La “Terra di Palestina” vista con l’occhio del fotografo Luca Tommasini, che in quella terra ha vissuto per tre anni, e che ci racconta come vive la gente laggiù, tutti i giorni, al di là di quello che fa notizia.
Martedì 1 luglio 2008 - “Ho sempre pensato che scrittori, fotografi, artisti in generale debbano essere custodi della memoria. Non mi ritengo artista e non ho aspirazioni di fama e gloria nel sistema. Vorrei solo che chi vedesse il mio lavoro possa percepire quel piccolo messaggio subliminale, di andare oltre, oltre apparenze mediatiche imposte, pregiudizi etero diretti e conflitti televisivi costruiti ad arte”. Luca Tommasini è un fotografo.
Anzi, vedendo le sue foto, mi viene in mente un’altra definizione: “narratore d’immagini”. Un po’ vecchio stile. È alto e massiccio. Un Hemingway che tiene Orwell sulle spalle. In giro a raccontare il mondo con i giochi di luce.
FOTOGRAFIE E DOMANDE - È reduce dalla partecipazione all’ultimo festival Internazionale di Fotografia di Roma con “Dunum (l’unità di misura agraria palestinese) - Terra di Palestina” che racconta le infauste vite dei contadini nel distretto di Jenin. La sua è una storia particolare. Durante i primi mesi di permanenza in Palestina, lavora come insegnante di fotografia al Media Center di Hebron: “Il corso era frequentato da ragazzi appena usciti dal liceo. Non avevano chiaramente pretese di studiare fotografia in futuro, ma era un’occasione per incontrarsi, conoscersi ed occupare l’estate. Il Media Center era un porto franco di discussione e di confronto. Si poteva parlare un po’ di tutto, ma per forza di cose si finiva sul politico e religione. Il corso prevedeva una fase finale in cui i ragazzi dovevano presentare un lavoro fotografico che raccontasse la loro vita quotidiana. È stato lì che ho scoperto che non erano mai stati nella città vecchia.
Con molta fatica sono riuscito a convincerli e non è stata un’esperienza semplice per loro. Sono entrati per la prima volta nella loro vita in città vecchia, zona occupata, mezza abbandonata, desolata e drammaticamente carica di tensione. Poche foto, molti sguardi persi, domande… forse ai genitori quando sono tornati a casa”.
CAPIRE LA PALESTINA - Da fotografo in Palestina e Israele, si ritrova poi a lavorare con un’organizzazione non governativa nelle cooperative di contadini nei distretti di Hebron e Betlemme. Questa esperienza gli permette di fotografare i palestinesi da “dentro”, ma anche di scoprire un sistema pieno di contrasti: “Il progetto (di cooperazione internazionale, ndr) è un po’ lo strumento che ti permette di girare e viaggiare e capire in che modo puoi migliorarti e provare a seguire quel minimo di regole etiche che questo lavoro dovrebbe avere. La cooperazione internazionale non è un sistema sano. Credo sia pieno di contraddizioni, errori, successi e sconfitte clamorose. Non è affatto un sistema perfetto e andrebbe riformato completamente. Come? Non ne ho la minima idea”. Vive nei Territori Occupati ormai da più di tre anni e ho come la sensazione che abbia scoperto quello che c’è dietro le cose, il senso. Mentre mi racconta la “sua” fotografia, capisco che per catturare un’immagine che racconti qualcosa, bisogna tentare prima di capire qualcosa: “Si dice che una delle caratteristiche dell’essere umano sia l’adattamento. Questa capacità qua entra in forte contrasto con l’esigenza a non dimenticare, a tenere sempre in mente ciò che succede ogni giorno, a non normalizzarsi. La scelta di rimanere qui per un po’ di tempo è stata dettata anche da un’altra esigenza. Ho cominciato a fotografare in maniera più seria
da quando sono venuto qua la prima volta. Da allora ho sentito una forte spinta a raccontare la Palestina e i palestinesi per quello che sono, ogni giorno, per le strade, nei campi, nelle famiglie. Volevo evitare di rappresentare ciò che fotograficamente (ma fondamentale s’intende) è già ampiamente raccontato sotto ogni aspetto. Mi interessavano gli aspetti più sociali e allo stesso tempo più tralasciati di questo paese”.
