Il consigliere PdL: “Onore a Hitler”

23/04/2011 - Renato Montagnolo, di Prato, su Facebook: “In alto i calici per l’ultimo imperatore d’Europa” ’20 aprile 1889-20 aprile 2011: in alto i calici per l’ultimo Imperatore d’Europa’: cosi’, come riportano oggi Nazione e Tirreno di Prato, il giovane consigliere della

Renato Montagnolo, di Prato, su Facebook: “In alto i calici per l’ultimo imperatore d’Europa”

’20 aprile 1889-20 aprile 2011: in alto i calici per l’ultimo Imperatore d’Europa’: cosi’, come riportano oggi Nazione e Tirreno di Prato, il giovane consigliere della circoscrizione Ovest di Prato eletto nelle file del Pdl, Renato Montagnolo, 21 anni, anche esponente di Casapound, ha ricordato il compleanno di Adolf Hitler sul proprio profilo Facebook.

Oltre a suscitare stupore tra i suoi stessi amici di Facebook, riporta la Nazione, le affermazioni di Montagnolo hanno provocato la dura condanna da parte del Pdl di Prato: ‘Chi inneggia a Hitler non puo’ trovare cittadinanza in nessuna societa’ civile, tantomeno nel Pdl – ha dichiarato al giornale il coordinatore provinciale Riccardo Mazzoni – Le disgustose e farneticanti frasi che Montagnolo ha scritto su Facebook lo rendono incompatibile con gli ideali del Pdl’ a cui il giovane ‘non risulta iscritto. Ovviamente – conclude Mazzoni – Montagnolo verra’ subito cacciato dal gruppo circoscrizionale del Pdl’.

 

66 Commenti

  1. JFK scrive:

    Per Lu: non credo alle teorie di grandi vecchi, ma credo al fatto che il giornalismo, di destra e sinistra, e’ troppo servile con il potere.
    Forse basterebbe che si tornasse ad un approccio più corretto ed onesto intellettualmente per migliorare il nostro Paese.
    L’Italia e’ un paese di tifosi, non di spiriti liberi e critici e questo potrebbe determinare il nostro definitivo declino. Ho ancora la speranza che qualcosa cambi, buona pasqua

    • Lu scrive:

      Caro JFk, hai pienamente ragione, ma vedi, i giornalisti, come tutti i liberi imprenditori, devono vendere i loro prodotti ed hanno la tendenza a scrivere quello che noi vogliamo leggere; pare che proprio Feltri , una volta , avesse iniziato a fare un giornale di stampo anglosassone,neutrale, ma purtroppo “non tirava”, non vendeva copie; allora un grande giornalista ( purtroppo non ricordo chi, spero che qualcuno mi venga in aiuto) gli consigliò di riempire il giornale di ” merda”, e lui così fece ed abbe successo.
      Se speriamo che cambino i giornalisti stiamo freschi! Dovremmo essere noi italiani a cambiare, e i giornalisti ci verrebbero dietro. Tanto per cominciare dovremmo smettere di parlare di comunisti, fascisti ed altre categorie tipiche degli anni 70 e dovremmo iniziare a chiederci che cosa è bene per l’Italia di oggi e , magari, se abbiamo un po’ di sale in zucca, dovremmo anche chiederci che cosa è bene per il mondo di oggi, visto che non so se nel mondo globalizzato possiamo ancora permetterci il lusso di pensare soltanto ai problemi di casa nostra.
      Ecco una domanda interessante potrebbe essere: “Il berlusconismo è un bene per l’Italia e per il mondo di oggi e di domani?”
      Ciao, ti saluto.

    • Lu scrive:

      Caro JFk, hai ragione, ma il fatto è che i giornalisti devono vendere i loro articoli e devono scrivere quello che tira, cioè quello che noi vogliamo leggere. Siamo noi a dover cambiare e , di conseguenza, cambieranno anche loro.
      Dobbiamo smettere noi di ragionare da tifosi faziosi ed imparare a ragionare politicamente in altri termini.
      Proviamo noi a non parlare più di comunisti, fascisti o altre categorie degli anni 70.
      Proviamo a chiederci , invece , che cosa è un bene o un male per l’Italia di oggi e di domani( ed anche per il mondo di oggi e di domani, per il mondo che dovremo lasciare ai nostri figli, perchè in un mondo ipertecnologico e globalizzato non possiamo più permetterci il lusso di pensare solo al nostro orticello).
      Ecco una domanda interessante potrebbe essere: ” Il berlusconismo quali effetti(positivi e negativi) ha avuto ed avrà sull’Italia e sul mondo?
      Ciao, ti saluto.

