Il Venezuela nelle mani di un uomo che non è un dittatore come qualcuno vorrebbe dipingerlo, ma porterà il suo Paese alla rovina. Ecco perchè.
La storia politica dell’America Latina è stata spesso caratterizzata da violenze, corruzione, giunte militari, instabilità economica, iperinflazioni ed interferenze da parte degli Stati Uniti. Chiunque si affacci sulla scena politica sudamericana ha quindi un largo numero di leve su cui giocare per ottenere il supporto popolare.All’inizio fu Perez, presidente venezuelano fino al 1993, che Chavez tentò di abbattere con un colpo di stato militare nel 1992: un presidente corrotto (subì un impeachment nel 1993 e dovette ritirarsi dalla politica), che sfruttò gli alti prezzi del petrolio, dovuti alla crisi petrolifera degli anni ’70, per finanziare politiche di espansione della spesa pubblica, che si rivelarono miopi e insostenibili col crollo dei prezzi del petrolio, che ne aveva consentito il finanziamento negli anni precedenti.
NON E’ (ANCORA) UN DITTATORE - Chavez non è un autocrate:
non ha il controllo totale della società venezuelana, e tutto sommato neanche del proprio partito. Il referendum costituzionale di Dicembre 2007, perso per un soffio, ha interrotto, o perlomeno rallentato, i suoi piani di aumentare il potere dello stato, comprimere l’autonomia della Banca Centrale (per finanziare la spesa pubblica con l’inflazione), e diventare presidente a vita. Dopo il tentativo di controllare il principale sindacato d’opposizione, e il fallimento del referendum costituzionale, è chiaro che Chavez non ha la forza di comportarsi come un autocrate. Sono però da guardare con preoccupazione i suoi tentativi di ampliare i poteri dei servizi segreti, introducendo perquisizioni senza mandato, l’uso di testimonianze anonime e di prove segretate nei processi, l’obbligo di supportare i servizi segreti da parte dei giudici e dell’intera popolazione, e figure di reato vaghe, quindi pericolose, in quanto interpretabili in maniera strumentale.
L’ECONOMIA E LA POLITICA ESTERA - La politica economica di Chavez è problematica, tra spese sociali impazzite, in cui piani populisti hanno in genere la meglio su considerazioni di sostenibilità economica; e politiche monetarie espansive, con un’economia che mostra segni di iperinflazione. Il dato è però tenuto basso dai controlli dei prezzi (un tetto a questi ultimi è una politica economica che può ridurre l’inflazione, ma al prezzo di creare carenza di beni, portando al fallimento produttori e distributori per eccessiva riduzione dei margini di guadagno). In teoria, poi, il Venezuela è un paese ricco di petrolio: in pratica però le sovvenzioni al consumo (la benzina costa pochi centesimi al litro) e la nazionalizzazione dell’industria petrolifera (che tiene lontani gli investimenti esteri) comprimono l’offerta ed espandono la domanda, riducendo i benefici netti derivabili dagli elevati prezzi dell’oro nero. In politica estera si fanno notare gli aiuti ai narco-terroristi delle FARC in Colombia, che hanno provocato un incidente diplomatico alcuni mesi fa, quando pare siano state scoperte prove degli aiuti di Chavez a questi gruppi: passare in pochi mesi dal considerare le FARC delle forze di resistenza, al chieder loro di liberare 700 civili in ostaggio prova un certo imbarazzo.
TRA DEMOCRAZIA E DITTATURA - Complessivamente, non ci sono molte prove di miglioramenti sociali, e quelli che ci sono stati sono l’effetto di politiche economiche insostenibili (deficit e inflazione) e dell’alto prezzo del petrolio: in pratica, il migliore alleato di Chavez sembra essere il governatore della Federal Reserve, Bernanke, principale responsabile degli alti prezzi delle materie prime. C’è una certa ciclicità nella politica venezuelana: periodi di alti prezzi del petrolio consentono politiche sociali demagogiche e pace sociale, mentre periodi di bassi prezzi producono instabilità e rivoluzioni, come il tentato colpo di stato del 1992. Finchè il Venezuela non sarà in grado di approfittare delle sue ricchezze naturali per porre le basi di un’economia solida, continuerà ad essere un paese perennemente al confine tra democrazia e dittatura. Il Venezuela dovrà sperare quindi in un radicale cambiamento della propria classe dirigente e della propria cultura: è improbabile che ciò possa avvenire in tempi rapidi, anche se forse qualcosa si muove. Di sicuro, la società venezuelana sta mostrando una notevole capacità di resistere ai tentativi di Chavez di espandere il proprio potere: da questa resistenza dipenderanno la libertà e la prosperità future dei venezuelani.


























