di Carlo Cipiciani (Comicomix)
postato alle 10:28 del 28 novembre 2008 in EconomiaTorna alla home

Che questa sia la più grave crisi economica mondiale dopo quella degli anni ’30 sembra essere ormai chiaro per tutti. Sono però molto diverse le reazioni dei diversi governi mondiali. Quello italiano brilla per senso d’impotenza, mancanza di coraggio e un po’ di sfacciataggine

In tutto il mondo, dal presidente eletto Obama al governo cinese è un fiorire di idee, annunci, elaborazione di proposte, alcune condivisibili, altre meno, per far ripartire l’economia e scuoterla da questa grave recessione che sempre più somiglia a grande depressione. E’ riuscita a smuoversi timidamente dal letargo anche l’Unione europea, che per la prima volta invita i governi dei 27 paesi a spendere e indica le aree in cui farlo. In Italia, invece, nonostante studi e indagini che mostrano come la situazione delle famiglie sia particolarmente grave, il governo brilla per l’assenza di una strategia oscillando tra varie proposte estemporanee.

IL PIANO TREMONTI - Il piano che il ministro Tremonti si accinge a presentare non sembra – se si vuole essere buoni - molto di più della famosa aspirina data a un malato di polmonite grave. Partendo dall’assioma dell’immodificabilità della legge finanziaria le misure previste riguarderebbero un’accelerazione, in accordo con la Ue, della spesa già stanziata per i fondi strutturali e il Fas, un bonus per pensionati e famiglie con figli a carico tra 200 e 100 euro (e, forse, il blocco delle tariffe di luce, gas, autostrade e ferrovie). Partirà poi – con un certo ritardo rispetto al previsto - la social card di 40 euro mensili per pensionati al minimo e per i redditi Isee fino a 6mila euro annui (8mila euro per gli ultra70enni, misure per le famgilie che hanno contratto mutui. Aumenterebbero le risorse per gli ammortizzatori sociali, prendendo però i soldi da un’ulteriore riduzione dei fondi Fas destinati alle opere pubbliche, e verrà prorogata la detassazione degli straordinari più alcune misure fiscali quali l’Iva di cassa, la detraibilità dell’’Irap e il rimborso dei crediti di imposta ultradecennali. Si oscilla insomma tra misure caritatevoli “una tantum”, di dubbia utilità, e la conferma di alcune scelte fatte quest’estate, addirittura dannose.

MISURE INUTILI O DANNOSE – Le misure “una tantum” e “caritatevoli” sono un piccolo aiuto per prendere fiato, ma sono assolutamente insufficienti, sia per le modeste dimensioni delle risorse aggiuntive complessivamente messe in campo, sia perché rischiano di essere solo un’inutile “mancia” che non risolve alcun problema ma in compenso spreca le poche risorse che il governo ha deciso di mettere in campo. La social card ricaricata mensilmente, tanto strombazzata dal ministro, in questo senso, è emblematica: dovrebbe aiutare i pensionati e le famiglie “povere”, con un intervento di appena 450 milioni di euro l’anno, un po’ poco per rilanciare i consumi. E riguardo alla carità, la credibilità è bassa perché il governo, con la famosa finanziaria estiva dei 9 minuti e mezzo confermata ora con la quella d’autunno, ha già deciso di tagliare sul Fondo Nazionale per le politiche sociali che serve a sostenere quelle stesse categorie. Un taglio pari al 30% già nel 2008, al quale si aggiungerà per il 2009, un ulteriore 20%. In cifre sono oltre 300 milioni di euro. Una partita di giro, in termini di cifre.

MISURE DANNOSE - Per non parlare delle misure dannose. Da quella della conferma della detassazione degli straordinari, che in questa fase congiunturale è davvero incomprensibile, visto che rischia semplicemente di “distruggere” posti di lavoro. Per non parlare delle risorse che si scelgono per rifinanziare gli ammortizzatori sociali in deroga alla CIG: le risorse del Fas, il fondo che il governo destina per finanziare gli interventi in opere pubbliche (strade, acquedotti, depuratori, ecc…) di cui si annuncia nei comunicati stampa una rimodulazione e accelerazione di spesa e nelle riunioni con le regioni un taglio. Il motivo addotto, in questi casi, è sempre lo stesso: non ci sono le risorse finanziarie, non possiamo fare altro che questi “effetti speciali”.

EFFETTI SPECIALI – Ma su questo, le opinioni di molti non sono così nette. Che il quadro di finanza pubblica in Italia si stia deteriorando è vero. Per esempio, è ripresa – prima dell’esplodere della crisi – la riduzione del gettito fiscale in particolare dell’IVA. Qualcuno l’aveva detto, qualcun altro lo ribadisce autorevolmente adesso: la soppressione, passata come “semplificazione amministrativa”, di alcune misure antievasione ha provocato una riduzione del gettito fiscale. Ma a parte questo dettaglio, come afferma Tito Boeri su “La Voce”, è possibile intervenire per ridurre l’entità e la durata della recessione senza peggiorare i conti pubblici del dopo-crisi. Ma bisogna concentrare le poche risorse disponibili su due o tre misure destinate a durare nel tempo. Se non lo si fa il problema è di scelta politica. Si dovrebbe “approfittare” della crisi per fare alcune riforme strutturali e avviare un processo di ristrutturazione della spesa pubblica, capitolo per capitolo, che può portare - a parità di risorse - a risparmi e soprattutto a un miglioramento dei servizi forniti ai cittadini. Rapidamente.

QUALCOSA SI PUO’ FARE, SUBITO - Qualche risorsa fresca, che Tremonti non prende in considerazione, ci sarebbe già: nel 2009 scadranno titoli di Stato per un quinto del nostro debito, e per colpa della crisi i rendimenti sono scesi o di circa uno-due punti, a seconda delle scadenze. Potrebbero esserci risparmi per circa 3,8 miliardi di euro per interessi sul debito. Tremonti lo sa bene, ma fa finta di non saperlo. Non si sa se perché è diventato eccessivamente prudente (nel momento sbagliato, adesso serve il coraggio) oppure perché teme qualche “buco” nascosto tra le pieghe del bilancio, ad esempio una riduzione oltremisura del gettito fiscale, o un costo dell’affare Alitalia più alto del previsto. Ma dovrebbe almeno provare a trovare le risorse per convincere il riottoso ministro Sacconi a varare la riforma degli ammortizzatori sociali, la vera grande emergenza della crisi che avanza. Se lo ha capito anche l’FMI, forse ci riesce anche il governo italiano.

 

P.S. Lisa ci ricorda che oggi è il giorno giusto per fare una piccola offerta in favore della lotta al neuroblastoma. Accorrete numerosi!

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