  2. carlo marx scrive:

    Tu,JFK,quando parli di comunismo,ti devi sciacquare la bocca,quando parli della grande visione del mondo legata al materialismo storico,ti devi inchinare deferente,piccolo analfabeta d’andata che non ha fatto i conti con quanto di prodigioso ha saputo produrre l’intelligenza umana in campo politico.

    • Margherita scrive:

      e scusami, mi sfugge cosa di tanto prodigioso l’intelligenza umana è riuscita a produrre in campo politico…

    • posalaquaglia&posalaquaglia scrive:

      Rinfrescati la memoria con la storia e: giù la testa, coglione!

      “”"”"”Tu,JFK,quando parli di comunismo,ti devi sciacquare la bocca,quando parli della grande visione del mondo legata al materialismo storico,ti devi inchinare deferente,piccolo analfabeta d’andata che non ha fatto i conti con quanto di prodigioso ha saputo produrre l’intelligenza umana in campo politico.”"”!!!!!!!!!!!!!!!

      “”"”"”"Il comunismo reale, in qualunque misura sia stato influenzato nella sua pratica dalla dottrina comunista anteriore al 1917 – problema su cui ritorneremo -, ha comunque messo in atto una repressione sistematica, al punto da eleggere, nei momenti di parossismo, il terrore a sistema di governo. L’ideologia è, dunque, innocente? I nostalgici e coloro che ragionano con una mentalità scolastica potranno sempre sostenere che questo comunismo reale non aveva niente a che vedere con il comunismo ideale. E sarebbe evidentemente assurdo imputare a teorie elaborate prima di Cristo, durante il Rinascimento o ancora nell’Ottocento, eventi prodottisi nel ventesimo secolo. Ma, come osservò Ignazio Silone, le rivoluzioni come gli alberi si riconoscono dai loro frutti. Non a caso i socialdemocratici russi, meglio noti come «bolscevichi», nel novembre del 1917 hanno deciso di chiamarsi «comunisti». Non a caso, ancora, hanno eretto ai piedi del Cremlino un monumento in onore di coloro che consideravano i loro precursori: Moro e Campanella.

      Al di là dei crimini individuali, dei singoli massacri legati a circostanze particolari, i regimi comunisti, per consolidare il loro potere, hanno fatto del crimine di massa un autentico sistema di governo. E’ vero che in un arco di tempo variabile – che va da pochi anni nell’Europa dell’Est a parecchi decenni nell’URSS e in Cina – il terrore si è affievolito e i regimi si sono stabilizzati su una gestione della repressione nel quotidiano, mediante la censura di tutti i mezzi di comunicazione, il controllo delle frontiere, l’espulsione dei dissidenti. Ma la «memoria del terrore» ha continuato ad assicurare la credibilità, e quindi l’efficacia, della minaccia repressiva. Nessuna delle esperienze comuniste che hanno conosciuto una certa popolarità in Occidente è sfuggita a questa legge: né la Cina del Grande timoniere né la Corea di Kim Il Sung né il Vietnam del «gentile zio Ho» o la Cuba del pirotecnico Fidel, affiancato da Che Guevara il puro, senza dimenticare l’Etiopia di Menghistu, l’Angola di Neto e l’Afghanistan di Najibullah.

      I crimini del comunismo non sono mai stati sottoposti a una valutazione legittima e consueta né dal punto di vista storico né da quello morale. Questo è, forse, uno dei primi tentativi di accostarsi al comunismo, interrogandosi sulla dimensione criminale come questione fondamentale e globale al tempo stesso. Si potrà ribattere che la maggior parte dei crimini rispondeva a una «legalità» di cui erano garanti le istituzioni dei regimi in vigore, riconosciuti sul piano internazionale e i cui capi venivano ricevuti con il massimo degli onori dai nostri stessi politici. Ma con il nazismo non è, forse, accaduto lo stesso? I crimini di cui parleremo in questo libro si definiscono come tali in rapporto al codice non scritto dei diritti naturali dell’uomo e non alla giurisdizione dei regimi comunisti. La storia dei regimi e dei partiti comunisti, della loro politica, dei loro rapporti con le rispettive società nazionali e con la comunità internazionale non si riduce alla dimensione criminale e neppure a una dimensione di terrore e di repressione. Nell’URSS e nelle «democrazie popolari» dopo la morte di Stalin, in Cina dopo quella di Mao, il terrore si è attenuato, la società ha cominciato a uscire dall’appiattimento, la coesistenza pacifica – anche se era «una continuazione della lotta di classe sotto altre forme» – è diventata una costante nei rapporti internazionali. Tuttavia, gli archivi e le abbondanti testimonianze dimostrano che il terrore è stato fin dall’origine una delle dimensioni fondamentali del comunismo moderno. Bisogna abbandonare l’idea che la tal fucilazione di ostaggi, il tal massacro di operai insorti, la tal ecatombe di contadini morti di fame siano stati semplici «incidenti di percorso» propri di questa o quell’epoca. Il nostro approccio va al di là del singolo ambito e considera quella criminale come una delle dimensioni proprie del sistema comunista nel suo insieme, nell’intero arco della sua esistenza.