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
Il Venezuela nelle mani di un uomo che non è un dittatore come qualcuno vorrebbe dipingerlo, ma porterà il suo Paese alla rovina. Ecco perchè….
Chavez non è un dittatore ma porterà il Venezuela alla rovina…
Il Venezuela nelle mani di un uomo che non è un dittatore come qualcuno vorrebbe dipingerlo, ma porterà il suo Paese alla rovina. Ecco perchè….
E’ evidente che l’articolo è scritto sull’onda Europeo-Filo-occidentale-Neoliberista. Le informazioni riportate parziali e inesatte evidenziano in realtà la poca conoscenza dell’ autore riguardo i problemi Venezuelani. Nessun riferimento alla riduzione della povertà o alla diminuzione della mortalità infantile, nessun riferimento alla campagna di alfabettizazzione o al progetto coi cubani che ha ridato la vista a piu’ di un milione di persone in tutto il continente. Con informazioni probabilmente di seconda mano prese da qualche quotidiano italiano vengono riportate informazioni approssimative sia sulla politica interna che estera del Venezuela, vengo attaccate le FARC senza nessun riferimento però al narco-para-governo corrotto di Uribe. Non mi dilungo..invano..a spiegare perchè non sia giusta questa politica di disinformazione che fa comodo solo ai benpensanti europei e alle transazionali. Bisognerebbe informarsi un pò meglio prima di aprire la bocca. Bisognerebbe avere l’onesta intellettuale per ammettere di non essere sufficientemente informati.
Bell’articolo Pietro. Due cose:
1 typo: “passare in pochi mesi dal considerare le FARC delle forze di resistenza, al chieder loro di liberare 700 civili in ostaggio prova un certo imbarazzo”. prova credo stia per provoca.
2 sostanziale: perché secondo te Ben è la prima causa dell’inflazione delle materie prime e non, chesso’ io, la domanda? per farsi due chiacchiere, eh, mica altro.
@ michele sini: nel merito, quali sarebbero le affermazioni “parzialmente inesatte” contenute nell’articolo?
nel merito, la politica di disinformazione “a favore dell’Occidente” è possibile rintracciarla in un articolo che critica anche Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, la banca centrale americana?
Nel merito, quello impreparato sembri tu, visto che affermi senza dimostrare.
S.M. el rej de Espana don Juan Carlos de Bourbon, dall’ alto dei suoi trampoli di nobiltà dice semplicemente e riassuntivamente che,,,,,,,,,,,
el nino è un fesso
Michele: L’economist, come tutti sanno, è stampa italiana.
Cosa c’azzecca il liberismo, poi… cercare di diventare presidente a vita non è politica economica: è fascismo. I principi morali valgono più della tessera di partito.
Calvin: no, era “prova”. E’ ovviamente ironico immaginare un wanna-be-despot che prova imbarazzo, ma volevo dire “prova”.
Per quanto riguarda i prezzi delle materie prime, in genere i grafici che si danno sono nominali, e gran parte degli aumenti quindi sono di origine monetaria, sia in euro che in dollari. Però indubbiamente le materie prime sono affette da un apprezzamento in termini reali, e questo credo si possa ben spiegare anche in termini di sola domanda da parte dell’Estremo Oriente.
Comunque la politica monetaria ha effetti reali, e non di breve termine (visto che la politica monetaria è costantentemente interventista ormai da anni):
1. fornisce fondi per la speculazione, che però in genere non può avere molto effetto nel lungo periodo, soprattutto nel mercato petrolifero;
2. causa apprezzamento di tutti gli asset interest sensitive, compresi i beni capitali e le materie prime usate nella produzione, abbassando gli interessi;
3. incentiva l’uso di titoli reali come inflation hedging, cioè per difendersi dalle banche centrali iperattive, cosa che probabilmente ha poco effetto sul petrolio, come la speculazione;
4. una svalutazione del dollaro significa poter comprare più asset in dollari, il che equivale ad uno sconto su chi vende petrolio, che ha una maggiore capacità d’acquisto.
