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pubblicato il 1 dicembre 2008 alle 10:56 dallo stesso autore - torna alla home

Nove i minuti impiegati dal Consiglio dei ministri per approvare la Finanziaria, mentre ne è occorso ben uno in più venerdì scorso per affrontare l’esame del piano da 80 miliardi di euro (buona parte in infrastrutture) che dovrebbe portarci fuori dal tunnellellellel della recessione.

Il problema risaputo delle Grandi opere è che richiedono tempi lunghi; e, soprattutto qui in Italia, corrono il rischio di non vedere mai la luce. Viene dunque da chiedersi se non sarebbe stato meglio spostare questi fondi verso progetti dalla più rapida realizzazione. Il piano del governo prevede lo sblocco di 16,5 miliardi di euro per le opere pubbliche, opere che rischiano di essere eterne, come tempi di realizzo più che per il perdurare nel tempo delle strutture.

L’ETERNITÀ DELLE GRANDI OPEREAndrea Boitani riporta qualche dato preso da uno studio effettuato nel novembre dell’anno scorso dal Dipartimento per le politiche dello sviluppo del Ministero dello sviluppo economico. Secondo questi dati in Italia per realizzare un’opera pubblica dal valore superiore ai 50 milioni di euro occorrono mediamente 3.942 giorni (10 anni, 9 mesi e 15 giorni), per la sola progettazione 1.204 giorni (3 anni e 4 mesi), tra gara e aggiudicazione un anno intero. I restanti 2.372 giorni (6 anni e mezzo) servono per realizzare materialmente la grande opera. Va un po’ meglio per le opere di medie dimensioni (tra i 20 e i 60 milioni di euro), queste richiedono 7 anni, 2 mesi e 15 giorni. Le piccole opere (tra i 5 e i 10 milioni di euro) “solo” 4 a3071954817 e2bc2eff16 Piano anticrisi: perché puntare sulle Grandi opere?nni e mezzo. Comunque, qualunque sia la dimensione dell’opera pubblica, sistematicamente ci sarà uno sforamento rispetto ai tempi previsti del 30-40%. Inoltre dallo studio emerge che mediamente i tempi di progettazione sono più lunghi nel centro-nord, mentre quelli di realizzazione (aggiudicazione ed esecuzione) sono più lunghi al sud. Lo studio ipotizza tre cause per questi ritardi: scarsa capacità previsionale dei responsabili; ritardi dovuti a fattori tecnici, legali o amministrativi; progettazioni deboli che portano a varianti.

IL RITORNO DEL SUPERCOMMISSARIOBerlusconi con entusiasmo in conferenza stampa ha annunciato: “abbiamo inventato un metodo per velocizzare la realizzazione delle infrastrutture“. Questa invenzione è una riedizione del tentativo (fallito) fatto già nel passato governo Berlusconi, tra il 2002 e il 2006, il commissario speciale. E’ infatti prevista la nomina dei commissari straordinari che vigileranno sul rispetto dei tempi previsti dai decreti sugli investimenti pubblici. I compiti del commissario sono quello di monitorare “l’adozione degli atti e dei provvedimenti necessari per l’esecuzione dell’investimento“, e quello di vigilare sulle procedure volte a realizzare, autorizzare e finanziare l’opera. Il commissario ha il potere di adottare “i provvedimenti, anche di natura sostitutiva, necessari perché l’esecuzione dell’opera sia avviata o ripresa senza indugio“, comunque i ritardi dovranno essere prontamente comunicare al Ministro competente (per le infrastrutture statali) o al Presidente della regione (per le infrastrutture regionali). Anche sotto il profilo giuridico viene introdotta una novità, i ricorsi ai giudici amministrativi non potranno bloccare la realizzazione delle opere pubbliche ma potranno dare diritto solo al risarcimento dell’eventuale danno monetario. Viste le cause che portano ai ritardi nella realizzazione delle opere pubbliche, queste due “invenzioni” appaiono comunque insufficienti.