      Di che cosa parleremo, quindi? Di quali crimini? Il comunismo ne ha commessi moltissimi: crimini contro lo spirito innanzi tutto, ma anche crimini contro la cultura universale e contro le culture nazionali. Stalin ha fatto demolire decine di chiese a Mosca; Ceausescu ha sventrato il centro storico di Bucarest per costruirvi nuovi edifici e tracciarvi, con megalomania, sterminati e larghissimi viali; Pol Pot ha fatto smontare pietra dopo pietra la cattedrale di Phnom Penh e ha abbandonato alla giungla i templi di Angkor; durante la Rivoluzione culturale maoista le Guardie rosse hanno distrutto e bruciato tesori inestimabili. Eppure, per quanto gravi possano essere a lungo termine queste perdite, sia per le nazioni direttamente coinvolte sia per l’umanità intera, che importanza hanno di fronte all’assassinio in massa di uomini, donne e bambini?

      Abbiamo, quindi, preso in considerazione soltanto i crimini contro le persone, che costituiscono l’essenza del fenomeno del terrore e che si possono ricondurre a uno schema comune, anche se ciascun regime ha la sua propensione per una particolare pratica: l’esecuzione capitale con vari metodi (fucilazione, impiccagione, annegamento, fustigazione e, in alcuni casi, gas chimici, veleno o incidente automobilistico); l’annientamento per fame (carestie indotte e/o non soccorse); la deportazione, dove la morte può sopravvenire durante il trasporto (marce a piedi o su carri bestiame) o sul luogo di residenza e/o di lavoro forzato (sfinimento, malattia, fame, freddo). Più complicato è il caso dei periodi detti di «guerra civile»: non sempre, infatti, è facile distinguere ciò che rientra nella lotta fra potere e ribelli dal vero e proprio massacro della popolazione civile. Possiamo, tuttavia, fornire un primo bilancio in cifre, che, pur essendo ancora largamente approssimativo e necessitando di lunghe precisazioni, riteniamo possa dare un’idea della portata del fenomeno, facendone toccare con mano la gravità:

      - URSS, 20 milioni di morti,
      - Cina, 65 milioni di morti,
      - Vietnam, un milione di morti,
      - Corea del Nord, 2 milioni di morti,
      - Cambogia, 2 milioni di morti,
      - Europa dell’Est, un milione di morti,
      - America Latina, 150 mila morti,
      - Africa, un milione 700 mila morti,
      - Afghanistan, un milione 500 mila morti,
      - movimento comunista internazionale e partiti comunisti non al potere, circa 10 mila morti.

      Il totale si avvicina ai 100 milioni di morti. Questo elenco di cifre nasconde situazioni molto diverse tra loro. In termini relativi, la palma va incontestabilmente alla Cambogia, dove Pol Pot, in tre anni e mezzo, è riuscito a uccidere nel modo più atroce – carestia generalizzata e tortura – circa un quarto della popolazione. L’esperienza maoista colpisce, invece, per l’ampiezza delle masse coinvolte, mentre la Russia leninista e stalinista fa gelare il sangue per il suo carattere sperimentale, ma perfettamente calcolato, logico, politico.”"”"”"”"”
      Ti voglio sciacquare la memoria intorpidita con le vittime personali di stalin:
      ” “”"”"”Holodomor Ucraino: dai 2 ai 10 milioni. (Difficile da stimare)
      Gulag: da 1,6 a 39 milioni (idem)
      Kulaki: 800.000.
      Esecuzioni: da 1 a 8 milioni.
      Altre deportazioni: da 300.000 a 4 milioni.

      Stime approssimative: dagli 8 ai 60 milioni.