5. I prezzi non si aggiustano immediatamente in generale: se la nuova liquidità va a finire nel mercato X, i produttori in X guadagneranno.
Tutto ciò dipende ovviamente dalla non-neutralità della moneta. Nel mondo odierno, sistematicamente distorto dalle politiche monetarie interventiste, è in linea di principio impossibile tracciare una linea di demarcazione tra fenomeni fondamnetali e distorsioni reali indotte dalla moneta.
Probabilmente le variabili non monetarie sono in questo caso molto rilevanti. Si potrebbe dire che sono dominanti nel lungo termine, ma siccome l’inflazionismo is here to stay, anche gli effetti reali della moneta non sono affatto di breve termine.
Se la crescita cinese, ad esempio, è indipendente dalla domanda USA, allora è un effetto reale e non monetario. Ma se questa crescita dipende da fenomeni reali indotti dalle politiche monetarie USA, dietro l’aumento reale delle materie prime, anche in questo caso, c’è Bernanke. Ad esempio, gli americani consumano troppo e creano domanda di beni e di risparmi cinesi. Questo ragionamento mi sembrava autoevidente fino all’anno scorso, ora che la Cina cresce indipendentemente dalla crisi USA mi sembra meno evidente.
Prima del referendum
di Gennaro Carotenuto
Il tam-tam mediatico organizzato dalla NED statunitense per i media mainstream, punta tutto su un solo punto “Chávez presidente a vita”. Non solo è falso, ma è un nuovo passo della campagna di diffamazione portata avanti dal governo degli Stati Uniti -che nel 2002 fomentò un fallito colpo di stato in Venezuela- ma serve per occultare l’importanza della riforma costituzionale proposta nella Repubblica bolivariana. Vediamone i dettagli.
di Gennaro Carotenuto
Il presidente venezuelano Hugo Chávez ha presentato ieri la sua proposta di riforma costituzionale. Questa dovrà adesso subire ben tre letture da parte del Parlamento e quindi sarà sottomessa ad un Referendum popolare per l’approvazione definitiva. La proposta di Chávez vuole adeguare la Costituzione della V Repubblica venezuelana al nuovo mandato concesso dagli elettori al presidente lo scorso 3 dicembre 2006, con il 63% dei voti: la costruzione del Socialismo del XXI secolo.
I principali punti della proposta, che riforma la Costituzione bolivariana in 33 dei 350 articoli, e che prevedono l’eliminazione del limite di una rielezione per il Presidente della Repubblica, concernono il dare sostanza all’idea di Potere popolare e di democrazia partecipativa. Tale Potere dovrà stabilire i meccanismi di controllo popolare su ogni scelta degli altri poteri, tra i quali quello esecutivo e legislativo e sovrintendere alla gestione di tutte le risorse pubbliche, dall’acqua all’energia. Come si fa a restituire potere ai cittadini? Intanto bisogna provarci. E in Venezuela, uno stato che negli anni ‘80 era arrivato ad appaltare perfino i propri servizi segreti ad un paese straniero, raggiungendo parallelamente un’esclusione sociale di tre quarti della popolazione, ci stanno provando. Magari in maniera imperfetta, ma chi blatera a casa propria di poteri forti, di grandi interessi, di multinazionali, di precarietà, dovrebbe guardare con simpatia al tentativo venezuelano.
Punto sostanziale della proposta è quello che garantisce, nell’ambito del socialismo del XXI secolo, il diritto alla proprietà privata. Una delusione per tutti quelli che aspettavano di poter sparare a vista su Chávez. La proprietà privata resta e anzi viene affiancata da altre forme di proprietà tra le quali quella cooperativa e quella comunale. Quest’ultima è ripresa delle forme di proprietà collettiva tradizionale, spazzate via dal latifondo e dalla modernizzazione capitalista. Un salto indietro per costruire il Venezuela del futuro? Dall’Inghilterra delle enclosures, gli storici sanno come proprio la guerra contro le proprietà comunali, ebbe un ruolo fondamentale nella nascita del capitalismo moderno.
