Nove i minuti impiegati dal Consiglio dei ministri per approvare la Finanziaria, mentre ne è occorso ben uno in più venerdì scorso per affrontare l’esame del piano da 80 miliardi di euro (buona parte in infrastrutture) che dovrebbe portarci fuori dal tunnellellellel della recessione.
Il problema risaputo delle Grandi opere è che richiedono tempi lunghi; e, soprattutto qui in Italia, corrono il rischio di non vedere mai la luce. Viene dunque da chiedersi se non sarebbe stato meglio spostare questi fondi verso progetti dalla più rapida realizzazione. Il piano del governo prevede lo sblocco di 16,5 miliardi di euro per le opere pubbliche, opere che rischiano di essere eterne, come tempi di realizzo più che per il perdurare nel tempo delle strutture.
L’ETERNITÀ DELLE GRANDI OPERE – Andrea Boitani riporta qualche dato preso da uno studio effettuato nel novembre dell’anno scorso dal Dipartimento per le politiche dello sviluppo del Ministero dello sviluppo economico. Secondo questi dati in Italia per realizzare un’opera pubblica dal valore superiore ai 50 milioni di euro occorrono mediamente 3.942 giorni (10 anni, 9 mesi e 15 giorni), per la sola progettazione 1.204 giorni (3 anni e 4 mesi), tra gara e aggiudicazione un anno intero. I restanti 2.372 giorni (6 anni e mezzo) servono per realizzare materialmente la grande opera. Va un po’ meglio per le opere di medie dimensioni (tra i 20 e i 60 milioni di euro), queste richiedono 7 anni, 2 mesi e 15 giorni. Le piccole opere (tra i 5 e i 10 milioni di euro) “solo” 4 a
nni e mezzo. Comunque, qualunque sia la dimensione dell’opera pubblica, sistematicamente ci sarà uno sforamento rispetto ai tempi previsti del 30-40%. Inoltre dallo studio emerge che mediamente i tempi di progettazione sono più lunghi nel centro-nord, mentre quelli di realizzazione (aggiudicazione ed esecuzione) sono più lunghi al sud. Lo studio ipotizza tre cause per questi ritardi: scarsa capacità previsionale dei responsabili; ritardi dovuti a fattori tecnici, legali o amministrativi; progettazioni deboli che portano a varianti.
IL RITORNO DEL SUPERCOMMISSARIO – Berlusconi con entusiasmo in conferenza stampa ha annunciato: “abbiamo inventato un metodo per velocizzare la realizzazione delle infrastrutture“. Questa invenzione è una riedizione del tentativo (fallito) fatto già nel passato governo Berlusconi, tra il 2002 e il 2006, il commissario speciale. E’ infatti prevista la nomina dei commissari straordinari che vigileranno sul rispetto dei tempi previsti dai decreti sugli investimenti pubblici. I compiti del commissario sono quello di monitorare “l’adozione degli atti e dei provvedimenti necessari per l’esecuzione dell’investimento“, e quello di vigilare sulle procedure volte a realizzare, autorizzare e finanziare l’opera. Il commissario ha il potere di adottare “i provvedimenti, anche di natura sostitutiva, necessari perché l’esecuzione dell’opera sia avviata o ripresa senza indugio“, comunque i ritardi dovranno essere prontamente comunicare al Ministro competente (per le infrastrutture statali) o al Presidente della regione (per le infrastrutture regionali). Anche sotto il profilo giuridico viene introdotta una novità, i ricorsi ai giudici amministrativi non potranno bloccare la realizzazione delle opere pubbliche ma potranno dare diritto solo al risarcimento dell’eventuale danno monetario. Viste le cause che portano ai ritardi nella realizzazione delle opere pubbliche, queste due “invenzioni” appaiono comunque insufficienti.
