di Vincenzo Ricchiuti
postato alle 11:32 del 28 novembre 2008 in SportTorna alla home

“Dico tutto”, l’autobiografia di Antonio Cassano, rivela molti aspetti, anche i più intimi, del calciatore barese. Tra tanto calcio, tanto cibo e tante donne.

Antonio Cassano è istintivamente simpatico. Ben lungi dall’essere un noiosissimo animale morente descritto dai tipi alla Roth, risulta un vivo e vegeto mix di disincanto e ferocia consumistica all’insegna dell’allegria. Se fosse una musica, sarebbe un reggae: infantile ma inesorabile. Ma ben lo descrive il suo biografo, il bravo poeta Pierluigi Pardo, quando lo assimila a una Ferrari che passeggia sprecando la sua vita tra vicoli angusti e di provincia pur di mettere il braccio fuori dal finestrino. Pur di andare cioè a misura d’uomo. “Dico tutto”, il libro sulla sua vita pazza e bambina edito dalla Rizzoli, la risposta alle Barzellette di Totti su Totti o magari una cassanata che ha messo giudizio trovando editore, è il Dico tutto quello che avreste voluto dicesse l’Amadeus italiano. Ed un bimbo, si sa che non mente.

LE SQUADRE - Antonio Cassano non è un cerebrale ed è dunque tutto fuorché un vigliacco. Antonio scherza sempre e su quasi tutto perché ha poche cose serie e sulle quali ha parlato chiaro la notte dei tempi. La madre è una di queste, la seconda è la fedeltà. Non lo vedrete mai con il Genoa, la Lazio o indossare la camiseta dell’Atletico Madrid. Non essendo un intellettuale, non apprezza il tradimento perché non ne ha bisogno per far sapere a chi lo ama quanto valga. Lui questo lo sa da sempre, e come le donne che canta il Ligabue sa da sempre, con il cuore, come si fa. Se non ha mai sbagliato un derby, ci sarà un perché. La squadra della sua città, il Bari che pur l’ha lanciato, lui la disprezza. Questione di lotta di classe. Di sentirsi diverso dal salotto o meglio dal campo, il primo campo verde sul quale lui, ragà di strada, abbia giocato. La Roma è la squadra di Totti. Un mito come Bartali ma solo perché in fondo lui si sente Coppi. Alla Juve non va per via del bucato. Si ghiaccerebbe al gelo umano e non della Real Casa (e dagli torto). Roma è vicina al suo quartiere ma soprattutto, casa del Papa di Santo Padre Pio, contigua come ogni paradiso in terra all’inferno del fallimento. Di quelli che comunque somigliano ai miracoli. E’ questo che scalda Cassano di Bari Vecchia, più del freddo dell’impegnativa e diabolica Torino. Più scelte ci sono (le scale romane, chi rumorosamente scende, chi rapidamente sale), più un giovane uomo che ha deciso di tirare i remi in barca e smettere di correre proprio alla partenza si sentirà libero.

ODII E AMORI - La curva lo conquista quando gli fa la dichiarazione, in curva su uno striscione: non a lui, che sul punto se la ride dalla prima all’ultima riga facendo il gesto dei soldi, ma al suo lato b, le cassanate. Poi le fasi catulliane, gli odioamo tutt’attaccato come l’ironico e bradipico “bradpitt”, di fama e fame, che è diventato. Odia Capello, lo ama. Odia Rosella Sensi, mentre invece a Franco, il suo Presidente come Totti anche se l’ha fregato su dei soldi resta il suo Capitano, lo ama. Avranno fatto gli straordinari in tipografia per togliere i giudizi estetici di Antò sulla poco avvenente figlia del suo amato. Ama soprattutto quelli che vanno via. In compenso ai giornalisti della Capitale non riserva alcuna oscillazione, nessuna educazione sentimentale, nessuna scusa: li odia tutti. E gli devono qualcosa. E’ grazie a lui che se ne stanno in prima fila a Madrid, in trasferta dalle mogli e a nota spese del giornale in uno dei posti più goderecci del pianeta, quando il Real lo presenta (come un mafioso più che un italiano). Ed a lui devono il piatto ricco nel quale sputare che gli dà a mangiare. Madrid è questa per Cassano (il Real non esiste, lui non lo vede proprio), un puttan tour. Genova, sta bene. E sfido, la Doria è due sassi e una bottiglia. Per lui, l’ideale. Ha ripreso persino il peso forma (per trombare). Gli piace, come a Mancini. Quell’azzurro, quella mini-parte di cielo di una porzione di città. Quasi come gli piace l’azzurro della Nazionale (come a Baggio). E’ che ci si sente tutto dentro ora che l’han fatto piccolo. Giura che vivrà lì, forse, o a Roma oppure a Bari Vecchia. Bisogna sempre poter scegliere.

