Che questa sia la più grave crisi economica mondiale dopo quella degli anni ’30 sembra essere ormai chiaro per tutti. Sono però molto diverse le reazioni dei diversi governi mondiali. Quello italiano brilla per senso d’impotenza, mancanza di coraggio e un po’ di sfacciataggine
In tutto il mondo, dal presidente eletto Obama al governo cinese è un fiorire di idee, annunci, elaborazione di proposte, alcune condivisibili, altre meno, per far ripartire l’economia e scuoterla da questa grave recessione che sempre più somiglia a grande depressione. E’ riuscita a smuoversi timidamente dal letargo
anche l’Unione europea, che per la prima volta invita i governi dei 27 paesi a spendere e indica le aree in cui farlo. In Italia, invece, nonostante studi e indagini che mostrano come la situazione delle famiglie sia particolarmente grave, il governo brilla per l’assenza di una strategia oscillando tra varie proposte estemporanee.
IL PIANO TREMONTI - Il piano che il ministro Tremonti si accinge a presentare non sembra – se si vuole essere buoni - molto di più della famosa aspirina data a un malato di polmonite grave. Partendo dall’assioma dell’immodificabilità della legge finanziaria le misure previste riguarderebbero un’accelerazione, in accordo con la Ue, della spesa già stanziata per i fondi strutturali e il Fas, un bonus per pensionati e famiglie con figli a carico tra 200 e 100 euro (e, forse, il blocco delle tariffe di luce, gas, autostrade e ferrovie). Partirà poi – con un certo ritardo rispetto al previsto - la social card di 40 euro mensili per pensionati al minimo e per i redditi Isee fino a 6mila euro annui (8mila euro per gli ultra70enni, misure per le famgilie che hanno contratto mutui. Aumenterebbero le risorse per gli ammortizzatori sociali, prendendo però i soldi da un’ulteriore riduzione dei fondi Fas destinati alle opere pubbliche, e verrà prorogata la detassazione degli straordinari più alcune misure fiscali quali l’Iva di cassa, la detraibilità dell’’Irap e il rimborso dei crediti di imposta ultradecennali. Si oscilla insomma tra misure caritatevoli “una tantum”, di dubbia utilità, e la conferma di alcune scelte fatte quest’estate, addirittura dannose.
MISURE INUTILI O DANNOSE – Le misure “una tantum” e “caritatevoli” sono un piccolo aiuto per prendere fiato, ma sono assolutamente insufficienti, sia per le modeste dimensioni delle risorse aggiuntive complessivamente messe in campo, sia perché rischiano di essere solo un’inutile “mancia” che non risolve alcun problema ma in compenso spreca le poche risorse che il governo ha deciso di mettere in campo. La social card ricaricata mensilmente, tanto strombazzata dal ministro, in questo senso, è emblematica: dovrebbe aiutare i pensionati e le famiglie “povere”, con un intervento di appena 450 milioni di euro l’anno, un po’ poco per rilanciare i consumi. E riguardo alla carità, la credibilità è bassa perché
il governo, con la famosa finanziaria estiva dei 9 minuti e mezzo confermata ora con la quella d’autunno, ha già deciso di tagliare sul Fondo Nazionale per le politiche sociali che serve a sostenere quelle stesse categorie. Un taglio pari al 30% già nel 2008, al quale si aggiungerà per il 2009, un ulteriore 20%. In cifre sono oltre 300 milioni di euro. Una partita di giro, in termini di cifre.
MISURE DANNOSE - Per non parlare delle misure dannose. Da quella della conferma della detassazione degli straordinari, che in questa fase congiunturale è davvero incomprensibile, visto che rischia semplicemente di “distruggere” posti di lavoro. Per non parlare delle risorse che si scelgono per rifinanziare gli ammortizzatori sociali in deroga alla CIG: le risorse del Fas, il fondo che il governo destina per finanziare gli interventi in opere pubbliche (strade, acquedotti, depuratori, ecc…) di cui si annuncia nei comunicati stampa una rimodulazione e accelerazione di spesa e nelle riunioni con le regioni un taglio. Il motivo addotto, in questi casi, è sempre lo stesso: non ci sono le risorse finanziarie, non possiamo fare altro che questi “effetti speciali”.
