Con la fusione delle due compagnie aeree, va delineandosi un azzeramento di fatto della concorrenza su gran parte delle rotte più importanti del traffico aereo italiano, e l’Antitrust potrà fare ben poco.
Il 98,2% dei voli tra Roma Fiumicino e Milano Linate, il 91% dei collegamenti con Torino, e la totalità di quelli con Bari, Venezia, Trieste, Bologna, Firenze, Pisa. Questo, secondo le elaborazioni del Criet
dell’Università Milano Bicocca, il livello di copertura potenziale da parte della nuova Cai nel mercato del trasporto aereo domestico. Il professor Ugo Arrigo, docente di economia pubblica e membro dell’Istituto Bruno Leoni, lo ha calcolato utilizzando i numeri della Iata, la “Confindustria” dei vettori, relativi ai voli offerti; i dati rivelano, per i voli italiani, dopo la fusione di Alitalia con Air One una situazione di monopolio o quasi su decine di rotte. Un monopolio che, anche se Cai ha già dichiarato di non voler sfruttare nella sua interezza annunciando la chiusura di alcune rotte, nelle intenzioni di Colaninno e del governo non verrà comunque spezzato per un bel po’: gli slot, le “finestre” di decollo e atterraggio congelati da Alitalia non potranno essere assegnati ad altre compagnie per almeno tre anni, come prevede il contratto governo-Cai. A meno che gli imprenditori non li cedano volontariamente, ma in questo caso dovrebbero versare il 50% del corrispettivo nelle casse dello Stato, secondo l’accordo siglato con il commissario straordinario della Magliana Augusto Fantozzi. Oppure, potrebbero intervenire i regolatori internazionali o l’Unione Europea.
MONOPOLIO DI FATTO - Il totale di rotte da Fiumicino, utilizzate dal 51% dei voli sui cieli italiani, vede una quota di mercato di Alitalia ed Air One che arriva all’84%; da Linate (dove parte il 20% degli aerei italiani) è dell’81%, e da Malpensa (10%) del 43,7%. La destinazione più gettonata, la Roma-Milano (Linate e Malpensa), che pesa da sola per il 12,3% nel mercato domestico, ha una quota Alitalia-Air One pari al 91,8%, mentre la Milano-Napoli è coperta all’85% dai due vettori; la Roma-Palermo arriva invece all’84,5%, e la Milano-Palermo al 77%. Andando nel dettaglio, si scopre poi che ci sono una quindicina di rotte nelle quali il combinato disposto dei due ex grandi vettori italiani raggiunge il 100% dei collegamenti: le
partenze e gli arrivi da Fiumicino con destinazione Genova, Venezia, Trieste, Firenze, Bologna, Pisa, Bari, Brindisi, Lamezia Terme e Alghero. Tutti luoghi verso i quali si potrà d’ora in poi o volare con marchio Cai, o ci si dovrà accontentare di prendere altri mezzi di trasporto per arrivarci. Lo stesso discorso vale per chi parte da Milano Linate, per Bari, Brindisi, Lamezia Terme e Milano Linate. E il caso interessante è quello pugliese, dove Alitalia ha già oggi dimezzato una serie di collegamenti che probabilmente nemmeno Cai avrà interesse a ripristinare. Ma a Colaninno e Sabelli non converrà neppure vendere gli slot, in primo luogo perché dovranno comunque destinare allo Stato parte degli emolumenti, e secondariamente in quanto così renderebbero più facile a un potenziale concorrente l’entrata nel mercato italiano.
PALLIATIVI - E l’Antitrust non potrà fare nulla: l’istruttoria in via di conclusione conferma quanto già si sapeva: gli impegni per ridurre l’impatto del monopolio derivante dalla fusione di Alitalia e Air One sono quasi assenti, quando non costituiscono un semplice palliativo. Ad esempio, l’idea di liberare una cinquantina di slot sulla rotta Fiumicino-Linate non porterà a una loro cessione: Cai riallocherà semplicemente le partenze verso Catania e la Sardegna, incrementando di fatto la concentrazione di mercato. Antonio Catricalà ha già fatto sapere che chiuderà il dossier la prossima settimana, e probabilmente il taglio delle “unghie” al Garante della concorrenza farà sì che al massimo si apporterà qualche correttivo alle tariffe per le rotte più battute. E a nulla dovrebbero anche approdare le proteste di
Meridiana, la quale ha annunciato che abbandonerà i suoi due voli sulla Roma-Linate per far emergere il monopolio di fatto di Cai, e chiederà l’introduzione di tariffe regolate sul modello della Sardegna.
POCHE VIE D’USCITA - “L’assurdo di tutta questa situazione – commenta il professor Arrigo – è che Colaninno e Sabelli non hanno nemmeno un numero sufficiente di aerei per coprire un numero di rotte così ampio. Ciò nonostante, il governo ha permesso lo stesso alla Cai di tenersi tutti gli slot di Alitalia e AirOne per tutto quel tempo, contribuendo di fatto alla scomparsa totale della concorrenza per tre anni”. E non c’è alcuna possibilità di intervento da parte dei regolatori? “In Italia no, perché il decreto ad hoc ha permesso a Cai di agire nella piena regolarità. Però, c’è da ricordare che se una compagnia non utilizza queste fasce orarie per almeno l’80% in una stagione sarà costretta a rinunciarvi per la stagione successiva, cedendole ad Assoclearance, il coordinatore degli slot italiano, che le metterà poi a disposizione di altre compagnie che si son messe in lista d’attesa. Certo, la norma potrebbe essere disattesa; ma a quel punto potrebbe anche intervenire l’Unione Europea, per far rispettare i regolamenti comunitari in nome della libera concorrenza. Solo così il trasporto aereo italiano, come settore, si potrebbe salvare da tre anni buoni di monopolio di fatto”.
(Articolo apparso su Liberal)
























Quando si vive in un paese senza concorrenza si rischia di vivere in un paese ove vi è l’azzeramento della civiltà…
Gran bell’articolo. Il minimo che potesse fare Liberal era pubblicartelo.