ThyssenKrupp, la tragedia ha un colpevole: 16 anni e mezzo a Espenhahn
15/04/2011 - Accolta la richiesta dell’accusa L’attesa è finita: la sentenza per il processo ThyssenKrupp è stata emessa e come aveva chiesto Guariniello la Corte d’Assise di Torino ha condannato l’Ad della società Harald Espenhahn a 16 anni e mezzo per omicidio volontario con dolo
Accolta la richiesta dell’accusa
L’attesa è finita: la sentenza per il processo ThyssenKrupp è stata emessa e come aveva chiesto Guariniello la Corte d’Assise di Torino ha condannato l’Ad della società Harald Espenhahn a 16 anni e mezzo per omicidio volontario con dolo eventuale per i sette morti del rogo. Sono state quindo tutte accolte le richieste dell’accusa per gli imputati nel processo per il rogo dello stabilimento Thyssen di Torino. Solo per Daniele Moroni la Corte ha aumentato la pena a 10 anni e 10 mesi, i pm avevano chiesto 9 anni.
ACCOLTE IN TOTO – I giudici hanno quindi accolto in toto le richieste dei pubblici ministeri confermando oltre all’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale per l’amministratore delegato del gruppo tedesco, Harald Espenhahn, condannato a 16 anni e mezzo di reclusione anche quelle a 13 anni e 6 mesi per i 4 dirigenti: Gerald Priegnitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri. La societa’ ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni Spa, chiamata in causa come responsabile civile, e’ stata condannata al pagamento della sanzione di 1 milione di euro, all’esclusione da agevolazioni e sussidi pubblici per 6 mesi, al divieto di pubblicizzare i suoi prodotti per sei mesi, alla confisca di 800mila euro, con la pubblicazione della sentenza sui quotidiani nazionali ‘La Stampa’, ‘La Repubblica’ e il ‘Corriere della Sera’.
QUELLA NOTTE DEL 16 DICEMBRE - Dopo 88 udienze, volge al termine il processo di primo grado, che si e’ aperto il 15 gennaio 2009: i giudici dovranno esprimersi sull’incidente che scosse l’opinione pubblica italiana per la drammaticita’ dell’infortunio, per il quale la Procura di Torino ha deciso di procedere per omicidio volontario, e non colposo, come era sempre avvenuto in altri casi di incidenti sul lavoro. E’ la notte del 6 dicembre 2007, quando un violento rogo divampa all’interno dell’acciaieria, in corso Regina Margherita: da una vasca fuoriesce una quantita’ di olio bollente in pressione, che in pochi attimi sviluppa un incendio. Non e’ la prima volta che accade: un episodio simile, senza vittime, si era gia’ verificato. Gli operai vengono travolti dal fuoco. Un lavoratore muore dopo pochi minuti, altri sei perdono la vita nei giorni successivi. Si chiamano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Rocco Marzo, Rosario Rodino’, Bruno Santino, Antonio Schiavone, Roberto Scola.
COLPA DEGLI OPERAI – Il processo e’ lungo e segnato da molti colpi di scena. Da una serie di testimonianze, emergono carenze nel sistema di sicurezza. A scatenare le polemiche sono soprattutto i legali dell’azienda quando indicano possibili “colpe” degli operai nel rogo dell’impianto. Salvo poi smentirsi: alle vittime non sono imputabili responsabilita’ precise, sottolineera’ poi la Thyssen. Il procedimento si apre il 15 gennaio 2009 nel Palazzo di giustizia di Torino. Sul banco degli imputati l’amministratore delegato della multinazionale tedesca, Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. Imputati anche l’azienda come persona giuridica e altri cinque dirigenti, accusati di omicidio colposo aggravato: Cosimo Cafueri, Daniele Moroni, Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno. Il pubblico ministero e’ Raffaele Guariniello. La Corte d’Assise respinge la costituzione di parte civile per oltre 50 operai: questi firmarono un verbale di conciliazione, accettando la concessione di una somma in cambio della rinuncia alla richiesta di risarcimento.
VIDEO CHOC - Centinaia di testimoni vengono ascoltati da entrambe le parti. Il 13 febbraio 2009 viene mostrato in aula un video choc della polizia scientifica che mostra le immagini del cadavere di Antonio Schiavone, il primo operaio deceduto nella tragedia. Molti parenti escono dall’aula. Nelle udienze successive iniziano a emergere le carenze della sicurezza. Vengono chiamati a testimoniare anche tre ispettori della Asl 1 di Torino, accusati di aver favorito la multinazionale con controlli annunciati e prescrizioni tardive, ma si avvalgono della facolta’ di non rispondere. Dopo una serie di ulteriori sedute, e diversi rinvii, inizia la requisitoria dei pm: Guariniello chiede 16 anni e mezzo di reclusione per Espenhahn, 13 anni e 6 mesi per quattro dirigenti, 9 anni per il quinto. La difesa chiede invece assoluzione piena per tutti gli imputati.













Due anni e quattro mesi per ogni vittima…ecco cosa costa la vita di un Lavoratore…quanta rabbia!!!
Il “processo lungo” approvato pochi giorni fa dal governo Berlusconi in commissione al Senato ed ora al vaglio del Parlamento, prevede che nei procedimenti penali la difesa possa presentare liste e testi a difesa dell’imputato senza alcun limite, e senza che il giudice possa intervenire a “scremare” tra quelli rilevanti e quelli superflui.
Se venisse approvata in tempi brevi, la suddetta legge verrebbe utilizzata dagli avvocati difensori anche nel processo Thyssen, per scongiurare una sentenza definitiva…..
E agli ispettore delle ASL, nulla?
Non mi sembrano pene da nulla comunque, 16 anni in carcere non sono certo una passeggiata….
faccio consulenza sulla sicurezza nelle aziende e la cosa che lascia più perplesso è sentirsi dire dai preposti alla sicurezza (RSPP-RSU-RLS) che loro sono a posto ed hanno ottemperato al D.L. 81 e che le loro attività sono sicure. Sono felice per loro, ma soprattutto per chi ci lavora in quelle aziende, come credo che lo fossero le 7 persone che alla Thyssen ci hanno perso la vita ed a quelle famiglie straziate. Talvolta riscontro un vero e netto rifiuto ad adottare nuovi srumenti preventivi, non è un questione di costi è una questione di ragionevolezza e di buon senso, ma soprattutto noto come certi preposti siano davvero persone co un “back groun” sulla sciurezza davvero superficiale, molte volte disarmante.
E’ forse questo quello che si meritano i lavoratori italiani? Superficialità? Tanto a noi non capiterà mai? Sono casi più unici che rari? Siamo a posto con le certificazioni? Quante volte mi sono sentito dire queste frasi.
Spero solo che questa sentenza faccia riflettere di più tutti e che permetta alle aziende di investire sulla sicurezza, prchè dopo 8 ore di lavoro un lavoratore ha il sacrosanto diritto di tornare a casa e vivere la sua famiglia e la sua vita. Tutto il resto è aria fritta e purtroppo è la fine di quei ragazzi alla Thyssen per avere sottovalutato, con l’esborso di pochi soldi, una sicurezza che era e rimane valore e NON UN COSTO impRescindibile per un lavoratore ed una azienda.
Questa notizia avrei voluto vederla in prima pagina
se si usa la stessa logica ( giusta o sbagliata che sia, non mi permetto di dire che la sentenza sia giusta o sbagliata ) allora anche l ad delle ferrovie italiane potrebbe essere condannato per la strage di viareggio? e per i crolli all aquila ? e anche moratti, con i morti alla raffineria ??