DUE POPOLI, UNO STATO - È quasi impossibile non finire a parlare della questione israelo-palestinese. E come sempre, quando si parla con chi vive lì, si ascoltano versioni che sono lontane da squallide e pericolose mistificazioni: “Non credo che oramai abbia più senso parlare di due popoli-due stati. Credo fortemente che uno stato unico potrebbe risolvere definitivamente i problemi di questa Terra. Purtroppo una soluzione del genere prevede un lavoro da entrambe le parti su diversi livelli, politico, economico, sociale, ma io credo principalmente sul piano dell’educazione. Servono molti anni per educare e passare alle nuove generazioni (ma anche alle vecchie) un messaggio di cambiamento così forte.
E sarebbe molto più forte per gli israeliani. Significherebbe l’abbandono dell’ebraicizzazzione dello stato. Cosa alla quale la stragrande maggioranza degli israeliani non vuole rinunciare”. Prima di salutarlo gli chiedo che cosa resta di questa parte della sua vita e come riuscirà a ricominciare in un altro posto: “A breve lascerò la Palestina per un po’ di tempo. Non so quanto. Non so come mi sentirò dopo più di tre anni vissuti qui. Col mio lavoro mi sono avvicinato a realtà sociali che forse non avrei mai incontrato. Ho scoperto i palestinesi e ho scoperto che non li conosco affatto. Forse quando lascerò questo paese rielaborerò il tutto e le idee, i pensieri verranno a galla più chiaramente. In questo momento mi sento come se in tre anni, ogni giorno, avessi messo sfrenatamente in cantina tutti i ricordi e le emozioni passate come fai con i giochi di quando sei bambino. Sento che dovrò riaprire la cantina e rimettere un po’ tutto in ordine, forse cestinare una parte di quell’adattamento forzato e rispolverare emozioni nascoste”.


























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La "Terra di Palestina" vista con l’occhio del fotografo Luca Tommasini, che in quella terra ha vissuto per tre anni, e che ci racconta come vive la gente laggiù, tutti i giorni, al di là di quello che fa notizia….
Israele e Palestina: due popoli, una terra, un fotografo…
La “Terra di Palestina” vista con l’occhio del fotografo Luca Tommasini, che in quella terra ha vissuto per tre anni, e che ci racconta come vive la gente laggiù, tutti i giorni, al di là di quello che fa notizia….
Bellissimo articlo, come tutti quelli della rubrica “Storie dal muro”. In particolare mi complimento per il taglio politico degli ultimi pezzi che spiegano, tramite interviste a chi la Palestina la vive, le difficoltà di una pace basata ancora sulla differenziazione etnica. In Italia, a differenza di altri paesi europei, si parla poco della nuova generazione di intellettuali israeliani e palestinesi che ripropongono e richiedono con forza il rispetto dei diritti umani e della giustizia come prerogativa fondamentale per una fine definitiva della tragedia palestinese. Uno stato unico, laico e democratico è l’unica prospettiva di pace reale immaginabile in questo momento storico ed è l’unica soluzione che garantirebbe la fine della politica di apartheid israeliana, il rispetto dei diritti dei palestinesi, primo tra tutti, il diritto al ritorno, ed il rispetto di tutte le etnie e gruppi religiosi che finalmente convivrebbero in Palestina in libertà .
Bravo Bernardini e complimenti Luca per le bellissime foto!!!
@ mjriam,
non esageriamo adesso con questi complimenti ‘che sennò il ragazzo mi si monta la testa. E pretende persino di essere pagato.
