di Pietro Marmo (marblestone)
postato alle 11:03 del 3 dicembre 2008 in EconomiaTorna alla home

–29% nel mese appena trascorso: il calvario del mercato delle automobili non sembra conoscere sosta. Quale la ricetta più idonea a contrastare una crisi che comunque è ben lungi dal riguardare solo il nostro Paese?

I dati di novembre hanno confermato che, anche se non siamo ancora sull’orlo della bancarotta come l’Islanda (dove a ottobre c’è stata una riduzione delle vendite dell’85%!) né, tutto sommato, così in flessione come la Spagna (-50% a Novembre) abbiamo comunque una situazione molto critica. E pure se in questo siamo in ottima compagnia: (Giappone a -27%, livello più basso dal 1969, e Francia a -14,4% in un mercato che fino ad un paio di mesi fa era in abbondante crescita) la crisi questa volta non salva nemmeno la FIAT. Marchionne, che ha anticipato (avendo dati migliori dei nostri) che anche l’Europa farà registrare una riduzione senza precedenti a novembre ben del 20%, ha sottolineato che la FIAT va meglio del suo mercato sia in Italia (anche se solo di decimali, a differenza dei mesi precedenti) che all’estero (ad esempio, in Francia porta la quota di mercato dal 5,1 al 6%) ma questo non la salva da una flessione generale dei volumi di vendita in Italia pari al 28%.

LA RETROMARCIA DEL GOVERNO - E questa volta gli effetti della crisi non salvano nemmeno le vendite dell’ancora di salvezza. Di quella 500 che ha consegnato solo 5000 unità a novembre. Va detto che a differenza dei mesi passati al crollo dei consumi dei privati (-28%) ha fatto riscontro una riduzione ancora più forte degli acquisti delle aziende e dei noleggi (superiori al 30%) le quali, pianificate con maggiore anticipo fanno sentire gli effetti della crisi con un certo ritardo. In questo requiem all’industria automobilistica si evince che senza aiuti mirati la crisi nel settore si tradurrà in un disastro sia nei bilanci delle aziende che nell’occupazione. Vale la pena capire, senza pregiudizi, se ha senso aiutare questo settore (con tutti i lavoratori che l’alimentano e ne sono alimentati) migliorando anche il bene della collettività. La più ovvia delle soluzioni sembrerebbe la riedizione dell’incentivazione governativa per la rottamazione delle vecchie auto. Il governo, con il suo usuale modo di presentare le soluzioni ai problemi del Paese, ha prima promesso gli incentivi, specificando che non sarebbero stati aiuti di stato alla FIAT. Poi, per le proteste dei sindacati, che cavalcando un bel po’ di luoghi comuni hanno affermato che “il problema della Fiat non si risolve con una rottamazione o gli incentivi” e che la crisi riguarda “i beni di prima necessità” è tornato indietro con Berlusconi in persona.

ROTTAMAZIONE E SICUREZZA PASSIVA - Il problema è che pur non volendo arrivare agli estremi di chi afferma che gli incentivi sono “soldi ai nostri assassini” (perché favorendo l’acquisto di auto a combustione rallenterebbero il passaggio ad auto a inquinamento zero) è opinione ormai comune che le rottamazioni (con le limitazioni al traffico che cercano di “sostenerle”) siano solo una fregatura che serve per dare i soliti soldi alla FIAT. Ora, se anche in parte gli aiuti vanno agli azionisti più che ai lavoratori, non bisogna dimenticare che vi sono due problemi principali connessi all’uso dell’auto: la sicurezza e l’inquinamento. Se però vi è una certa consapevolezza delle varie norme Euro 4-5 e dei mezzi ad emissione zero, si discute poco dei risvolti positivi sulla sicurezza della rottamazione delle vecchie auto. In questi giorni infatti è uscito il rapporto 2007 sugli incidenti stradali che, oltre a confermare quanto scritto nel post sui dieci falsi miti sugli incidenti stradali, evidenzia una riduzione molto sostenuta (9,5%) del numero dei morti dovuta in piccola parte a un minor numero degli incidenti ma molto di più alla limitazione delle loro conseguenze. Considerando che il rispetto delle norme incide soprattutto sul numero degli incidenti questi dati evidenziano che sono proprio le caratteristiche di sicurezza passiva delle nuove auto ad aver migliorato la situazione.

COSTI - Quindi una rottamazione che permettesse di eliminare almeno una parte di quel parco circolante più vecchio di quindici anni (che rappresenta il 23% delle autovetture, 28% motorini e 32% dei mezzi pesanti, porterebbe a un incremento della sicurezza molto più veloce e con esiti più certi dei progetti di incremento della mobilità alternativa (che continuerebbero a rappresentare una soluzione a lungo termine). Per sostenere un ricambio mirato alla sicurezza questo incentivo dovrebbe essere diretto non solo al basso inquinamento ma anche a diffondere dispositivi già noti quali airbag, ESP e barre di rinforzo fino ad arrivare a sistemi più innovati come il controllo etilometrico per avviare l’auto). Resta ovviamente il problema dei costi alla collettività: fermo restando che l’incremento di vendite porta a recuperare tramite l’IVA molti dei contributi impegnati (100.000 auto in più a 20.000 euro corrispondono a 2 miliardi di euro di spesa dei consumatori e 400 milioni di maggiore introito IVA per lo Stato) ci sono i risparmi, ben più consistenti, legati alla riduzione degli incidenti e delle conseguenze. Solo per la riduzione delle fatalità dal 2006 al 2007 l’ACI calcola un risparmio di tre miliardi di euro in minori spese sociali. Ovviamente vorremmo tutti che fossero usati come investimento per le infrastrutture (più treni, metropolitane e merci via nave) ma al fine di migliorare da subito le problematiche di sicurezza ed inquinamento potrebbero essere in parte destinati a svecchiare e mettere in sicurezza in nostro traballante parco auto.

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