a ciel "sereno"……
Crisi dei consumi o italiani “cicale”? Si spende meno per alimentari e trasporti. Salgono cellulari e lotterie…
C’eravamo quasi scordati che “le famiglie italiane non arrivano più alla fine del mese”, prima delle elezioni si ripeteva ovunque. Proprio quando forse lo si stava per dimenticare arriva come un fulmine a ciel “sereno”……
voglio ricordare a tutti i commntatori ,il periodo anni 60 /70 ,in cui nel mio paese…e non solo,da bambini,si andava a casa della nonna o della vicina di casa a chiedere una tazzina di zucchero,o altri prodotti di prima necessita’,finiti e non potuti riacquistare , io da allora non ho visto altro che crescita e benessere,forse ai tanti che parlano di non arrivo a fine mese,farei rivivere per qualche giorno quelle date,….non e’ che forse chiediamo tutti troppo e non ci si acccontenta mai????ciao a tutti.
@Antonio S.
Hai perfettamente ragione.
Nessuno fa mai notare che viviamo nel periodo di maggior ricchezza e maggiormente diffuso che la storia del mondo abbia mai visto.
Il fatto è che ora tutti se la fanno sotto perchè forse, ma non è ancora sicuro, la cuccagna è finita.
L’expolit di ricchezza che si è accumulato dagli anni 70′ in poi, nato e cresciuto, sul fiat-money senza vincoli scaturito dall’abbandono dei patti di Bretton Woods, ma sopratutto del Gold Standard, è finito.
Il leverage finanziario ha mangiato il fiat-money ad un punto che non si può più sostentare il leverage (o moral hazard, o greed) con altro fiat.
Almeno sul fiat basato sul dollaro.
Quando il processo di sostituzione del dollaro sarà completo… allora forse si potrà ricominciare a fomentare il leverage con altro fiat sulla valuta che rimpiazzerà il dollaro.
Perchè… il fiat-money è ineliminabile più del leverage!
Potremmo avere una stagione di finanzia più “umana”, ma la moneta rimarra fiat per sempre.
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E’ strano, ci sono settori superflui che aumentano e settori cosiddetti “di prima necessità” che calano…
O la gente è scema, oppure mi piacerebbe leggere meglio questi dati.
Ad esempio dividendoli per età, fascia sociale e (se applicabile) tipologia di impiego…
@ Luciano: non e’ poi cosi’ strano, gli alimentari hanno subito una crescita dei prezzi, cellulari televisori, ecc. hanno visto calare i prezzi.
Mi aiutate a capire , come facciamo a parlare di crisi se comperiamo cellulari ,tv.,fotocamere a piu’ non posso,per poi lasciarle alcune volte pure inutilizzate,e poi ribadire che non si arrivi a fine mese….. ma finiamola ,che in fondo un kg.di spaghetti con aglio olio e peperoncino,con un bel bicchiere di vino rosso , non costa poi cosi’ tanto….io non fumo,ma penso che il tutto costi meno di un pacchetto di sigarette scarse. ciao a tutti.
@antonio S.: bisogna considerare anche le fasce di reddito, alcuni possono consumare di piu’ perche’ beni prima al di sopra della loro portata sono diventati accessibili, altri possono consumare di meno perche’ si e’ ridotto il loro potere d’acquisto. Poi, il fatto che prima consumavano di piu’ puo’ essere dovuto al fatto che vivevano al di sopra delle reali possibilita’. “Se dai una caramella a un bambino piange se gliela togli, se non gliela dai non puo’ sentirne la mancanza.”
Comunque, sono usciti i dati Istat relativi al 2007: http://www.istat.it/salastampa.....080708_00/
sarebbe ora di consumare di meno indipendentemente dai prezzi
meglio cominciare ora a modificare la tipologia di consumi in maniera più ecosostenibile
cambiare telefonino computer eccetera ogni sei mesi non mi sembra un modo di consumare saggio
neanche abbuffarsi di cibo per poi andare in palestra o dal dietologo mi sembra saggio
acquistare alimenti light e pagarli di più quando basterebbe mangiare porzioni più piccole non è saggio
ormai è inutile continuare a inventarsi ricette per aumentare i consumi, serve solo a rimandare l’inevitabile
@lkv vero, però in ogni caso gli oggetti “superflui” di solito e di norma li si dovrebbe comprare con i soldi che rimangono. E’ probabile che la riduzione dei prezzi dei beni superflui compensi l’aumento degli altri e quindi alla fine i dati siano sensati.
Non mi tolgo però dalla testa che ci siano settori/fasce di età/fasce sociali in cui le retribuzioni sono bloccate ed inferiori all’effettivo lavoro svolto ed altre in cui le retribuzioni sono ancora agganciate al “salario variabile indipendente” degli anni 70 (e di conseguenza oltraggiosamente indegne rispetto all’effettivo lavoro/produttività).
Ne ho un solo esempio molto particolare e settoriale, però riferito ad aziende tecnologiche (comparto ICT) dove IMHO sta succedendo esattamente il contrario di quello che dovrebbe succedere in aziende (ed in una nazione) che abbia voglia di svegliarsi dal torpore in cui s’è cacciata.