Io montarmi la testa? Giusto giusto stamattina mi sono fatto una passeggiatina sulle acque di Tiberiade…
UN UOMO STA MORENDO DI FAME IN AMERICA , PER FAR CONOSCERE AL MONDO LA VERITA’ SULL ‘11 SETTEMBRE
VUOLE SOLO LA VERITA’, NON PUNTA IL DITO CONTRO NESSUNO , PER LA PACE DEI MORTI PER E DOPO LA TRAGEDIA
L’articolo non mi è piaciuto; infatti, immagina un paese utopico, dove dovrebbe esistere un unico Stato (con nome di Palestina o Israele?); naturalmente, per l’autore dovrebbero essere gli israeliani a dover rinunciare all’ebraicizzazione!Così gli ebrei dovrebbero rinunciare a migliaia d’anni della loro storia. L’articolo non è buono perchè pretende un sacrificio solo per gli ebrei.
se si incontrano un povero ed un ricco e decidono di pranzare assieme, non puoi pretendere che il povero metta sulla tavola le stesse pietanze del ricco…….ognuno mette quello che possiede e se nulla possiede, allora è già un gran bene per il ricco che questo metta sul tavolo la riconoscenza ed il ringraziamento
Come spesso accade…Signori, quando c’è un virgolettato vuol dire che l’autore riporta quello che altri hanno detto. Quindi non è vero che “naturalmente, per l’autore dovrebbero essere gli israeliani a dover rinunciare all’ebraicizzazione!”…Poi gli articoli possono anche non piacere e sottoscrivo. Ma vi prego non mettetemi in bocca parole non mie. Grazie
Ripeto: se leggiamo il commento di Mjriam emerge il vero spirito dall’articolo, vale a dire in quella terra dovrebbe nascere uno Stato unico, laico, di nome Palestina. La ’soluzione finale’, così, sarebbe l’annichilimento di migliaia d’anni di storia d’Israele (la prima menzione storica d’Israele risale al 1200 a.C,(Era bronzo recente) su una stele del faraone egizio Merneptah). La stele nomina Israele come popolo.
Oggi, quasi tutti i palestinesi sono d’accordo che in quella terra dovranno esistere due Stati, separati, ognuno con la propria storia e tradizione.
“Ripeto: se leggiamo il commento di Mjriam emerge il vero spirito dall’articolo, vale a dire in quella terra dovrebbe nascere uno Stato unico, laico, di nome Palestina.”
1) Il commento di Mjiriam non fa parte dell’articolo
2) “soluzione finale” è una terminologia non appropriata per ovvi motivi (riecheggia situazioni storiche miserabili)
3) anche noi siamo d’accordo sui due stati
. Si riporta un discorso di un’altra persona, e lo si definisce già “utopico”
Io capisco tutto, eh? Però inventare no, per piacere.
Grazie direttore. Che dire? Leonardo “Quasi tutti i palestinesi sono d’accordo che in quella terra dovranno esistere due Stati, separati, ognuno con la propria storia e tradizione”. Chi lo dice? Tu? Io non lo so(e infatti mai nei miei pezzi ho scritto per “assolutismi”), se facessero un referendum se ne potrebbe riparlare.
Poi che dal commento di Mjriam esce il vero spirito dell’articolo è vero, io le ho telefonato e mi sono messo d’accordo con lei, le ho detto:”Senti io intervisterò un fotografo che vive nei Territori e lui dirà questo e quello.Poi dopo tu scrivi un commento e siccome non si capirà quello che ho scritto io grazie al tuo commento invece sarà chiarissimo”. La cosa bella è che lei ha risposto:”Va bene”.
