di Pietro Marmo (marblestone)
postato alle 10:36 del 2 luglio 2008 in EconomiaTorna alla home

L’ondata degli incentivi statali è finita e si sente: il business delle auto scende in picchiata, e nessun “santo subito”, questa volta, ha una soluzione a portata di mano

CHE ACCADE - Tutti i giornali di oggi descrivono con toni apocalittici il tracollo del mercato automobilistico. Il calo di vendite del mese di Giugno rispetto allo stesso mese dell’anno scorso ha confermato ulteriormente il momento di crisi che vive il paese spaventando perfino il signor “santo subito” Marchionne (che ne ha approfittato per chiedere il ritorno alla amata cassa integrazione) e con lui i risparmiatori che hanno penalizzato oltremisura il titolo FIAT in borsa
Ma il fenomeno è un po’ diverso da come è descritto (cioè come conseguenza dell’onda lunga dello scandalo dei subprime e del conseguente effetto a catena sull’industria automobilistica italiana) perché due altri fattori sono responsabili del calo di vendite: la fine degli incentivi statali e l’aumento delle richieste degli italiani. Per analizzare il primo fattore è sufficiente andare a vedere i dati di vendita degli ultimi anni. Se il trend ribassista  dei primi 6 mesi pari all’11% si confermasse si avrebbe un volume complessivo pari a circa 2.230.00 auto, lo stesso livello del 2005 (anno prima dell’ultima ondata di incentivi). Quindi il mercato, pompato dagli incentivi statali sta semplicemente ritornando a livelli fisiologici normali (senza nemmeno recuperare più di tanto l’eccesso di spesa del 2006-2007).

Ma l’elemento più interessante è valutare quanto hanno speso gli italiani per l’auto: se infatti l’inflazione non si è distaccata particolarmente dai valori medi ISTAT è cambiata la scelta di auto che gli italiani hanno fatto. La tabella mostra il valor medio del costo delle auto maggiormente acquistate: è evidente una crescita, negli ultimi 10 anni pari almeno al doppio dell’inflazione legata al fatto che gli italiani si sono orientati verso modelli più accessoriati e più grandi.
Ma anche questo trend, che in questo come in tanti campi è il maggior responsabile della differenza tra inflazione registrata dall’ISTAT e quella percepita dalla popolazione, non può continuare all’infinito in un regime di crescita di salari molto limitata.

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