      Molto probabilmente la verità si aggira attorno ai 30 milioni.
      Questo solo Stalin. Lenin detiene anche il record mondiale di Lotta con più morti: 939.755 soldati e oltre 8 milioni di civili per la guerra civile; questi sono sicuri.
      Fonti:
      “Dal censimento del 1933 confrontato con quello del 1926 si evince che la popolazione dell’URSS, cresciuta del 15,7%, era invece calata in Ucraina del 9,9%.”
      Da: http://gariwo.net/genocidi/h_compl.php

      Ergo SOLO per la carestia forzata: son morte in Ucraina circa 3,2 milioni di persone (in un lasso di tempo compreso tra il ’26 al ’33).”"”"”"”

      “”"”"”"I CRIMINI DEL COMUNISMO” A cura del prof. Marco Messeri
      LE RADICI IDEOLOGICHE:

      MARX E LENIN TEORICI DEL TERRORE

      Marx:
      Nei suoi scritti giovanili già critica la democrazia.
      La questione ebraica (1844): i diritti dell’uomo affermati dalla Rivoluzione francese “non sono altro che i diritti del membro della società civile, cioè dell’uomo egoista, dell’uomo separato dall’uomo e dalla comunità”; la libertà è solo “la libertà dell’uomo in quanto monade isolata e ripiegata su se stessa”; “il diritto dell’uomo alla proprietà privata è il diritto di godere arbitrariamente senza riguardo agli altri uomini, indipendentemente dalla società, della propria sostanza e di disporre di essa, il diritto all’egoismo”; l’uguaglianza “non è altro che l’uguaglianza della libertà sopra descritta, e cioè che ogni uomo viene considerato come una siffatta monade che riposa su se stessa”; “la sicurezza è l’assicurazione del suo egoismo”. Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione (1844): “l’arma da critica non può certamente sostituire la critica delle armi, la forza materiale deve essere abbattuta dalla forza materiale”.
      Nel Manifesto del Partito comunista (1848) Marx elabora l’idea che la società comunista può essere raggiunta solo attraverso la “lotta di classe” rivoluzionaria del proletariato e teorizza l’abolizione dei diritti individuali di libertà: “il proletariato si servirà del dominio politico per strappare alla borghesia tutto il capitale, per accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello stato”; deve “distruggere tutte le sicurezze private e tutte le guarentigie private finora esistite”. Negli stessi mesi si richiama esplicitamente alla pratica del terrore esercitata dai giacobini cinquant’anni prima. Vittoria della controrivoluzione a Vienna (1848): “C’è un solo mezzo per abbreviare, semplificare, concentrare l’agonia assassina della vecchia società e le doglie sanguinose della nuova società, un solo mezzo: il terrorismo rivoluzionario”. Anche l’amico e collaboratore Engels in quegli anni teorizza il terrore. In La lotta delle nazioni, risposta all’Appello agli slavi di Bakunin (1848), Engels dichiara che “la prossima guerra mondiale farà sparire dalla faccia della terra non soltanto classi e dinastie reazionarie, ma interi popoli reazionari”, come, appunto, diverse etnie slave che hanno contrastato la rivoluzione tedesca. Di nuovo, ne Il panslavismo democratico sulla “Neue Rheinische Zeitung” rifiuta le “frasi sentimentali sulla fratellanza” offerte dalle “nazioni più controrivoluzionarie d’Europa” e afferma che “l’odio per i russi è stato ed è ancora la prima passione rivoluzionaria dei tedeschi” e che la rivoluzione richiede “il terrorismo più risoluto” e una “lotta di annientamento contro lo slavismo traditore”. E Marx, fallita la rivoluzione, in La soppressione della “Neue Rheinische Zeitung” (1949): “Noi non abbiamo riguardi; noi non ne attendiamo da voi. Quando sarà il nostro tempo, non abbelliremo il terrore”. L’anno dopo, Marx e Engels insieme, nell’Indirizzo al Comitato centrale del marzo 1850, invocano una “decisissima centralizzazione del potere nelle mani dello stato” e “misure di terrore”. Teorizzano l’impiego di qualsiasi mezzo, anche immorale, necessario per fare trionfare la rivoluzione. Scrivono a G.A.Koettgen: “Agite gesuiticamente, buttate alle ortiche la germanica probità, onestà, integrità [...] I mezzi per noi aumenteranno, l’antagonismo fra il proletariato e la borghesia si inasprisce. In un partito si deve appoggiare tutto ciò che aiuta ad avanzare, senza farsi noiosi scrupoli morali”.
      Vent’anni dopo, Marx ed Engels accusano la Comune di Parigi di non avere saputo usare fino in fondo la violenza rivoluzionaria. Marx, La guerra civile in Francia (1871): la Comune ha il merito di avere sostituito l’”autogoverno dei produttori” al “vecchio governo centralizzato”, mostrando la forma politica che deve assumere la lotta di classe proletaria. Engels, in Dell’autorità (1873), precisa: “Una rivoluzione è certamente la cosa piú autoritaria che vi sia; è l’atto per il quale una parte della popolazione impone la sua volontà all’altra parte per mezzo di fucili, baionette e cannoni, mezzi autoritari, se ce ne sono; e il partito vittorioso, se non vuole aver combattuto invano, deve continuare questo dominio col terrore che le sue armi ispirano ai reazionari. La Comune di Parigi sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita di questa autorità di popolo armato, in faccia ai borghesi? Non si può al contrario rimproverarle di non essersene servita abbastanza largamente?”. Nella Critica al programma di Gotha (1875), Marx parla della “dittatura del proletariato” necessaria nella transizione alla società comunista e specifica che essa non sarà di breve durata.