@Luciano: nel link del mio commento poco sopra puoi trovare i dati istat relativi al 2007, nel dato disaggregato per regioni credo troverai cifre interessanti. Per quanto riguarda retribuzioni bloccate ed altre che invece sono legate (parzialmente o totalmente) all’inflazione c’e’ un articolo di Phastidio http://phastidio.net/2008/07/0.....per-tutti/ dato che spesso dimentichiamo nelle nostre considerazioni.
A me pare proprio salutare che i consumi comincino a calare.
La manna dal cielo dei tassi bassi grazie all’euro, e il pensiero politico-economico dominante per cui incrementare il consumo stimola il PIL, ha illuso milioni di sprovveduti che si potesse avere un tenore di vita da star grazie all’indebitamento, e adesso che i nodi vengono al pettine i consumi si stanno riportanto verso livelli più coerenti con il proprio ceto.
Io non mi metterei a fare il moralizzatore su ciò che si deve comprare e con quali soldi; ognuno sceglie da sé se mangiare cipolle e avere un cellulare nuovo alla settimana, oppure vivere morigeratamente, perché solo lui sa cosa è meglio per lui. Mi metterei invece a criticare chi va in giro raccontando che dobbiamo spendere e spendere perché fa bene all’economia.
E poi mi metterei a prendere in giro quelli che non ce la fanno a arrivare alla fine del mese perché hanno cambiato mobili auto pc cellulare e quant’altro accumulando rate su rate da pagare (e ce ne sono tanti, guardando proprio da dentro il sistema del credito); che siano affari loro (e delle banche che non vedranno indietro i soldi), la prossima volta saranno più accorti.
> la prossima volta saranno più accorti
Non imparano. Nonostante tutto continuano ad indebitarsi, e ci sono pure i primi segnali di un rischio di innesco spirali prezzi-salari.
Troppo fiducioso
Imparano imparano… qualcuno forse no, ma il mondo è così, sempre stato… intanto comincia a entrare in testa a diversi che se vuoi indebitarti forse è meglio un tasso fisso, ed è già una prima presa di coscienza. Poi qualcuno capirà che il mondo non è fatto a classi sociali ma a ceti.
Sul problema della spirale, che ci vuoi fare? Tra Governo e Sindacati fanno di tutto per insegnare che SI DEVE consumare… E chi è che parla? Chi fa parte del ceto elevato, chiaramente.
Niente è per sempre, tutto è qualche volta. Si sveglieranno, si sveglieranno… E se non si svegliano il coglione sono io che non spendo più di quel che ho mentre gli altri hanno fonti di reddito nascoste mentre piangono miseria.
Il problema e’ che su 90 che imparano, ci sono 10 che ci ricascano, e sono quelli che strillano piu’ forte, e il Governo a loro sente, o a loro vuole sentire, perche’ fa comodo fare la figura di quelli che aiutano i bisognosi (o gli stolti, ma spesso le due cose coincidono), e’ cosi’ anche per le imprese, non solo per i consumatori. Le imprese che hanno guadagnato dall’apertura dei mercati asiatici stanno zitte e guadagnano, si espandono, quelle che perdono urlano al disastro, e il Governo a porgere loro una spalla su cui piangere. E’ una situazione che si ritrova anche in alcune famiglie, i figli che si lamentano di piu’ vengono accontentati con paghette piu’ cospicue, con prestiti ecc. e continuano a sprecare, perche’ tanto ci sono mamma e papa’ ad aiutarli. Se non li si abitua a cavarsela da soli non imparano. Prendi ad esempio l’accordo Governo-Abi sui mutui variabili a tasso fisso ecc. psicologicamente sono pericolosissimi, chi aveva acceso un mutuo a tasso variabile ora sa che in caso di difficolta’ il Governo correra’ in suo aiuto (per modo di dire, ma psicologicamente l’effetto e’ questo). E anche chi ha acceso un mutuo a tasso fisso dira’: “Cavoli, all’inizio io ci ho perso, loro ci guadagnavano, ora che io ci guadagno e loro ci perdono il Governo li aiuta, non e’ giusto, la prossima volta faccio anche io col tasso variabile”. Questo e’ il rischio.
Hai ragione. Correggo.
Se i politici fossero seri, la gente imparerebbe. Quindi sono io il coglione.
Ma il giochetto non può durare all’infinito, il gioco al consumo comporta distruzione di ricchezza reale, e questo ha portato la fine di vari imperi, figuriamoci se può durare illimitatamente proprio in Italia. Alla fine anche i Governi dovranno stringere. Quando? Non lo so.
> Ma il giochetto non può durare all’infinito.
Vero, ma dispero di vederne la fine in questa vita, nella prossima voglio nascere virus, e colpiro’ con precisione, cosi’ da accelerare il processo di cambiamento.
a proposito di consumi…….. non so se vado fuori tema,ma voglio testimoniare un evento,appunto riguardo ai consumi,anche se in questo caso si tratta di fondi regionali stanziati al mio comune di residenza. Vi pare logico in questi tempi cosi’economicamente “disastrati” sciupare ridicolamente per una festa di partito la “modica somma di 80.000 euro,si ho scritto bene,ottantamilaeuro,per pagare un cantante piu’ o meno bravo?????a me pare di no,…..non cito le problematiche site nel contesto del medesimo paese,in ogni modo credo che questi”nostri” euro,potevano di certo essere spesi meglio,o addirittura risparmiati! poi se uno va al pronto soccorso deve pagare un tiket…cosa ne pensate? grazie. antonio s.