Vorrei spiegarmi. Ritengo(e’ e rimane una opinione personale) che la soluzione ad oggi piu’ logica debba essere un unico stato. Non vorrei fare troppe polemiche a riguardo considerato che e’ un’opinione personale, con tra l’altro una serie di dubbi che neanche immagini caro Leonardo. Quando dico che il cambiamento sarebbe piu’ forte per gli israeliani perche’ dovrebbero rinunciare all’ebraicizzazione dello stato mi riferisco al fatto che ovviamente uno”stato unico” dovrebbe essere laico, democratico e garantire la liberta’ di culto per qualunque religione. Uno “stato unico” non potrebbe essere uno stato confessionale ebraico(come e’ oggi), e spero che su questo sarai d’accorso visto che oltre alla religione ebraica e mussulmana ce ne stannno molte altre e, come molte altre, hanno storie antiche. Credo che nessuna , in questo piccolo lembo di terra, debba prevalere sulle altre e sopratutto credo che uno stato confessionale nel 2008 sia qualcosa di un po’anacronistico.
Se partiamo dal presupposto che evitiamo di entrare nel circolo vizionso del “chi e’ arrivato prima”, allora da li forse si puo’ costruire qualcosa, sopratutto con le nuove generazioni, che ritengo una ricchezza. Il medioriente e’ un area nella quale si sono avvicendati popoli, imperi, hanno convissuto religioni. La storia non e’ fatta da “chi e’ arrivato prima”.
Non chierei a nessuno di rinunciare a nulla. Vorrei solo che le diplomazie di entrambi capissero che , com’e’ gia successo, si puo’ condividere uno spazio e avere totale liberta’ di culto.I dettagli su come chiamare lo stato unico o quale sarebbe il sistema elettorale…beh sono dettagli che si affrontano insieme, se l’obiettivo da raggiungere vale gli sforzi per superare questi ostacoli.
Infine, molti sacrifici sono stati fatti nell’ultimo secolo e molti se ne devono compiere per arrivare ad un compromesso..ma ci deve essere la volonta’ politica a compiere dei sacrifici.
“Se c’e’ qualcosa di istruttivo nell’attuale disordine del mondo, e’ senza dubbio questo: che poche idee sono pericolose quanto la convinzione che ogni mezzo sia consentito in funzione di un fine auspicabile.” Amitav Gosh
Grazie
L
Mi sembra che Luca Tommasini(che autonomamente ha scritto senza che lo chiamassi) abbia spiegato molto bene quello che intendeva nell’intervista.
Mi ripeto comunque: io riporto quello che mi dicono le persone. E questo non significa che automaticamente sottoscrivo. Il giornalista riporta le frasi non sposa il senso di quello che gli dicono…La faccio semplice così almeno…se avessi avuto la possibilità di intervistare Hitler… devo continuare?
Sono lieto della sincerità di Luca, il quale conferma quanto dall’articolo si può ricavare: l’unica soluzione per quella terra è la nascita di un solo Stato.
Tuttavia, i palestinesi hanno un tasso di natalità quattro volte maggiore degli ebrei, per cui tra circa 30 anni, in quel ipotetico Stato troveremmo una popolazione araba doppia rispetto a quella ebraica. In seguito, la tentazione di legiferare a favore della maggioranza araba sarebbe una cosa probabile. Temo che gli israeliani non siano d’accordo; d’altronde, perchè Israele si sarebbe sempre opposta al rientro dei rifugiati palestinesi di seconda generazione?
Infine, ricordare che Israele-storico appartiene a questa realtà già da millenni, non significa altro che gli ebrei hanno il diritto di decidere se continuare ad andare da soli, oppure no. Loro voglione essere ebrei e noi dobbiamo rispettarli.
leonardo: “Sono lieto della sincerità di Luca, il quale conferma quanto dall’articolo si può ricavare: l’unica soluzione per quella terra è la nascita di un solo Stato.”
luca: “Ritengo(e’ e rimane una opinione personale) che la soluzione ad oggi piu’ logica debba essere un unico stato. Non vorrei fare troppe polemiche a riguardo considerato che e’ un’opinione personale, con tra l’altro una serie di dubbi che neanche immagini caro Leonardo.”
Come si vede dalla prova-finestra, non è dall’articolo che si ricava questo, ma dall’idea di Luca (il quale sottolinea più e più volte che trattasi di opinione personale). E questa convinzione nell’articolo viene messa in dubbio.