EFFETTI SPECIALI – Ma su questo, le opinioni di molti non sono così nette. Che il quadro di finanza pubblica in Italia si stia deteriorando è vero. Per esempio, è ripresa – prima dell’esplodere della crisi – la riduzione del gettito fiscale in particolare dell’IVA. Qualcuno l’aveva detto, qualcun altro lo ribadisce autorevolmente adesso: la soppressione, passata come “semplificazione amministrativa”, di alcune misure antievasione ha provocato una riduzione del gettito fiscale. Ma a parte questo dettaglio, come afferma Tito Boeri su “La Voce”, è possibile intervenire per ridurre l’entità e la durata della recessione senza peggiorare i conti pubblici del dopo-crisi. Ma bisogna concentrare le poche risorse disponibili su due o tre
misure destinate a durare nel tempo. Se non lo si fa il problema è di scelta politica. Si dovrebbe “approfittare” della crisi per fare alcune riforme strutturali e avviare un processo di ristrutturazione della spesa pubblica, capitolo per capitolo, che può portare - a parità di risorse - a risparmi e soprattutto a un miglioramento dei servizi forniti ai cittadini. Rapidamente.
QUALCOSA SI PUO’ FARE, SUBITO - Qualche risorsa fresca, che Tremonti non prende in considerazione, ci sarebbe già: nel 2009 scadranno titoli di Stato per un quinto del nostro debito, e per colpa della crisi i rendimenti sono scesi o di circa uno-due punti, a seconda delle scadenze. Potrebbero esserci risparmi per circa 3,8 miliardi di euro per interessi sul debito. Tremonti lo sa bene, ma fa finta di non saperlo. Non si sa se perché è diventato eccessivamente prudente (nel momento sbagliato, adesso serve il coraggio) oppure perché teme qualche “buco” nascosto tra le pieghe del bilancio, ad esempio una riduzione oltremisura del gettito fiscale, o un costo dell’affare Alitalia più alto del previsto. Ma dovrebbe almeno provare a trovare le risorse per convincere il riottoso ministro Sacconi a varare la riforma degli ammortizzatori sociali, la vera grande emergenza della crisi che avanza. Se lo ha capito anche l’FMI, forse ci riesce anche il governo italiano.
P.S. Lisa ci ricorda che oggi è il giorno giusto per fare una piccola offerta in favore della lotta al neuroblastoma. Accorrete numerosi!
























Sull’articolo niente da eccepire se non che, a mio avviso, manca anche un controllo comunque sui prezzi almeno alimentari perché non si comprende come mai, se da una parte lanciano campagne di contenimento costi, poi ci sono prodotti che aumentano di 1€ su 14€ nel giro di una settimana…
Un caro abbraccio, Lisa
@lisa72:
Il controllo sui prezzi non mi piace, sinceramente. Voglio dire la parola. Ma certo che non si può non notare che mentre i prezzi alla produzione delle derrate agricole conoscono una riduzione, quelli per il consumatore, a parte offerte speciali del 3 x 2, non accennano a calare neppure in questo periodo.
“Qualcuno l’aveva detto, qualcun altro lo ribadisce autorevolmente adesso: la soppressione, passata come “semplificazione amministrativa”, di alcune misure antievasione ha provocato una riduzione del gettito fiscale”.
Qualcun altro autorevole: sarebbe Boeri e la Voce?! Per fortuna che non hai aggiunto anche “indipendente”!
Sul resto concordo con te sull’approccio “minimalista” del Governo, forse improntato al mantra “l’Italia risentira’ della crisi meno degli altri”.
Solo, finiamola con l’opposto mantra spuntato dell’evasione fiscale favorita da questo governo etc.etc.! Da parte degli stessi che vorrebbero defiscalizzare le tredicesime (magari!).
Non entra ancora in testa ai pianificatori quinquennali la semplice considerazione che meno soldi uguale meno consumi ugnuale meno vendite uguale meno tasse e in particolare meno balzelli Iva per lo Stato?
Sei proprio un caso disperato!
Comunque chissa’ che dal male non arrivi il bene: dato che oltre il 95% della cosiddetta “spesa sociale” in Italia va null’altro che in stipendi e pensioni (altro che “investimenti” in ricerca, educazione, mezzi di trasporto pubblico, volanti della polizia, sussidi etc. etc.etc.), e dato che la leva fiscale, toglietevelo dalla testa ma in momenti del genere NO ESISTE (verificare anche le retromarce al proposito di Obama), chissa’ che si arrivi presto alla “soluzione finale”.

Cioe’ lo Stato alza bandiera bianca e per far cash “si” cede progressivamente a fette (sanita’, scuola, difesa, p.a.) ai privati, italiani o esteri poco importa.
