La Polverini e quella casa dell’Ater sotto sfratto e affittata contro la legge
21/03/2011 - Continua il San Saba-gate. Il problema non è che il marito di un’importante esponente politico abita in una casa popolare. Soprattutto visto che Massimo Cavicchioli, coniuge della ben più nota Renata Polverini, presidentessa della Regione Lazio, in quei 60 metri
Continua il San Saba-gate.
Il problema non è che il marito di un’importante esponente politico abita in una casa popolare. Soprattutto visto che Massimo Cavicchioli, coniuge della ben più nota Renata
Polverini, presidentessa della Regione Lazio, in quei 60 metri quadri a San Saba, quartiere Aventino di Roma, c’è nato e cresciuto. La sua famiglia abita lì da moltissimi anni, e quella casa, in linea di massima, non gliela avrebbe mai tolta nessuno.
SAN SABA – Fortunato lui. San Saba, l’Aventino, uno dei luoghi di Roma più belli in assoluto dove vivere. Piccole ville bifamiliari, già appartenenti agli enti previdenziali dei ferrovieri, oggi gioiellini in una Roma di condomini accatastati. Tranquillità, pace e verde. Tutto in regola, dicevamo, per la famiglia Cavicchioli, che in quel luogo ci abitava da molto tempo. E quindi, non è qui il problema.
Comincia nel lontano 1986 la vicenda che lega Massimo Cavicchioli all´abitazione di 60 metri quadrati dove il non ancora consorte della presidente del Lazio vive sin dalla nascita. Esattamente il primo giugno di 25 anni fa, infatti, l´Ater firma il contratto di “locazione per subentro” a favore suo, della sorella Marina e della nonna Clementina. I legittimi assegnatari dell´alloggio Erp, ovvero i genitori, erano nel frattempo deceduti: pertanto gli eredi ottengono di restare lì dove hanno sempre abitato. Tutto regolare, dunque.
Ciò che non è regolare, arriva dopo. Non è regolare, ad esempio, che la Polverini oggi affermi che dell’Aventino-Gate che la sta lambendo, non sapesse niente.
Al centro Renata Polverini che ieri, in un´intervista a Repubblica, ha ammesso di aver abitato in quella casa Ater per 15 anni spiegando che delle questioni burocratiche si è sempre occupato il marito
Così ha detto ieri la Polverini, che più che lasciare al marito tutte le incombenze burocratiche, evidentemente gli lascia anche la gestione della posta di casa. Il che appare evidente, visto che l’Ater, una volta ricalcolato il reddito dei coniugi occupanti, aveva verificato che non sussistevano più le condizioni per la permanenza della coppia in una casa popolare, iniziando la procedura di rilascio a danno dei coniugi Cavicchioli.
L’ATER RIVUOLE LA CASA – Probabile che abbia contato, in questo senso, il trasferimento della Polverini nel domicilio del marito dopo il matrimonio. In ogni caso, anche in questa specifica parte della vicenda non c’è nulla di particolarmente scandaloso: arriva l’avviso di rilascio dell’immobile e Massimo Cavicchioli si presenta in tribunale per evitare l’esito a lui sfavorevole.
I coniugi Cavicchioli-Polverini vivono quindi in via Bramante già da sette anni quando, l´8 gennaio 1996, l´Ater invia il preavviso di decadenza dall´assegnazione. È allora che la futura governatrice viene a conoscenza del fatto che la casa dove risiede insieme al marito è sub judice. Un mese dopo, Cavicchioli presenta le sue controdeduzioni con cui si oppone alla decadenza.
Ciò che c’è di sbagliato, o quantomeno di poco realistico, è che la Polverini possa oggi affermare che non sapeva della vicenda giudiziale che coinvolge la sua casa.
TUTTO REGOLARE – A meno che, certo, non si sostenga che la Polverini non legge la posta di casa, o che non abbia partecipato alla stesura delle memorie da inviare al Tribunale, o che il marito abbia, più che gestito la burocrazia della casa, messo in piedi un’amministrazione domestica super-segreta di cui di solito non si sente la necessità. Più probabile che la Polverini sapesse che casa sua era sotto attenzione dei giudici amministrativi e che abbia scelto di dire il contrario, non si sa perchè visto che neanche questa volta c’era qualcosa di strano o di male nel dire che il giudice aveva avviato la regolare procedura per togliere ai Polverini la disponibilità della casa.
Una dichiarazione arrivata dopo un incontro a tre tra Prestagiovanni, la governatrice Polverini e l´assessore regionale alla Casa Teodoro Buontempo che, insieme, hanno cercato di ricostruire l´intera vicenda. «Voglio tranquillizzare tutti – continua il commissario Ater – non è stato fatto nessun favoritismo. Ho ricontrollato l´iter della procedura di assegnazione e lo posso affermare». Ciò non toglie, però, che l´Ente voglia rientrare in possesso dell´immobile. E non da ora, visto che la procedura era stata avviata già prima che esplodesse il caso portato a galla da un´inchiesta dell´Espresso.