Luca esprime sinceramente le proprie idee, ma l’articolista mette in grassetto quelle frasi chiave che devono restare impresse nel lettore: ’stato unico’;'abbandono dell’ebraicizzazione dello stato’. Sicuramente l’articolista è consapevole che così richiama l’attenzione del lettore sul vero scopo dell’articolo: delegittimare lo Stato d’Israele!
Perfetto. Con quest’ultimo commento abbiamo capito tutto.
Affatto! Il mio ultimo commento è il seguente: per fortuna che l’articolista non abbia potuto intervistare Hitler!
maccerto, Leo, maccerto! Cavolo, è tutto un complotto, i grassetti lo dimostrano! lo dicevo io…
(pssstt….infermieriiii. Venite! E’ qui!)
Si calmi direttore! Leonardo, ci tengo a precisare che i grassetti vengono scelti dagli impaginatori di giornalettismo. E poi i lettori non sono così imbecilli da farsi guidare dal mio flauto magico. Non facciamo il processo alle opinioni. Tu sei un lettore e se hai voluto leggere (vedi c’è libertà di interpretazione) che il fine dell’articolo è quello di delegittimare lo Stato d’Israele io non posso che prenderne atto. Mi spiace che anche soltanto una persona possa aver pensato una cosa del genere leggendo quelle righe. L’intento era di raccontare l’esperienza di un fotografo (spero che almeno le foto ti piacciano) in una Terra piena di contraddizioni, paure, bellezza e incertezza. Spero che tu ci sia stato e che almeno su questo possiamo trovarci d’accordo. Su Hitler che ti devo dire? Spero che il tuo ultimo post fosse solo una battuta.
[...] che vale la pena leggere. Così come vale la pena buttare un’occhiata ai commenti di tal Leonardo arrivati tra ieri e l’altroieri nella rubrica più “chiacchierata” [...]
Naturalmente, l’ultima mia frase su Hitler è solo una battuta. Insomma, mettiamoci d’accordo, chi e perchè ha enfatizzato col ‘grassetto’ le frasi che io metto in discussione? Si faccia avanti e spieghi perchè ha ritenuto importante evidenziare certe frasi dell’intervista.
@ Leonardo: scusa, non entro in merito alla discussione, tuttavia non capisco perche’ “relativizzi” il tuo commento e “assolutizzi” l’articolo e i commenti altrui.
L’ho spiegato Leonardo. Non per addossare la colpa a Giornalettismo perché di colpe non ce ne sono. Il grassetto è un modo degli impaginatori per risaltare alcuni stralci dei pezzi. Questo però non significa che chi lavora qui voglia dare un senso o un altro a quello che gli articolisti scrivono. C’è l’assoluta libertà di espressione e ti garantisco che se ci fosse una “guida” o una interferenza nei pezzi, chi scrive lo farebbe presente alla redazione e al direttore. Quelle parti in risalto sono comunque frutto del ragionamento del fotografo che si assume tutte le responsabilità di quello che ha detto. Inoltre lui stesso ha sottolineato di avere molti dubbi. Ma io credo che la sua opinione sia interessante e importante, non offende nessuno ed è frutto di una lunga esperienza quotidiana in Palestina e Israele. Credo inoltre che tu, però, abbia travisato il senso dell’articolo dicendo delle cose offensive sia nei miei confronti (non ho replicato con lo stesso tono e dovresti prenderne atto) sia nei confronti di chi da anni lavora in quella terra per aiutare palestinesi e israeliani a trovare una via non violenta e democratica alla soluzione di una tragedia immane. Sia per i palestinesi che per gli israeliani. Non c’è nessuna “soluzione finale” o cose del genere, solo la lucida consapevolezza (di chi ci vive) che la soluzione Due popoli Due Stati è di difficile applicazione. Lo è anche l’altra, non lo nego affatto, e io stesso, lavorando da tempo su questo tema, non ho un’idea chiara di cosa si dovrebbe fare. Luca ha ragione quando dice che c’è da fare un lavoro difficile, duro per entrambe le parti specie da un punto di vista educativo per le generazioni future.