Avrà inoltre dignità costituzionale il fatto che i venezuelani, per privilegiare lo sviluppo integrale della persona, non potranno dedicare al lavoro salariato più di sei ore al giorno. Sono 36 ore alla settimana, un orario normale, o che era normale in Europa, prima dell’avvento del neoliberismo, ma che desta scandalo nel Terzo mondo delle maquilladoras, dove è considerato giusto che decine di milioni di lavoratori vengano sacrificati al modello, lavorando 14 ore al giorno per salari di fame per produrre beni di consumo a basso costo per i cittadini del Primo mondo. E’ il sacrificio di intere generazioni l’unico pass-partout al progresso? In Unione Sovietica pensavano di sì. In Venezuela, il Socialismo del XXI secolo pensa tutto il contrario e lo scrive sulla propria Costituzione.
Una parte fondamentale della riforma si preoccupa di stabilire poteri per disegnare il Venezuela del futuro, creare dal nulla, nuove provincie e nuove città ecologiche ed entità come un Distretto Federale, che ridisegni l’urbanistica di Caracas. Tutte le grandi metropoli latinoamericane e non solo- hanno bisogno di ripensarsi, ma la primazia del liberismo economico lo proibisce. Va tenuto presente che il Venezuela è un paese enorme, grande tre volte l’Italia e sostanzialmente vuoto, visto che tre quarti della popolazione di 26 milioni di abitanti vive a ridosso della costa. L’esigenza di dotarsi di strumenti per pensare il paese del futuro (nel 2050 il CEPAL stima che avrà 41 milioni di abitanti) investendo le non eterne risorse petrolifere, è una questione chiave che trova oggi dignità e strumenti costituzionali. Dodici milioni di persone vivono in favelas, addirittura il 60% della popolazione a Caracas, una città cresciuta su di un sistema di vera segregazione tra cittadini, i benestanti nella valle, i poveri abbarbicati sulle colline. Il tutto dovrà avvenire, secondo la proposta di Chávez decentrando, laddove il decentramento dei poteri e l’approfondimento della democrazia partecipativa, sono la premessa e la base della riforma.
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Dunque, la proposta di cambiamento della Costituzione bolivariana è sul tappeto. Da oggi in decine di migliaia di assemblee, in quel calderone ribollente di idee che è il Venezuela bolivariano, si comincerà a discutere de La Cosa. Il dibattito andrà avanti per mesi, fino a concludersi con un referendum popolare. Centinaia di migliaia di persone di tutti i ceti e di tutti i livelli di istruzione ne parleranno con passione, con cognizione, si divideranno o si troveranno d’accordo. Si sommeranno speranze, aspettative, delusioni, esperienze, proposte, distinguo. Insomma, tutto quello che la democrazia deve essere: partecipazione popolare.
Chi è che fa prevalere la diffidenza e non l’ammirazione per un progetto di paese nuovo e più giusto come il Venezuela bolivariano. E’ un progetto che per la prima volta nella storia mette nero su bianco aspirazioni storiche della sinistra e dei progressisti di tutto il mondo, in una Costituzione che vieta la brevettabilità della vita, che difende la biodiversità, che condiziona l’uso delle risorse naturali all’approvazione delle comunità che vivono dove quelle risorse si trovano e che tra aborigeni e multinazionali sceglie senza esitare i primi.
Questo è quello che sta succedendo in Venezuela, per chiunque ha occhi per vedere. Ma sui giornali di tutto il mondo la notizia vi verrà presentata in ben altro modo: “Chávez vuole essere presidente a vita e propone una serie di riforme velleitarie e ridicole”. Tutto il resto, tutto il dibattito, progetti, militanza, inserimento alla vita pubblica, partecipazione attiva di centinaia di migliaia di persone, deve essere svilito, non se ne deve parlare.
Sgombriamo subito il campo sul punto meno importante ma più polemico. Nessuno al mondo pensava che il Presidente venezuelano Hugo Chávez potesse andare in pensione al termine del presente e secondo mandato. Neanche l’opposizione.
Il tema della rieleggibilità è complesso in America fin dai tempi di Porfirio Díaz e della Rivoluzione messicana. Chávez propone di superare questo limite. Lo fa per potersi ricandidare, come parallelamente vogliono fare anche Lula in Brasile e Tabaré Vázquez in Uruguay (e Nestor Kirchner passa la presidenza alla moglie Cristina, nella speranza di vederselo restituire poi) senza destare alcuno scandalo. E’ legittimo discutere sull’opportunità di tale scelta, e di come i venezuelani si pronunceranno su questo punto con il referendum. Ma non è legittimo, anzi, è canagliesco sostenere che la riforma fa eleggere Chávez a vita, indefinitamente, “come Castro”. Da dove salta fuori quel come Castro, palesemente falso?