      Lenin:

      In gioventù manifesta simpatia per la formazione terrorista Volontà del Popolo. La conversione al marxismo non dissolve il culto per la violenza rivoluzionaria che lo ha ispirato da giovane. Già in Da dove cominciare (1901) ricorda: “In linea di principio noi non abbiamo mai rinunciato e non possiamo rinunciare al terrorismo”. Con Che fare? (1902) si pronuncia per la trasformazione del partito marxista russo in un partito di “rivoluzionari professionali” ideologicamente compatto, retto da una ferrea disciplina e pronto a guidare l’insurrezione armata. In Due tattiche della socialdemocrazia (1905) dichiara esplicitamente obiettivi e forme del terrore di massa: “regolare i conti con lo zarismo e l’aristocrazia alla plebea, sterminando implacabilmente i nemici della libertà”. Convocato nel 1907 davanti al Consiglio del partito per l’asprezza delle critiche ai menscevichi, ammette di avere perseguito consapevolmente una tattica indirizzata a diffamare l’avversario politico e a creare odio nei suoi confronti: egli pensa che il rivoluzionario non debba essere trattenuto da alcuno scrupolo morale. Lezioni della Comune (1908): la rivoluzione proletaria della Comune è fallita per l’eccessiva generosità del proletariato; “avrebbe dovuto sterminare i suoi nemici”, invece che “esercitare un’influenza morale su di loro”. In Stato e rivoluzione (1917) sviluppa le idee di Marx ed Engels sulla Comune, insistendo sul fatto che la dittatura del proletariato è incompatibile col parlamentarismo e che il proletariato rivoluzionario deve “spezzare” la macchina dello stato borghese. In I bolscevichi conserveranno il potere? (1917): “La rivoluzione è la lotta di classe e la guerra civile più acuta, più selvaggia e più esasperata”, richiede un “uso implacabilmente duro, rapido e deciso della violenza”. L’anno dopo, già al potere, ne La dittatura del proletariato e il rinnegato Kautsky (1918) attacca duramente il leader socialista tedesco, che difende il metodo democratico e critica l’autoritarismo dei bolscevichi. Nel luglio 1918 attacca decisamente Zinovev che ha trattenuto i bolscevichi di Pietrogrado dallo scatenare il “terrore di massa”: “Bisogna stimolare forme energiche e massicce del terrore contro i controrivoluzionari”. Ma lo stesso Zinovev in una assemblea di partito a Pietrogrado il 17 settembre 1918: “Dobbiamo conquistare per noi novanta dei cento milioni di abitanti della Russia che vivono sotto i soviet. Al resto non abbiamo nulla da dire: devono essere sterminati”. Il discorso viene accolto da scroscianti applausi. E’ stato pubblicato recentemente un documento del 1918 nel quale Lenin scrive di suo pugno che le rivolte contadine “devono essere represse senza pietà”. Ordina ai comunisti di un villaggio: “impiccate senza esitare, così la gente vedrà, almeno cento noti kulaki, ricchi, sanguisughe”. Nel 1919: “Noi non riconosciamo né libertà né uguaglianza né democrazia del lavoro, se queste cose si oppongono agli interessi dell’emancipazione del lavoro dall’oppressione del capitale”. Immemore del proclamato diritto dei popoli all’autodeterminazione, nell’estate del 1920, ordina ai comandanti dell’Armata rossa: “noi dobbiamo prima sovietizzare la Lituania e renderla dopo ai lituani”. In L’estremismo, malattia infantile del comunismo (1920): “Bisogna affrontare tutti i sacrifici e – in caso di necessità – ricorrere a tutte le astuzie, a tutte le furberie, ai metodi illegali, alle reticenze, all’occultamento della verità, pur di introdursi nei sindacati, pur di rimanere in essi, pur di svolgervi a qualsiasi costo un lavoro comunista”. Teorizza la “violenza sistematica contro la borghesia e i suoi complici”, parla di “ripulire il suolo della Russia di qualsiasi insetto nocivo; delle pulci: i furfanti; delle cimici: i ricchi, etc.”