Economia

Primi arresti per i subprime, ma il futuro è ancora a bolle

27 giugno 2008

Fioccano le denunce verso i gestori disonesti ed è più che giusto che avvenga. Altre reazioni, invece, rischiano di essere molto gratificanti nel breve periodo, ma causando danni maggiori nel lungo periodo.

Ralph Cioffi e Matthew Tannin sono i due gestori dell’hedge fund interno alla banca d’affari Bear Stearns, che con le sue perdite miliardarie avrebbe dato il via alla crisi dei subprime, almeno nella non troppo precisa cronaca di casa nostra; nella realtà, sono stati al massimo la scintilla che ha scatenato l’incendio, oppure, molto semplicemente, Ralph Cioffii primi a non riuscire a nascondere i problemi in cui molti altri cominciavano a dibattersi.

PUNIRE PER PREVENIRE – I due sono stati arrestati alcuni giorni fa e sono comparsi di fronte ad un giudice di Brooklyn, per rispondere di accuse di frode e cospirazione criminale volta a nascondere le reali condizioni dei fondi comuni da loro gestiti. Si tratta delle prime incriminazioni di rilevanza penale in un’inchiesta che ora coinvolge centinaia di persone. L’intervento di polizia e magistratura è corretto: che si concordi o meno sulla legge in vigore, essa va comunque rispettata. In generale, poi, è sacrosanto il principio che gli investitori abbiano il diritto a denunciare coloro che potrebbero averli frodati ed in alcuni casi, la frode sembra più che evidente. È giusto, anzi, essenziale per il buon funzionamento di una società aperta e di una economia di mercato, che coloro che mentono vengano severamente puniti, in modo da permettere agli individui, in questi casi agli investitori, di poter compiere le proprie scelte con informazioni affidabili. In questo senso, le azioni di polizia sono una manifestazione di salute del sistema: la prevenzione non è sempre possibile e forniscono una salutare deterrenza.

C’ERA DA ASPETTARSELO – Bisogna tuttavia evitare che i processi vengano trasformati nell’occasione per trovare dei comodi capri espiatori, senza considerare le colpe di investitori e regolatori. Non possiamo fingere che la crisi dei subprime, o più in generale quella del credito, sia nata soltanto dalle azioni fraudolente di alcuni gestori ed intermediari in un mercato in teoria marginale, Matthew Tannincome quello appunto dei subprime; per usare una metafora, una scintilla scatena un incendio soltanto quando abbonda il materiale combustibile. Nel triennio 2004-2007, gli errori delle banche centrali e l’avidità di troppi investitori hanno creato una vera e propria polveriera. I tassi di insolvenza nel mercato subprime non son eccezionali per tale categoria di prestiti, dal punto di vista storico: i rapporti sul settore pubblicamente disponibili e spesso distribuiti grautitamente dalle agenzie di rating evidenziano che nei cicli economici passati le insolvenze di tale categoria si avvicinavano al 20 per cento, come sta accandendo ora. Qualunque investitore che avesse fatto i propri “compiti a casa” sulle cartolarizzazioni di tali mutui, avrebbe scoperto che si tratta di strumenti che raggruppavano mutui per definizione ad elevato rischio di insolvenza: il termine subprime è un eufemismo per dire “di bassa qualità” e gli elevati tassi di interesse sono una giusta remunerazione per il rischio che gli interessi pagati non fornissero un “cuscino” sufficiente a pagare le perdite, almeno in alcuni anni.

3 commenti a Primi arresti per i subprime, ma il futuro è ancora a bolle

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  3. E’ la seconda ondata di arresti a Wall Street (inteso come luogo figurato) in meno di 10 anni. Nel 2001 c’è stato il crac Enron, ora quello dei subprime. Non so, che ci sia qualcosa che non va?

    Comunque, negli Stati Uniti almeno sono seri nella repressione e nell’affrontare i loro scandali finanziari (vedi la legge Sarbanes-Oxley).

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