Maccome, non ti piacevano le “Privatizzazioni”?
con simpatia, Abr
perché, Boeri che è? Negro?
Boeri è un libberale-libberista de sinistra e quindi per definizione ha sempre ragione. Questo è il suo guaio. Mi vengono in mente le parole di una canzone di Giorgo Gaber “… si alza in volo un branco di mucche. Buñuel. Lui può” Anche Boeri può; può scrivere ad esempio:
“Il governo ha abolito una serie di misure anti-evasione introdotte nella passata legislatura: dall’obbligo di tenere l’elenco clienti fornitori alla tracciabilità dei compensi, dall’innalzamento del tetto per i trasferimenti in contante all’eliminazione dell’invio telematico dei corrispettivi. Il messaggio di lassismo fiscale è stato forte e chiaro…”
E come no? Elenco clienti/fornitori, tracciabilità dei compensi, pagare con bonifici bancari fatture di professionisti da 150 €, invio telematico dei corripettivi…”
Burocratismo bolscevico, io lo chiamerei piuttosto. Lo stato che non si fida di nessuno, e insegna la sfiducia reciproca ai cittadini e fa loro perdere un mucchio di tempo, ovvero distrugge l’edificio sociale, questo è il vero messaggio. Giacobini si nasce, giacobini si muore, nonostante le frequentazioni amerikane. Yeeeeeaaah!!!
zamax, lo chiedo anche a te.
Facciamo che Boeri è bolscevico, zozzo e negro, va bene. Adesso mi spieghi nel merito dov’è che ha torto in quel che ha detto?
La citazione da Boeri è tratta dal link dell’articolo. E’ una clamorosa contraddizione per uno che si atteggia a paladino, un po’ supponente, del verbo liberale, visto che non fa altro che rimarcare le manchevolezze dei buzzurri della destra: esercizio facile, e anche meritorio, se poi non se ne uscisse con queste trovate pseudomoralistiche da burocrate socialista.
“Ma a parte questo dettaglio, come afferma Tito Boeri su “La Voce”, è possibile intervenire per ridurre l’entità e la durata della recessione senza peggiorare i conti pubblici del dopo-crisi. Ma bisogna concentrare le poche risorse disponibili su due o tre misure destinate a durare nel tempo. Se non lo si fa il problema è di scelta politica. ”
(sempre la citazione, ecco come continua)
“Bolscevico” è oggi un aggettico pittoresco e quasi simpatico, che non fa male a nessuno. Lo riportò in auge di recente, con genio inconsapevole, il mio compatriota Gentilini, lo Sceriffo, e ne fui folgorato.
A parte questo:
1) Ma perché Boeri deve condire i suoi argomenti con queste affermazioni che sanno tanto di pregiudizio, oltre al fatto che sono sbagliate in se stesse?
2) Ma perché Boeri, con la solita ipocrisia politica, fa finta di non sapere che quelle due tre misure di respiro “strutturale” che egli auspica proprio a sinistra troverebbero gli ostacoli più duri da superare?
“1) Ma perché Boeri deve condire i suoi argomenti con queste affermazioni che sanno tanto di pregiudizio, oltre al fatto che sono sbagliate in se stesse?”
Penso per lo stesso motivo per cui tu lo chiami bolscevico. Se tu puoi, può anche lui.
“2) Ma perché Boeri, con la solita ipocrisia politica, fa finta di non sapere che quelle due tre misure di respiro “strutturale” che egli auspica proprio a sinistra troverebbero gli ostacoli più duri da superare?”
Perché l’attuale governo non è retto da una maggioranza di centrosinistra.
@abr:
Per me lo sono. E visto il loro cursus honorum, non solo per me. Poi ognuno ha il suo metro: c’è chi pensa che tremonti capisca di economia
L’approccio minimalista, su cui concordi, lo trovo vieppiù
grave perchè in questi tempi occorre un altro passo. Certo non quello dei pianificatori quniquennali (io sono un pianficatore triennal-annuale
) Ah, il calo delle entrate, dati alla mano, è al netto della crisi. Quindi dipende da qualcos’altro…
Infine, pernso che in questa situazione da “trappola della liquidità” il modo migliore per risolvere il problema del denaro che non circola è ridurre la spesa sociale. Poi, lo spiegheranno Bossi e Tremonti, agli artigiani di Lumezzane, ai piccoli imprenditori della Brianza, e ai manager di Milano perchè la gente non compra più nulla. Sono sicuroi che sarnann molto convincenti, come sempre
Un sorriso con stima e simpatia
@zamax
Vedo che sei un grande appassionato di Boeri, che immagino sia capacissimo di difendersi da solo.