. Parla di “lotta finale”, di “guerra implacabile”, di “annientamento implacabile” e di “sterminio sanguinoso dei ricchi”. Definisce i borghesi “parassiti” e “vampiri”. Nel 1922, al momento di lanciare la prima grande offensiva contro la Chiesa ortodossa: “E’ precisamente ora e solo ora, quando nelle regioni affamate la gente mangia carne umana, e centinaia se non migliaia di cadaveri riempiono le strade, che noi possiamo (e perciò dobbiamo) effettuare la confisca dei beni ecclesiastici con la più feroce e spietata energia, senza fermarci prima di avere schiacciato ogni resistenza”; “applicate ai preti la più estrema forma di punizione”.
      Angelica Balabanoff, dirigente dell’Internazionale comunista, ricorda il cinismo con cui Lenin consigliava di diffamare i riformisti e i comunisti non fedeli alla Russia bolscevica, per distruggerne la reputazione presso gli operai, o di corrompere con denaro gli avversari del comunismo. Nel 1924 lo scrittore socialista Maksim Gorkij ritrae il Lenin da lui incontrato come una persona per cui gli esseri umani non hanno “quasi alcun interesse” e la classe operaia è solo “materia prima” per l’azione politica. La sua doppiezza è sistematica e teorizzata. Nel 1905 è scettico sui soviet, in quanto organizzazioni non di partito; nel 1917 teorizza il potere assoluto dei soviet; dalla presa del potere in poi svuota i soviet di qualsiasi significato politico. Fino al 1905, da marxista ortodosso, sostiene che i contadini sono piccolo-borghesi e quindi nemici della lotta socialista proletaria; dopo il 1905 adotta, contro i menscevichi, l’idea che i contadini siano alleati della lotta socialista proletaria; tra il 1917 e l’inizio del 1918, per ingraziarsi i contadini, accetta la parola d’ordine della spartizione delle grandi proprietà, fino ad allora sostenuta dai socialisti rivoluzionari e rifiutata dai bolscevichi come reazionaria; nel 1918 la sconfessa a favore di una accelerata collettivizzazione delle terre. Sostiene il diritto di secessione delle nazionalità, ma sotto il vincolo della priorità degli interessi del proletariato. La libertà non ha per lui alcun interesse: si interessa agli esperimenti di Pavlov, ed esprime rammarico che il condizionamento non sia applicabile su scala di massa, rendendo inutile la polizia. Scrive a Stalin nel 1922 “noi purificheremo la Russia per molto tempo”; e, sempre nel 1922, a Kurskij, a proposito della sostituzione della Cheka con la Gpu e i metodi legali: “Il tribunale non deve eliminare il terrore; prometterlo significherebbe ingannare se stessi o ingannare gli altri; bisogna giustificarlo e legittimarlo sul piano dei principi, chiaramente, senza falsità e senza abbellimenti. La formulazione deve essere quanto più larga possibile, poiché soltanto la giustizia rivoluzionaria e la coscienza rivoluzionaria decideranno delle condizioni di applicazione più o meno lunga”.

      Trotskij:
      Nel 1924 esplicita nel modo più chiaro il disprezzo per la verità che segna la mentalità dei bolscevichi: “Nessuno di noi desidera o può contestare la volontà del Partito. Chiaramente, il Partito ha sempre ragione. [...] Noi possiamo avere ragione solo con e attraverso il Partito, perché la storia non ha dato altro modo di avere ragione. [...] E se il Partito adotta una decisione che l’uno o l’altro di noi ritiene ingiusta, egli dirà: giusto o ingiusto, è il mio partito, e io sosterrò le conseguenze della decisione fino alla fine”.