Quel “come Castro” appare adesso, d’improvviso e viene fatto schizzare come fango da un media all’altro, spunta come un fungo da una lingua all’altra, da un lancio d’agenzia all’altro, in maniera identica a quando lo scorso dicembre un pronunciamento di Reporter senza Frontiere, l’ong finanziata dal NED (ovvero dalla CIA) diffuse l’informazione palesemente falsa, che Chávez avesse “chiuso” l’unico media rimasto all’opposizione, la televisione commerciale RCTV. Sorprendente: il giorno prima nessuno diceva che RCTV era l’unico media rimasto all’opposizione e il giorno dopo lo scrivevano tutti, anche se era facilissimo verificare che fosse totalmente falso. Da un momento all’altro quel palese “errore”, cominciò a riprodursi a macchia d’olio su centinaia di media. Lo stesso succede oggi con la “rielezione come Castro” e succederà domani con altro. E non è che il NED o RSF o chi per loro, rilancino gli argomenti dell’opposizione. Altrimenti per esempio rilancerebbero l’argomento con il quale la greve opposizione venezuelana attacca TVES, la televisione che ha sostituito RCTV: è la televisione dei negri, alludendo al fatto che per la prima volta nella storia televisiva del paese una televisione dia spazio alla cultura degli afrovenezuelani, oltre un terzo del paese. Il NED non seleziona le denunce palesemente razziste che pure sono così tanta parte dell’odio anti-chavista. Seleziona e manipola solo quelle presentabili.
Parliamo di cose serie: se la proposta di riforma sarà approvata dal referendum popolare, Chávez si ricandiderà e potrà essere eletto o meno. E’ naturale e perfino opportuno che sia così, semplicemente perché il massimo dirigente politico di una trasformazione così ampia dello Stato, non poteva fare agli oppositori di tale trasformazione il favore di andare in pensione tra cinque anni. E’ quello che le destre e il governo degli Stati Uniti avrebbero voluto e che i media mainstream ammanniscono, ma la verità è che sarebbe stato irresponsabile da parte di Chávez scegliere di ritirarsi!
Per chi è obnubilato dall’idea che la democrazia abbia una sola forma possibile nel tempo e nello spazio, quella anglosassone (e chissà perché si debba copiare tutto da un solo paese, compreso il numero di elezioni di un presidente), e l’economia abbia un solo ordine naturale possibile nel liberismo, tutto è velleitario in Venezuela. E pericoloso. Ed esecrabile. E per fermare l’esperimento bolivariano, che sta restituendo dignità a milioni di persone, tutto è lecito, dal colpo di stato, come fecero l’11 aprile 2002, alla manipolazione sfacciata dell’informazione.
Ma chi ha la fortuna di fare informazione, alcune cose ha il dovere di dirle. Ha il dovere di spiegare che, anche così, anche con la possibilità di essere rieletto in elezioni che continueranno ad essere le più monitorate e pulite del mondo (come hanno sempre certificato l’Unione Europea, e l’Organizzazione degli Stati Americani), Hugo Chávez continuerà ad essere il presidente con meno poteri di tutto il continente americano, Stati Uniti compresi ovviamente.
E continuerà ad esserlo perché la Costituzione bolivariana del 2000, con quella balzana idea della democrazia partecipativa, messa per la prima volta nella storia nero su bianco in una Costituzione, introduceva (e da domani rafforza) un ribilanciamento di potere a favore del popolo minuto, i diritti del quale, la tradizionale divisione di poteri ispirata dalla Costituzione statunitense, negava invece di garantire.
E lo strumento del referendum revocativo (quello che permette la revoca di qualsiasi carica elettiva a metà mandato) ha funzionato, continuerà a funzionare e sarà invidiata da sempre più paesi, costretti a tenersi per molti anni presidenti con indici di approvazione sotto zero. Altro che “Chávez presidente a vita”! I suoi nemici volevano pensionarlo per normalizzare il paese. Suo dovere era non cadere nella trappola e rispettare il mandato degli elettori e dotare il suo paese degli strumenti costituzionali per costruire il Socialismo del XXI secolo. I venezuelani hanno, e continueranno anche con la riforma ad avere, più strumenti di tutti gli americani (statunitensi compresi, ovviamente) per revocare la fiducia ai loro eletti, a partire dal presidente Chávez. I media che lo negano vi stanno mentendo.
la mi scusi, Fraiy, che c’azzecca il referendum (peraltro citato di sfuggita nel testo) con l’analisi economica della situazione del Venezuela?