Stiamo invece ai dati: il gettito fiscale, prima del manifestarsi della crisi, era già in calo. Ne abbiamo parlato QUI su Giornalettismo, a settembre. E che, anche ora, non si pensi minimamente a recuperare imponibile sulle grandi ricchezze, ma solo a tagliare la spesa (senza nessun criterio) è un’altro fatto. Poi, intendiamoci, ci sarà qualcuno che pensa che sia la cosa giusta da fare. E su questo, possiamo discutere.
Ma anzichè distogliere l’attenzione su un punto “marginale” del ragionamento focalizzandosi sull’interessantissima questione del bolscvismo di Boeri (che non ci legge di sicuro, ma penso che se lo facesse sorriderebbe di gusto), parliamo di questo.
Del fatto che in Italia (e solo in Italia) si preferisca, inspiegabilmente, non toccare - anche senza avviare un deficit spending peraltro ostico, dato le nostre non perfette condizioni di bilancio) - le poste di spesa per rilanciare la domanda e si inventino manovrine “furbette” delle tre carte che danno 10 e tolgono 10 alla stessa platea di contribuenti (vedi partita della spesa sociale, vedi finanziamento - parziale - degli ammortizziatori con le risorse del Fas e altre cosine del genere).
Ah, un ultima cosa: il fatto che le cose che penso io (e anche Boeri, ma non è che sia sempre d’accordo con lui. Parla con me, non con lui) possano essere sgradevoli per il centro sinistra è questione che a me (a Boeri, non lo so) non m’interessa. Io penso che siano cose GIUSTE da fare. L’ideologia abbonda in molti che commentano, ma non certo in chi scrive qui, di solito.
Comunque parliamone (con me, con gregorj, con quelli di Giornalettismo, insomma con quelli che stanno qui): Magari ci spieghi come stanno veramente le cose e poi noi ti diamo ragione. Noi siamo umili, anche se forse un po’ bolscevichi!
@tutti:
Un sorriso piovoso
Sull’evasione fiscale sono convinto che semplicemente sia passato l’effetto spauracchio di Prodi, l’evasione fiscale la si combatte tagliando le tasse e alleggerendo la burocrazia, il resto con controlli incrociati, ecc. Non so fino a che punto quanto previsto dal Governo Prodi sarebbe stato una lotta vera all’evasione o solo un calo momentaneo (e non lo sapremo mai).
Invece il piano anti-crisi lo trovo semplicemente inutile per come e’ stato fatto, e’ solo una boccata d’ossigeno per chi sta affogando, mica lo tira fuori dall’acqua. A parte i punti che hai gia’ elencato (detassazione degli straordinari che credo sia stato anche il mio primo articolo qui su Giornalettismo, e le misure per chi era gia’ povero anche prima della crisi e che lo sara’ anche dopo), non c’e’ nessun intervento strutturale. Le infrastrutture non contano, sono lente nella progettazione nell’esecuzione e i risultati sull’economia sono incerti. In piu’ il grosso dei fondi sara’ disponibile solo nel 2012.
Puntare sul sostegno alla domanda quando in Italia l’offerta soffre da anni non credo risolva nulla pero’. Abbiamo piccolissime imprese non competitive, lavoro non produttivo. In Germania pensano come aiutare la domanda, ma giustamente loro hanno imprese belle forti e lavoro produttivo (tanto che qualche mese fa l’Ue autorizzo’ un incremento consistente dei salari dei lavoratori tedeschi, credo del settore minerario, perche’ la loro alta produttivita’ lo consentiva).
Un sorriso alluvionato (stanotte strada allagata con 10 cm di fango, un fiume nel paese, alcune case allagate, in casa mia nulla, Gregorj ne soffrira’)
@lkv:
La tax compliance in italia è da sempre bassa. Tempo fa qui su G. si scrisse che negli anni di Visco (evidentemente, meno Dracul di quanto fosse dipinto) qualche cosa - poco, ma meglio di niente - si cominciò a fare. Poi, il Direttore fu sostituito (è storia di quest’estate). Certo, non abbiamo controprove.