Tutto regolare, in realtà. Ordinaria amministrazione: l’ente case popolari vuole rientrare nella disponibilità del suo immobile. Il problema è un altro, e parlarne forse ci fa capire perchè la Polverini non fosse a conoscenza del procedimento giudiziale che incombeva sotto casa sua.
IL SUBAFFITTO – Probabile che fosse perchè in quella casa i due non ci abitavano. Se l’erano subaffittata in patente violazione di legge. E’ qui che sta il problema. I coniugi Cavicchioli hanno fatto qualcosa che non potevano fare, hanno lucrato ai danni dello Stato, che gli ha messo a disposizione una casa popolare che loro poi si sono rilocati ad un terzo.
Trascorrono altri nove anni e nel 2005 l´Ater scopre che l´appartamento di via Bramante non è abitato dal titolare del contratto di affitto (ovvero Massimo Cavicchioli) bensì da un altro signore. Pertanto l´11 luglio diffida e querela lo sconosciuto occupante e, due giorni più tardi, avvia il procedimento di decadenza nei confronti di Cavicchioli per cessione dell´abitazione, espressamente vietata dalla legge.
La legge è chiara. Se l’ente case popolari viene a conoscenza del fatto che l’affittuario legale imbroglia, butta fuori il terzo incomodo e sottrae l’edificio al cittadino “infedele”. Anche qui, tutto secondo norma. Il titolo del regolare affittuario decade, e quindi, sostanzialmente, diventa occupante abusivo. Senza titolo, ovvero senza contratto, senza causa giuridica del suo essere occupante dell’alloggio.
TRUFFA ALLO STATO – Come a dire che, dal momento in cui Cavicchioli è stato beccato ad imbrogliare sulla casa popolare che gli era affidato, ha già per questo imbrogliato lo Stato. Inoltre, non procedendo immediatamente a rendersi conforme alla delibera di rilascio, ha causato un vero e proprio danno erariale, che infatti ora l’opposizione invoca. Il problema è qui.
Siamo alle battute finali. Il 24 luglio 2007 l´Agenzia territoriale per l´edilizia residenziale comunica a Cavicchioli l´avvio del procedimento di decadenza e, l´11 settembre, gli invia una diffida per occupazione senza titolo in quanto non solo ha superato il reddito consentito, ma ha pure ceduto l´alloggio a terzi. Tre anni più tardi, esattamente il 3 agosto 2010, il colpo di scena: il decreto di rilascio viene momentaneamente sospeso.
Ops! E come mai?
COME FINIRA’? – Come si spiega che una procedura del tutto regolare venga fermata senza alcun motivo apparente? La Repubblica propone una spiegazione, un po’ maliziosa in effetti.
In quell´agosto il direttore dell´Area Gestionale dell´Ater, incaricato di seguire tutte le procedure amministrative relative agli immobili residenziali pubblici di Roma, è Stefania Graziosi. La stessa che due mesi più tardi verrà nominata dalla governatrice Polverini commissario straordinario dell´Ente. E che ora, con il subentro di Bruno Prestagiovanni, è in predicato per diventare direttore generale.
Una manina? Una promessa? Non si può dire. Fatto sta che il coniuge Polverini da quell’appartamento non ha nessuna intenzione di levare le tende. D’altronde, è casa sua da molto tempo. Da prima che imbrogliasse lo Stato, ovvero: dopo la notifica della diffida, lui è un occupante abusivo. Come i tanti poveracci che si appropriano degli immobili sfitti, solo che lui i soldi ce li ha. E infatti l’appartamento lo vorrebbe comprare.
Di tutta la vicenda, Cavicchioli preferisce non parlare. Ma avrebbe confidato agli amici più intimi di non aver alcuna intenzione di lasciare l´appartamento, puntando anzi ad acquistarlo. E l´appiglio potrebbe essere offerto dall´articolo 48 della legge regionale 27 del 2006 che prevede comunque, anche per gli occupanti senza titolo, la possibilità di esercitare il diritto di prelazione per chi vi abita da tempo (la famiglia di Cavicchioli è in quella casa dai primi del ´900), partecipando ad un´asta pubblica. Al momento, però, la disposizione non è stata ancora applicata perché la dismissione degli immobili Ater è partita dagli inquilini in regola con i criteri di assegnazione dell´alloggio. Per quelli senza titolo (in base al censimento del 2006 quasi 7.200 unità abitative sono occupate da persone con un reddito superiore al consentito) si procederà in una fase successiva
C’è da aspettare, insomma. Se la cosa disturba, si potevano fare le cose per bene, invece che barando.













se renata polverini fosse di sinistra questo articolo non sarebbe stato nemmeno pubblicato..su questo giornale, a quanto pare vengono pubblicati solo degli articoli di un certo tipo e contro una certa parte politica