Contadini, poveracci, cittadini comuni: ecco chi sono veramente gli eroi di Fukushima

22/03/2011 - La verità sui lavoratori alla centrale nucleare. Che hanno abbandonato le loro famiglie per tornare a lavorare. In Giappone il lavoro è tutto. La filosofia di un popolo, che ne monopolizza la vita e il pensiero, è: prima l’azienda. “Prima

     
 

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La verità sui lavoratori alla centrale nucleare. Che hanno abbandonato le loro famiglie per tornare a lavorare.

In Giappone il lavoro è tutto. La filosofia di un popolo, che ne monopolizza la vita e il pensiero, è: prima l’azienda. “Prima l’azienda”, dice proprio così il pezzo del Guardian che racconta la vita dei “samurai dell’atomo”. Sono le persone che vivono intorno alla centrale nucleare di Fukushima. Come un incastellamento medievale, gli impiegati alla centrale nucleare a 100 km a nord di Tokyo vivono intorno agli impianti. Una sorta di indotto diffuso.

LA CENTRALE – Così, quando il più grande terremoto dell’epoca recente sconquassa la terra e causa un’esplosione nella centrale; quando i tecnici perdono il controllo dell’impianto e le radiazioni iniziano ad uscire, vivere vicino ad una centrale del genere acquista una luce un po’ diversa.

Masao Kanno è uno degli oltre 500 accampati sul pavimento di un centro sportivo a Yonezawa. Le case di molti di essi sono all’interno delle 20 miglia dalla centrale di Fukushima. Lavoravano alla centrale, avevano familiari che vi lavoravano, o passavano vicino ad essa andando a lavorare o a scuola. Prima del terremoto, raramente pensavano ai problemi che causava questa distanza. Ora governa le loro vite. Molte delle case di queste persone sono dentro la zona di evacuazione, con le radiazioni a livelli 17 volte più alti della soglia di sicurezza e con l’acqua potabile troppo contaminata per poter essere bevuta.

Masao Kanno, in linea di massima, come tanti altri, non è un ingegnere nucleare. Non sa nulla di atomi. Non sa nulla della centrale. E’ un contadino.

IL SAMURAI – E’ riuscito a scappare, con la sua famiglia. E’ andato lontano dall’area contaminata. Così molti altri. Ma Masao è fortunato, perchè, appunto, con la centrale non ha nulla a che fare. Lui coltivava tabacco. Un suo parente, lavoratore edile alla centrale, ha avuto una sorte peggiore.

Shingo Kanno, lavoratore edile, è stato sciolto dai suoi doveri a Fukushima poco dopo la dichiarazione dell’emergenza nucleare. Mentre la crisi alla centrale peggiorava, e mentre il governo giapponese allargava la zona di evacuazione, ha trasferito sua moglie e sua figlia bambina ai suoi parenti, dove sarebbero stati al sicuro. Ha aiutato ad evacuare la sua famiglia allargata dalla casa di Minamisoma, che è entro l’area di evacuazione dei 30 km, verso il centro sportivo e altri rifugi. Improvvisamente, dicono i parenti, Kanno è stato chiamato dalla centrale: doveva tornare al lavoro.

A nulla sono valse le invocazioni dei parenti: hai una famiglia, resta con noi. Hai dei doveri verso i tuoi figli. Non andare. Non c’è stato niente da fare. Shingo si è alzato ed è tornato al lavoro.

CULTURA GIAPPONESE – In parte questa è una conseguenza dell’approccio professionale del popolo giapponese.

“I giapponesi sono soliti concentrare la propria vita sulla loro industria, e la compagnia è una priorità persino maggiore della loro vita”.

E d’altronde, proprio su questa base, la governance aziendale delle varie imprese installa la propria politica di espansione: prendiamo una zona depressa e investiamoci. In questo modo fidelizzeremo la manodopera.

La compagnia elettrica lavorava in modo tale da costruire impianti nucleari in aree scarsamente popolate con poche industrie locali. Così gli abitanti avevano un lavoro e la compagnia era in grado di aumentare la fornitura di elettricità per Tokyo.Il governo giapponese diede l’ok per la centrale di Fukushima; il governo della prefettura acconsentì; anche gli abitanti dell’area confermarono, quando gli ispettori del lavoro si presentarono per chiedere informazioni.

SAMURAI DELL’ATOMO – Così, ora, la compagnia chiede indietro in termini di fedeltà i soldi che ha investito per costruire ricchezza e lavoro. Al resto pensa la propaganda che ormai presenta come “eroi” i samurai del nucleare. Nient’altro che poveri diavoli costretti a lavorare in mezzo alle radiazioni, nonostante tutto.

Per un mondo che non lo conosce, Shingo Kanno è uno dei “samurai nucleari” – un eroe senza paura che cerca di salvare il proprio paese dall’olocausto; per la sua famiglia, Kanno è un padre che sta rischiando la vita solo perchè voleva guadagnare un po’ di soldi per arrotondare con qualche lavoretto alla centrale di Fukushima.

Shingo è ancora lì. La sua famiglia non sa più niente di lui da giorni.

     
 

1 Commento

  1. alberto campedelli scrive:

    Senza commento se non “UNITI E DIVERSI”, per difendere il diritto ad una esistenza degna di essere vissuta. Vi invito tutti ad andare sul sito relativo. Provare per credere…..

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