Non cerchiamo di trovare per forza la magagna nelle cose, ma tentiamo di capire quello che ci viene detto da chi ne sa di più di noi. Poi restano le opinioni e nessuno qui vuole plasmare le idee dei lettori. Tu hai la tua e ti prego di portarla avanti in maniera civile. Grazie
Forza! Che si palesi il grassettator misterioso, vile e turpe servo delle forze oscure che voglion influenzare con mezzi degni di Orwell le giovini menti che passassero per caso su quello strumento del demonio che risponde a nome dell’internet!
E che non si provi più a grassettare impunemente, ‘che sennò noi vi faremo rigare diritto! Eia, eia quaquaraquà !
Il problema che ho sollevato non riguarda le idee, di Luca, oppure quelle di Alessandro, ma piuttosto che entrambi avete subito un’interferenza arbitraria! Alla fine, il pezzo è venuto fuori con rilievi che nessuno di voi due ha autorizzato. Se non siete consapevoli di questo, allora davvero la pseudo-ironia di Greg ha un senso.
Mi dispiace, ma è così. Ciao.
A me ’sta cosa del grassettatore misterioso mi fa sganasciare: la trovo una delle polemiche più divertenti e paradossali da quando è nato giornalettismo.com, e umoristico l’incaponimento parossistico di Leonardo.
Quasi letteraria, pure: mi ricorda un episodio (”amminchià cu pupu”, cioè “incaponirsi col pupo”) di camilleriana memoria. solo che lì finisce a schifio, cioé rissa, generale:-)
Il grassettatore folle in questione sono io, e mi sto rotolando per terra dalle risate.
Dovrei pure rispondergli? Ma anche no.
P.S. c’è sempre bisogno di montatori - quelli che grassettano - in redazione. Chi ritiene di saper fare un lavoro migliore e più, boh… imparziale? (ahahah XD) si faccia avanti. Grazie.
caro just, se hai davvero ‘grassettato’, potevi sottoscrivere tu l’articolo, invece che Alessandro.
Ma dubito che tu sia all’altezza di Alessandro!
chi ha “grassettato” roger rabbit?
Leonardo, io dubito che tu sia all’altezza di leggere per davvero un articolo di Alessandro o anche di un Mario Giordano, tanto per volare bassi, se poi arrivi a commentare in modo così infantile (volevo dire anche idiota, che ci starebbe tutto, ma non mi piace offendere).
Goodnight, senza good luck.
caro just, non solo ti vanti d’aver grassettato sull’articolo di Alessandro senza chiedergli preventiva autorizzazione, ma ora hai bisogno addirittura di elevarlo. L’articolo è senza dubbio di Alessandro, ma è il grassettatore che si è sporcato le mani!
amminchià cu grassettuuuuuuuuu!
ahahahahha
Sono sicuro che mi farà causa per questo.
Buona serata
“non solo ti vanti d’aver grassettato sull’articolo di Alessandro senza chiedergli preventiva autorizzazione”
No, vabbeh, dà i. Ditemi che è uno scherzo.
Ma qualcuno je grassetti er cervello ar pupo che, a guardallo così, nun se vede!!
Cordapazza = idolo!
A me ricorda un po’ lo stile di Dino, come troll…
Just for change! A che servirebbe ad Alessandro farti causa, ovunque ti troverai nella vita, sempre grassetterai con le idee degli altri (un camaleonte!). Naturalmente, in un mio giornale, una volta scopertoti, ti avrei immediatamente allontanato.
Sono triste per Luca e Alessandro. Ciao.
Ohhh e aripijate, che stai facendo ridere tutta la platea! Ma la mamma del genio t’ha dato solo il nome?
Gli articoli - tutti - ci arrivano in file di testo senza formattazione, è in redazione che vengono aggiunti titoli, titoletti, evidenziazioni, link e immagini. Quella volta è toccato a me, ma ci sono altre cinque o sei persone che si dividono il lavoro - su tutti i pezzi.