RISORSE E LORO UTILIZZO – Tra fondi europei e Fondo Aree Sottoutilizzate ci sono 110 miliardi di euro, ma non tutti e subito. Ad esempio nelle casse del FAS (al netto delle risorse già destinate) ci sono dieci milioni quest’anno, 171 nel 2009, 5 miliardi nel 2010, 5,3 nel 2011,
e 40 miliardi di euro nel 2012. Per finanziare le opere previste dalla legge obiettivo (legge 21 dicembre 2001, n. 443) vengono destinati 60 milioni di euro nel 2009, 150 milioni di euro a partire dal 2010. Altri 960 milioni verranno prelevati dal FAS e destinati al fondo investimenti delle Ferrovie dello Stato, a cui vanno ad aggiungersi le risorse per Trenitalia (sempre provenienti dal summenzionato fondo), altri 480 milioni di euro ogni anno per tre anni a partire dal 2009, destinati al trasporto (e a finanziare il blocco delle tariffe). E’ prevista anche la detassazione per i microinterventi urbani realizzati dai cittadini senza oneri per gli enti locali. Infine entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto, il Cipe si riunirà e dirotterà una quota delle risorse disponibili nel FAS destinandola al Fondo sociale (o fondo Sacconi) per l’occupazione e la formazione (in cui confluiranno anche i fondi destinati agli ammortizzatori sociali concessi in deroga alla normativa vigente) e al Fondo infrastrutture (o fondo Scajola) “per la messa in sicurezza delle scuole, per le opere di risanamento ambientale, per l’edilizia carceraria, per le infrastrutture museali e archeologiche, e le infrastrutture strategiche per la mobilità“. Questo dirottamento (pari a circa 25 miliardi) consentirà uno snellimento della procedura di assegnazione delle risorse, infatti la ripartizione dei fondi presenti nel FAS vedrebbe la partecipazione delle Regioni al tavolo delle trattative, con conseguente allunamento dei tempi e la creazione di progetti frammentati. Ci sarà dunque una riprogrammazione nell’utilizzo delle risorse, mantenendo comunque i criteri di ripartizione territoriale, quindi gli investimenti dovranno riguardare per il 15% il Centro-Nord e l’85% il Sud. Ultimamente il FAS sembra essere diventato un magico cappello da cui prelevare allegramente, tra l’azzeramento dell’ICI sulla prima casa, i rifiuti a Napoli e i regali ai comuni di Roma e Catania, in tutto sono volati via 10,5 miliardi di euro. Dunque anche se è positiva la creazione dei fondi “Sacconi e Scajola“, viene da chiedersi quando verranno finanziati, visto che difficilmente i dieci milioni presenti quest’anno (o i 171 milioni presenti nel 2009) nelle casse del FAS saranno sufficienti. Per le altre opere il grosso delle risorse
necessarie nei prossimi tre anni proverranno dunque dai fondi europei (a cui si aggiunge il cofinanziamento nazionale) del Quadro strategico nazionale 2007-2013.
GIANNI, SONO OTTIMISTAAAAAA! – Non tutte le opere infrastrutturali sono uguali, ad esempio le piccole infrastrutture, in special modo quelle da “ultimo miglio“, legate alla mobilità nelle città, non richiedono né grandi investimenti né tempi lunghi e hanno il pregio di portare benefici immediatamente e direttamente alle piccole imprese che li realizzano e ai cittadini che ne beneficiano (riduzione di tempi, traffico e costi). Anche volendo essere ottimisti (ai limiti dell’ingenuità) i lavori delle opere pubbliche nazionali non cominceranno prima del 2010, ma la recessione è prevista (oltre che per quest’anno) per il 2009 (l’Ocse parla di un -1%), nel frattempo il resto del piano anticrisi sarà sufficiente?























certo se ogni volta che cambia governo si distrugge tutto il lavoro fatto è evidente che nn si farà mai nulla in italia , vedi autostrada del sole se non si metteva berlusconi a fare altre corsie eravamo ancora nelle stesse condizioni vedi moss di venezia nn so se è scritto giusto , se era finito magari non c’era l’acqua ora in piazza , vedi tav se non mettevano il bastone tra le ruote ……. non avevamo perso 2 anni , vedi centrali nucleari non si fa + ricerca perchè nn avendole in progetto ……….. se non si progettano le cose e se qlc nn le disfa magari riusciamo a partire e poi dovreste sapere che quei soldi sono della ue perciò non si possono utilizzare per altre opere
Sono d’accordo con te renn.Ma speriamo che questo governo duri di piu’ di un quadriennio così si possono ultimare il Mose di Venezia,portare a buon punto il ponte sullo stretto di Messina e la tav.
