–29% nel mese appena trascorso: il calvario del mercato delle automobili non sembra conoscere sosta. Quale la ricetta più idonea a contrastare una crisi che comunque è ben lungi dal riguardare solo il nostro Paese?
I dati di novembre hanno confermato che, anche se non siamo ancora sull’orlo della bancarotta come l’Islanda (dove a ottobre c’è stata una riduzione delle vendite dell’85%!) né, tutto sommato, così in flessione
come la Spagna (-50% a Novembre) abbiamo comunque una situazione molto critica. E pure se in questo siamo in ottima compagnia: (Giappone a -27%, livello più basso dal 1969, e Francia a -14,4% in un mercato che fino ad un paio di mesi fa era in abbondante crescita) la crisi questa volta non salva nemmeno la FIAT. Marchionne, che ha anticipato (avendo dati migliori dei nostri) che anche l’Europa farà registrare una riduzione senza precedenti a novembre ben del 20%, ha sottolineato che la FIAT va meglio del suo mercato sia in Italia (anche se solo di decimali, a differenza dei mesi precedenti) che all’estero (ad esempio, in Francia porta la quota di mercato dal 5,1 al 6%) ma questo non la salva da una flessione generale dei volumi di vendita in Italia pari al 28%.
LA RETROMARCIA DEL GOVERNO - E questa volta gli effetti della crisi non salvano nemmeno le vendite dell’ancora di salvezza. Di quella 500 che ha consegnato solo 5000 unità a novembre. Va detto che a differenza dei mesi passati al crollo dei consumi dei privati (-28%) ha fatto riscontro una riduzione ancora più forte degli acquisti delle aziende e dei noleggi (superiori al 30%) le quali, pianificate con maggiore anticipo fanno sentire gli effetti della crisi con un certo ritardo. In questo requiem all’industria automobilistica si evince che senza aiuti mirati la crisi nel settore si tradurrà in un disastro sia nei bilanci delle aziende che nell’occupazione. Vale la pena capire, senza pregiudizi, se ha senso aiutare questo settore (con tutti i lavoratori che l’alimentano e ne sono alimentati) migliorando anche il bene della collettività. La più ovvia delle soluzioni sembrerebbe la riedizione dell’incentivazione governativa per la rottamazione delle vecchie auto. Il governo, con il suo usuale modo di presentare le soluzioni ai problemi del Paese, ha prima promesso gli incentivi, specificando che non sarebbero stati aiuti
di stato alla FIAT. Poi, per le proteste dei sindacati, che cavalcando un bel po’ di luoghi comuni hanno affermato che “il problema della Fiat non si risolve con una rottamazione o gli incentivi” e che la crisi riguarda “i beni di prima necessità” è tornato indietro con Berlusconi in persona.
ROTTAMAZIONE E SICUREZZA PASSIVA – Il problema è che pur non volendo arrivare agli estremi di chi afferma che gli incentivi sono “soldi ai nostri assassini” (perché favorendo l’acquisto di auto a combustione rallenterebbero il passaggio ad auto a inquinamento zero) è opinione ormai comune che le rottamazioni (con le limitazioni al traffico che cercano di “sostenerle”) siano solo una fregatura che serve per dare i soliti soldi alla FIAT. Ora, se anche in parte gli aiuti vanno agli azionisti più che ai lavoratori, non bisogna dimenticare che vi sono due problemi principali connessi all’uso dell’auto: la sicurezza e l’inquinamento. Se però vi è una certa consapevolezza delle varie norme Euro 4-5 e dei mezzi ad emissione zero, si discute poco dei risvolti positivi sulla sicurezza della rottamazione delle vecchie auto. In questi giorni infatti è uscito il rapporto 2007 sugli incidenti stradali che, oltre a confermare quanto scritto nel post sui dieci falsi miti sugli incidenti stradali, evidenzia una riduzione molto sostenuta (9,5%) del numero dei morti dovuta in piccola parte a un minor numero degli incidenti ma molto di più alla limitazione delle loro conseguenze. Considerando che il rispetto delle norme incide soprattutto sul numero degli incidenti questi dati evidenziano che sono proprio le caratteristiche di sicurezza passiva delle nuove auto ad aver migliorato la situazione.