Qualche puntino sulle I , il referendum non prevedeva come è stato detto che chavez diventasse presidente a vita, ma che non avesse limiti di rielezione, io non ero d’accordo con la proposta ma tendenzialmente avrebbe equiparato il venezuela all’italia dove in teoria puoi diventare presidente del consiglio a vita …basta essere rieletti…già perche chavez per diventare presidente a vita doveva essere rieletto…
inoltre Chavez ha portato reali miglioramenti agli strati piu bassi della popolazione , certo poteva fare di piu ma affronta la corruzione endemica presente in venezuela
La riforma costituzionale accentrava in Chavez tutti i poteri locali, ed eliminava, in un sistema con un potere politico con pochi vincoli, e con una carica di presiedente molto potente, e con una stampa non molto libera, il vincolo di due mandati. Questo significa che, con un po’ di squadristi chavistas, con un po’ di controllo sui media, e con un potere ormai senza alcun limite, si sarebbe potuto perpetuare in eterno come presidente.
In ITalia il premier può essere rieletto dieci volte perchè tanto la carica non conta nulla. In America, paese democraticamente civile, dopo Rooservelt hanno introdotto il limite di due mandati, proprio perchè preoccupati dal pericolo di dispotismo.
Ma i limiti al potere non piacciono a chi vuole il potere assoluto, cioè il dispotismo.
Il socialismo democratico e rispettoso delle persone NON E’ MAI ESISTITO. PErchè perder tempo a parlarne?
Ma sì Michele, parliamo ad esempio della campagna di alfabetizzazione. Campagna che ha avuto come esito principale quello che all’ingresso di parecchi villaggi periferici fosse affisso un cartello “questo villagio ha sconfitto l’analfabetismo”. Peccato che numerose organizzazioni, tipicamente legate alle missioni, che offrono corsi gratuiti alla popolazione per impararare a leggere e scrivere hanno dichiarato che il numero di studenti non è cambiato. Era uscito sull’Economist, uno di quegli articoli che rileggo quando voglio sorridere.
RATW, immaginiamo che domani arrivi in Italia uno sceicco e regalasse 50 miliardi di Euro allo Stato italiano, e immaginando che lo Stato italiano resistesse alla tentazioni di farli sparire nelle pieghe del bilancio; immaginiamo che lo Stato varasse un piano di sussidi ai poveri, 10 miliardi l’anno per cinque anni. Probabilmente tu diresti che lo Stato italiano ha fatto molto perché ha migliorato le condizioni di vita dei poveri; io ti risponderei che non ha fatto niente, perché tra 5 anni i poveri staranno come di prima, se non peggio. Chiara la similitudine?
Io trovo piuttosto imbarazzante che per tentare di affossare sotto un profluvio di contenuti OffTopic il contenuto di un post certamente interessante, e come tutto migliorabile, si citi nientemento che Gennaro Carotenuto, uno richiamato perennemente in tutti i siti di complottismo geopolitico piu’ ardito.
Ma due dati in croce, invece di fuffa espansa, no, eh?
Saluti.
ah, perché, avevano tentato di affossarlo?
figurati che non ce ne eravamo nemmeno accorti.
sembra di leggere la storia dell’italia.attuale e futura.
Peggio, noi non abbiamo petrolio.
“Il socialismo democratico e rispettoso delle persone NON E’ MAI ESISTITO.”
In Spagna non la pensano così, e nemmeno in diversi altri paesi dell’Europa occidentale; il socialismo democratico e riformista europeo, infatti, rappresenta oggi l’apice della civiltà umana.
“sembra di leggere la storia dell’italia.attuale e futura.”
“Peggio, noi non abbiamo petrolio.”
> In Spagna non la pensano così
In Spagna il partito sara’ socialista, ma molte idee e azioni che porta avanti fortunatamente non lo sono: “Dobbiamo promuovere riallocazioni tra settori per aumentare la produttività. Se ciò comporta una maggiore disoccupazione, dobbiamo dare priorità alla produttività perché solo così si avrà occupazione stabile” e a dirlo e’ Cándido Méndez, il segretario generale del sindacato spagnolo Ugt. Se questo e’ socialismo i nostri sindacati cosa sono?