RISORSE E LORO UTILIZZO – Tra fondi europei e Fondo Aree Sottoutilizzate ci sono 110 miliardi di euro, ma non tutti e subito. Ad esempio nelle casse del FAS (al netto delle risorse già destinate) ci sono dieci milioni quest’anno, 171 nel 2009, 5 miliardi nel 2010, 5,3 nel 2011,3071954811 9cb77845f0 Piano anticrisi: perché puntare sulle Grandi opere? e 40 miliardi di euro nel 2012. Per finanziare le opere previste dalla legge obiettivo (legge 21 dicembre 2001, n. 443) vengono destinati 60 milioni di euro nel 2009, 150 milioni di euro a partire dal 2010. Altri 960 milioni verranno prelevati dal FAS e destinati al fondo investimenti delle Ferrovie dello Stato, a cui vanno ad aggiungersi le risorse per Trenitalia (sempre provenienti dal summenzionato fondo), altri 480 milioni di euro ogni anno per tre anni a partire dal 2009, destinati al trasporto (e a finanziare il blocco delle tariffe). E’ prevista anche la detassazione per i microinterventi urbani realizzati dai cittadini senza oneri per gli enti locali. Infine entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto, il Cipe si riunirà e dirotterà una quota delle risorse disponibili nel FAS destinandola al Fondo sociale (o fondo Sacconi) per l’occupazione e la formazione (in cui confluiranno anche i fondi destinati agli ammortizzatori sociali concessi in deroga alla normativa vigente) e al Fondo infrastrutture (o fondo Scajola) “per la messa in sicurezza delle scuole, per le opere di risanamento ambientale, per l’edilizia carceraria, per le infrastrutture museali e archeologiche, e le infrastrutture strategiche per la mobilità“. Questo dirottamento (pari a circa 25 miliardi) consentirà uno snellimento della procedura di assegnazione delle risorse, infatti la ripartizione dei fondi presenti nel FAS vedrebbe la partecipazione delle Regioni al tavolo delle trattative, con conseguente allunamento dei tempi e la creazione di progetti frammentati. Ci sarà dunque una riprogrammazione nell’utilizzo delle risorse, mantenendo comunque i criteri di ripartizione territoriale, quindi gli investimenti dovranno riguardare per il 15% il Centro-Nord e l’85% il Sud. Ultimamente il FAS sembra essere diventato un magico cappello da cui prelevare allegramente, tra l’azzeramento dell’ICI sulla prima casa, i rifiuti a Napoli e i regali ai comuni di Roma e Catania, in tutto sono volati via 10,5 miliardi di euro. Dunque anche se è positiva la creazione dei fondi “Sacconi e Scajola“, viene da chiedersi quando verranno finanziati, visto che difficilmente i dieci milioni presenti quest’anno (o i 171 milioni presenti nel 2009) nelle casse del FAS saranno sufficienti. Per le altre opere il grosso delle risorse 3071954823 fa6cc6bbaf Piano anticrisi: perché puntare sulle Grandi opere?necessarie nei prossimi tre anni proverranno dunque dai fondi europei (a cui si aggiunge il cofinanziamento nazionale) del Quadro strategico nazionale 2007-2013.

GIANNI, SONO OTTIMISTAAAAAA! – Non tutte le opere infrastrutturali sono uguali, ad esempio le piccole infrastrutture, in special modo quelle da “ultimo miglio“, legate alla mobilità nelle città, non richiedono né grandi investimenti né tempi lunghi e hanno il pregio di portare benefici immediatamente e direttamente alle piccole imprese che li realizzano e ai cittadini che ne beneficiano (riduzione di tempi, traffico e costi). Anche volendo essere ottimisti (ai limiti dell’ingenuità) i lavori delle opere pubbliche nazionali non cominceranno prima del 2010, ma la recessione è prevista (oltre che per quest’anno) per il 2009 (l’Ocse parla di un -1%), nel frattempo il resto del piano anticrisi sarà sufficiente?

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