Christa W.: quella fama sognata, e ottenuta. Da morta
28/11/2008 - Poi, all’improvviso, dieci mesi dopo, a Maurizio Mengoni, giornalista di “Momento Sera“, arriva una telefonata. Dall’altro capo dell’apparecchio una voce sostiene di esser il fratello dell’uomo in blu. Vuole cinque milioni di lire per parlare. Cinque milioni a quell’epoca sono
Poi, all’improvviso, dieci mesi dopo, a Maurizio Mengoni, giornalista di “Momento Sera“, arriva una telefonata. Dall’altro capo dell’apparecchio una voce sostiene di esser il fratello dell’uomo in blu. Vuole cinque milioni di lire per parlare. Cinque milioni a quell’epoca sono una cifra astronomica. Il giornalista prende tempo: devo parlare con i miei capi, dice. Chiama i carabinieri ed è un attimo rintracciare la telefonata: arriva da una cabina situata in Piazza San Silvestro, a Roma. Quando arrivano le volanti, lui, Guido Pierri, è ancora lì, intento a cercare di ottenere i suoi soldi. Strano tipo il Pierri. Lavora come segretario all’interno di una scuola e si diletta a fare il pittore. Ma la cosa davvero strana è quel su
o diario: pieno di date, spostamenti, trascrizioni di veri e propri pedinamenti a donne sconosciute. E poi, nel giorno dell’uccisione di Christa una scritta, come un monito: “Da quando nacqui, non sono che il servitore di un Mostro. Di me si serve il maledetto per i suoi fini, vuoti, e a me non resta, impotente spettator di me stesso, esterrefatto, che il pianto e il dolore. Oh! Mi rapisse, alfine, il vortice del Nulla!“. Per gli investigatori il dado è tratto: è Pierri il loro uomo. Anche perché nel diario ci sono scritte le modalità con cui ha commesso il delitto. Lo stesso per altri due omicidi ancora da compiere.
Pierri però sdrammatizza. Quello che ha scritto è solo il soggetto per un romanzo giallo che ha intenzione di iniziare. Le modalità dell’omicidio le ha desunte leggendo i giornali. “Tentata estorsione” è l’unica cosa per cui lo riusciranno a condannare. L’indagine a quel punto deve fermarsi. Christa non avrà un colpevole che pagherà per il suo delitto. Ma in molti non accettano quella soluzione. Un settimanale tedesco dopo sette anni pubblica un’inchiesta. Un privato cittadino inizia un’indagine. La stessa procura, dopo tredici, lunghissimi anni, spiega che Pierri, per quanto delirante, per quel giorno e per quell’ora un alibi davvero non ce l’ha: via, condotto a Regina Coeli. Da qui la ridda di perizie: è infermo, no è sano, è incapace di intendere e volere, no è imputabile, è schizofrenico. Assolto è la parola dei giudici, pronunciata il 10 gennaio del 1978. No, ma che assolto, colpevole, è colpevole, dice la Corte d’Appello nel 1985. Colpevole, conferma la Cassazione nell’88. Colpevole sì, ma incapace di intendere e volere. Libero quindi. Avesse o non avesse ucciso lui Christa Wanninger.












