Le lapidi di carta nel cimitero dei clandestini
di Dario Ferri - A Scicli vengono sepolti molti immigrati morti durante l’attraversamento del Mediterraneo. E le loro tombe sono senza nome Un cimitero con le lapidi di carta. A Scicli, dove si ripescano i cadaveri di clandestini annegati durante l’attraversamento del Mediterraneo, c’è
A Scicli vengono sepolti molti immigrati morti durante l’attraversamento del Mediterraneo. E le loro tombe sono senza nome
Un cimitero con le lapidi di carta. A Scicli, dove si ripescano i cadaveri di clandestini annegati durante l’attraversamento del Mediterraneo, c’è una zona del cimitero appositamente creata per i morti ignoti, quelli caduti sul campo dell’immigrazione. Ne parla Marisa Fumagalli sul Corriere della Sera:
C’è un angolo del cimitero di Scicli, città barocca celebrata da Elio Vittorini («Forse è la più bella di tutte le città del mondo. E la gente è contenta nelle città che sono belle…»), dove il visitatore s’imbatte in alcune lapidi rudimentali— lastre sottili di marmo sormontate da una tavoletta di legno con un foglio scolorito e strappato— che testimoniano la sepoltura dei clandestini senza nome. Naufraghi dei viaggi della speranza, in quel braccio di Mediterraneo, solcato dai barconi stipati all’inverosimile. Oggi, queste storie sono di bruciante attualità: fughe di massa, tensioni, morti. Persone.
Oggi quelle lapidi sono 80:
In 13 anni, il guardiano del cimitero ha provveduto alla sepoltura di un’ottantina di corpi. E il settimanale Famiglia Cristiana, qualche giorno fa, ha invitato polemicamente il premier Berlusconi «a restaurare queste tombe, invece di pensare alla villa e al golf»). Le foto scattate nel cimitero di Sicilia sono arrivate a noi, per caso. Non da un professionista. L’autore è Carlo Ottaviano, direttore del mensile Gambero Rosso, ragusano d’origine. Ma i suoi cari sono sepolti a Scicli. Racconta: «Avevo visto altre volte quelle lapidi. Avevo portato anche un fiore, come talvolta fanno altri visitatori. Lo scorso gennaio, d’istinto, mi è venuta l’idea di fermare le immagini». Brandelli di vite misteriose come leggiamo sul foglio bianco di una delle tombe: cadavere di persona sconosciuta, sbarco Donnalucata. 04.12.2004. Con Sampieri e Cava d’Aliga, Donnalucata è una delle località del comune di Scicli, dove approdano le barche degli extracomunitari. «Siamo più a sud di Tunisi e le spiagge sono uguali a quelle nordafricane — dice Ottaviano —. Ve n’è una, nei pressi di Punta Corvo, un tempo chiamata costa dei contrabbandieri, che è diventata punto di sbarco dei migranti».
Ma succede anche che il mare, oltre ai vivi, porti sulla sabbia i morti annegati:
«Il naufragio dei senza nome che a Scicli tutti ricordano avvenne nel novembre del 2005 — spiega Adolfo Padua, ex sindaco della città —. La carretta del mare proveniva da Malta, e numerosi furono i cadaveri ripescati vicino alla costa». Aggiunge altri dettagli Giuseppe Savà, curatore di Scicli news: «Erano cinesi, tutti molto giovani, sui vent’anni. Non furono mai identificati e nessuno ha mai reclamato i loro corpi». Così i ragazzi dell’Estremo Oriente finirono nel piccolo cimitero, accanto agli altri senza nome. Aggiunge Savà: «A onor del vero, si fece di più. Sulla facciata di un brutto palazzo di Scicli, uno degli sciagurati prezzi pagati alla modernità edilizia, l’amministrazione comunale, il Natale dello stesso anno, provvide a collocare le luci, in loro memoria, che brillano nella notte».












E’ triste anche pensare che queste sono persone il cui destino rimarrà ignoto ai propri cari. Sapere che tuo figlio, tuo marito, tua madre, vanno a cercare migliori fortune all’estero, e non sono neppure arrivati a toccare le coste della speranza. Lasciano a casa orfani e vedove che non sanno di esserlo e mai avranno i mezzi per cercare una risposta al silenzio.
Invece di ingrassarsi alle spalle di queste persone, i governi dell’occidente dovrebbero fare tutto quanto è in loro potere per garantire loro un futuro, soprattutto nei loro paesi, perché non c’è niente da fare, il migrante è per definizione triste e la terra natia è l’unica dove vale la pena vivere.
comincino a rimboccarsi le maniche loro, al loro paese!
Immigrare è un diritto, arriveranno sempre di più, arriveranno tutti.
I confini sono una menzona ideologica, la terra è per tutti e di tutti, qui c’è ricchezza, bene allora che vengano …L’Europa colonialista deve pagare i suoi debiti.
ma quale ricchezza, in europa, ma nella fattispecie in italia quale ricchezza c’è ne hanno di + loro con il petrolio e gas.sono solo vittime della mafia