COSTI – Quindi una rottamazione che permettesse di eliminare almeno una parte di quel parco circolante più vecchio di quindici anni (che rappresenta il 23% delle autovetture, 28% motorini e 32% dei mezzi pesanti, porterebbe a un incremento della sicur
ezza molto più veloce e con esiti più certi dei progetti di incremento della mobilità alternativa (che continuerebbero a rappresentare una soluzione a lungo termine). Per sostenere un ricambio mirato alla sicurezza questo incentivo dovrebbe essere diretto non solo al basso inquinamento ma anche a diffondere dispositivi già noti quali airbag, ESP e barre di rinforzo fino ad arrivare a sistemi più innovati come il controllo etilometrico per avviare l’auto). Resta ovviamente il problema dei costi alla collettività: fermo restando che l’incremento di vendite porta a recuperare tramite l’IVA molti dei contributi impegnati (100.000 auto in più a 20.000 euro corrispondono a 2 miliardi di euro di spesa dei consumatori e 400 milioni di maggiore introito IVA per lo Stato) ci sono i risparmi, ben più consistenti, legati alla riduzione degli incidenti e delle conseguenze. Solo per la riduzione delle fatalità dal 2006 al 2007 l’ACI calcola un risparmio di tre miliardi di euro in minori spese sociali. Ovviamente vorremmo tutti che fossero usati come investimento per le infrastrutture (più treni, metropolitane e merci via nave) ma al fine di migliorare da subito le problematiche di sicurezza ed inquinamento potrebbero essere in parte destinati a svecchiare e mettere in sicurezza in nostro traballante parco auto.























Il mercato dell’auto non sta crollando solo per la disastrosa congiuntura economica, ma anche per cause strutturali. Ossia, l’interventismo dei governi e la pressione di lobbies potenti, che grazie [sic] alla politica degli incentivi hanno convogliato innaturalmente la spesa delle famiglie verso l’acquisto di automobili, preferendolo – spesso immotivatamente – all’acquisto di altri beni durevoli, o di consumo, o al sempre benedetto risparmio. Si chiama distorsione del mercato. La politica degli incentivi non è altro che un surrogato imbellettato dello statalismo, condito di considerazioni politicamente corrette. Un altro giro di incentivi, un’altra “bolla” automobilistica (con l’eccezione dei paesi emergenti), e fra qualche tempo saremo punto a capo.
concordo con Zamax
(vedi che quando non parli di religione sei un gran figo?
)
The bright side of the moon
Concordo con entrambi ma il punto è che intorno al mondo dell’auto circolano dei costi nascosti per la collettività enormi legati come dicevo all’inquinamento (che si riflette in maniera non facilmente quantificabile sulla salute) e alla sicurezza. E’ vero che le auto costano tanto e la gente farebbe meglio a investirli in una casa o a risparmiarli per la famosa 2°,3° e 4° settimana ma è pure vero che ridurre in ogni modo questi costi sociali potrebbe essere un affare per tutti
Sono d’accordo anch’io.
La mia impressione è che ben pochi oggi hanno veramente bisogno di comprare un’auto. Come dice anche l’articolo, solo il 23% delle auto private è più vecchio di 15 anni: e le auto di 15 anni fa (1993), pur diverse da quelle di oggi, avevano già la marmitta catalitica ed alcune anche una discreta sicurezza passiva.
Inoltre, ora è perfettamente normale (e per molti necessario) rimandare i consumi non indispensabili a tempi migliori, in modo da risparmiare un po’ di soldi. La distruzione del risparmio in favore del consumo è quello che ci ha portato a questa crisi, e non sarà certo la soluzione. Un intervento statale a favore della “rottamazione” non può che colpire le fasce più deboli e i risparmiatori più avveduti, ovvero quelli che non possono o non vogliono comprare un bene che, oggi, non gli serve.
forse non è chiaro che siamo alla fine di un’era.
il consumismo come lo abbiamo vissuto fino ad ora è finito, ed i primi sintomi si sono avuti con i vari interventi degli scorsi anni su rottamazione auto ed elettrodomestici.
il mercato è saturo e per il futuro basterà una fabbrica (auoto, frigoriferi, ecc.) per ogni continente.
più tardi ci si convincerà di questo più doloroso sarà il passaggio.
anche secondo me non serve a nulla……ehy la mia azienda ha avuto una riduzione del 50% delle vendite…mi date un aiuto?
