di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:15 del 28 novembre 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Finalmente anche Renato Farina ha scritto un libro. Lo ha intitolato - tanto per essere originali - “Renato Farina alias Agente Betulla“, e lo sottotitola ancor più temerariamente “Storia di uno 007 italiano“: al puro e precipuo scopo di shockare evidentemente. E nell’estratto pubblicato da Dagospia  - con il quale sembrava essere in non idilliaci rapporti fino a qualche tempo fa - riesce perfettamente a darcene conferma: “Ogni tanto (anzi tutti i giorni) digito il mio nome sui motori di ricerca e mi spavento. Se mi incontrassi per strada mi prenderei a sberle: radiato per indegnità dall’Ordine dei giornalisti; ma non sono io quello lì. L’informazione totale di oggi rende impossibile frenare la valanga che alimenta se stessa e si ingrossa, e non c’è niente da fare se ha deciso che tu non sei più un uomo, ma, per esempio, una betulla, che è una pianta gentile; ma a volte ho temuto mi querelassero persino le betulle perché ne rovino l’immagine leggera e frondosa. Internet non è la democrazia dell’informazione, ho scoperto che è il luogo della forza“. 

Farina si sta lamentando per qualcosa di cui si è già lamentato: il fatto che si parli spesso male di lui su internet. Solo che all’epoca  non era un libro che chiunque può pubblicare (basta che trovi un editore), ma nientepopodimenoché in un’interrogazione parlamentare, ovvero a una cosina consistente in “una domanda che uno o più parlamentari rivolgono al Governo nel suo complesso o a un singolo Ministro per essere informati sulla veridicità di un fatto o di una notizia e sui provvedimenti che il Governo intende adottare“. Ecco, Renato Farina in un’interrogazione parlamentare disse: “Si parla di Internet come luogo della massima democratizzazione. È vero, però è anche luogo della giungla. Se infilate una mano in Internet e poi cercate di ritirarla, vi mancheranno almeno tre falangi, perché qualcuno nel frattempo ve le avrà mangiate! [...] Abbiamo poi il mito dei motori di ricerca, che dovrebbero essere neutrali e che invece sono evidentemente condizionati, a loro volta, da interessi finanziari. Se digitate il vostro nome su un motore di ricerca e siete di centrodestra, verranno fuori le cose più atroci del mondo. Se siete di sinistra, vedrete le cose migliori. Ve lo garantisco. Google Italia è così, provate. Ci saranno al suo interno certi algoritmi che permettono questo“. Google è di sinistra, Internet ti mangia le mani. Va bene. 

Ma torniamo alle cose serie. Lo scritto di Farina continua ricordando le sue sensazioni durante l’inchiesta che ha fatto scoprire la sua collaborazione con il Sismi di Pio Pompa e Niccolò Pollari, e dice a proposito di un amico che lo aveva rimproverato di tenerlo all’oscuro di tutto: “Ma come facevo a dirgli delle mie pratiche per liberare gli ostaggi e poi per difendere il Sismi dal lavoro di delegittimazione pervicace, totalitaria, di «Repubblica», «Espresso», «Corriere della Sera», CIA deviata, polizia deviata, eccetera?”. Poi si vira sul retroscena retroscenoso retroscenante. Una mail che lo riguarda scritta da Paolo Biondani: “…Nel frattempo un giornalista di «Libero», che si dice nemico di Farina, ha volantinato pubblicamente la notizia del patteggiamento. Ti ho chiamato per avvisarti, ma eri staccato. Non penso che l’abbia fatto per danneggiare la procura, ma di sicuro non ci sono più i segreti di Stato di una volta…“. E Farina chiosa: “Sembra quasi un’informativa di routine. Titolo: Cosa si muove nei corridoi del Tribunale. Amici e nemici: rapporto di un cronista fedele. Il quale tra l’altro si è occupato di me sempre attaccandomi e prestando fede solo alla procura. Ora chiede il permesso all’amico pm, a cui dà del tu e che chiama di notte, se può pubblicare o no una notizia. Non potendo trovare riscontri che fa? Usa il criterio dell’utilità o no dell’articolo alla linea della procura. Non se danneggi una persona. Che gliene frega a un Biondani delle sofferenze di un pirla? Basta che l’Armando sia contento. Per lui basta e avanza. Interessante, non è vero? Non c’è scambio di denaro, ovvio, ma di utilità senz’altro. E questo sta bene all’Ordine dei giornalisti, sta bene al Consiglio superiore della magistratura? A me pare una brutta storia. Se invece di un magistrato (organo dello Stato) fosse stato un capo dei servizi segreti (organo dello Stato) il caso sarebbe stato da radiazione o no?“.

Ora, sarebbe divertente ricordare che è curioso dirsi scandalizzati per l’amicizia tra un Pubblico ministero e un giornalista - animato anche magari dalla voglia di preservare le sue fonti - e però pensare che sia invece del tutto legittimo essere amico di chi teneva archivi segreti e spiava magistrati, come Pio Pompa. Ma forse giova di più ricordare a Farina che, nella sentenza che lo riguarda, ha ammesso la seguente circostanza: “La sera del 22 maggio 2006, Farina si mette al computer per redigere l’ appunto destinato a Pompa e Pollari. Riferisce il dettaglio del suo colloquio con i magistrati. Conclude con una significativa annotazione personale: «Il dialogo è stato durissimo. A momenti ho avuto l’ impressione che volessero intimidirmi, ma ho retto e li ho messi nell’ angolo sulla Procura. (…) E’ stata una prova molto molto dura»“. Ne siamo certi: è stata dura ma Renato avrà fatto una grandissima figura. Ma perché Biondani dovrebbe farsi dare del “fedele alla procura” per aver inviato un’e-mail, e invece Farina deve sentirsi un eroe per aver fatto la spia?

P.S. Lisa ci ricorda che oggi è il giorno giusto per fare una piccola offerta in favore della lotta al neuroblastoma. Accorrete numerosi!

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