Non c’era bisogno di intercettare novemila telefonate per scoprire un paese in conflitto di interessi permanente. Ci si indigna per le attricette raccomandate, ma anche per l’ennesimo pericolo mortale che minaccia la nostra fragile democrazia. Tutta colpa del Caimano, della dittatura dolce e di troppa gente che s’incazza perché una raccomandazione non fa schifo a nessuno
Canto del cigno dell’Espresso che raccatta parte delle migliaia di telefonate registrate dalla Procura di Napoli tra quelle considerate inutili come eventuali prove per un rinvio a giudizio ai danni del pluriabbonato Silvio Berlusconi. In quelle rimaste riservate ci sarà la confessione di un bacio sulle labbra scambiato con Matteo Messina Denaro. Però, siccome queste sono pubbliche, ci dobbiamo contentare di quell
o che passa il convento, cioè di origliare schifati alla cornetta di gente come Giancarlo Innocenzi e Agostino Saccà (appena reintegrato) che giocano a fare i golpisti manovrando il cast di Incantesimo. Ogni paese ha i complottisti che si merita, quindi nessuno stupore nel venire a sapere che i destini della Repubblica, per un attimo, sarebbero appesi al contratto di Rosa Ferraiolo - che intanto querela -, moglie di “Tex” Willer Bordon. Terribile!
GENIALATA - Gli indomabili fans del Grande Vecchio, quello che torna buono tutte le volte che si deve mandare in vacca qualcosa, avranno goduto nel sentire del formidabile piano andato in fumo a causa dello scarso acume politico di Fabrizio del Noce, colpevole di aver stoppato la Ferraiolo per il cui tramite si
intendeva comprare il tradimento di Bordon e ottenere la caduta del governo Prodi. Diabolico, ma forse troppo barocco per riuscire nell’intento. E infatti è fallito miseramente, come il tentativo di Valerio Junio Borghese che voleva fare la rivoluzione con le guardie forestali. Ciononostante, sembra che il pacchetto audio messo gentilmente a disposizione dei media sia stato accolto con comprensibile soddisfazione da chi si sentiva un poco orfano del Berlusconi old style. Finalmente si ragiona e si torna alle vecchie e sane abitudini con le vestali dipietriste a sognare mobilitazioni di massa per protestare contro il marcio che avanza e la curva neosocialista riunita in collegio difensivo unico a protezione del Premier. Ma c’è anche chi si smarca dallo scontro di (in)civiltà e la mette, quasi giustamente, su un piano di utopistica elitarietà osservando che, dal canto dei cellulari, vien fuori più di un sospetto sull’indipendenza delle authorities di garanzia e di controllo.
ETICA ED ESTETICA - Stefano Quintarelli, per esempio, osserva sarcasticamente che lo scambio di confidenze tra un Commissario dell’Autorità per le Comunicazioni e un Direttore (all’epoca) di un’azienda teoricamente sotto sorveglianza potrebbe anche far pensare all’esistenza di un conflitto di
interessi. E sottolinea che, in un paese normale, chi si fosse trovato al posto di Innocenzi avrebbe preso in seria considerazione l’ipotesi di prendersi una vacanza sine die dall’incarico. E non tanto per la rilevanza penale del fatto, quanto piuttosto per aver violato almeno 10 degli articoli del Codice Etico interno su 12. Il che dimostra, ove se ne fosse sentita la necessità , che i codici etici sono, in realtà , estetici e che abbondano in giro non a caso: quando un’autorità senta la necessità di specificare a se stessa che debba mantenersi indipendente e terza, vuol dire che sa di non poterlo essere. Ma si sbaglia chi si scandalizza visto che i vertici di tutte queste autorità garanti vengono, più o meno direttamente, dalla politica e alla politica devono il loro sereno paracadute professionale.
A PROPOSITO - Vien da pensare che queste scorribande telefoniche, tanto care ai moralisti in servizio permanente ed effettivo, caschino giusto a fagiolo per dare in pasto al loro sdegno soltanto il contorno
così da distrarli dalla schifezza del piatto di portata. Innocenzi, infatti, fa parte del comitato che dovrebbe stabilire le regole di smantellamento del monopolio Telecom Italia in fatto di reti. E, mentre tutti si azzannano sull’attricetta raccomandata, va avanti il progetto che la Reding definì accettabile come “extrema ratio, una volta provata l’inefficacia di tutte le altre scelte“. Detta altrimenti, la separazione in aziende diverse dell’attività di gestione delle reti da quella di operatore telefonico in Italia pare non si farà per andare dritti verso la cosiddetta “separazione funzionale“, cioè tutto dentro Telecom, ma per carità senza trucco e senza inganno. Questo dovrebbe essere l’imbarazzo che si prova nel caso di Innocenzi, non l’originale disegno di golpe via fiction. Sia chiaro che di questi “casi” ce ne sono tantissimi altri che non salgono agli onori delle cronache per il solo fatto che gli difetta il collegamento con il mammasantissima che aiuti a fare audience.
TODOS CABALLEROS - Eh si, perchè volendo restare dentro l’AGCOM, ci sarebbe da dire di Sebastiano Sortino il cui pargolo ha costituito una bella società che opera nel mondo controllato da papà il giorno
dopo la nomina dell’augusto genitore. E ha un contratto con la RAI, come il figlio di Innocenzi. Poi ci sono gli eredi Napolitano, con l’ex fidanzato della Madia che scrive il provvedimento di riordino delle autorità mentre il fratello siede all’Antitrust. Rimandando la lista completa a Stella e Rizzo ai quali non voglio rovinare il prossimo successo editoriale, qui preme semplicemente raccomandare l’uso moderato della logica. Se gli organi direttivi delle authorities stanno lì per gentile concessione dell’oligarchia che servono, aspettarsi che lavorino indefessamente per scrostare gli oligopoli o i monopoli dei loro mandanti è, per chi ancora ci creda, da ingenui. Tutti gli altri, invece, si incazzano a turno protestando per l’etica violata o contro gli effetti deleteri del bieco capitalismo, ma in fondo perché al posto della sgnacchera depressa avrebbero preteso di starci loro.


























Intercettazioni: oltre a saccà anche un commissario dell’autorità per le tlc, invece di controllare……
Non c’era bisogno di intercettare novemila telefonate per scoprire un paese in conflitto di interessi permanente. Ci si indigna per le attricette raccomandate, ma anche per l’ennesimo pericolo mortale che minaccia la nostra fragile democrazia. Tutta …
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Non c’era bisogno di intercettare novemila telefonate per scoprire un paese in conflitto di interessi permanente. Ci si indigna per le attricette raccomandate, ma anche per l’ennesimo pericolo mortale che minaccia la nostra fragile democrazia……
Mi raccomando : Giornalettismo…
Non c’era bisogno di intercettare novemila telefonate per scoprire un paese in conflitto di interessi permanente. Ci si indigna per le attricette raccomandate, ma anche per l’ennesimo pericolo mortale che minaccia la nostra fragile democrazia. Tutta …