Gio: Il socialismo è il controllo centralizzato di tutte le attività produttive da parte dello stato, per definizione. La Spagna è una semplice social-democrazia, con molto più mercato di quanto ce ne sia in Italia.
Liberty, tu hai esplicitamente parlato di “socialismo democratico”, in cosa differirebbe dalla socialdemocrazia (senza trattino)? E comunque la tua definizione di socialismo è restrittiva è antiquata, la socialdemocrazia è socialismo, tant’è che i partiti socialdemocrati europei formano il PSE: Partito Socialista Europeo; il socialismo si è evoluto in Europa nella dottrina politica di maggior successo nella storia dell’uomo, non c’è paese al mondo che possa vantare un livello di civiltà e benessere pari a quello delle socialdemocrazie europee che, infatti, sono metro di paragone nel mondo per quanto riguarda diritti civili, del lavoro, sanità, istruzione pubblica, servizi sociali, etc.
In ogni caso, come dice Mussi, i socialismi sono come le arance: ce ne sono di tutti i tipi.
Credo che LF si riferisca a cosa si intende per socialismo in campo economico. Poi in campo politico-sociale si è riciclata l’etichetta anche perché il brand aveva una bella base di sostenitori; Mussi stranamente dice una cosa giusta, ma dalle mie parti una parola che vuol dire tutto nella pratica non vuol dire niente
Non è che Pietro di Giorgio sia disinformato: lui pratica la
controinformazioni propositalmente!
Scrive inesattezze a posta, fa parte della sua ideologia e del suo profissionalismo! Dopo, che fa il metodo “copia ed incolla” è chiarissimo!
Affermare ad esempio che Chavez aiuta i narcotraficanti delle FARC dimostra solo di che lato stà lui, perchè rovescia tutta la realtà, vuole nascondere i fatti veri della storia colombiana attuale: i veri narcotraficanti sono Uribe ed il suo governo di filo terroristico statunitense!!! Ma fa comodo affermare il contrario, bisogna disinformare per mantenere i loro privilegi.
Ma per fortuna il popolo venezuelano appoggia l’uomo che ha il coraggio di affrontare l’impero.
E per fortuna ci siamo noi - in tutto il mondo - che non ci lasciamo ingannare e capiamo subito le intenzioni dei mal intenzionati.
Sono una sudamericana che capisce bene cosa vuol dire dittatura.Come osate chiamare di dittatore un uomo elleto presidente per 3 volte,e in ogni elezione cresce il numero dei voti, 56,2% nel 1998, 59,5% nel 2000, 63% nel 2006, numeri di voti mai avuti da un presidente in Venezuela dal 1958? Che al colpo di stato programato dall’impero è tornato subito al suo posto perchè il popolo venezuelano l’ho ha fatto tornare!
In Venezuela si stà vincendo! Sia ben chiaro. E questo fà paura,capiamo.
E allora bisogna mentire, rovesciare i fatti, tutto qua
Guarda, giusto nel remoto caso che tu non sia un fake: Uribe è stato eletto col 62% nel 2006 ed ha un approval rating dell’81%, il piu’ alto del Sudamerica, se proprio vuoi giocarti la carta populistica. Speriamo che in Venezuela stiate vincendo veramente, così tra 5 anni posso andare a farmi le vacanze lì a 80$ a notte negli alberghi di lusso. Sulla costa ovviamente, che già adesso Caracas è una delle città più pericolose al mondo, chissà quando non ci saranno più petrodollari da regalare in giro… Mi spiace solo che il mio spagnolo pessimo non mi faccia apprezzare appieno quel capolavoro di comicità involontaria che è Alò Presidente…
maria antonia: “Come osate chiamare di dittatore un uomo elleto presidente”
Prima riga dell’articolo: “Il Venezuela nelle mani di un uomo che non è un dittatore”
Gio: intendo dire che un sistema socialista non può essere democratico, perchè concentra troppo potere nelle mani della classe dirigente e diventa subito dispotico. Dove lo stato controlla tutto, non c’è libertà di pensiero, o stampa, o associazione. Le socialdemocrazie europee non sono dispotiche perchè lo stato è limitato da costituzioni, vincoli formali e culturali, e il mercat comunque gioca un ruolo importante (non abbastanza).