Certo se comprassi delle macchine nuove avrei piu’ produzione a costi minori…qualche operaio specializzato e ben formato mi produrebbe un prodotto migliore……
meglio gli aiuti grazie…
no?
e perchè io no?ah solo 10 dipendenti….ah riciclo solo i vostri rifiuti di plastica?si avete ragione a che puo’ servire.
dai ragazzi si va in ferie il 12….e speriamo di non rientrare a gennaio con la cassa integrazione…però avremo delle automobili nuove,senza benzina ma nuove
Io vedo in giro tantissime auto (troppe!!!) e sono quasi tutte nuove..E’ chiaro che questo crea una situazione satura…
http://www.francescoilgreco.splinder.com
scusa, francescogreco, perché non metti il link al tuo blog soltanto nello spazio apposito invece di infilarlo sempre alla fine dei commenti del pezzo d’apertura di Giornalettismo, di solito alla fine di frasi che rivelano la non lettura dell’articolo?
..domenica ho speso migliaia di euro, ed ero molto contento….peccato che stavo giocando a monopoli con mia figlia…
se ho soldi da spendere posso magari pensare di comprare un’autovettura, ma escludo che la possa acquistare con i soldi del monopoli..
L’incentivo alla rottamazione deve essere dato a chi si disfa della macchina senza comprarne una nuova, prefendo metodi alternativi per muoversi.
Se voglio incentivare all’acquisto in nome della sicurezza/minore impatto ambientale devo de facto vietare l’uso di mezzi inquinanti. Senza girarci attorno.
Se voglio incentivare il mercato con un impulso all’acquisto di prodotti industriali come le auto, bhè basta togliere i balzelli e combattere i cartelli delle assicurazioni.
i miei due cents di euro
Scusate il commento OT: volevo far sapere al mondo che lo prendo in culo dai buoi muschiati tibetani mentre olio loro le palle. Sono fatto così. Scusate ancora.
Non ti preoccupare, Markus, essendo sul nostro sito internet siamo noi a decidere se un commento è OT, oppure idiota, ed eventualmente, modificarlo a nostro piacimento.
E’ vero che vi sono dei costi per la collettività: l’inquinamento e la sicurezza. Ma questi si risolveranno, o si ridurranno, da soli col tempo, com’è sempre avvenuto, grazie ai miglioramenti tecnologici e al cambiamento impercettibile ma continuo dei costumi della gente. La tentazione di forzare le cose con la politica degli incentivi, oltre al rischio di dirottare risorse da investimenti più razionali in altri settori dell’economia, potrebbe essere pagata dal dover sostenere – prima o poi – i costi sociali degli esuberi di una forza lavoro tenuta artificiosamente alta.
Inoltre faccio notare come la stessa mentalità sottilmente etico-dirigistica che informa queste iniziative, potrebbe benissimo spingere a sfornare dei provvedimenti di senso contrario, annullando del tutto il già illusorio beneficio delle prime; provvedimenti del tipo delle “tasse esternalità”, come l’ecopass o come kaiser si chiama, intese a punire l’uso “scriteriato” o “egoistico” dell’auto, nei casi dove, a giudizio dell’onnisciente legislatore o dell’amministratore, i vantaggi del singolo utente siano sproporzionati agli svantaggi causati alla collettività.
Insomma, tutti vorremmo auto bio-eco-democratiche condotte da gente con eco-bio-democratica consapevolezza. L’interventismo va solo a ingarbugliare, con un sovrappiù di effetti collaterali negativi, un processo naturale che necessita solo di pazienza.
@filipporiccio
Quando si dice che il 23% ha più di 15 anni significa che al massimo sono del 1993, se no sono di prima del 93. Da allora hanno inventato ad esempio l’ESP che va a limitare proprio gli incidenti in solitaria che pure rappresentano una buona percentuale. E poi gli airbag erano una rarità e l’ABS poco diffuso. Secondo me i cambiamenti sarebbero consistenti. Poi sono d’accordo con te che la gente spenderebbe un sacco di soldi ma ricordiamoci che attualmente la collettività paga 30 miliardi di euro l’anno per gli incidenti e una cifra imprecisata per l’inquinamento
@GIANCARLO
Io non penso che siamo alla fine dell’era del consumismo. Penso che continueremo a sbafarci di merendine colesterose e TV al plasma sempre più grandi.