Un tuo giornale, chiaramente, vorremmo tutti vederlo, non vediamo l’ora.
Va’ a dormì va’, che sei stanco.
@ Leonardo
A questo punto gioco volentieri la carta di lettrice casual del sito, nonchè essere pensante, inteso con le dovute eccezioni, sia chiaro (XD), perchè pensare troppo sfianca, ma te che ne sai!…tu, ippogrifica personalità , di quelle che mi fanno venire voglia di shottarmi un barile di candeggina al fresco profumo di fiori di campo a primavera, piuttosto che dovermi arrendere a constatarne l’esistenza!
Tu sei triste per Luca e Alessandro che, secondo me, stanno perfettamente bene, ma non trovi il modo di rattristarti neanche un pò per te stesso?? Se fossi in te, mi impegnerei un cincinino di più!
Quando ho letto questi commenti sul “Grassetto Western” che pretendi di aver messo in piedi e di cui ti vanti pure, tronfio, ho pensato che non dovessi essere proprio una grande mente eh! Fai solo il favore di non estendere le tue difficoltà all’universo mondo!…perchè se tu sei così labile nelle opinioni, da farti destabilizzare da qualche parola in neretto, stai fresco compà ! Io, in veste di lettrice, mi sento insultata dalle tue insinuazioni!! Per quanto mi riguarda, i termini esaltati in QUALSIASI ARTICOLO O TESTO, potrebbero anche essere evidenziati in verde fluorescente, con il glitter e le stelline!!…Se vuoi leggere, quello a cui devi prestare attenzione è il contenuto! Così come, fidati quando ti dico che, se hai un’idea di cui sei davvero convinto, neanche parole addobbate in stile Las Vegas potrebbero cambiare quello in cui credi! Sono giovane, lasciami essere granitica idealista! L’unica “interferenza arbitraria” qui è la tua, che vorresti contrabbandare forma per sostanza!
Ma non ci casca nessuno, lo sai, si?
La sostanza si riconosce quando c’è, IF c’è! Mi spiego: prendi i tuoi commenti e immagina l’esatto opposto!Eccola là , LA SOSTANZA!!
p.s. Just lo candiderei come grassettatore ufficiale, tutto considerato! XD
Ecco come rovinare un rapporto, Lui scrive a Lei:
“Ciao amore, non vedo l’ora di vederti, mi manchi tanto, col mio amore per niente cambiato ti mando un bacio. A presto.”
O no, povero Lui, Lei leggerà :
“non mi manchi per niente”.
Fine di una storia a causa del Grassettatore Pazzo!
grande DI IO!
(e pure pugliese come me:-)
Noi pugliesi siamo i migliori, non c’è storia
pure aioros è pugliese!!-)
Il grassettatore, alias Just for change, non ritiene i presenti dei lettori, bensì una platea che si sta divertendo.
Tuttavia, la platea pian piano comincia a capire che: 1) Greg non si lascia scappare chi non gli costa nulla! Per questo, un grassettatore è libero di trasformare un articolo di parte (che può anche starci) in uno fazioso;
2) oggi più di ieri, la platea è consapevole che non c’è un rapporto deontologico nella catena di chi lavora nel giornalettismo (perchè nessuno rischia nulla!);
3) se si osa affermare che un certo lavoro non è buono, il giornalettismo reagisce sino all’ironia.
Oggi è capitato a me, domani potrebbe capitare a chiunque altro.
Ripeto: è un articolo sfacciatamente fazioso.
Closed
Ripeto: non sai nemmeno di che parli, quando pretendi persino che accanto alla firma dell’autore compaia anche quella degli impaginatori. Questo significa non aver mai aperto un giornale in vita propria, se non nella pagina delle parole crociate.
Quindi, la miglior figura che potresti fare è sparire oppure dire che stavi solo scherzando/trollando.
Gli articoli vengono sempre letti dal direttore, non si pubblicano senza la sua approvazione, quindi ancora una volta dimostri di parlare col solo risultato di ossigenare la cavità orale.