      Appendice sul nichilismo russo.
      Nei bolscevichi, e in Lenin soprattutto, le teorizzazioni marxiane del terrore vengono a rafforzare atteggiamenti politici che provengono anche da tradizioni autoctone, in particolare da quella tradizione nichilista, che si è intrecciata in profondità con la storia dell’anarchismo russo e del populismo. Sergei Nechaev (1847-1882) è il rappresentante più caratteristico di tale tradizione. Il suo Catechismo rivoluzionario, elaborato all’inizio degli anni ’70 verosimilmente con la collaborazione di Bakunin, tratteggia con precisione la figura del rivoluzionario completamente dedito alla causa e indifferente a ogni considerazione morale e a ogni sentimento umano. Dice del rivoluzionario: “Non ha né interessi personali, né affari, né sentimenti, né inclinizioni, né proprietà, nemmeno un nome. In lui tutto è assorbito da un interesse esclusivo, un solo pensiero, una sola passione: la rivoluzione” (art.1). “Nel profondo del suo essere, non solo a parole, ma con i fatti, egli ha spezzato ogni legame con l’ordine civile e con mondo civilizzato, con le leggi, le convenienze, con la moralità e le convenzioni generalmente riconosciute in questo mondo. Egli ne è il nemico implacabile e, se continua a vivere in questo mondo, non è che per distruggerlo piú sicuramente” (art.2). “Egli disprezza l’opinione pubblica. Disprezza e odia la morale sociale attuale in tutti i suoi atti istintivi e in tutte le sue manifestazioni. Per lui morale è tutto ciò che favorisce il trionfo della rivoluzione, immorale e criminale tutto ciò che la impedisce” (art.4). “Nell’assolvimento di questo compito, avvicinandoci al popolo, noi dobbiamo, in primo luogo, allearci con gli elementi della vita popolare che non hanno mai cessato, dalla fondazione dello Stato moscovita, di protestare, non solo a parole ma con i fatti, contro tutto ciò che è direttamente o indirettamente legato allo Stato, contro la nobiltà, contro la burocrazia, contro i preti, contro il mondo commerciale e contro i piccoli trafficanti sfruttatori del popolo. Noi dobbiamo perciò unirci al mondo avventuroso dei briganti, i veri e gli unici rivoluzionari russi” (art.25). Il radicalismo visionario resta una caratteristica saliente del movimento rivoluzionario russo: Piëtr Tkatchev, intorno al 1870, propone di sterminare tutti i russi di più di 25 anni, considerati incapaci di realizzare l’idea rivoluzionaria (proposta che, peraltro, suscita l’indignazione di Bakunin).”"”"”

      Fino a quando , piccolo stupido senza vergogna e senza cultura e dalla mente malata tipo quella dell’assassino dei genitori, il tuo gemello maso, continuarai a blasfemare:
      “”"”"”Tu,JFK,quando parli di comunismo,ti devi sciacquare la bocca,quando parli della grande visione del mondo legata al materialismo storico,ti devi inchinare deferente,piccolo analfabeta d’andata che non ha fatto i conti con quanto di prodigioso ha saputo produrre l’intelligenza umana in campo politico.”"”"”"”" ?

      Giù la testa coglione!

      • rospol scrive:

        CONDIVIDO PIENAMENTE. i MIEI PIU vivi complimenti. per fortuna che in italia ce ancora qualcuno di intelligente e che sa la storia

        • bastardo scrive:

          già la storia la sanno tutti COPIA E INCOLLA si posi la quaglia, peccato la tragica epopea “CUMMUNISTA” e le fortune del berlusca e cricca.

  3. Lordhemingway scrive:

    Una dura ma doverosa presa di posizione. Non sarebbe, però il caso di adottare questo rigore “morale” anche per i condannati per reati infamanti del tipo “mafioso” e sospendere – fintanto che la giustizia non abbia compiuto i suoi percorsi – quelli che sono indagati e rinviati a giudizio per induzione alla prostituzione? Ma in casa PdL il “diritto alla cittadinanza” si misura con bilance e valori differenti: a seconda della persona… Vergognatevi! Ma ho paura che siano insensibili a tale sentimento…

    • JFK scrive:

      Mi piacerebbe sapere quanto abbiate letto e siate a conoscenza del “Processo dell’Utri”, tipico esempio di come viene usato il termine “mafioso” per cercare di contrastare un avversario politico.
      L’accusa piu’ grave verso Dell’Utri e’ quella di aver frequentato da adolescente, in parrocchia a Palermo, ragazzini che poi sarebbero divenuti boss mafiosi.
      Il mio personale 25 aprile, festivita’ laica che ricorda il sacrificio di coloro (tra cui mio nonno..) che hanno dato la vita per liberarci dalla dittatura, e’ festeggiare finalmente la fine del potere di una magistratura parziale e politica per lasciare spazio ad un potere delle Stato leale e corretto nei confronti di tutti i cittadini.
      Solo cosi’ avremo vera democrazia in Italia e la speranza di poter divenire davvero una nazione moderna.
      Cordialmente

