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di Pietro Marmo (marblestone)
pubblicato il 4 luglio 2008 alle 12:39 dallo stesso autore - torna alla home

Sono poche le volte che partiti di maggioranza e di opposizione, politici e tecnici, studiosi e gente comune, sono d’accordo sulla possibile soluzione di un problema. A Napoli però nemmeno questa straordinaria comunanza di idee sulla importanza della raccolta differenziata ha prodotto dei progressi sulla sua attuazione.

Era l’8 gennaio quando il fu presidente del consiglio Prodi presentò la figura del nuovo commissario, l’uomoGianni De Gennaro benvisto da destra e sinistra, l’ex-poliziotto che doveva risolvere la vergognosa situazione napoletana sui rifiuti. Uno dei punti centrali del suo programma era il commissariamento di quei comuni che non avessero presentato in due mesi (quindi entro l’inizio di Marzo) il programma per la raccolta differenziata da realizzare entro altri 60 giorni (quindi entro l’inizio di Maggio).

RACCOLTA DIFFERENZIATA? FATELA PIANO - Con affannosa precisione il 3 marzo l’assessore Mola presentò un piano per la raccolta differenziata che prevedeva l’istituzione di 10 isole ecologiche e una raccolta porta a porta per un campione iniziale di 60.000 persone. La notizia ripresa da tutte le agenzie cadde presto nel dimenticatoio: non si è sentito nulla, né progressi né la minima minaccia di commisariamento fino alla settimana scorsa (quindi quattro mesi dopo) quando finalmente la riunione di giunta del 25 giugno ha deliberato l’avvio della raccolta: all’inizio per sole 18000 persone per arrivare ad un massimo di 100000 per il 2008 che si raddoppiano soltanto entro il 2009.

PARTE IL PIANO – Il piano, pieno di ottime intenzioni (ma anche di trovateCassonetti comiche come il progetto di fermare la diffusione della posta pubblicitaria indesiderata “attraverso l’apposizione di un adesivo di rifiuto della pubblicità nella cassetta postale che ne renda obbligatorio il rispetto”), interessa una porzione davvero limitata della popolazione napoletana e ancora una volta non dà date certe per l’inizio della sua reale applicazione. Stranamente proprio questo decisivo passo avanti è passato quasi inosservato sulla stampa. Nel frattempo però è proprio la normale raccolta differenziata a soffrirne. Più volte si è detto che questa crisi dei rifiuti sarebbe stata una ottima occasione per educare le persone alla raccolta differenziata, che si prospettava una occasione unica per far compiere un salto culturale ai napoletani che più di tutti potevano “toccar con mano” e “sentire” gli effetti nefasti di una politica ambientale che non tenesse conto del problema dei rifiuti.

LA MANCANZA DELLE ISTITUZIONICamion Rifiuti - A giudicare però dalla foto, molto comune anche in centro, ma scattata a poche centinaia di metri dai campi rom bruciati di Ponticelli, in un quartiere degradato in cui più necessario è il salto culturale di cui si parlava, la risposta della popolazione è stata massiccia (tutte le buste dentro e fuori i cassonetti sono regolarmente piene di rifiuti differenziati) mentre ancora una volta a mancare sono le istituzioni, troppo impegnate forse a ricevere Berlusconi o dare addosso ai manifestanti a Chiaiano. Il camion della raccolta differenziata, semivuoto, che è passato di lì dopo poco senza svuotare i cassonetti strapieni è il simbolo dell’ennesima occasione perduta da parte di uno stato che, invece di recuperare credibilità, cede sempre di più le sue responsabilità alle organizzazioni camorriste che comandano il territorio

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