LE DONNE - Ci sono persone che pur avendo letto molto non sono intellettuali: è che han dovuto rileggere. Antonio Cassano non ha mai dovuto rileggere nessuna. Partita, intendo. Le ha sempre sbrigate rapidamente: una botta (di piede, tacco o testa) e via. Si può essere anticonformisti in un campo. Il campo, per esempio. E conformisti per quanto riguarda il resto. Si, in fatto di donne, il bell’antò è un conformista. Ne vuole tante, non gliene basta nessuna, gli bastano soltanto se sono tutte. E’ perché è ateo. Non potendo credere in Dio, il grande vuoto, crede alla fica, la sua imitazione, e nella conoscenza del divino per accumulazione. I romani più antichi almeno, i papalini, direbbero così questo riempirsi alla Sant’Agostino. Quelli più antichi ancora, i rosiconi, probabilmente parlerebbero di zeri in più nei numeri per semplice ignoranza. Ora si sposa. E’ la numero uno, dopo le (settanta o) settecento. Tranquilli, romanardi, Califano è al doppio. E’ a milleetre. Se Cassano si ferma (?), non lo raggiunge nessuno. D’altronde il neo bello ha cominciato ad handicap, tra brufoli e seghe a scuola sulle maestre.

SEDUZIONE - Però recupera con la sincerità. Se la Ferilli odia i preliminari perché dentro si sente una sforbiciata, l’ex brutt’Antonio (il successo che dà fascino ma che se t’è chiaro il punto non dà alla testa) si presenta, come una vidimata, solo per la conclusione. Le cinquecento (o cinquemila) rose a Michelle Hunziker le manda Tizio, il cellulare, a quella, glielo chiede Caio. Lui non deve neanche aprire bocca col sole-cuore-amore e perché poi. Ma soltanto presentarsi in stanza e fare (o rifare, gli è capitato pure questo) il suo dovere. La perfetta sintesi del perfetto desiderio, al netto delle stronzate per tirarla a lungo che chiamiamo seduzione. Cassano non lo sa perché non legge ma sebbene vivo potrebbe figurare tra i morenti del Sor Roth. Ce n’è uno in particolare che farebbe al caso suo. Certo, lui il mestruo per farsi accettare lo berrebbe soltanto per la nazionale, quella vera. E non c’è verso che ti baci il grifone sulla schiena per entrare nella tua vita, semmai sei tu che gridi Forza Roma. (Non) Piangi e fotti ma mai senza un seno. Però tra gli animali dell’alta letteratura posto c’è anche per la cassanata. Un amico satiro del protagonista sporcaccione (che cioè la tira lunga con le donne) il quale prima di crepare bacia tutti quanti, e poi cerca a occhi chiusi di farsi un’ultima scopata contando sul fatto che a un morto non si rifiuta niente. Dietro quegli occhi chiusi apposta, chissà a chi pensa.

IL CIBO - Cassano mangia per ingrassare. Per accumulare. Per puro piacere. Per dimenticare quasi vent’anni da morto di fame. Se non mangia, non ingrassa perché non beve e non si droga. Se non ingrassa, muore. E’ lì, a tavola, che ha conosciuto le donne. Magari non come la Mannoia, cioè davanti una tazza di latte. Presenta in tutto il libro l’elogio della masticazione. E non fa come i mister, non cambia mai idea. Chiama Cammello il suo cugino-scopamico intento, anche per lui che per ora non sempre può, perennemente a ruminare. Il suo miglior amico è un ciccione che ancora cerca di giocare. Presenta al mondo la ricetta dei panzarotti alla barese come e meglio stesse presentandoci la sua fidanzata. Cassano per ora a volte e spesso mangia. Dopo, smesso di giocare, mangerà sempre. L’ha promesso. E se farà caldo, mangerà nell’ombra. Tirerà paella anziché magliette. Prenderà a calci tutti i menu. Diventerà una botte, come Maradona. Ma non dimagrirà e non giocherà mai a golf. Sarà una bandiera da tanto volume. E se una cosa non gli piacerà, la mangerà lo stesso (col cibo non si sceglie e scarta come a letto con le donne) come quel latte corretto, con il dito dentro il naso, a Batistuta. Divorerà il mondo come una sfida agli arroganti, ai veri belli, ai romanticoni, ai grand’amici, ai figli e figlie di Papà, al Dio del calcio, al freddo e al gelo, a Bari nuova, ai giornalisti magri delle cassanate, a Capello che asciutto d’ogni umanità e ricordo starà vincendo ancora e le nazionali finte, le bandierine e le banderuole, alla gente che nuova o vecchia resta gente. Quando sarà uno zero, a zero donne, avrà chili su chili, settecento ( o settemila). Zero più, zero meno. La bocca piena per sempre, contro il vuoto. La bocca piena, per non dovere mai chiedere scusa.

P.S. Lisa ci ricorda che oggi è il giorno giusto per fare una piccola offerta in favore della lotta al neuroblastoma. Accorrete numerosi!

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