di Pietro Marmo (marblestone)
postato alle 09:14 del 27 novembre 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

C’è una sottile differenza tra i tanti thriller legali che affollano le fiction e la realtà: nella seconda non si hanno mai (o quasi mai) rei confessi, prove schiaccianti, super testimoni che, in un tripudio di tensione, inchiodano il colpevole alla giustizia. La realtà vede avvocati di grido che, richiamati dalla pubblicità televisiva, inventano le tesi difensive più grossolane ed inverosimili pur di tenere vivo il processo. E ad essi, più che alle accurate ricostruzioni dell’accusa si affidano i media per far crescere l’interesse e guadagnare lettori o spettatori.

Il processo per il delitto di Erba è l’ultimo di una lunga serie di esempi. La sequenza dei 4 omicidi è davvero agghiacciante ed è ben ricostruita in questo articolo di Repubblica. Un piano semplice e che pure avrebbe avuto la possibilità di diventare perfetto se l’unico superstite non avesse avuto una deviazione congenita alla giugulare che gli ha salvato la vita permettendogli di testimoniare. Ma se anche il testimone oculare c’è e ricorda bene quello che è successo ecco che, prima ancora della difesa è un giornale anziil Giornale, sempre pronto a sbandierare la colpevolezza di ogni zingara accusata di furto di bambini, a sostenere la tesi innocentista in cui questo testimone prima parla di aver visto un tipo “olivastro” (per Il Giornale i marocchini sono di carnagione “olivastra“) e poi di aver nominato, dopo le solite spinte dei cattivissimi PM, Olindo Romano. Nasce così un business mediatico che, negli ultimi anni, ha garantito vendite di giornali e ascolti record ai vari “Porta a Porta” o “Matrix”.

La cosa divertente è che, nonostante questo tam tam mediatico divida ogni volta la popolazione in innocentisti e colpevolisti, praticamente nessuna di queste storie è finita bene per gli imputati. La capostipite dei processi spettacolo, la Franzoni, condannata a 30 anni, poi ridotti a 16 ma non certo per l’innocenza pirotecnicamente sostenuta dal principe del foro Carlo Taormina,
Alberto Stasi rinviato a giudizio per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, Raffaele Sollecito rinviato a giudizio insieme a fidanzata ed amico per il delitto Meredith Kercher ed ancora, nel più misterioso di questi delitti, quello di Marta Russo alla Sapienza Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro condannati in via definitiva. Se però la giustizia, questa nostra lenta e bistrattata giustizia, arriva alla soluzione senza badare più di tanto agli innocentisti dell’ultima ora quello che sorprende è la crescita di questi assassini. Anni ed anni di fiction e cronache giudiziarie gli hanno insegnato a cancellare prove, a non farsi fregare dalle intercettazioni ambientali e ai lunghi interrogatori, a mostrare lacrime e sofferenza davanti alle telecamere (addirittura Olindo Romano è stato dipinto da Panorama come un grande romantico in grande sprezzo per il sangue giovane ed innocente che ha versato). Ma se queste mosse, in larga parte orchestrate dagli avvocati sono scenicamente da grande audience, non sono arrivati fino ad ora ad impietosire i giudici. Che alla fiction recitata da questi mostri contrappongono la realtà della giustizia, una volta tanto uguale per tutti.

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