Che le tasse in italia siano alte sono d’accordo. Personalmente - non lo dico a te che sei un attento lettore di economia, ma amgari a qualcun’altro più distratto - ho scritto e riscritto che le tasse vanno abbassate sui redditi medi e bassi e lo si può fare recuperando il mare di evasione che c’è (non nelle piccolissime imprese, perchè sennò ora le ammazzi)
Sono abbastanza d’accordo sulla tua osservazione: infatti condivido il pensiero di chi dice che servono RIFORME STRUTTURALI dal lato dell’offerta. Ovviamente, qualche misura anticiclica - anche senza deficit spending, ma semplicemente smettendola di difendere l’indifendibile manovra dei 9 minuti e mezzo - sul lato della domanda è (era???) possibile. Ma anche qui, non con mance una tantum. Con interventi strutturali.
Se devo sfondare i tetti di maastricht è meglio farlo abbassando per sempre la pressione fiscale ai redditi medio bassi che facendo una piccola elemosina (tra l’altro finta, vedi taglio spesa sociale. Mi sembra che questo punto sia stato sorvolato da tutti)
Un sorriso bagnato.
Io, al contrario di gregorj ;-)sono lieto che per te tutto sia a posto
Ciaooo!
“Un sorriso alluvionato (stanotte strada allagata con 10 cm di fango, un fiume nel paese, alcune case allagate, in casa mia nulla, Gregorj ne soffrira’)”
Lkv, braccia rubate alla pastorizia
“Lkv, braccia rubate alla pastorizia”
Lo puoi dire forte.
Che ci sia in Italia un proplema dal lato dell’offerta vero. Ma essendo l’Italia (assieme alla Germania) il maggior paese manifatturiero della UE rende anche logica la conseguenza che un aumento della domanda non si concentri esclusivamente su beni esteri importati.
Lo so cosa dirai: vero verissimo che siamo più forti nei semilavorati, ma comunque anche ammettendo che la maggior parte dei consumi si indirizzasse a beni non italiani rimarrebbe un buon 50% di valore al commercio. Meglio che dei calci in bocca si direbbe.
Inoltre non sottovaluterei che uno stimolo della domanda non imponga alle aziende una ristrutturazione dei processi produttivi.
Li renderebbe di sicuro più convenienti.
Altro elemento da non sottovalutare è il costo del lavoro. Si è gridato e strepitato in tutte le salse che quello italiano era troppo alto. Vero, era troppo alto in relazione alla produttività. Però storicamente un costo del lavoro basso non stimola a investimenti, ad avanzamenti tecnologici o a miglioramenti della qualità del prodotto.
il risultato è una situazione del mondo produttivo divisa in due (e ti assicuro che parlo per esperienza diretta). Ci sono le imprese che lavorano per l’export per cui il costo del lavoro non è il principale problema, anzi, è l’innovazione e la qualità del prodotto. Ci sono quelle che lavorano per l’interno, spesso in regimi semimonopolistici o di cartello (vale tantissimo anche per il terziario e il commercio) dove il costo del lavoro è una delle poche variabili da muovere avendo dei management assolutamente incapaci di tirar fuori una idea una se non il ricarico sui consumatori o il taglio sul personale.
A casa mia mi han sempre detto che una economia liberale di mercato dovrebbe far fuori queste ultime imprese, decisamente “marginali” secondo il lessico di Adam Smith. Esse spesso inoltre non hanno altra scelta di sopravvivenza che scivolare nell’illegalità fiscale (evasione) o addirittura penale (morti sul lavoro).
Mi ricordo certo di un prefetto di reggio Calabria che disse che il “sommerso” si potrebbe trovare in pochi giorni, basterebbe guardare i consumi di energia elettrica per scovare le imprese fantasma, non ci vuole Sherlock Holmes. Ma diceva anche che ci sarebbe stata la rivoluzione perchè chiudendo quelle imprese sarebbe rimasta solo povertà e disoccupazione.
La stessa cosa basterebbe un minimo di conflitto di interessi fra consumatore e professionista, con la possibilità del primo di detrarre i costi del secondo, per risolvere la maggior parte della restante evasione.
Non si può fare perchè così si distrugge la misera economia che abbiamo che ci consente di vivacchiare? E’ logico. Nessuna forza politica potrebbe assorbire i costi elettorali di tale scelta.
Come negli USA ci penserà probabilmente la storia, con i danni, simili ad una guerra, che verranno.
Però cerchiamo almeno di sapere le cose come stanno.
@AG:
Chapeau!
Sei riuscito non solo a porre delle questioni ma anche a indovinare quello che pensavo mano a mano che stavo leggendo.
