“Dico tutto”, l’autobiografia di Antonio Cassano, rivela molti aspetti, anche i più intimi, del calciatore barese. Tra tanto calcio, tanto cibo e tante donne.
Antonio Cassano è istintivamente simpatico. Ben lungi dall’essere un noiosissimo animale morente descritto dai tipi alla Roth, risulta un vivo e vegeto mix di disincanto e ferocia consumistica all’insegna dell’allegria. Se fosse una musica, sarebbe un reggae: infantile ma inesorabile. Ma ben lo descrive il suo biografo, il bravo poeta Pierluigi Pardo, quando lo assimila a una Ferrari che passeggia sprecando la sua vita tra vicoli angusti e di provincia pur di mettere il braccio fuori dal finestrino. Pur di andare cioè a misura d’uomo. “Dico tutto”, il libro sulla sua vita pazza e bambina edito dalla Rizzoli, la risposta alle Barzellette di Totti su Totti o magari una cassanata che ha messo giudizio trovando editore, è il Dico tutto quello che avreste voluto dicesse l’Amadeus italiano. Ed un bimbo, si sa che non mente.
LE SQUADRE - Antonio Cassano non è un cerebrale ed è dunque tutto fuorché un vigliacco. Antonio scherza sempre e su quasi tutto perché ha poche cose serie e sulle quali ha parlato chiaro la notte dei tempi. La madre è una di queste, la seconda è la fedeltà. Non lo vedrete mai con il Genoa, la Lazio o indossare la camiseta dell’Atletico Madrid. Non essendo un intellettuale, non apprezza il tradimento perché non ne ha bisogno per far sapere a chi lo ama quanto valga. Lui questo lo sa da sempre, e come le donne che canta il Ligabue sa da sempre, con il cuore, come si fa. Se non ha mai sbagliato un derby, ci sarà un perché. La squadra della sua città, il Bari che pur l’ha lanciato, lui la disprezza. Questione di lotta di classe. Di sentirsi diverso dal salotto o meglio dal campo, il primo campo verde sul quale lui, ragà di strada, abbia giocato. La Roma è la squadra di Totti. Un mito come Bartali ma solo perché in fondo lui si sente Coppi. Alla Juve non va per via del bucato. Si ghiaccerebbe al gelo umano e non della Real Casa (e dagli torto). Roma è vicina al suo quartiere ma soprattutto, casa del Papa di Santo Padre Pio, contigua come ogni paradiso in terra all’inferno del fallimento. Di quelli che comunque somigliano ai miracoli. E’ questo che scalda Cassano di Bari Vecchia, più del freddo dell’impegnativa e diabolica Torino. Più scelte ci sono (le scale romane, chi rumorosamente scende, chi rapidamente sale), più un giovane uomo che ha deciso di tirare i remi in barca e smettere di correre proprio alla partenza si sentirà libero.
ODII E AMORI - La curva lo conquista quando gli fa la dichiarazione, in curva su uno striscione: non a lui, che sul punto se la ride dalla prima all’ultima riga facendo il gesto dei soldi, ma al suo lato b, le cassanate. Poi le fasi catulliane, gli odioamo tutt’attaccato come l’ironico e bradipico “bradpitt”, di fama e fame, che è diventato. Odia Capello, lo ama. Odia Rosella Sensi, mentre invece a Franco, il suo Presidente come Totti anche se l’ha fregato su dei soldi resta il suo Capitano, lo ama. Avranno fatto gli straordinari in tipografia per togliere i giudizi estetici di Antò sulla poco avvenente figlia del suo amato. Ama soprattutto quelli che vanno via. In compenso ai giornalisti della Capitale non riserva alcuna oscillazione, nessuna educazione sentimentale, nessuna scusa: li odia tutti. E gli devono qualcosa. E’ grazie a lui che se ne stanno in prima fila a Madrid, in trasferta dalle mogli e a nota spese del giornale in uno dei posti più goderecci del pianeta, quando il Real lo presenta (come un mafioso più che un italiano). Ed a lui devono il piatto ricco nel quale sputare che gli dà a mangiare. Madrid è questa per Cassano (il Real non esiste, lui non lo vede proprio), un puttan tour. Genova, sta bene. E sfido, la Doria è due sassi e una bottiglia. Per lui, l’ideale. Ha ripreso persino il peso forma (per trombare). Gli piace, come a Mancini. Quell’azzurro, quella mini-parte di cielo di una porzione di città. Quasi come gli piace l’azzurro della Nazionale (come a Baggio). E’ che ci si sente tutto dentro ora che l’han fatto piccolo. Giura che vivrà lì, forse, o a Roma oppure a Bari Vecchia. Bisogna sempre poter scegliere.



In effetti come potrebbe esere noioso come un personaggio di Proost o Roth? Tecnicamente impossibile. Quello, manco ce l’ha, un inconscio.
molto più autentico -nel suo essere un campione arruffato – di capitan Totti, uno che tiene alla Nazionale quanto Cassano alla linea, uno che dice: “salto la preparazione atletica, ma vengo giusto per farvi la cortesia di segnarvi qualche goal”! Lui è campione del mondo solo per inerzia…non per merito.
Confermo, Cassano è più vicino a Roth che i suoi personaggi.
quanto sei apodittico, ricchiù:-P
Trovami un altro che parli di Roth tramite Cassano e viceversa.
Alto, basso, basso, alto: dovrebbero darmi la Banchelli per benemerito sdoganamento.
no, ricchiù, rassicurati, sei davvero unico…peccato che sia na cosa già fatta, sviscerata, digerita da Bachtin in poi:P (dialettica alto-basso etc etc)
Già fatta ? Mannaggia, aveva ragione Giuliano Ferrara, siamo la solita solfa con le facce nuove. Però bisognerebbe andare oltre. Secondo me manco le facce sono nuove.
Comunque, il concetto di desiderio al netto delle stronzate è proprio il Cassano life style.
Se non ci fossero le donne e l’eiaculazione precoce, la seduzione e tutte le sue balle sarebbe già sparita.
Invece delle scuole Baricco, a questi ragazzi che vogliono scrivere cose alla Roth dovrebbero procurare uno stage con Cammello.
quanto sei indimenticabile, ricchiù…specie quando ti cimenti con i brevi cenni sull’universo…
Indimenticabili sono i necrologi. Girano come i regali riciclati. Sono il “Mille modi di dire boh” per ogni evenienza.
Buttali via, c’è la fila per averne almeno uno.
Caro Ricchiuti ma, in fondo, cosa ti ha attirato dell’iperbolico Cassano? Non, di certo, il suo auspicato epilogo da grande abbuffata sino all’obesità catartica, tu già ti fai valere ampiamente in tal senso.
Sospetto quindi che t’intriga l’ars amatoria. Lì evidentemente non sei neanche calciatore da oratorio
No, mi ha attirato la possibilità di giocare col concetto di animale morente di Philip Roth. Di negarne l’analogia all’inizio e poi di riaffermarla nel testo più volte.
La grande abbuffata di Cassano è la conclusione ghiottona e tanto plateale quanto non vista di questa ennesima fregatura del lettore e la sua credulonità.
Caro Ricchiuti, tu che non lesini autofustigazione e che dolente rinastichi la vita, non ti crucciare poichè TU non sapendo, sei un VINCITORE.Tu, baciato da un nume crudelissimo hai tutto.
E con la gentile risposta hai sancito irrevocabilmente ciò ch’io sono:
UN PICCOLO POVERO STRONZO