Chiede lo stipendio, la titolare la massacra: e il flashmob da Facebook non fa aprire Tezenis

E’ solo la prima delle manifestazioni di solidarietà a Sara, la commessa picchiata dalla commerciante fascista. La storia di Sara,...

E’ solo la prima delle manifestazioni di solidarietà a Sara, la commessa picchiata dalla commerciante fascista.

La storia di Sara, la commessa del noto negozio di abbigliamento intimo, Tezenis, di Porte di Roma, ha iniziato da qualche giorno a fare il giro della rete italiana. Il che non stupisce, visto che è una storia abbastanza macabra, quasi di cronaca nera. Tutto parte da un servizio delle Iene di giovedì scorso che ha raccontato per primo il negozio degli orrori nel più grande megastore d’Europa, sorto dal nulla poco oltre le zone residenziali romane del quartiere Talenti.

LA STORIA DI SARA  - Un casermone che alcuni libri di architettura e urbanistica prendono come modello di ciò che non va fatto mai quando si pianifica un quartiere di nuova costruzione. Ma non è questo il punto: il punto è ciò che succede dentro. E parliamo di un massacro in piena regola. Sara è una commessa che, dopo un mese di lavoro, ha totalizzato una quantità di ore di straordinario non retribuito davvero significativa. Ore che però la titolare rifiuta di pagarle: “Lo straordinario non si paga, o così o te ne vai”. Lei resta, ma pochi giorni dopo è la titolare a chiederle di prendere la porta; al suo rifiuto, la ragazza viene sbattuta in un camerino e massacrata a sangue: “Guarda che io ubbidisco solo al Duce”, le dice mentre la picchia, e il servizio delle Iene mostra il referto del Policlinico che parla di fratture multiple e la perizia neuropsichiatrica che afferma l’insorgere di complicanze quali attacco di panico e paura diffusa e immotivata. Insomma, non proprio una passeggiata vendere reggiseni e completini a Porte di Roma.

FLASHMOB – La commessa trova il coraggio per denunciare la vicenda alle forze dell’ordine, e ora si aprirà il processo: anche la titolare del negozio, incontrata dalla Iena Paolo Calabresi vicino al busto del duce che campeggia vicino a casa sua . Intanto, è la solidarietà sulla rete a prendere provvedimenti autonomamente: un flashmob autoconvocato davanti al negozio per le 16 del sabato pomeriggio – ora di punta, che più non si può, riesce a tenere chiuso l’esercizio commerciale: e non pochi devono essere i soldi che la rabbia della rete è riuscita a sottrarre alle casse del negozio.

Come di consueto, la protesta spontanea si organizza sui social network: il gruppo “Tutti uniti contro Vera Emilio, difendiamo Sara”, conta più di 3000 aderenti, e ha stampato un volantino, che è stato distribuito in tutto il centro commerciale prima del flashmob.

TUTTO VERO – Sul social network c’è anche chi conferma l’esperienza di Sara.

io ci ho lavorato 8 anni fa co sta merda di donna a calzedonia.non c era mai al negozio veniva solo a fare le vetrine e ogni volta che veniva veramente sembrava il duce.se sente na gran figa quando limortacci sua prima de rifasse la bocca e quel naso c aveva na frappa sembrava pippo franco!cmq tutta la famiglia è MARCIA.

La protesta non è finita: il gruppo di solidarietà per Sara, la commessa picchiata, sarà di nuovo davanti al Tezenis di Porte di Roma, ancora sabato prossimo. Per far sì che, anche il giorno prima di Pasqua, Vera Emilio non possa aprire i battenti.