Condivido molte delle cose che hai detto: in particolare quella sul costo del lavoro e ancora più l’osservazione sul mondo produttivo italiano diviso in 2: quello “sano” e quello che mi piace chiamare il “corpaccione molle”
Non trascurerei un settore pubblico ancora poco efficente: non tanto nelle quantità, quanto nella risposta. Brunetta non capisce quasi nulla, ma ha ragione sul fatto che in quel mondo si potrebbero trovare, con riforme VERE e non con gli Spot, un sacco di risorse non solo finanziarie per recuperare competitività
Aggiungo un’altra cosa, da osservatore “interno” a certe logiche della politica economica: sta passando un’idea perniciosa: anzichè fare le riforme, anzichè incidere sui nostri problemi strutturali, ora sembra il momento del “salvagente per tutti” (comprese imprese che sarebbero decotte indipendentemente dalla crisi economica) grazie all’intervento della mano pubblica (che fa schifo solo in certi momenti, evidentemente…). Ed è una tentazione bipartisan. Errore tragico, quasi quasi peggiore di quello che stanno facendo certi “economisti” (sic!) un po’ troppo “ideologicizzati” (anche se non bolscevichi, anzi…) che gironzolano nelle università o nel web: cioè che questa crisi sia COME LE ALTRE.
Infine, io una bottarella al sommerso (con una franchigia a tempo per le piccole e le micro, che sennò adesso muoino definitivamente) la darei, perchè penso che - al di là dei piagnistei pelosi di Confindustria & c. - qualche risorsa là dentro la si può trovare. Magari per l’innovazione, o per qualche correttivo sugli ammortizzatori sociali.
Certo (e così chiudo con una bella nuova polemica versoo il mio carissimo amico Tremonti) se tra il 2001 e il 2006 anzichè scavare voragini di bilancio si fosse fatto qualche cosa di più sul versante di una RAZIONALIZZAZIONE della spesa pubblica, forse adesso avremmo qualche cartuccia in più da sparare sul fronte del deficit spending. Ah, ma quella sarebbe stata politica, roba che molti confondono con la propaganda.
Grazie per il tuo commento: lo leggerò e rileggerò molte volte.
Un sorriso umido di pioggia
Commento n.18, che siamo superstiziosi…
Io rispondevo ad una domanda su Boeri, non volevo commentare l’articolo. Per quello, le mie congnizioni in economia sono insufficienti per rispondere a questioni troppo tecniche, oppure me le dovrei studiare per bene, cosa per la quale non ho tempo né voglia. Boeri non mi piace; magari l’accusa nefanda di bolscevismo lo smuovesse dal quel sorrisetto di compatimento con cui accompagna le sue lezioncine. Da un punto di vista di “filosofia” economica il semielogio delle misure antievasione Visco-Prodiane da stato borbonico informatizzato lo trovo indifendibile. Alla lunga sono proprio quelle misure che minano la loro beneamata “società civile”. Per quel che mi riguarda guardo con ostilità alla politica degli incentivi, alla politica (eventuale) delle tasse “esternalità”, alla politica del rilancio dei consumi, e diffido pure delle misure anticicliche, che mi sembrano la via attraverso la quale lo statalismo uscito dalla porta rientra dalla finestra, sotto il manto di riverniciata eticità. Quindi non mi sta bene del tutto neanche l’insistenza con la quale il mio amato Cavaliere Berlusconi Silvio insiste sul rilancio dei consumi, anche se capisco, e per questo non lo mando all’inferno, che la sua maggiore preoccupazione è di evitare il panico. Inoltre, se politiche (forzatamente molto accorte) di espansionismo fiscale per invogliare la gente a consumare, avessero solo l’effetto di aumentare il risparmio, - visto che non è vero (come dice uno degli articoli di La Voce.Info)che la gente i soldi se li mette in tasca - sarebbe proprio un male, nel lungo periodo? Le politiche di rilancio dei consumi finiscono sempre per indirizzarli su determinati settori - quasi forzando la gente - e in ultima analisi a alterare il mercato. Perchè mai uno dovrebbe cambiare l’automobile ogni 5 anni, se non ne ha nessun bisogno? Quei soldi irrazionalmente usati per comprarsi un “bene durevole” inutile rientrerebbero nel giro dell’economia in ogni caso più virtuosamente, col risparmio, o con altre spese più utili, che darebbero segnali più veritieri al mercato.
“Da un punto di vista di “filosofia” economica il semielogio delle misure antievasione Visco-Prodiane da stato borbonico informatizzato lo trovo indifendibile. ”
Zamax, ricordi la posizione di Boeri a proposito del governo Prodi? Ricordi se era critica o meno?
