Avrebbe voluto provare a diventare la nuova Anita Ekberg, ma qualcuno decise diversamente. Forse questo qualcuno era vestito di blu…
Bella era bella. Anzi, bellissima sarebbe il termine esatto. Oggi, l’avremmo vista apparire al fianco di premiati conduttori, o sgambettare finti passi di danza tra uno spot e l’altro. Ieri, se solo ne avesse avuto il tempo, magari l’avremmo vista in una pellicola in bianco e nero a fianco di Gassman, Sordi o magari chissà, perfino di De Sica. Peccato che il tempo per Christa si sia fermato di colpo. Una, due, tre, quattro
coltellate. Una al fegato, una al cuore, una sul bicipite, una su una mano. E Christa, stupenda ventitrenne tedesca, giunta in Italia in cerca di fortuna, non c’è più. Della Dolce Vita cercata, rimane solo il luogo in cui altri hanno deciso di far spegnere la sua di vita: via Emilia 81, proprio accanto a Via Veneto.
Christa stava andando da Gerda Hoddapp, in quel lontano 2 maggio del 1963. Una sua amica che in comune con lei aveva lo stesso sogno: sfondare e diventare una star. Ma non sono mai riuscite a incontrarsi. Eppure erano così vicino. Christa era entrata nel palazzo di Gerda, era salita al quarto piano con l’ascensore e poi il buio. Forse come ha aperto la porta qualcuno le si è gettato addosso e ha iniziato a massacrarla. Forse conosceva questo qualcuno e si è fermata a parlare con lui. O forse era già arrivata fuori dalla porta della sua amica, aveva suonato il campanello e qualcuno solo allora l’ha colpita. Oppure. Oppure è avvenuto tutto dopo che lei ha suonato il campanello: l’amica o qualcun’altro apre la porta, la vede, la colpisce. Forse. Nessuno lo sa. Di certo c’è solo il suo stato: “ridotta a un povero corpo sanguinante, tempestato di coltellate“, come scrisse un cronista dell’epoca.
Come nel più classico dei copioni, le indagini si concentrano subito sul suo ragazzo. Le volanti in un attimo furono sotto casa di Angelo, “33 anni, fiorentino, rappresentante di tessuti, ex calciatore, attore mancato“. Ma Angelo non c’era. Ci tornò solo poche ore più tardi, quando ad attenderlo oltre alla polizia c’erano anche i cronisti. La notizia della morte della sua ormai ex ragazza arrivò così, secca, a bruciapelo. Poi la raffica delle domande: dov’era qualche ora fa? con chi? come? perché? e via discorrendo. E Angelo non scelse di meglio che dire di essere passato proprio lì, a via Emilia, di aver visto le macchine della polizia, di aver chiesto cos’era successo e di essere andato via dopo aver capito che il fatto, o fattaccio che dir si voglia, non lo riguardava. Non poteva sapere che non era un’americana la ragazza assassinata, come gli avevano detto, ma era tedesca. Era la sua Christa.
Il commissario Migliorini capisce subito che Angelo non c’entra niente. Basta uno sguardo. Poi la ricostruzione dei suoi spostamenti. No, non è stato lui. Se c’è qualcosa che gli puzza è l’amica di Christa:
possibile non abbia sentito il campanello suonare? Possibile dormisse così pesantemente da non accorgersi delle urla, del rumore, dell’arrivo della polizia? Possibile? Eppure aspettava Christa. Si erano sentite quella mattina, sapeva che stava arrivando. Possibile? La domanda risuona nella mente del commissario. Gerda finisce dentro: reticenza è l’accusa, ma dopo due mesi sarà libera: non ci sono prove contro di lei. Nel frattempo è caccia all’uomo. La portiera ha visto un uomo in completo blu salire più o meno negli istanti in cui anche Christa entrava nel portone. Se Gerda ignora chi sia quest’”uomo in blu” qualcuno lo avrà sicuramente visto. Il suo identikit viene diffuso su tutti i giornali. Il caso di Christa diventa il caso dell’Uomo in blu e lei, troppo tardi, ottiene la fama cercata. Per mesi e mesi i giornali non faranno altro che parlare di lei. Sempre e comunque in prima pagina. Mesi dopo mesi. Ma niente, del suo assassino nemmeno l’ombra.























