di Dario Ferri
postato alle 10:33 del 27 novembre 2008 in InterniTorna alla home

Mercoledì scorso,  nella trasmissione Malpelo di Alessandro Sortino si è parlato dell’Umbria, specchio di un paese ex bello. La regione è stata dipinta a tinte fosche, molto fosche, forse troppo fosche. Incuriositi, siamo andati a vedere.

 

Nel corso della trasmissione si è parlato di paesaggi devastati dalle costruzioni, corruzione diffusa, infiltrazioni di camorra e mafia tollerate - se non peggio - dai poteri politici locali, poca sicurezza sul lavoro e fiumi di droga per le strade. Ha detto Sortino, concludendo sconsolato: “In Umbria, la terra di san Francesco, ora comandano i lupi”.

L’UMBRIA PICCOLA, MA NON SEMPLICE… - Un’immagine che contrasta con quella tranquilla, forse un po’ addormentata, che ci siamo fatti da anni. Bisogna vederci più chiaro, documentarsi, come va fatto se si analizza una realtà che non si conosce. E i dati mostrano molte cose buone: un’elevata qualità della vita, una sanità funzionante, la più alta speranza di vita d’Italia, ad esempio. Ma anche qualche problema. Allora è meglio partire per l’Umbria: attraversandola sembra più o meno la stessa: borghi medioevali immersi in un verde scintillante, colline, boschi, gente semplice e tranquilla. Una regione placida, bellissima, cordiale. Anche se effettivamente qualche ferita qua è là si intravede: un paio di centri commerciali di troppo, costruzioni moderne e non sempre in armonia con il paesaggio. Niente di trascendentale, però. Leggendo dentro i dati delle costruzioni, della sicurezza sul lavoro, delle tossicodipendenze, andiamo a vedere qualcosa di più.

GLI INFORTUNI SUL LAVORO - Gli infortuni sul lavoro in Umbria sono troppi: quelli denunciati all’Inail sono più di 18 mila all’anno e i morti sono stati 26 nel 2006. Il trend è fortunatamente in calo, ma si tratta comunque di dati più alti di quelli nazionali, se calcolati in rapporto alla popolazione residente. La loro composizione settoriale mostra però problemi soprattutto nelle industrie metallifere, molto presenti in Umbria: le morti sul lavoro in questo settore (ad alto rischio) rappresentano il 5,5% del totale in Italia. E c’è pure un’alta mortalità nel settore dell’agricoltura: il 5% delle morti totali in Italia del settore avvengono qui. Invece, nelle costruzioni – altro settore ad alta rischiosità, e su cui si è soffermata la trasmissione di Sortino – le morti sono l’1,2% di quelle che avvengono in Italia: un dato basso, rispetto alla media. In Umbria, se si parla delle morti sul lavoro, il problema più grave non sembra essere nelle costruzioni. E allora guardiamo questo settore, quello del cemento che avanza, come ha detto Sortino.

L’EDILIZIA PRIVATA E LE COSTRUZIONI - In Umbria negli ultimi anni si è davvero costruito molto. Forse qualche speculazione c’è: da anni il cemento  avanza in tutti i comuni d’Italia, perché le amministrazioni locali per rimpinguare casse semivuote hanno fame di nuove aree edificabili. Ma soprattutto si è costruito tanto per la ricostruzione, dopo il devastante terremoto che ha colpito duramente 76comuni umbri su 92 totali. Sono state evacuate oltre 22 mila persone (su poco più di 800 mila) e c’erano circa 33 mila interventi da fare. Praticamente una città. Tante costruzioni, ma se si vanno a vedere queste zone non si trovano palazzoni e urbanizzazione selvaggia: la ricostruzione è stata fatta recuperando e mettendo a norma case e opere di urbanizzazione preesistenti, salvaguardando quasi sempre peculiarità abitative ed ambientali consolidate da secoli. E a spiegare il fenomeno dell’aumento delle costruzioni c’è pure la pacifica “invasione” di persone che in Umbria sono venute ad abitare: tra il 2002 e il 2007 la popolazione residente è aumentata di quasi 47 mila unità, il 5,7%, mentre in Italia è cresciuta del 3,8%.

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