di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:15 del 1 dicembre 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

E’ arrivata un po’ a sorpresa la protesta dell’amministratore delegato di Sky Tom Mockridge nei confronti del governo, per l’aumento - anzi, il raddoppio - dell’Iva sulla pay tv. Meno sorprendente l’immediato accodarsi del Partito Democratico, anche se la tesi della maggioranza secondo la quale “la sinistra è amica di Murdoch” è un po’ originale: semplicemente, il PD si è accodato all’editore australiano perché il tema è di quelli che “stanno a cuore alla gggente”, come si dice: aumenti sul prezzo del calcio, cosa è che può far innervosire di più l’italiano mediamente tifoso? Per il resto, l’intellighenzia di un certo settore politico verso Murdoch c’è sì stata - specialmente quando qualche illuso vedeva in lui una possibile alternativa a Silvio (quando mai Murdoch è sbarcato in qualche paese per mettersi al servizio dell’opposizione a quel potere politico senza il quale fare televisione è piuttosto difficile?) - ma trattavasi di annusamente talmente timidi da potersi definire trascurabili. Senza contare che, in pieno governo Prodi, voci di una fusione tra la tv digitale celeste e Telecom (con tanto di chiacchierata in barca tra Tronchetti e Murdoch) non erano state accolte con grida di giubilo. Ieri le tv di Sky hanno inscenato una protesta abbastanza rumorosa. Ilaria D’Amico ha illustrato l’impatto della decisione del governo auspicando un ripensamento da parte del Parlamento.

“Si tratta - ha detto rivolta ai telespettatori- del raddoppio di una tassa per 4 milioni 600 mila famiglie italiane che hanno liberamente deciso di abbonarsi a Sky. Un provvedimento - ha aggiunto, mentre sugli schermi del grande studio dal quale va in onda il programma scorrevano gli articoli dei giornali di oggi sul tema - che va in controtendenza con la filosofia dei provvedimenti, che nelle intenzioni del Governo dovrebbero incentivare le aziende e sgravare le famiglie”. Insomma, via Salaria non ci sta e scende in campo, esattamente come facevano ai “bei tempi” le tv di Berlusconi quando qualche legge o referendum mettevano in pericolo Mediaset. Potrebbe andare più in là, Murdoch, schierando anche Sky Tg 24 a difesa dell’azienda, o modificandone parzialmente la linea editoriale, finora schierata nella “mera” cronaca e nel “dare voce” equanimamente, ricavandone peraltro pari risposta. Niente di trascendentale.

Anche se, correttamente, forse una “battaglia” del genere potrebbe essere impropria: da alcune parti si fa notare che “non si vede il motivo per il quale un bene del tutto voluttuario, del tutto non necessario quale la pay-tv debba godere di un’aliquota agevolata al 10%, applicata ad esempio ai servizi turistici in modo da incentivare il turismo (anche perchè in altri paesi nostri concorrenti è così). Giustamente, si ricorda che così viene penalizzata pure Mediaset, e altrettamento giustamente si fa notare che in ogni caso il volume di business di Cologno Monzese sul digitale è molto più basso di quello di Murdoch. E c’è anche chi si scopre fiero consumerista, come il deputato PdL Osvaldo Napoli: “Se qualcuno volesse spulciare più da vicino le condizioni operative di Sky allora scoprirebbe che la generosità delle provvidenze per l’editoria elargisce annualmente cifre a cinque zeri all’operatore tv come rimborso per la tariffa di spedizione a casa degli abbonati della pubblicazione dei programmi. I 4 milioni e 600 abbonati pagano un canone mensile, comprensivo della spedizione dei programmi televisivi del mese. Invece a Sky Italia arrivano ogni anno cifre a sei zeri come rimborso per la spedizione di una pubblicazione già pagata dall’abbonato”.

Ma forse qualche problemino “di sistema” potrebbe anche esserci. A prescindere da come finirà (il ministro Sacconi ha ricordato che il decreto deve essere ancora convertito), gli effetti sarebbero comunque importanti: Se tale norma non venisse cancellata, dicono Adusbef e Federconsumatori, “la ricaduta sulle famiglie abbonate sarebbe di un sovraccarico dai 40 agli 80 euro annui”; questo, ovviamente solo nel caso che Sky decidesse di far pagare ai clienti totalmente l’aumento (una strada facilmente percorribile). Ma a via Salaria potrebbero invece decidere di ridurre il loro budget di acquisti per il calcio, mettendo in difficoltà il campionato di Serie A che, a causa della generale miopia dei nostri “padroni del pallone”, si basa in massima parte sulle entrate della televisione: “le nostre squadre traggono i maggiori benefici dalla vendita dei diritti tv, che rappresenta circa il 65% degli introiti dei 3 più grandi club (Juventus, Milan e Inter), mentre questa voce è solo il 30% circa delle entrate di bilancio dei pari inglesi”. Questo sì che potrebbe costituire un problema persino di ordine pubblico in Italia: essendo Sky pressoché l’unica azienda che fornisce il servizio satellitare, Mockridge potrebbe anche decidere di tagliare quella voce di bilancio. Alternative, i club italiani, non ne hanno: quelle che ci sono (la “mitica Superpippa Channel) non possiedono forza economica pari, né sembra esserci nessun altro in grado di rimpiazzarle. E allora sì che si rischierebbero scene di panico in strada.

(Vignetta di Artefatti per Fondazione daje)

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