No, perché io ricordo che Lavoce.info a Tps l’ha fatto nero svariate volte…
Il semielogio indiretto l’ha fatto nel recente articolo citato. Devo desumere che s’è fatto trascinare la suo livore verso il centrodestra?
Oh, certo quelli de Lavoce.info sono gente troppo intelligente e preparata per esporsi al ridicolo di sostenere l’immobilismo del governo Prodi. Proprio per questo non erano credibili quando facevano credere, durante il precedente governo Berlusconi, che con l’Unione prodiana qualche speranza ci fosse di modernizzare l’Italia. Una cosa che non stava né in cielo né in terra. Per fortuna ora c’è Berlusconi. e possono scatenarsi contro i “colbertisti”: hanno ragione, ma almeno i “colbertisti” hanno il pregio di parlare malissimo e razzolare non proprio così tragicamente come i sedicenti “liberaldemocratici” postcomunisti.
@Zamatax
Ora ci siamo. Dici molte cose, alcune giustissime, altre molto meno (ovviamente, secondo me)
Sul fatto del “consumismo”. Bè, è buffo che uno come me si trovi ad essere dalla parte del rilancio dei consumi. Il problema è che QUESTO modello di sviluppo economico è basato - che ci paiccia o meno, a me non piace molto - sull’espansione di PIL, Consumi, ecc…
E, con buona pace di chi pensa che si possa produrre per i magazzini, se non si consuma non si produce, quindi non c’è lavoro, ecc….
Le politiche di espansionismo fiscale che citi potrebbero avere l’effetto indesiderato che dici se si cadesse nella “trappola della liquidità” di cui bene aveva parlato un certo Keynes. Per molti (le opinioni sono controverse…) il rischio è meno forte se l’espansione fiscale viene fatta in favore dei redditi medi e medio-bassi.
Il rischio è più forte con le misure “una tantum” (cioè quelle scelte dall’ ottimo Tremonti)
Per le misure “antievasione” borboniche: mah, che devo dirti… bisogna capire qual’è l’alternativa: l’evasione e l’elusione in Italia sono talmente elevate che l’unica cosa che è davvero ineccettabile è il non fare (che guarda caso è l’opzione preferita di Tremonti & c.)
La tax compliance in Italia è bassa. E almeno Visco, al contrario di quel che si pensa, aveva iniziato a fare qualcosina (poco, timidamente e cojn qualche contraddizione, questo è vero)
Sul Governo Prodi (che ha fatto tanti sbagli) penso che un giudizio obiettivo dovrebbe riconoscere che ha rimesso a posto i conti disastrati da Tremonti. Magari non sempre nel modo giusto.
Le misure anticicliche: qui su Giornalettismo più volte si è fatto riferimento, infatti, alle riforme strutturali. Da articolisti più “liberisti” a quelli più “keynesiani”. Ma sono PROPRIO QUELLE che il cavaliere e Tremonti NON FANNO. Come direbbe il poeta:
“To be, or not to be: that is the question:
Whether ’tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune,
Or to take arms against a sea of troubles,
And by opposing end them?”
Coloro che pensano - ritenendosi “capitalisti” - che questo modello economico sia fondato su una specie di “coercizione consumistica” sono singolarmente vicini, per certi versi, al pensiero marxista. Non c’è nessuna ragione perché, in un regime di libertà, l’uomo smetta di consumare o migliorare: sarebbe come andare contro la sua stessa natura. La filososia dell’ “andate e consumate” non è affatto un corretto “capitalismo”. Mettiamo che adesso si vada in recessione o stagnazione per tre anni: certo alla fine del periodo i numeri complessivi potrebbero essere gli stessi in quanto a PIL, ma chi ci dice che la struttura dell’economia, l’allocazione delle risorse, il rapporto tra risparmi ed investimenti ecc ecc. non sarebbero molto migliori e propedeutici per un periodo di sana espansione? Diciamo invece che la filosofia della “coercizione consumistica” foraggiata in qualche modo - che non incoraggia il risparmio e anzi spesso lo punisce con politiche monetarie “generose” - è un “must” per le lobbies grand-industriali, per i sindacati, e per una classe politica che non sia abbastanza eroica to suffer the slings and arrows of outrageous fortune.
L’anello che congiunge questa idea del capitalismo e il marxismo, è il materialismo. E non a caso: il capitalismo è un concetto d’invenzione marxista, un riduzionismo della libera economia per trasformarlo in un agevole espediente retorico.