Maria Antonia:
Aspettavo con ansia un troll perchè finora non ce n’erano stati…
“Non è che Pietro di Giorgio sia disinformato: lui pratica la controinformazioni propositalmente! Scrive inesattezze a posta, fa parte della sua ideologia e del suo profissionalismo!”
Come tutti i troll, invece che argomentare, passi agli attacchi ad personam. Inutile chiederti come sai che faccio controinformazione professionalmente, per rispondere a questa mia domanda dovresti argomentare, e, come tutti i troll, so che non ci riuscirai.
“Dopo, che fa il metodo “copia ed incolla” è chiarissimo!”
Linkare diversi articoli di giornali professionali è notoriamente copia e incolla.
“Affermare ad esempio che Chavez aiuta i narcotraficanti delle FARC dimostra solo di che lato stà lui, perchè rovescia tutta la realtà, vuole nascondere i fatti veri”
Nessuno nasconde che anche Uribe ha qualche problema di tenuta democratica e diversi contatti con elementi inguardabili, ma che le FARC siano supportate da Chavez lo sanno tutti tranne gli “utili idioti” (nell’accezione tecnica data al termine da Vladimir Lenin) che lo difendono a spada tratta.
“Ma per fortuna il popolo venezuelano appoggia l’uomo che ha il coraggio di affrontare l’impero.”
Per questo motivo Goicoichea è stato picchiato dagli squadristi chavistas…
“Come osate chiamare di dittatore un uomo elleto presidente per 3 volte”
Se tu avessi letto l’articolo invece di trolleggiare con frasi senza senso, avresti notato che ho esplicitamente affermato il contrario. E poi, il consenso più è alto meno è democratico… vuoi raggiungere il 95% bulgaro?
Ora che ho sottolineato le assurdità più evidenti del tuo scritto, due o tre riflessioni puntuali.
1. Basta con gli attacchi ad personam. Bisognerebbe fare un corso alle elementari per capire la differenza tra un argomento razionale e una ingiuria di cattivo gusto, purtroppo molti, in primis i troll come te, non sono in grado di distinguere le due cose. O meglio, trascurano gli argomenti e eccellono nell’attacco ad personam.
2. Basta con gli “utili idioti”: la democrazia richiede regole, in primis per vincolare il potere dei governanti, che essendo molto, e molto concentrato, è pericoloso. Le regole costituzionali, i principi del diritto, la supervisione della stampa, i LIMITI DI MANDATO, servono proprio ad evitare derive dispotiche e dittatoriali. Se si crede che ogni limitazione del potere sia una limitazione della sovranità del popolo e della “democrazia popolare”, si va dritti dritti nel dispotismo. Ciò che rende tollerabile la democrazia sono i principi liberali che ne limitano il ruolo e il potere; senza questi, la democrazia non avrebbe alcun vantaggio rispetto ad una dittatura.
3. E basta con la difesa di ogni pericolo per la libertà e la democrazia che scusi le proprie tendenze dispotiche dietro una fitta coltre di politiche economiche demagogiche e retoriche terzomondiste e antiimperialiste che non c’entrano nulla, e servono solo a distrarre e ad elettrizzare la popolazione. Basta col dare carta bianca a chiunque sappia coniare slogan e muovere le folle sfruttando tra l’altro i benefici di breve termine di politiche economiche insostenibili come l’inflazionismo e lo sfruttamento a fini di consumo di rendite petrolifere che potrebbero volare via in ogni momento.
Penso che tutti i fan di dittatori esotici, da Mugabe a Castro, da Lenin a Mao, da Tito a Kim Jong Il, dovrebbero imparare a memoria questi semplici tre punti… per il bene di libertà e democrazia.
“Nessun riferimento alla riduzione della povertà o alla diminuzione della mortalità infantile, nessun riferimento alla campagna di alfabettizazzione [...]”
Fa tenerezza vedere che questa frase sarebbe potuta stare benissimo sulla bocca di un missino in riferimento alle politiche del ventennio.
LF, ti ripeto, la socialdemocrazia europea è socialismo! Non capisco perchè si debba descrivere quest’ultimo come se vivessimo all’inizio secolo scorso! Le dottrine politiche si evolvono, tutte: per milioni di persone in Europa occidentale socialismo significa libertà, democrazia e benessere diffuso, più che in ogni altro paese del mondo.
Si tratta di definizioni.