di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:11 del 27 Giugno 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Visto che tra poco le intercettazioni non saranno più pubblicabili, devono essersi detti all’Espresso, tanto vale sparare gli ultimi colpi. E così, ecco l’ultima trance delle telefonate dell’ineffabile Agostino Saccà con Silvio Berlusconi e Giancarlo Innocenzi, e quelle del produttore Guido De Angelis. Favori, favorucci, cortesie di un sottobosco di amicizie più o meno confessabili che, come nel caso di Luciano Moggi, ci immaginavamo un po’ tutti, con tristezza più che con indignazione.

L’impressione è comunque quella di assistere sempre di più a un film già visto: reazioni indignate, promesse di querele, solito editoriale di Giuseppe D’Avanzo che collega - giustamente, perlomeno in parte - “l’ossessione giudiziaria” del Cavaliere proprio all’esistenza di queste telefonate, e una scelta lessicale (”il tycoon”, “i famigli”) già vista. Con in più, una spruzzata di stile Cordero (”Il premier non se ne dà per inteso. Non conosce alcuno scrupolo, si sa. Nei canoni immaginati dalla iustitia secundum Berlusconem, la privacy è un valore supremo, qualunque cosa, buco nero, gesto gaglioffo, riveli. Donde il divieto di indagare (è già in parlamento il disegno di legge che vieta, per la gran parte, l’uso delle investigazioni acustiche). Come dire che rivendica il diritto di non essere scoperto. Diritto che deve accompagnarsi, dice, al dovere del giornalismo di tacere, nascondere, dimenticare, pena la galera e la disgrazia finanziaria“) che non fa mai male.

Sul Corriere ci sono le reazioni degli altri protagonisti delle telefonate: “Scusate, signori, dove si sostanzia il reato di segnalazione? Perché un uomo di spettacolo come me non potrebbe spiegare a un altro uomo di spettacolo come Saccà che un’attrice è brava?“, dice l’ineffabile Maurizio Costanzo. Francesco Venditti, cotanto figlio di cotanto padre, casca dal pero: “Davvero? Gianni Letta fa il mio nome? Fantastico!“. Mentre Willer Bordon si improvvisa scudiero del proletariato in lotta, anche in nome del buon vicinato: “L’ex senatore difese Incantesimo quando la nuova serie sembrava a rischio. “Lo feci, come tanti altri politici, per difendere lo stipendio di chi ci lavorava. E perché conosco il produttore, Guido De Angelis, che abita proprio qui a Monteporzio“. Non poteva mancare l’editoriale di Piero Ostellino sui magistrati, che c’entra latamente con la questione ma meglio non perdere l’esercizio.

Il Berlusconi barricadero serve. A se stesso, per i motivi che tutti hanno sottolineato. A destra, agli ultras della maggioranza, che così possono delirare di una “politica giudiziaria” finalmente in arrivo, mentre chi ragiona senza paraocchidice: “Una riedizione del “Lodo Schifani”, negoziata e concordata con l’opposizione del Pd, avrebbe avuto effetti più protratti, soprattutto con minore danno politico per la prosecuzione di una legislatura che si vorrebbe “costituente” nei fatti, più che nei logori riti e auspici dei gattopardi professionisti di entrambi gli schieramenti“. A una certa opposizione, che può trarre linfa vitale da una polemica nei fatti mai sopita, anche a causa di fatti inequivocabili che solo chi è in malafede può equivocare. In più, aiuta anche a distogliere l’attenzione da una Finanziaria che non è un granché, e da programmi economici triennali che tutto sono fuorché ambiziosi, nonostante le premesse e le promesse. Serve anche a un Veltroni che può finalmente mostrare il muso duro, allontanando ogni sospetto di intellighentia con il nemico. E spiazza così quella corrente che però non è una corrente ma un’altra cosa che non si capisce bene che cos’è ma bim bum ba le giù a qualcosa prima o poi servirà. Per non parlare di Repubblica, dove in questo modo si può capire che di patto con il Cavaliere non si è mai pensato. Alla fine di tutto questo, rimane una fastidiosa sensazione di deja-vu. Che piano piano diviene sempre più disgustosa.

Vignetta di Artefatti

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