di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:15 del 2 luglio 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Giuseppe De Rita, Ilvo Diamanti e tutti gli altri scienziati che in questi mesi si sono buttati in costosissime indagini sociologiche per spiegare perché la sinistra ha perso le elezioni, hanno perso del tempo. Invece di stare lì a giochicchiarecon tabelle e dati, potevano spendere meglio il loro tempo dando un’occhiata alle polemiche che da più di sei mesi divampano senza soluzione di continuità nel cosiddetto “meta-blog delle sinistre“, ovvero l’aggregatore Kilombo. Ieri è stata una giornatina di ordinaria amministrazione: hanno bannato Sir Percy Blackeney, che aveva cancellato un post di Swampthing, il quale rispondeva a Tisbe che se la prendeva sempre con Sir Percy Blackeney che se l’era presa con Dacia Valent che se la prendeva con Cloro al clero. “Le ragioni? Non ci sono ragioni” diceva Mark Renton, e non aveva tutti i torti. Ricostruirle significa sicuramente dimenticarsi qualche torto o ragione.

Proviamoci: Dacia Valent e CloroalClero litigano e iniziano una polemica infinita che attraversa piano piano il passato della Valent, il premio dato dalla Iadl a Kilombo, l’antisemitismo (ovviamente), il razzismo e così via. Il tutto condito dalla nascita di una serie di blog fake che caricaturizzano i protagonisti della vicenda (i primi e quelli che si sono accodati nel proseguio) dapprima in modo divertente, e poi arrivando a insultare e diffamare. Intanto, succede che Elfobruno e Sciltian Gastaldi chiedono l’adesione di Kilombo al Gay pride di Bologna. Adesione che dovrebbe essere automatica, e invece non arriva per l’opposizione di chi durante le elezioni di Roma però strombazzava falsamente ai quattro venti l’appoggio dei gay romani a Rutelli. E anche perché a votare no c’è anche Spb, che ammette poi candidamente di averlo fatto perché un altro redattore aveva votato no all’espulsione di Dacia Valent da Kilombo. Fioccano dimissioni dalla redazione con code di litigi. Sulla linearità di quanto accaduto lascio il giudizio a chi legge.

E arriviamo a ieri sera. Tisbe scrive un post nel quale denuncia la censura da parte di Kligg di un suo post (chiaramente immotivata, visto che in altri casi non era stata effettuata), e scopre che lo spazio hosting dove è ospitato l’aggregatore è lo stesso di quello di Vivereacomo. Il quale fa notare  che sì, lo spazio è lo stesso ma lui non gestisce Kligg. Il che è tecnicamente possibile, se non fosse che l’autore condisce il tutto con una serie infinita e vergognosa di insulti nei confronti dei protagonisti della querelle, arrivando ad accusare di pedofilia uno degli stessi. Intendiamoci: Spb ha tutte le ragioni quando scrive che dalla lite dovevano assolutamente rimanere fuori bambini e prole delle contendenti; ma da qui ad accusare di reati gravissimi qualcuno ce ne dovrebbe passare di acqua sotto i ponti. Intanto, Swampthing rincara la dose fornendo un’altra prova della “collateralità” (scusate il termine), e aggrega il suo post su Kilombo. Passano una decina di minuti, e il post gli viene cancellato senza alcuna spiegazione. Noi glielo riaggreghiamo, ma nel frattempo qualcun altro (non Terrorpilot, questo è certo) compie giustizia, rimettendo lo scritto al suo posto e bannando Spb, che è andato al di fuori dei propri poteri cancellando il post di Swa. A questo punto, Spb parla a vanvera e senza prove di golpe su Kilombo, accusando Swampthing di aver fatto qualcosa che tecnicamente, essendo stato bannato, non poteva fare. Seguiranno oggi altri 4565412158 post che rinfocoleranno il litigio, schierandosi come al solito senza se e senza ma da una parte o dall’altra.

Nelle more di questa storiaccia, è divertente ammirare anche lo schierarsi a favore della democrazia e della libertà di espressione da parte di un blogger che, all’epoca in cui fu Giornalettismo a subire la cancellazione di una segnalazione da un redattore di Kilombo (la motivazione - non sto scherzando! - è che facemmo scrivere un post che spiegava i meccanismi del signoraggio da una persona che votava Forza Italia), appoggiò la decisione di Valerio Pieroni e poi, quando essa rientrò per cause di forza maggiore (ih ih ih), non scrisse nemmeno una riga per spiegare la propria posizione (”Non avevo capito, ero ubriaco in quel momento, le cavalletteeee!“) o per scusarsi dell’errore commesso. Ma si sa, coraggio e coerenza uno non se le può mica dare.

Per chiuderla qui, basterebbe poco: intanto, i gestori di Kligg si palesino. Che l’aggregatore appartenga a uno invece che a un altro (o sia hostato da una parte invece che da un’altra), poco ce ne cale; ma a questo punto, è necessario che si sappia in casa di chi si sta aggregando, per una questione di trasparenza e tanto per essere liberi di decidere di farlo ancora o no. Poi, cancellare tutta quell’immondizia di blog fake che è andata ben al di là di quella linea rossa che demarca la satira, lo scherzo, il gioco dalla diffamazione e da altri reati che è inutile stare qui ad elencare. Infine, che si scrivano delle regole di policy che debbono necessariamente valere per sempre: ad esempio, che le polemiche interne sull’aggregatore si fanno non sui propri blog/siti etc aggregando poi il tutto su Kilombo, ma su un forum esterno gestito dall’amministrazione. Vietando contemporaneamente di aggregare su Kilombo post che parlano di Kilombo, visto che la tautologia non è lo scopo per cui il portale è nato. Il territorio neutro, con tutti gli annessi e connessi (ad esempio, l’impossibilità di cancellare commenti sgraditi, di crearsi fake per autodarsi ragione e così via) dovrebbe togliere la vis pugnandi a molti. L’alternativa è continuare a dare questo indecoroso spettacolo di sé, che farà anche divertire gli osservatori esterni - immagino che su Tocque-ville, dove almeno queste cose non succedono, si stiano sganasciando dalle risate - ma a lungo andare aggiunge soltanto ridicolo al ridicolo. Si può fare?

N.B.: dispiace assai di avere, a causa di necessità intrinseche, non aver osservato la massima del “cattivo maestro” per eccellenza e nume tutelare Formamentis Non lo linko che sennò lo profumo“. Ce ne scusiamo con l’interessato e la collettività.

(la solita fantastica vignetta, che ben si addice alla vicenda, è di Artefatti)

COMMENTI (151)STAMPA - FALLO LEGGERE