” La filososia dell’ “andate e consumate” non è affatto un corretto “capitalismo” ”
Possibile, infatti tra i primi pensatori l’evoluzione verso uno “stato stazionario” dell’ economia non era certo scartato. Ma mi sembra che il pensiero dominante (che troverei ardito definire “comunista o di sinistra”) del mondo occidentale e la filosofia ispiratrice del tanto amto Silvio Berlusconi approverebbero questa tua frase.
“Mettiamo che adesso si vada in recessione o stagnazione per tre anni: certo alla fine del periodo i numeri complessivi potrebbero essere gli stessi in quanto a PIL, ma chi ci dice che la struttura dell’economia, l’allocazione delle risorse, il rapporto tra risparmi ed investimenti ecc ecc. non sarebbero molto migliori e propedeutici per un periodo di sana espansione”
Anche questo, è possibile. Guardando alla storia, è già accaduto: dopo la grande depressione degli anni 30, abbiamo conosciuto un periodo di grande espansione della ricchezza. Peccato che il prezzo è stato la seconda guerra mondiale ee molti milioni di morti. Uhm, per una volte mi sento conservatore…
Quanto al materialismo: bè, a parte le mie personalissime opinioni (che sono, credimi, lontanissime dal materialismo) direi che affermare che “il capitalismo è un concetto d’invenzione marxista, un riduzionismo della libera economia per trasformarlo in un agevole espediente retorico.” è un’affermazione intellettualmente interessante ma che mi sembra - appena appena - ardita.
Se è così (magari è davvero così) bisognerà che vai a spiegarlo a Bush, Berlusconi, e a tanti altri: che sono loro i veri artefici del Marxismo nel mondo.
Io voglio dire che, in un regime di libertà, nel medio-lungo termine uno stato stazionario dell’economia è impossibile, per ragioni intrinsiche alla natura dell’uomo. E quindi non occorre surrogarle con una spinta verso i consumi che distorce il mercato in quanto guidata, in parte, dallo Stato o dalle lobbies più potenti, e che prima o dopo paghiamo cogli interessi. A questa natura dell’uomo il keynesismo di fatto ancora trionfante non crede, e lascia perciò la via aperta all’interventismo. Ragion per la quale le politiche dei governi altro non sanno fare se non avventarsi sul corpo dell’economia con continui stimoli, drogandolo a tal punto da rendere indecifrabile ogni segnale del mercato.
Senza contare che ci sono poi coloro che imputano proprio al New Deal e alle politiche ispirate da Keynes il prolungamento della grande depressione degli anni trenta.
IL capitalismo come “ismo” non esisteva prima del marxismo (anzi credo che furono i suoi seguaci, nemmeno Marx in persona, a coniare o a diffondere il termine). Ha avuto tanto successo che ancor oggi la pubblica opinione è convinta che il “capitalismo” sia una specie di meccanismo,a volte demonizzato, a volte difeso con ardore, ma solo in quanto “efficace”, insomma un meccanismo tra gli altri meccanismi.In questo “materialismo” i difensori e gli accusatori del capitalismo si accomunano. Un’idea disastrosa, che nasconde il fatto che invece una libera economia è solo un aspetto della libera società.
Ovviamente, tutto questo non è che il pensiero del famosissimo filosofo Zamax…
@Zamax:
Forse non sarà famossissimo, ma stimolante sì. E di questi tempi al “famossisimo economista” Comicomix non sembra affatto poco…
Per come la vedo io la “spinta” verso i consumi non è venuta dallo Stato, ma da quelle classi che qualcuno avrebbe chiamato (con un termine che a me non piace) “dominanti”. Lo stato in questo senso è davvero una “sovrastruttura” (mamma mia, un non marxista che cita continuamente termini “marxisti”..che dici mi devo preoccupare?
).
Perchè la spinta al consumo è funzionale al “sistema” (e dagli!!!).
Che l’intervento dello stato in economia sia stato eccessivo è un fatto che non solo non ti contesto, ma che condivido. Che esso sia stato sempre dannoso, no. Io ad esempio - l’ho scritto più volte - continuo a pensare che proprio adesso anzichè fare interventi SOLO anticiclici sarebbe meglio fare interventi strutturali. Ma se li fai, devi farli bene. E quelli di Tremonti mi sembrano non sempre centrati, quantitativamente troppo modesti, poco coraggiosi. Un’occasione (l’ennesima) mancata.
I soldi buttati dalla finestra per ICI e Alitalia e altre baggianate del genere quest’estate ora ci avrebbero fatto comodo.
Grazie ancora, un sorriso non famoso ma sincero.
C.