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Economiadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 4 aprile 2008 alle 14:20 dallo stesso autore - torna alla home

E’ nel programma della Lega e se ne parla da anni: il federalismo fiscale. Tutto quello che Roberto Calderoli non ha voluto (ma più probabilmente non ha saputo) spiegarvi.giannelli5 1117 federalismo Il Federalismo fiscale de noantriLa Lega Nord, forse presto di nuovo al governo, nel corso di questa campagna elettorale proclama a gran voce, l’attuazione, da subito, del Federalismo fiscale. Roberto Calderoli, quello della legge elettorale porcata, ha tuonato che se non ci sarà il Federalismo Fiscale entro il 15 giugno, la Lega marcerà sul Po e farà sentire i propri tamburi. Vuole un Federalismo fiscale duro “ma duro veramente”. L’ha scritto chiaro nel suo programma: alle Regioni dovrebbe essere destinato da subito il 90% del gettito fiscale. E poi, anche di più. Così l’Italia, paese di sole, di cielo e di mare, troverà la “quadra”: l’azione della pubblica amministrazione diverrà, come per miracolo (un miracolo padano?) efficiente ed efficace.

CHE COS’E'? - La teoria del federalismo fiscale parte dall’assunto che sia “cosa buona e giusta” che ci siano vari livelli di governo (nazionale e locale), ognuno con le proprie funzioni da svolgere e le risorse per poterle finanziare: per il cittadino i vantaggi starebbero nella maggiore conoscenza dei bisogni “locali” di un governo territorialmente vicino, e nella possibilità di controllarne meglio l’operato, sempre grazie alla “vicinanza”. Semplice, chiaro, lineare. Bravo Calderoli, il nuovo piccolo Padre della Repubblica! Ma è davvero tutto così semplice? Ci sono tre questioni a cui rispondere. La prima è decidere quali funzioni vanno svolte dal livello locale per poter guadagnare in efficienza e in efficacia: un esercito di San Colombano al Lambro, o una politica estera di Volterra, non sembrano il massimo. Il nuovo Art.117 della Costituzione ha provato a definire chi deve fare cosa, ma è un mezzo pasticcio, che ha aperto tanti contenziosi. Basterà la bacchetta magica di Calderoli a sciogliere questo nodo entro il 15 giugno? Vedremo. La seconda questione: una volta deciso quali funzioni attribuire al livello locale, quante risorse finanziare ci vogliono per garantirne un finanziamento efficace ed efficiente? Dipende. Le vogliamo finanziare in modo integrale, in base criterio della “spesa storica”, quella sin qui sostenuta? Oppure calcolando per ogni funzione delegata un costo standardizzato su base nazionale, possibilmente corretto tenendo conto di problemi specifici e degli enti locali più “piccoli”?

PRINCIPI ECONOMICI - Perché non sfuggirà al Costituente di Lorenzago che non è uguale organizzare il trasporto pubblico locale a Genova piuttosto che a Collio, un comune del Bresciano, che ha offerto a Calderoli la residenza onoraria. La risposta, mentre da anni fior di studiosi incaricati dai diversi governi dibattono il tema, ce la potrebbe dare, sempre entro il 15 giugno, Mago Merlino. E poi c’è la terza questione, quella decisiva: in che modo finanziamo queste funzioni? La teoria dice: Con le tasse locali, che però non sono sufficienti. Perché occorre tener conto di un altro aspetto fondamentale: l’equità. Il Federalismo fiscale deve rispondere al “principio dell’equità orizzontale”. Lo ha detto Buchanan che – per tranquillizzare Calderoli – non è un anarchico comunista russo ma un economista americano di scuola liberale.

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