Alla luce di quanto detto, ovvero che ti sei lanciato in critiche sconclusionate e senza il minimo fondamento pur di poter dire la tua, l’ironia era la cosa più gentile che potessi ricevere in cambio. Ti si risponde persino punto per punto, cosa che francamente è anche una perdita di tempo, con uno che sapendo a malapena leggere si dà persino arie da gran conoscitore di cose mediorientali. Una tantum faccio lo sforzo.
Questa storia del grassettatore…è da raccontare sotto l’ombrellone! non c’è dubbio!…che ridere!
…si vede che il sole picchia….vero?….in testa a Leonardo però!
Ma secondo me per dire scemenze di questo calibro bisogna essere stati picchiati sulla testa proprio con tutto l’ombrellone. Base in cemento inclusa.
a proposito del rapporto deontologico che non esisterebbe in giornalettismo, ricordo a Leo che questa è un’affermazione, se falsa, diffamatoria nei confronti del sito che sta ospitando i suoi commenti.
Chiedo quindi a Leonardo di scrivere qui sotto, nel prossimo commento, il suo vero nome e cognome, dimodoché sia un’autorità necessariamente terza a poter giudicare la veridicità di quanto da lui affermato. Così, se è vera lui ha ragione e potrà andare a dirlo in giro. Se è falsa, dovrà pagare i danni in ragione di quanto affermato.
Definire poi, l’autore del post….L’ARTICOLISTA!!!…..l’articolista era da evidenziare, sai Leonardo!!!!!
Attualmente sono occupato con un tal Vichi, altro fazioso antisraeliano incontrato nell’articolo ‘Giornalisti nel mirino di Israele’.
Seguitemi, seguitemi!
c’è già molta gente che ti segue, e hanno tutti i camici bianchi.
Allora, questo cognome non ce lo dici? Dà i, così vediamo se hai ragione tu o noi. Mica vorrai fare la figura del quaquaraquà , vero?
sono un quaquaraquà . Scusate tutti.
Grassetterei la parola “quaquaraquà ”. X°D
Sono un quaquaraquà , nel caso non si fosse capito, e per di più molto poco furbo perché credo di potermi spacciare per uno degli admin senza farmi scoprire.
Come fai a pretendere di spiegare agli altri come fare il proprio lavoro, se non hai la minima idea di come si faccia?
È proprio vero che in Italia chi non sa, insegna.
Buonsenso vorrebbe che a una figuraccia seguano scuse, o quantomeno un silenzio seguito dall’oblio.
Invece no, perseveri nel metterti in ridicolo. Fai pure eh, è sabato e alla gente piace divertirsi ancor prima di uscire.
Aggiungo - e chiudo qui - che la propaganda che fai in giro non fa per niente bene alla causa degli ebrei israeliani, in quanto appunto propaganda di bassa lega e per di più patetica, perché sei così accecato dal tuo furore ideologico da ignorare anche come si evidenziano i concetti principali di un testo, roba da terza elementare.
Faccio un esempio terra terra così mi capisci (dopodiché dovrei passare ai disegnini): se, per qualche motivo, dovessimo riportare in un articolo un brano tratto da un discorso di Hitler, non dovremmo evidenziare frasi come “sterminare gli ebrei”? Sei milioni di morti a mio avviso andrebbero evidenziati, anche se sono un orrore che qui nessuno approva.
Ecco, tu sei quello che arriverebbe qui urlando “voi siete nazisti”. Come si fa a prenderti sul serio, me lo spieghi, caro il mio troll imbranato (83.225.187.***)?
Lei rispose a Lui:
“Mi sei sempre caro e indispensabile, come la carta igienica nel bagno! Chi immaginaVA che potessi ardir tanto! I faTTI tradiscono le nobili intenzioni, A volte. Tuttavia, rassegnata SCHIAva del fresco ricordo di quel che era noi, ancor mi sorprendo qui ad inveNTARE inenarrabili scopate!
Con tutto il mio AMORE intonso, ti mando un calcio!”