Ammodernizzare l’Italia , insomma.
Sia bene inteso, non e’ che io sia contro le grandi opere, ma non si dica che servono per superare la crisi, perche’ non e’ cosi’. I fondi europei fanno parte del Qsn (sul fas il discorso cambia), comunque non e’ vero che sono vincolati alla realizzazione di quell’opera specifica, o meglio, e’ vero in linea di principio, ma proprio per superare questa crisi l’Ue ha detto che sara’ molto flessibile sull’uso di questi fondi, basta quindi l’approvazione della Commissione per cambiarne la destinazione d’uso. Io vista la scarsita’ di risorse e vista l’emergenza un pensierino ce lo farei.
Riguardo le opere da te citate: la Tav non e’ solo la Val di Susa, e li era tutto fermo con Prodi quanto con Berlusconi e prima ancora, il progetto e’ della fine degli anni Novanta; il Mose, cosi’ pure il ponte sullo stretto, sono opere molto costose e ci sono dubbi sui benefici, i ritardi sono dovuti anche a questo; le autostrade sono un caso a parte, ci sono problemi di responsabilita’ frammentata e di altro genere, ad esempio sulla Salerno-Reggio Calabria ci sono problemi di infiltrazioni della criminalita’ organizzata. I tempi lunghi per le infrastrutture sono indipendenti dai colori della maggioranza al governo, lo studio che cito e’ del 2007 e considera quindi anche i 5 anni del governo Berlusconi.
In effetti,mercoledì scorso abbiamo fatto le percentuali degli aiuti (in blog)per la crisi ed usciva;
60% a costruttori/infrastrutture
37%a banche/finanza
1,8% ai poveri.
Dopo gli ultimi aiuti a famiglie,sgravio IRAP e mutui,sarebbe da rifare il conto,ma la percentuale per i poveri scenderebbe e quella per le aziende salirebbe.
Carta canta;soldi ai ricchi e briciole agli altri,ciao.
xchè no la fanno al sud che si và ancora con le tradotte?
@ Giap
La spesa in investimenti infrastrutturali fino ai primi anni ‘90 e’ sempre stata superiore al Sud rispetto al Nord. Il problema non e’ il livello di spesa, ma l’utilita’ dell’opera, e soprattutto lo spreco di queste risorse. Finche’ non si mette mano a questi problemi il livello di spesa e’ ininfluente. Il commissario parzialmente puo’ essere utile da questo punto di vista (soprattutto nel ridurre la frammentazione delle responsabilita’ e nell’attivita’ di controllo, anche se per le opere regionali e locali il suo utilizzo e’ solo facoltativo), ma non e’ la soluzione (anche perche’ anche lui puo’ subire il meccanismo della cattura).
non cerchiamo di nascondere la verità, berlusconi aumenta le tasse xchè ha bisogno di soldi x continuare le grandi opere. alle elezioni, dove ha raggiunto il massimo dei voti ? Sicilia, Calabria eCampania. cosa c’è in queste 3 regioni ? mafia,ndrangheta e camorra ! ora deve pagare i voti ricevuti con super appalti a pioggia. non pensate che la mafia sia in sicilia, la conosciamo bene tutti e abita ad arcore, amicone di craxi, figlioccio di dell’utri, la figlia in mediobanca, il figlio………… processi annullati in parlamento, evasioni fiscali non penalizzate..io sono di sinistra e vi giuro che preferirei avere gianfranco fini al governo invece del rappresentante dell’illegalità in italia. un esempio ? statali lazzaroni ? ci pensa brunetta. scuola allo sbaraglio? ci pensa la gelmini. aumento totale delle tasse ? ci pensa tremonti. ora rispondetemi a questo: italia prima nel mondo come evasori fiscali totali e parziali ! come mai nessuno ci pensa ? sono tutti voti del pdl……….. qui al nord (brescia ) si evade alla grande in tutti i settori ma, queste notizie la lega non vuole che si diano in televisione o sui giornali!povero silvio, la vittima della magistratura, è incompreso, vorrebbe essere chauceschu ma poi gli farebbero fare una brutta fine e poi diventerebbe comunista! mi vergogno di essere italiano rappresentato dallo psiconano più deriso al mondo! diego
Mi domando se chi ha scritto quell’articolo viva in Italia o nel paese dei sogni! Ma non vi accorgete che in questo paese non si è più fatto niente dai primi anni ‘70, proprio da quando le sinistre hanno cominciato a boicottare tutti i lavori, con la scusa ora dell’ambiente, ora di tangentopoli ecc., con il risultato che il paese che era in testa in Europa nella costruzione di autostrade, ferrovie ed infrastrutture, è ora agli ultimi posti, a livello di Grecia e Romania! Bene continuate così…..