@strababus
Non penso che da qualche parte si era proposto di aiutare tutte le aziende facendogli comprare auto. Gli aiuti ricadrebbero sulle aziende automobilistiche che in Italia sono, singolarmente e con l’indotto, alquanto importanti
@disperato
Se riesci a fare i soldi del monopoli uguali uguali a quelli della Zecca di Stato chissà…
@EssEmme
Quanta gente può o vuole disfarsi dell’auto? Sono buoni gli incentivi a rottamare le auto ma non penso che arrivino a grandi fette della popolazione. Se si construiscono alternative pubbliche decenti e più convenienti allora si lascia l’auto se no nulla. Quello dei cartelli assicurativi è un problema strutturale italiano simile ai cartelli dei notai, dei commercialisti, ecc. Mi sembra che il governo precedente abbia cercato di fare qualcosa ma gli italiani hanno votato per chi promette di lasciare le cose come stanno
@zamax
Tu sei contento di continuare a pagare 500 euro l’anno per ogni membro della tua famiglia (30 miliardi diviso 60 milioni di italiani) aspettando che la tecnologia, fra 50 anni, ridurrà a zero gli incidenti (senza considerare gli elementi affettivi). Io penso che si dovrebbe fare prima e, nell’ottica di quella mentalità etico-dirigista che non so se di destra o di sinistra ti dico che sono d’accordo con gli interventi che puniscono l’uso scriteriato dell’auto. Come i vetero-ecologisti non mi dispiacerebbe se la benzina costasse 5 euro al litro in modo che tutti prendano il treno (che però dovrebbe costare di meno) evitando per esempio i 700 pedoni che muoiono ogni anno per le strade nonostante abbiano deciso di abbandonare l’auto. Ecco io non vorrei propri aspettare
@tutti
Grazie della bellissima discussione che avete messo su.
@ marblestone
ehehehehe non intendevo certo far comprare automobili alla mia aziende ma “macchine” per la produzione di materiale plastico.
Il mio era un commento ironico….date le mie scarse capacità uso l’ironia.
Concordo con zamax,l’intervento mirato dello stato è soltanto una stortura.
Se io produco un articolo e non riesco a venderlo perchè qualcuno deve darmi dei soldi?
Dire che l’indotto e tutti i lavoratori avrebbero dei problemi mi sembra stupido.
Meglio ammortizzatori sociali per i lavoratori che soldi per produrre un bene che difficilmente verrà venduto.
E se un imprenditore non è pronto ad un momento di crisi è meglio che chiuda,si tratta di accanimento terapeutico.
ah concordo anche con gregorj…..zamax non parlare di religione
So che eri ironico…
Comunque gli interventi a cui tu fai riferimento erano quelli che si facevano un tempo sostenendo non il mercato ma direttamente l’azienda che quindi era tenuta in vita per un mercato che non c’era.
Qui bisogna capire se il mercato gioverebbe da una diminuzione del prezzo del bene. Questa diminuzione a spese della collettività sarebbe compensata dai risparmi della collettività per il costo sociale. Se poi regaliamo a tutti abbonamenti ai mezzi pubblici per me va ancora meglio ma consideriamo che nelle città affollate oramai i mezzi pubblici sono comunque al collasso e non è facile aumentare, in breve tempo, la loro portata.
Non è giusto prendere sempre e solo in considerazione le grandi aziende. In Italia ci sono miglia e migliaia di piccoli commercianti. Molte grosse aziende produttrici stanno in piedi grazie al lavoro di questo esercito di lavoratori autonomi di cui nessuno si occupa. Le fondamenta della casa se sono precarie e non vengono effettuati lavori di rafforzamento rischiano di fare cadere l’intero palazzo e magari i palazzi a ridosso. Se l’attività va male io non posso spendere neanche per fare acquisti in altri negozi.Bisogna pensare agli aiuti globalmente.
@Marblestone: circa le auto ante ‘93, tu sai quali sono le ripartizioni percentuali degli incidenti mortali in funzione dell’età di immatricolazione? Sarebbe interessante portare eventualmente un dato del genere per vedere quanto forte sarebbe l’impatto di uno svecchiamento del parco auto.
piu che incentivi forse dovrebbero abbassare i prezzi delle auto e cosi’ il cambio delle auto verrebbe naturale, l’auto purtroppo oggi e’ diventata quasi indispensabile, forse bisognerebbe mettere un tetto massimo di auto per famiglia, non si puo’ accettare che in una famiglia di 4 persone ci siano 4 auto piu’ qualche scooter……questa e’ una provocazione, il consumismo ci ha preso la mano, forse un po’ di austerita’ ci fara’ bene
@icy
Purtroppo non ho mai trovato questo dato e certo sarebbe interessante (ad esempio anche il tipo di auto, le sue dimensioni e la sua potenza)
@paolo
Quali sarebbero i vantaggi a limitare il numero di auto per famiglia? E quali sarebbero i criteri per farlo (se siamo due fratelli non dobbiamo avere due auto anche se lavoriamo entrambi?). Sicuramente ci sono dei mezzi per incentivare l’uso comune dell’auto (cioè mai persone che vanno da sole sullo stesso percorso dei propri colleghi) e l’austerity potrà spingere in questa direzione