  4. pool scrive:

    MA POSSIBILE CHE FATE TRAGEDIE SU QUESTO PER PDL E LEGA ,QUESTE SONO SOLO PROVOCAZIONI PER FARE RIFLETTERE I CITTADINI BARZELLETTE BATTUTE–NON FANNO RIDERE MA LORO DICONO BE PAZIENZA IN CINA HANNO TANTO RISO ..E ANCORA RIDONO POVERI NOI CHE FINE ABBIAMO FATTO –AVEVA RAGIONE ALBERTO SORDI .ITALIANI .E FACEVA IL SEGNO COL BRACCIO RICORDATE –DIO NON ESISTE BELLUSCONI E I SUOI DIAVOLI SCHIFOSI SI –E CON LORO CHE OGGI NON SI ARRIVA AFINE MESE NOI LORO NO .ESSERI IMMONDI BELLI FURI E SCHIFONI NELL ANIMA .SE MAI NE HANNO UNA -SOLO DENARO POLTRONE E PRIVILEGI ..CHIACCHERE INSULSE E DI BASSA CULTURA VANNO A TEATRO E SOLO PER APPARENZA NON CAPISCONO L ARTE E LA MORALE ANCHE PERCHE LORO DI MORALE NON NE HANNO ..POOL

  5. abakuc scrive:

    Ti riferisci si alla morale comunista? Omicidio, omicidio,omicidio degli avversari politici?

  6. rospol scrive:

    SIEG HEIL

  7. santacruz scrive:

    Allora com’è finita?
    L’ha picchiata o non l’ha picchiata?
    Esiste un certicato medico?
    Esiste una denuncia?
    E’ una mascalzonata tipo Boffo o c’è del vero?
    Feltri ha perso un altra occasione di tacere?
    Il fatto è come l’ha riportato il Fatto? :-)

  8. Margherita scrive:

    Insomma ragazzi… ma finiamola con questa contrapposizione… se non sei fascista sei comunista, se non sei comunista allora sei fascista…
    Questo è il 2011 e questa visione politica non fa più parte dell’Italia e aggiungere anche GRAZIE A DIO
    Perché gli estremismi, TUTTI GLI ESTREMISMI, che siano di destra o di sinistra, che si chiamino fascismo o comunismo, tutti quanti sono da abbattere, da isolare e da schiacciare.
    Fascisti e comunisti sono solo due modi diversi per definire una stessa idea autocratica, basata sulla privazione delle libertà personali e sull’autoritarismo, sulla violenza e sull’intolleranza.
    IO DICO NO AL COMUNISMO
    IO DICO NO AL FASCISMO

    • lu scrive:

      Io aggiungerei una cosa , a quello che dice Margherita, che dovrebbe farci tutti riflettere: una volta si credeva che la Terra fosse piatta e che due persone, partendo da un punto centrale e viaggiando in due direzioni opposte, verso destra e verso sinistra, si allontanassero sempre di più. Ma Copernico ci ha detto che la Terra ( e secondo gli ultimi studi, probabilmente, anche l’universo) è rotonda, per cui due persone che partono dal mezzo e si dirigono verso due posizioni opposte, per un po’ si allontanano, ma passato un certo punto iniziano ad avvicinarsi, finchè alla fine si sfiorano. Così hanno fatto Fascismo e Comunismo ( il Nazismo è stato qualcosa di più grave): l’uno viaggiava verso destra e l’altro verso sinistra, ma alla fine si sono sfiorati e sono diventati la stessa cosa…
      Meditiamo anche sui misteri dell’universo, che a volte ci illuminano!

  9. laura scrive:

    cari signori,
    In Italia oggi non esiste piu’ destra o sinistra, fascismo o comunismo.
    Oggi nel nostro paese esistono una casta di persone occupate principalmente a produrre profitti esclusivamente per loro.
    Pensano esclusivamente al loro tornaconto, ai lori vantaggi e benefit.
    Andatevi a leggere chi sono stati gli innumerevoli candidati alle ultime amministratire:
    Gente che con la vita politica non ha mai avuto nulla a che fare ma che un lauto stipendio ad una certa età fa sempre comodo (ved. per esempio Sig.ra Vanoni candidata nelle liste Moratti).

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