@roby43: Credo troverai una risposta nei commenti, per comodita’ li riporto qui:
“Sia bene inteso, non e’ che io sia contro le grandi opere, ma non si dica che servono per superare la crisi, perche’ non e’ cosi’. I fondi europei fanno parte del Qsn (sul fas il discorso cambia), comunque non e’ vero che sono vincolati alla realizzazione di quell’opera specifica, o meglio, e’ vero in linea di principio, ma proprio per superare questa crisi l’Ue ha detto che sara’ molto flessibile sull’uso di questi fondi, basta quindi l’approvazione della Commissione per cambiarne la destinazione d’uso. Io vista la scarsita’ di risorse e vista l’emergenza un pensierino ce lo farei.”
“La spesa in investimenti infrastrutturali fino ai primi anni ‘90 e’ sempre stata superiore al Sud rispetto al Nord. Il problema non e’ il livello di spesa, ma l’utilita’ dell’opera, e soprattutto lo spreco di queste risorse. Finche’ non si mette mano a questi problemi il livello di spesa e’ ininfluente. Il commissario parzialmente puo’ essere utile da questo punto di vista (soprattutto nel ridurre la frammentazione delle responsabilita’ e nell’attivita’ di controllo, anche se per le opere regionali e locali il suo utilizzo e’ solo facoltativo), ma non e’ la soluzione (anche perche’ anche lui puo’ subire il meccanismo della cattura).”
Un articolo praticamente perfetto. Aggiungo, per ulteriore informazione, che si vocifera che sulla riprogrammazione del Fas ci sono due scuole di pensiero:
una, che prevede solo una riprogramamzione (leggi:tagli) delle risorse già assegnate ai vari progetti e alle varie regioni, senza rimettere in discussione le priorità condivise (taglio lineare)
l’altra, che invece prevede la ridiscussione delle priorità (tra progetti cosidetti “cardine” o strategici” e progetti “complementari”) che farebbe in pratica iniziare la programmazione con ALMENO altri 6-9 mesi di ritardo.
MI sembra un eccellente modo per velocizzare la spesa, mentre il “patto di stabilità interno” che il Governo non ha intenzione di rivedere ha già iniziato a BLOCCARE le spese delle PA più “virtuose” (nel senso di quelle che hanno già superato il tetto di spesa programmato per quest’anno…e non si tratta di sprechi, ma ad esempio, di fondi per le Fs, per le infrastrutture stradali, per il trasporto pubblico locale). Benissimo, no?
Un sorriso sconsolato
carlo
Grazie Carlo per le tue considerazioni. Si, in effetti il decreto non e’ chiarissimo, rimanda alla legge 133/2008, dunque tutte le risorse che al 31 maggio 2008 non erano ancora impegnate o programmate, con la firma di un programma quadro, sono a rischio dirottamento (quindi i fondi gia’ distribuiti ma non impegnati o programmati dovranno essere restituiti al bilancio dello Stato). Tutto dipende da come l’amministrazione centrale decidera’ di utilizzarli. Dovremo attendere qualche giorno per saperne di piu’, quando si riunira’ il Cipe.