Originale micro-inchiesta ma anche audace manuale di coming out, quello del giornalista e scrittore Stefano Bolognini. In che modo un giovane omosessuale cresciuto in una “famiglia tradizionale” dai sani principi può riuscire a disinnescare la “bomba gay”, conservando l’affetto e la stima dei propri cari?
Stefano Bolognini ha pubblicato da poco un libro in cui racconta la reazione della sua famiglia al suo coming out. Si
intitola “Una famiglia normale” (2008, Sonda) e in effetti è molto più di un racconto, intimo e personale: è un bel calcio a molti dei luoghi comuni che affliggono i dibattiti sulle famiglie, sulla Famiglia, sui rapporti affettivi e sull’omosessualità. Attraverso le voci dei suoi familiari (mamma, papà, fratello e fidanzata, nonna, zii, cugino e fidanzata, suocera e Mauro, il suo compagno) Bolognini offre la possibilità di riflettere e di constatare che è possibile parlare di tutto questo rifiutando certe cantilene che sembrano un disco inceppato: l’omosessuale è promiscuo; l’omosessuale è instabile; l’omosessuale è così e cosà. L’omosessualità è un universo complesso ed eterogeneo, fatto da persone che, in quanto tali, hanno caratteristiche e caratteri diversi.
PERCHÉ CONTINUARE A MENTIRE? - Può anche essere considerato un invito a non vivere nell’ipocrisia, nella doppiezza di una vita fatta di bugie e di finzioni. E può anche essere, infine, letto come una denuncia delle mancate tutele: in Italia Stefano e Mauro non sono che “estranei” per la legge. Inoltre è anche divertente perché Bolognini è riuscito a ricostruire la spontaneità e l’immediatezza delle reazioni (“Com’è che tutti i gay sono così belli?” gli domanda la nonna; oppure “sull’omosessualità conoscevo solo le barzellette che puntano al ridicolo e scherniscono alludendo a sembianze e voce femminile in un uomo. Tu non avevi nulla di simile”, commenta la madre)».
LA BOMBA GAY - «Perché hai deciso di scrivere un libro in questo modo (avresti potuto scriverlo più a forma di saggio, o meno personale: quello che voglio chiederti è se pensi, e perché, che colpisca più in questa forma di diario intimo e sia in grado di rimandare una immagine di “famiglia come tante altre” – soprattutto a quelli che si tengono ben stretti alcuni luoghi comuni)?». «Ho scelto di intervistare i miei cari, di affrontarli direttamente, perché mi sembrava la soluzione più immediata, diretta ed efficace per far
emergere genuinamente cosa pensano dell’omosessualità (in positivo e negativo), dei diritti ai gay e della famiglia gay e come vivono l’avere un omosessuale in famiglia. Il coming out è un processo dialettico. Per uscire allo scoperto e rendere visibile il proprio orientamento è necessario parlare, argomentare, discutere e dibattere con i propri affetti. Ho cercato di guardare al fenomeno non più dal punto di vista dell’omosessuale, che si chiede che cosa fare e quanto dire di se stesso in famiglia, ma dal punto di vista della famiglia tradizionale che si interroga su come stabilizzare l’omosessualità di un proprio caro, sia esso figlio gay, nipote gay o fratello. Sono un poco diffidente rispetto alla manualistica che tende ad offrire ricette fai da te. Se ci sono dei dubbi in famiglia è giusto che emergano. Insomma, “Una famiglia normale” è un’inchiesta che parte sì dal personale, ma è il ritratto di una qualsiasi famiglia italiana alle prese con la bomba gay. Le dinamiche infatti, ce lo spiega in un saggio alla fine del libro la sociologa Chiara Bertone che ha seguito duecento famiglie che hanno figli gay, sono comuni, dal dramma iniziale all’accettazione».
























credo che le aspettative dei genitori siano diverse da quelle dei fratelli
i genitori hanno procreato e si aspettano che a loro volta i loro discendenti abbiano altra discendenza
sono convinti che la famiglia, i figli siano la madre di tutte le felicità
subire la duchiarazione di omosessualità (non a caso la sociologa parla di dramma) significa vedere i propri figli rinunziare alla possibilità di discendenza
qui non si tratta di attendere l’ evoluzione dei tempi, è normale che l’ omosessualità sia per i genitori un dramma, mentre i fratelli possono fottersene o addirittura i secondogeniti possono considerarla con favore ad esempio per la successione nei diritti sul titolo nobiliare…..
@se io avessi…
credo che in una certa percentuale la tua spiegazione stia in piedi, questo potrebbe essere uno dei (tanti) fattori, consci od inconsci, di resistenza psicologica, che porta al pregiudizio ecc ecc
però le reazioni sono in gran parte diverse quando, per esempio, un figlio o una figlia annunciano di volersi fare preti o suore: là si parla (in generale, intendiamoci) di ‘vocazione’, ‘chiamata’, la tristezza per la ‘perdita’ del figlio è mitigata o annullata dalla sensazione di ‘giustezza’ e di ‘altruismo’ di una scelta che, come molte, è *semplicemente* una scelta personale.
…e perchè la Chiesa, toccata dal comune pregiudizio-genitoriale, non si schiera una volta per tutte a favore degli omosessuali (recuperando tra l’altro la difesa di una parte consistente del proprio stesso ‘esercito’)??
o tempora, o mores…
Primo, complimenti a Stefano che parla di ragionare, dibattere, lavorare con i propri familiari al posto che creare inutili contrapposizioni ideologiche. Penso che molti omosessuali dovrebbero prendere esempio da lui.
Inoltre, a questo proposito:
“l’omosessuale è promiscuo”
l’altra sera stavo parlando con un amico gay di questo, e ci chiedevamo per quale motivo i media e l’opinione comune non si accorgono dell’ovvio. Ovvero: gli omosessuali maschi sono promiscui perchè sono maschi, non perchè sono omosessuali. In una coppia eterosessuale, normalmente (in senso statistico) è la donna il freno alla promiscuità. Ci sono anche maschi istintivamente fedeli, ma non sono poi tantissimi. Ora, in una coppia di due maschi è evidente che la promiscuità sarà più tollerata e più praticata. Non ha niente a che fare con l’essere gay di per sè. Ha a che fare con l’essere uomini, tant’è che le statistiche sono concordi: le lesbiche invece hanno tendenzialmente rapporti affettivi monogamici e di lunga durata. Ma và.
>> le lesbiche invece hanno tendenzialmente rapporti affettivi monogamici e di lunga durata
…dillo agli sceneggiatori (sceneggiatrici?) di ‘L Word’ …
@topinamburs: Se la gente smettesse di pensare che un gay che vuole affermare semplicemente la sua dignità di uomo pure nella sua omosessualità, lo faccia solo per questioni ideologiche, sarebbe un vero passo in avanti.
Il problema è ancora oggi ogni rivendicazione da parte degli omosessuali è vista come una richiesta assurda e impropria, un po’ come se le rivendicazioni delle femministe fossero allora state viste come richiesta assurta, la parità di diritti e di dignità sociale.
Purtroppo la mentalità oggi ancora sotterraneamente diffusa è che l’omosessualità sia in primis una disgrazia e in secondo una cosa che hai perché sei te che la vuoi, e da cui quindi non dovrebbero discendere diritti